Sempre più caldo: raggiunti +1,5 °C: e ora a cosa puntiamo?
Dopo 1,5 °C non cambia il traguardo climatico: cambia la complessità del percorso per raggiungerlo. L’UNEP avverte che un ritorno futuro verso la soglia non cancellerebbe automaticamente gli impatti maturati durante l’overshoot: il mondo dopo il superamento potrebbe essere più vulnerabile anche alla medesima temperatura media globale.
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Il possibile superamento di 1,5 °C non trasforma 1,6, 1,8 o 2 °C in nuovi livelli climatici accettabili. Nel rapporto UNEP Limiting Overshoot, l’overshoot è una traiettoria dinamica: la temperatura globale supera 1,5 °C, raggiunge un picco, poi dovrebbe diminuire fino a stabilizzarsi nuovamente verso la soglia. Per contenere danni e rischio di cambiamenti irreversibili occorre agire subito su mitigazione e adattamento, riducendo al minimo sia l’altezza del picco sia il tempo trascorso oltre 1,5 °C.
Oltre Parigi: dopo 1,5 °C cambia la traiettoria, non l’obiettivo climatico
Nel precedente articolo dedicato al rapporto UNEP “ Limiting Overshoot: il mondo dopo il superamento di 1,5 °C ” abbiamo analizzato il punto di partenza del documento: il superamento della soglia di 1,5 °C non è più considerato uno scenario remoto, ma una possibilità concreta che deve entrare nella pianificazione climatica.
È un passaggio che si collega direttamente a una riflessione sviluppata su INGENIO nell’articolo “ Parigi ha fallito … the goal is officially dead ”, nel quale avevamo posto una domanda volutamente radicale: che significato mantiene un obiettivo climatico quando la traiettoria reale delle emissioni appare ormai incompatibile con il percorso immaginato al momento dell’Accordo di Parigi?
Il nuovo rapporto UNEP " Limiting Overshoot - Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return " offre una risposta interessante, e per certi versi sorprendente.
Il limite di 1,5 °C non viene abbandonato. Cambia però completamente il modo con cui si pensa di raggiungerlo.
Non più necessariamente evitando di attraversarlo, ma superandolo, raggiungendo un picco e tentando successivamente di riportare la temperatura verso quella soglia.
È ciò che UNEP definisce un percorso di “overshoot, peak and decline”.
Non basta dire che abbiamo superato 1,5 °C
La prima precisazione del rapporto è importante.
Nel linguaggio comune, overshoot significa semplicemente oltrepassare una soglia. Nella letteratura climatica, però, il concetto è più articolato.
UNEP distingue infatti quattro fasi:
- exceedance, quando il riscaldamento globale supera 1,5 °C;
- peak o plateau, quando la temperatura raggiunge il massimo e smette temporaneamente di aumentare;
- decline, quando la temperatura globale comincia a diminuire;
- stabilization, quando il sistema si stabilizza nuovamente a 1,5 °C o al di sotto.
Non siamo quindi di fronte a un evento, ma a una traiettoria che può durare diversi decenni. Questo cambia profondamente il modo di interpretare l’obiettivo climatico.
La domanda non diventa più soltanto: supereremo 1,5 °C?
Diventa: di quanto li supereremo, per quanto tempo resteremo sopra quella soglia e con quale capacità riusciremo eventualmente a tornare indietro?
Sono tre grandezze differenti — altezza del picco, durata dell’overshoot e velocità del successivo declino — e ciascuna produce conseguenze diverse.
Il "non" superamento non è considerato un nuovo obiettivo
Su questo punto UNEP è molto netto.
Il fatto che 1,5 °C possa essere superato non significa che 1,6, 1,8 o 2 °C diventino automaticamente livelli accettabili.
Il rapporto afferma esplicitamente che non esiste un “benign overshoot pathway”, cioè una traiettoria di superamento priva di conseguenze significative. Ogni frazione aggiuntiva di grado e ogni anno trascorso sopra 1,5 °C aumentano l’esposizione ai rischi climatici e la probabilità di perdite irreversibili.
La nuova strategia non va quindi letta come una revisione al rialzo dell’obiettivo di Parigi. È piuttosto il tentativo di salvare quanto possibile dell’obiettivo originario in condizioni ormai mutate.
Da questo punto di vista il rapporto UNEP è molto diverso da una semplice dichiarazione secondo cui “1,5 °C non è più raggiungibile”.
Il messaggio è più complesso: 1,5 °C resta il riferimento, ma potrebbe essere necessario raggiungerlo dall’alto.
Perché il picco diventa decisivo
Nel paradigma originario della mitigazione climatica, grande attenzione era rivolta al raggiungimento del Net Zero.
Nel paradigma dell’overshoot compare invece una seconda variabile fondamentale:
quanto sarà alto il picco?
Il motivo è semplice.
Più il riscaldamento aumenta prima di stabilizzarsi, maggiori diventano:
- gli impatti climatici;
- il rischio di raggiungere limiti di adattamento;
- la probabilità di attraversare soglie irreversibili;
- la quantità di CO₂ che dovrà successivamente essere sottratta dall’atmosfera;
- il tempo necessario per ridurre nuovamente la temperatura.
UNEP sintetizza quindi il problema in un principio molto pragmatico: il modo più efficace per ridurre i rischi futuri resta limitare il più possibile il picco attraverso forti riduzioni delle emissioni nel breve periodo.
Non esiste cioè una simmetria fra emettere oggi e rimuovere domani.
Questo è uno degli aspetti più importanti del rapporto.
Il tempo diventa una variabile climatica
L’overshoot introduce infatti una dimensione spesso trascurata nel dibattito pubblico.
Non conta soltanto la temperatura raggiunta.
Conta anche quanto a lungo il sistema terrestre rimane sottoposto a quella temperatura.
Un mondo che raggiunge 1,8 °C e torna rapidamente verso 1,5 °C non è necessariamente equivalente a un mondo che rimane a 1,8 °C per numerosi decenni prima di iniziare a raffreddarsi.
La permanenza alle alte temperature accumula infatti stress su:
- ecosistemi;
- ghiacciai;
- risorse idriche;
- sistemi agricoli;
- città;
- infrastrutture;
- sistemi sanitari;
- capacità economiche e istituzionali di adattamento.
UNEP sottolinea che gli impatti di ciascuna fase vengono ereditati dalla successiva: il mondo nella fase di declino non riparte da zero, ma porta con sé le conseguenze accumulate durante il superamento e il picco.
Per questo abbreviare l’overshoot diventa un obiettivo quasi importante quanto limitarne l’altezza.
Mitigazione e adattamento devono procedere insieme
La conseguenza forse più significativa della nuova impostazione UNEP riguarda il rapporto fra mitigazione e adattamento.
Per molti anni queste due politiche climatiche sono state spesso considerate quasi separatamente.
- La mitigazione serve a ridurre le emissioni.
- L’adattamento serve a convivere con gli effetti del cambiamento climatico.
Nella logica dell’overshoot questa separazione diventa insostenibile.
UNEP afferma che mitigazione e adattamento devono essere portati avanti simultaneamente durante tutte le fasi della traiettoria.
Il motivo è quasi circolare.
Se la mitigazione è insufficiente, aumentano i danni e quindi aumentano le risorse necessarie per adattamento, emergenza e ricostruzione.
Ma se l’adattamento è insufficiente, gli stessi sistemi necessari alla mitigazione — reti elettriche, infrastrutture energetiche, città, sistemi produttivi — possono diventare più vulnerabili agli effetti climatici.
Il rapporto utilizza un esempio semplice: aumentare la copertura arborea urbana può contemporaneamente ridurre gli effetti delle ondate di calore e diminuire il fabbisogno di raffrescamento energetico.
Il punto generale è però molto più ampio.
Mitigazione e adattamento cessano di essere due politiche parallele e diventano parti dello stesso sistema di gestione del rischio.
Tre fasi operative per attraversare l’overshoot
UNEP sintetizza la risposta globale attraverso tre grandi fasi.
La prima è quella della risposta immediata, quando la temperatura si avvicina e poi supera 1,5 °C.
Qui la priorità è ridurre rapidamente le emissioni, con particolare attenzione anche al metano e agli altri inquinanti climatici a vita breve, e contemporaneamente proteggere le persone e gli ecosistemi più vulnerabili.
La seconda è la fase di coping and containment, quando il riscaldamento raggiunge il picco.
L’obiettivo diventa completare una profonda decarbonizzazione, raggiungere almeno il Net Zero e mantenere la capacità delle società di funzionare in presenza dei massimi livelli di rischio climatico.
La terza è la fase della long-term resilience, durante la quale la temperatura dovrebbe diminuire e stabilizzarsi.
Qui il problema cambia ancora: occorrono emissioni nette negative di CO₂, mentre adattamento e resilienza devono continuare anche per gestire gli effetti che non scompaiono con il raffreddamento.
È importante comprendere che queste fasi non avranno confini perfettamente definiti.
UNEP stesso sottolinea che potranno sovrapporsi nel tempo e manifestarsi in modo diverso nelle varie regioni del mondo.
La vera novità: governare una traiettoria, non raggiungere una data
Qui emerge forse il cambiamento concettuale più importante.
L’Accordo di Parigi ha abituato la politica climatica a ragionare attraverso obiettivi abbastanza facilmente comunicabili:
1,5 °C. 2030. 2050. Net Zero.
L’overshoot è molto più difficile da sintetizzare.
Non è una singola soglia e non è una singola data.
Richiede di governare un sistema dinamico nel quale cambiano progressivamente:
- la temperatura;
- i rischi;
- le tecnologie disponibili;
- la capacità di adattamento;
- le risorse economiche;
- le condizioni politiche;
- la vulnerabilità delle società.
La politica climatica entra quindi in una fase meno lineare.
Non basta più fissare il punto di arrivo.
Occorre governare l’intera traiettoria.
Ma è davvero possibile tornare indietro?
Ed è proprio qui che nasce la questione più problematica.
Il grafico dell’overshoot può indurre a immaginare una curva relativamente semplice:
1,5 °C → 1,8 °C → 1,5 °C.
Ma il sistema climatico non è un termostato. Abbassare nuovamente la temperatura globale non significa necessariamente ricostruire le condizioni precedenti.
UNEP dedica molta attenzione a concetti come isteresi, irreversibilità e tipping points.
Alcuni sistemi possono rispondere in maniera diversa nella fase di raffreddamento rispetto a quella di riscaldamento. Alcune trasformazioni possono richiedere secoli per essere recuperate. Altre possono essere definitivamente irreversibili.
Il rapporto arriva infatti a una conclusione fondamentale: alla stessa temperatura globale, il mondo dopo un overshoot può presentare rischi maggiori rispetto a un mondo che quella temperatura non l’ha mai superata.
Ed è questo il tema che rende la nuova strategia UNEP molto meno rassicurante di quanto possa apparire.
Tornare a 1,5 °C non significa necessariamente tornare al mondo di 1,5 °C.
Significa arrivare, forse, alla stessa temperatura media globale dopo avere attraversato una storia climatica differente.
E quella storia lascia tracce.
Gli approfondimenti INGENIO sul rapporto UNEP 2026
Con questo articolo procesegue il percorso di approfondimento dedicato al rapporto UNEP Limiting Overshoot. Le cinque letture possono essere considerate autonomamente, ma costituiscono altrettanti passaggi dello stesso ragionamento.
1. Rapporto UNEP “Limiting Overshoot”: il mondo dopo il superamento di 1,5 °C
La cornice scientifica: perché l’overshoot di +1,5 °C è ormai una possibilità concreta e perché ogni frazione di grado e ogni anno di permanenza sopra la soglia contano.
2. Sempre più caldo: raggiunti +1,5 °C: e ora a cosa puntiamo?
La nuova traiettoria: exceedance, peak, decline, stabilization. Non più soltanto impedire il superamento, ma limitarne intensità e durata e preservare la possibilità di tornare verso +1,5 °C.
3. Rapporto UNEP 2026: il clima ha la memoria?
Il problema dell’irreversibilità: tornare alla stessa temperatura non significa necessariamente recuperare ghiacciai, ecosistemi, coste e condizioni sociali precedenti.
4. Abbiamo scaldato troppo il pianeta: ora dovremo togliere CO₂ dall’atmosfera e ridurre drasticamente il metano
La questione della mitigazione dopo il picco: Net Zero come passaggio intermedio, emissioni nette negative, Carbon Dioxide Removal e ruolo del metano.
5. Progettare nell’overshoot: quando il clima storico non basta più a dimensionare edifici e infrastrutture
La conseguenza per il mondo delle costruzioni: passare da un progetto calibrato su condizioni climatiche sostanzialmente stazionarie a opere robuste, monitorabili e adattabili lungo l’intera vita utile.
I punti cardine
Il superamento di 1,5 °C non sostituisce l’obiettivo climatico di Parigi
Il fatto che il pianeta possa oltrepassare temporaneamente la soglia non rende accettabili livelli di riscaldamento superiori, come 1,8 o 2 °C. Il riferimento di 1,5 °C resta valido: la sfida diventa limitarne il superamento e creare le condizioni per rientrare verso quella soglia.
L’overshoot non è un evento, ma una traiettoria climatica
Il rapporto UNEP descrive quattro fasi: superamento della soglia (exceedance), raggiungimento del massimo riscaldamento (peak o plateau), successiva diminuzione della temperatura (decline) e stabilizzazione a 1,5 °C o al di sotto (stabilization). Governare l’overshoot significa quindi intervenire lungo tutto questo percorso, che può estendersi per decenni.
Non conta soltanto quanto salirà la temperatura, ma anche per quanto tempo resterà elevata
Altezza del picco, durata dell’overshoot e velocità del declino sono variabili decisive. Ogni frazione aggiuntiva di grado e ogni anno trascorso oltre 1,5 °C accrescono gli impatti su ecosistemi, risorse idriche, città, salute, sistemi agricoli e infrastrutture.
La priorità resta ridurre le emissioni subito, non compensarle in futuro
Non esiste una perfetta simmetria tra le emissioni immesse oggi nell’atmosfera e la CO₂ che si proverà a rimuovere domani. Tagli rapidi e profondi alle emissioni, decarbonizzazione, riduzione del metano e raggiungimento del Net Zero sono le condizioni per contenere il picco; eventuali emissioni nette negative potranno sostenere il successivo declino, ma non sostituire la mitigazione diretta.
Tornare a 1,5 °C non significa tornare al mondo precedente all’overshoot
Alcuni effetti del riscaldamento possono accumularsi, richiedere tempi molto lunghi per essere recuperati o rivelarsi irreversibili. Per questa ragione mitigazione e adattamento devono procedere insieme: occorre ridurre le cause del cambiamento climatico e, nello stesso tempo, rendere città, edifici, infrastrutture, ecosistemi e comunità più resilienti.
FAQ: oltre 1,5 °C e overshoot climatico
Che cosa significa che il pianeta “supererà” 1,5 °C?
Significa che la temperatura media globale potrebbe oltrepassare temporaneamente di 1,5 °C i livelli preindustriali. Non si tratta però necessariamente di un singolo anno eccezionalmente caldo: l’UNEP usa il termine overshoot per indicare una traiettoria nella quale il riscaldamento supera la soglia, raggiunge un picco e, solo in seguito, può iniziare a diminuire.
Il superamento di 1,5 °C rende inevitabile un mondo a 2 °C o più?
No. Il fatto che 1,5 °C possa essere superato non rende inevitabili 2 °C o livelli più elevati. Restano decisive le misure adottate nell’immediato: tagli forti e continuativi alle emissioni di gas serra, compreso il metano, possono limitare l’altezza del picco e abbreviare il periodo trascorso oltre soglia.
Perché conta anche la durata dell’overshoot?
Perché gli effetti climatici non dipendono soltanto dalla temperatura massima raggiunta, ma anche dal tempo durante il quale il pianeta rimane a temperature elevate. Ogni frazione aggiuntiva di grado e ogni anno oltre 1,5 °C aumentano i rischi per salute, disponibilità d’acqua, sicurezza alimentare, ecosistemi, città, infrastrutture ed economie, oltre alla probabilità di superare punti di non ritorno.
Le rimozioni di CO₂ possono sostituire la riduzione delle emissioni?
No. La rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera può contribuire a ridurre le temperature nel lungo periodo, soprattutto dopo il raggiungimento del Net Zero, ma non sostituisce il taglio diretto delle emissioni. La priorità resta ridurre in modo rapido e strutturale le emissioni; le rimozioni di CO₂ devono essere aggiuntive, attentamente regolate e basate su criteri di efficacia, permanenza e sostenibilità.
Che cosa implica l’overshoot per città, edifici e infrastrutture?
Implica che la progettazione e la gestione del costruito dovranno prepararsi a condizioni climatiche più severe: ondate di calore più intense, maggiore domanda di raffrescamento, piogge estreme, allagamenti, siccità, stress delle reti e degrado più rapido dei materiali. L’adattamento deve quindi procedere insieme alla decarbonizzazione, rafforzando comfort estivo, sicurezza idraulica, continuità dei servizi, protezione delle persone e resilienza urbana.
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