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Sfide geologiche e geotecniche nella realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina

Il Ponte sullo Stretto di Messina impone un’analisi integrata di geologia e geotecnica, dalla microzonazione sismica alla dinamica costiera. L'articolo illustra differenze litologiche tra i due versanti, rischi di liquefazione e instabilità subacquee, e motiva scelte fondazionali e controlli in esercizio.

Abstract

Lo Stretto di Messina è uno dei contesti geologici e geotecnici più complessi del Mediterraneo, caratterizzato da intensa sismicità, faglie attive e dinamiche tettoniche in atto. Il progetto del ponte richiede un’analisi dettagliata dei terreni e dei fondali, che presentano forti differenze tra il versante calabrese, dominato da rocce metamorfiche compatte, e quello siciliano, interessato da depositi sabbiosi e limosi meno stabili.

Gli studi di microzonazione hanno evidenziato fenomeni di amplificazione locale, rischio di liquefazione e instabilità dei terreni costieri. Particolare attenzione è rivolta alle frane sottomarine indotte dai terremoti, che rappresentano un potenziale fattore di criticità anche a scala regionale. Le condizioni idrodinamiche, con correnti elevate e batimetrie complesse, incidono ulteriormente sulla stabilità delle fondazioni.

La progettazione deve quindi basarsi su indagini geotecniche ad alta risoluzione, modellazioni numeriche avanzate e sistemi di monitoraggio permanente. Permane l’assenza di un’analisi mesostrutturale mirata sull’opera del Ponte, così come di un’indagine sistematica delle faglie di Scilla e di Palmi. Solo un approccio multidisciplinare, fondato sull’integrazione tra geologia, geotecnica, sismologia e ingegneria strutturale, può costituire la condizione necessaria per garantire la progettazione e la realizzazione di un’infrastruttura sicura e resiliente, in un contesto naturale contraddistinto da marcata complessità dinamica e intrinseca instabilità.

  

Posizionamento pilone del ponte lato Calabria. Lato monte del pilone si vede il tunnel artificiale della variante ferroviaria di Cannitello completato nel 2012.
Figura 1 - Posizionamento pilone del ponte lato Calabria. Lato monte del pilone si vede il tunnel artificiale della variante ferroviaria di Cannitello completato nel 2012. (Foto Società Stretto di Messina.)

  

1. Inquadramento geografico e geodinamico

Lo Stretto di Messina rappresenta una delle aree geologicamente più complesse e dinamiche del Mediterraneo. Si colloca al confine tra la placca africana e la placca euroasiatica, all’interno della zona di convergenza caratterizzata da intense deformazioni tettoniche.

La presenza di un braccio di mare stretto e profondo tra la Calabria e la Sicilia è l’espressione di una incipiente separazione che avviene lungo un sistema di faglie collegato all’Arco Calabro, una regione geologicamente molto dinamica.

Lo Stretto di Messina è un’area cruciale dove diversi sistemi di faglie profonde convergono e interferiscono provocando terremoti, Grandi Frane sottomarine e Deformazioni Gravitative Profonde di Versante e vulcanesimo. È una zona di svincolo, una sorta di perno che assorbe i movimenti di diverse strutture geologiche, tra le più attive e pericolose di tutto il Mar Mediterraneo. Il contesto geodinamico è dominato da:

  • Movimenti sismotettonici attivi, con faglie dirette e trascorrenti che attraversano lo Stretto;
  • Sollevamenti e subsidenze differenziali che testimoniano la persistente attività neotettonica;
  • Elevata sismicità storica, con eventi catastrofici come il terremoto del 28 dicembre 1908 (M 7.1), tra i più devastanti in Europa, senza dimenticare il terremoto del 1783 “delle Calabrie” (magnitudo stimata M>7).

L’Etna, il più grande e attivo vulcano europeo, si è formato proprio su una di queste strutture.

Questi aspetti rendono lo Stretto un’area di straordinaria complessità dal punto di vista ingegneristico e geotecnico.

  

Rappresentazione schematica della Piana di Gioia Tauro tra il pilastro tettonico (horst) Palmi – S. Elia e il Massiccio dell’Aspromonte, con le faglie normali che tendono a ruotare verso il Mare Tirreno
Figura 2 - Rappresentazione schematica della Piana di Gioia Tauro tra il pilastro tettonico (horst) Palmi – S. Elia e il Massiccio dell’Aspromonte, con le faglie normali che tendono a ruotare verso il Mare Tirreno, prodotte dalle spinte (ai piedi dell’Aspromonte) e dalla forza di gravità (nella Piana e al bordo del pilastro tettonico di Palmi) (GUERRICCHIO A., BIAMONTE V., MASTROMATTEI R., PONTE M., 2008)

 

Nonostante l’area dello stretto sia stata negli anni molto studiata da un punto di vista geologico-geotecnico, servono ancora approfonditi studi e un’analisi mesostrutturale specifica per il progetto Ponte. I pochi dati disponibili, non basandosi su dati ad hoc sufficienti e dettagliati, non sono adeguati soprattutto in relazione alle faglie sottomarine ovvero, al rischio sismico associato a un’opera di tale complessità. Mi riferisco in particolare alla faglia di Scilla (vedi figura 4) che meriterebbe una trattazione approfondita e specifica mettendo in relazione la faglia stessa con le strutture del Ponte (soprattutto del pilone e del blocco di ancoraggio lato Calabria) interpretando, con modelli matematici avanzati, l’interazione della faglia stessa con le strutture in caso di rimobilitazione.

Un’analisi mesostrutturale consentirebbe di studiare anche elementi come faglie di piccola e media dimensione (mesofaglie), pieghe, foliazioni e lineazioni che si trovano su una scala intermedia, visibile a occhio nudo o con “l’aiuto di una lente”, e che forniscono informazioni sulla deformazione della roccia. Infatti, ciò è fondamentale per capire i processi di deformazione delle rocce e la storia tettonica anche regionale. Analizzando questi elementi, si possono interpretare:

  • La direzione e il tipo di sforzi che hanno agito sulla roccia;
  • Le relazioni tra le diverse unità rocciose e le loro interazioni durante la deformazione.

 

2. Caratterizzazione geologica lato Calabria

Il versante calabrese è costituito principalmente da:

  • Unità cristallino-metamorfiche appartenenti all’arco calabro-peloritano, con gneiss, scisti, filladi e graniti;
  • Strutture tettoniche attive, come la faglia di Scilla-Palmi e il sistema di faglie Messina–Taormina, che delimitano blocchi crostali con cinematica complessa;
  • Versanti acclivi e instabili, soggetti a frane superficiali e profonde, colamenti detritici e fenomeni erosivi intensi, soprattutto in occasione di eventi meteorici estremi.

  

Sezione geologica del versante calabrese dello Stretto di Messina
Figura 3 - Sezione geologica del versante calabrese dello Stretto di Messina, desunto dagli studi della Società Stretto di Messina SpA, che riporta la sola presenza di faglie dirette (linee spesse). Lungo le tratteggiate alcune rotture gravitative, ricostruite attraverso rilevamenti sul terreno e dall’esame di fotografie aeree stereoscopiche. (Guerricchio A., Ponte M. (2006))

  

Dal punto di vista geotecnico:

  • Le rocce metamorfiche offrono una buona portanza per le fondazioni profonde, ma presentano discontinuità e anisotropie che richiedono indagini approfondite;
  • Le zone alterate o fratturate hanno parametri meccanici sensibilmente ridotti, con rischio di cedimenti differenziali.

 

3. Caratterizzazione geologica lato Sicilia

Il versante siciliano si distingue per:

  • Unità metamorfiche dei Monti Peloritani, con litologie simili a quelle calabresi (gneiss, micascisti, quarziti, anfiboliti);
  • Depositi quaternari costieri, costituiti da sabbie, ghiaie e limi in corrispondenza della piana di Ganzirri e della zona portuale di Messina;
  • Importanti faglie attive, tra cui la faglia di Messina–Giardini, che ha giocato un ruolo primario nel sisma del 1908.

Dal punto di vista geotecnico:

  • Le rocce peloritane forniscono buone condizioni di resistenza, ma la fratturazione ne riduce localmente la qualità;
  • I sedimenti alluvionali e costieri mostrano caratteristiche meccaniche variabili, con tratti di bassa compattezza e problemi di stabilità sismica (rischio di liquefazione in zone sabbiose sature).

  

Profilo sub-fondale attraverso il versante meridionale della Valle di Scilla
Figura 4 - Profilo sub-fondale attraverso il versante meridionale della Valle di Scilla, che mostra la posizione dedotta del filone offshore della faglia di Scilla nel segmento occidentale. Nm = miglio nautico (1 nm = 1,853 km) (da Selli et al., 1978)

  

4. Aspetti geotecnici dello Stretto

La progettazione delle fondazioni del ponte richiede un’analisi dettagliata delle condizioni sottomarine e costiere. Tra i principali aspetti critici:

  • Batimetria variabile, con profondità che raggiungono i 1200 m in prossimità del canale centrale, ma valori più modesti (fino a 100–150 m) nelle aree costiere dove verrebbero impostate le torri principali;
  • Correnti marine intense, fino a 3 m/s, che influenzano la stabilità dei fondali e la dinamica dei sedimenti;
  • Depositi marini quaternari di granulometria variabile, spesso sciolti e poco consolidati.

Le fondazioni devono tenere conto di:

  • Profondità elevate di impianto, con necessità di pali trivellati o plinti su roccia sana;
  • Risposta sismica locale, con possibilità di amplificazioni significative delle onde sismiche a causa dei depositi sciolti;
  • Stabilità dei versanti sottomarini, soggetti a frane e scivolamenti sottomarini indotti sia da eventi sismici sia da dinamiche idrodinamiche.

 

5. Problematiche principali

Gli aspetti geologici e geotecnici pongono una serie di criticità da affrontare nella progettazione:

  1. Elevata sismicità: progettazione antisismica con criteri di resistenza e duttilità eccezionali;
  2. Instabilità dei versanti: monitoraggio e opere di consolidamento per prevenire frane;
  3. Caratteristiche eterogenee dei terreni: necessità di indagini geotecniche di dettaglio e modellazione 3D del sottosuolo;
  4. Interazione struttura–fondazione in condizioni dinamiche: analisi numeriche avanzate di risposta sismica e idrodinamica;
  5. Erosione e dinamica costiera: rischio di scalzamento delle fondazioni dovuto a correnti e vortici di marea.

  

Foto del tratto di costa dove dovrà sorgere il pilone del ponte lato Calabria.
Figura 5 - Foto del tratto di costa dove dovrà sorgere il pilone del ponte lato Calabria. (Foto Google Earth 2025)

 

L’aspetto evidenziato al punto 2, relativo all’instabilità dei versanti, richiede indagini di maggiore dettaglio e un sistema di monitoraggio continuo, in considerazione delle opere di elevata massa volumica e rilevanza che interesseranno principalmente il versante calabrese ma anche quello siciliano.

L’interazione tra tali interventi infrastrutturali e le condizioni geologico-strutturali locali potrebbe costituire un fattore di innesco per Movimenti Deformativi Gravitativi di Versante (DGV) e, in scenari più critici, determinare l’attivazione di processi di Deformazioni Gravitative Profonde di Versante (DGPV), come illustrato nelle Figure 3 e 7 per il versante calabrese.

Sarà necessario individuare con la massima precisione le superfici di scorrimento che, in profondità, delimitano i movimenti di massa (cfr. figura 3), al fine di garantire che le opere di fondazione delle principali strutture del ponte (blocchi di ancoraggio, piloni, pile dei viadotti di accesso, ecc.) siano progettate per bypassare tali discontinuità.

In questo modo si eviterà che le fondazioni risultino impostate su corpi o versanti caratterizzati da cinematismi gravitativi attivi, la cui evoluzione potrebbe essere accelerata, oltre che dalla grande massa volumica delle opere che vi insisteranno sopra, anche da futuri eventi sismici (Chiarelli, M. 2025).

Alla luce delle considerazioni esposte, la progettazione definitiva dell’opera di attraversamento non può prescindere dall’esecuzione di specifiche analisi di stabilità, integrate da un programma di monitoraggio strumentale finalizzato all’individuazione precoce di eventuali fenomeni deformativi.

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