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10 anni dal Sisma del Centro Italia: oltre 8 miliardi già liquidati e quasi 15 mila cantieri conclusi

A dieci anni dal terremoto del Centro Italia, la ricostruzione accelera: superati gli 8 miliardi di euro liquidati, con quasi 15 mila cantieri privati conclusi e il 98% delle opere pubbliche ormai sbloccato. I dati del Rapporto 2026 evidenziano un deciso cambio di passo nella capacità di spesa e nell'avanzamento degli interventi.

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A dieci anni dalle scosse che hanno devastato il Centro Italia, la ricostruzione dell'Appennino centrale entra in una fase decisiva. I dati del Rapporto annuale 2026 mostrano un'accelerazione significativa sia sul fronte della ricostruzione privata sia su quello delle opere pubbliche, con oltre 8 miliardi di euro già liquidati, quasi 15 mila cantieri conclusi e il 98% degli interventi pubblici ormai sbloccato. Parallelamente, gli investimenti del programma Next Appennino stanno iniziando a produrre effetti misurabili sull'economia e sull'occupazione. Numeri che consentono di valutare con maggiore concretezza lo stato di avanzamento del più grande cantiere d'Europa e il suo impatto sulle aree interne di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.


Ricostruzione privata: quasi 18 miliardi di richieste e oltre 12,5 miliardi già concessi

L'area interessata comprende 138 comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, con una popolazione complessiva di circa 540 mila residenti. Si tratta di uno dei più vasti programmi di ricostruzione mai realizzati in Italia, che oggi coinvolge non soltanto il recupero del patrimonio abitativo e delle infrastrutture danneggiate, ma anche investimenti in innovazione, mobilità, attività produttive e contrasto allo spopolamento.

Sul fronte della ricostruzione privata, i numeri evidenziano una significativa crescita dell'attività. Al 31 maggio 2026 le richieste di contributo presentate hanno raggiunto quota 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi già concessi ammontano a 12,59 miliardi di euro, mentre le liquidazioni effettuate attraverso la Cassa Depositi e Prestiti hanno superato gli 8 miliardi di euro. Particolarmente significativo è il fatto che il 69% di queste risorse sia stato erogato dal 2023 a oggi, a testimonianza di una forte accelerazione registrata negli ultimi anni. Soltanto negli ultimi dodici mesi sono stati liquidati quasi 2 miliardi di euro, un volume che da solo rappresenta uno dei migliori indicatori dello stato di avanzamento effettivo della ricostruzione.

Anche l'andamento dei cantieri conferma questa tendenza. Gli interventi autorizzati hanno raggiunto quota 23.361, mentre quelli già conclusi sono 14.968. In termini percentuali, significa che oltre il 64% dei cantieri avviati è stato portato a termine. Parallelamente, la ricostruzione sta entrando nella fase più complessa, quella relativa agli edifici con danni più gravi, che rappresentano ormai oltre il 56% delle pratiche presentate e che si concentrano soprattutto nei 44 comuni maggiormente colpiti dal sisma. In questo contesto si inserisce anche l'ordinanza speciale approvata nel 2026, che ha stanziato 1,3 miliardi di euro per gestire il superamento del Superbonus e garantire la continuità operativa di circa 5.000 cantieri, evitando il rischio di rallentamenti in una fase particolarmente delicata del processo ricostruttivo.

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Si riduce l'emergenza abitativa

L'avanzamento dei lavori sta producendo effetti concreti anche sul piano sociale. L'emergenza abitativa continua infatti a ridursi e i nuclei familiari ancora assistiti sono scesi a 8.759, con una diminuzione di quasi il 40% rispetto al 2022. Il dato fotografa il graduale ritorno alla normalità di migliaia di famiglie che per anni hanno vissuto in sistemazioni temporanee o beneficiato delle misure di assistenza post-sisma.

Ricostruzione pubblica: il 98% degli interventi è stato sbloccato

Importanti progressi emergono anche dalla ricostruzione pubblica. Gli interventi programmati sono saliti a 3.667 per un valore complessivo superiore a 4,85 miliardi di euro. La fotografia aggiornata del programma evidenzia come i lavori in corso e quelli già conclusi rappresentino circa il 40% dell'intera programmazione, mentre le opere non ancora avviate siano ormai limitate al 2,5% del totale. In altre parole, il 98% degli interventi previsti risulta oggi sbloccato e avviato, un dato che segnala una forte riduzione delle criticità amministrative e procedurali che avevano caratterizzato le prime fasi della ricostruzione.

Scuole: 459 interventi e 1,6 miliardi di investimenti

Tra i settori più rilevanti vi è quello dell'edilizia scolastica. Sono infatti programmati 459 interventi per un valore complessivo di circa 1,6 miliardi di euro. Nell'ultimo anno gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197, registrando un incremento del 57,6%. Il dato assume particolare importanza non soltanto per la sicurezza degli edifici, ma anche per il ruolo che le scuole svolgono nel mantenimento dei servizi essenziali e della qualità della vita nelle aree interne.

Chiese e patrimonio culturale: oltre 750 milioni per il recupero degli edifici di culto

Parallelamente prosegue il recupero del patrimonio religioso e culturale. Gli edifici di culto interessati dalla programmazione sono 1.276, per un valore superiore a 750 milioni di euro. Le liquidazioni sono aumentate del 18,5% nell'ultimo anno, segnalando un'accelerazione anche in questo comparto, storicamente caratterizzato da elevata complessità tecnica e autorizzativa per la presenza di beni sottoposti a tutela.

Next Appennino: 1,78 miliardi per infrastrutture, innovazione e imprese

Accanto alla ricostruzione fisica si sta sviluppando una strategia di rilancio economico fondata sul programma Next Appennino, finanziato con 1,78 miliardi di euro attraverso il Fondo complementare al PNRR. La misura dedicata alla rigenerazione territoriale, alla digitalizzazione e alle infrastrutture finanzia 892 interventi distribuiti nei territori del cratere.

Ancora più significativa appare la risposta del sistema produttivo. La misura destinata alle imprese ha raccolto 2.353 progetti di investimento per un valore superiore a 2,5 miliardi di euro, una domanda largamente superiore alle risorse disponibili. Le domande finanziate sono state 1.351, per circa 490 milioni di euro di contributi concessi, con una forte partecipazione di micro e piccole imprese.

Anche in questo caso l'elemento più interessante riguarda la capacità di trasformare le risorse stanziate in investimenti effettivamente realizzati. Tra marzo 2025 e marzo 2026 il numero delle imprese che hanno ricevuto contributi è aumentato del 77,4%, mentre le somme effettivamente liquidate sono passate da 66,9 milioni a 154,9 milioni di euro, più che raddoppiando nell'arco di dodici mesi.

Gli effetti sull'economia: fino a 3,87 miliardi di PIL aggiuntivo e 15 mila posti di lavoro

Le elaborazioni economiche contenute nel Rapporto attribuiscono alle misure attivate un impatto rilevante sull'economia delle quattro regioni coinvolte. A regime, l'effetto complessivo degli investimenti potrebbe tradursi in una crescita del PIL reale pari a circa 3,87 miliardi di euro e nella creazione di oltre 15 mila posti di lavoro.

Una parte di questi effetti è già visibile. Secondo le stime riportate, gli interventi finora attivati stanno generando circa 1,49 miliardi di euro di prodotto interno lordo e quasi 9.840 occupati. Pur trattandosi di proiezioni econometriche e non di risultati definitivi, i numeri suggeriscono che la ricostruzione stia assumendo un ruolo sempre più rilevante come politica di sviluppo territoriale e non soltanto come risposta ai danni provocati dal terremoto.

Demografia e "diritto a restare": i primi segnali di inversione della tendenza

Tra gli aspetti più interessanti emerge infine la dimensione demografica. Lo spopolamento rappresenta da decenni una delle principali criticità dell'Appennino centrale e il terremoto aveva ulteriormente accentuato questa tendenza. Secondo il Rapporto, tuttavia, i territori maggiormente colpiti mostrano segnali di miglioramento del saldo migratorio interno e, in diversi comuni del cratere, i flussi migratori sono tornati positivi.

Le proiezioni elaborate indicano che l'insieme delle politiche di ricostruzione e sviluppo potrebbe consentire entro il 2044 il recupero potenziale di oltre 44 mila residenti rispetto agli scenari di declino demografico previsti in assenza di interventi. Si tratta naturalmente di una stima che dovrà essere verificata nel lungo periodo, ma che evidenzia l'ambizione di trasformare la ricostruzione in una leva permanente di riequilibrio territoriale.

Una ricostruzione che punta a diventare sviluppo

A dieci anni dal sisma, il quadro che emerge è quello di una ricostruzione che sta finalmente entrando nella sua fase più produttiva. L'aumento delle liquidazioni, il numero crescente di cantieri conclusi, il sostanziale sblocco delle opere pubbliche e la capacità di attrarre investimenti produttivi rappresentano indicatori concreti di avanzamento.

La vera sfida, tuttavia, non riguarda soltanto il completamento delle opere ancora da realizzare. Il successo del modello messo in campo nell'Appennino centrale sarà misurato soprattutto sulla sua capacità di trasformare la ricostruzione in crescita economica stabile, occupazione duratura e nuova attrattività per le aree interne. È su questi indicatori che si capirà se il più grande cantiere d'Europa sarà riuscito a diventare anche un laboratorio permanente di sviluppo territoriale.

IL REPORT INTEGRALE SULLA RICOSTRUZIONE È SCARICABILE IN ALLEGATO.

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