Solaio per coperture termoisolate con membrane bitume-polimero (BPP): criteri di scelta e realizzazione
La scelta del solaio nelle coperture termoisolate con membrane BPP incide su condensa, durabilità e prestazioni. Errori progettuali e soluzioni consigliate.
L’articolo affronta il tema della scelta del solaio nelle coperture termoisolate con membrane bitume-polimero (BPP), evidenziando le criticità legate a verifiche termoigrometriche semplificate e all’impiego di solai alleggeriti. Attraverso un caso reale di cantiere, vengono analizzati i rischi di ritenzione d’acqua e condensazione, con effetti su durabilità e prestazioni dell’involucro. Sono inoltre fornite indicazioni operative per la selezione di soluzioni più affidabili in fase progettuale ed esecutiva.
PREMESSA DELL'AUTORE
Alla luce delle frequenti difficoltà nella scelta del solaio di copertura e dei ricorrenti errori termoigrometrici che ne conseguono — già evidenziati in un precedente articolo (APPROFONDISCI QUI) — questo contributo, con una nota ironica, si affida a “Sant’Umido”: una provocazione per richiamare l’attenzione sulla necessità di maggiore rigore tecnico nelle decisioni progettuali.

Esperienza di cantiere e verifiche termoigrometriche
Premetto che dall’inizio degli anni 2000, mi occupo di verifiche di conformità, a fini assicurativi, per quanto riguarda i sistemi di tenuta idraulica, per conto di noti ODI (Organismi d’Ispezione) accreditati Accredia.
Il caso di studio: solaio alleggerito in EPS
In occasione della costruzione di uno degli “edifici alti” di Milano, mi accorsi che il solaio di copertura era alleggerito con blocchi di EPS (Polistirene Espanso Sinterizzato) di notevole spessore ed ovviamente a bassissima densità (credo circa 12 kg/m³).
Rimasi piuttosto stupito di questa scelta progettuale, per quanto riguardava proprio la copertura di un edificio così importante, per cui chiesi ai miei interlocutori tecnici dell’Impresa Costruttrice, di mostrarmi la relazione di calcolo termoigrometrico consegnata dal termotecnico incaricato.
L’errore nella modellazione termoigrometrica
Mi mostrarono subito un documento che iniziava più o meno come segue: “Visto che il solaio è di tipo alleggerito, nella verifica termoigrometrica del sistema di copertura, per semplificare i calcoli, verrà considerato il solaio come pieno in calcestruzzo armato…” (una semplificazione che a mio avviso lascia spazio a più di una perplessità sotto il profilo tecnico).
Esito della segnalazione
Segnalai la questione nel mio report, riportando l’interpretazione adottata dal termotecnico ed esprimendo le mie personali considerazioni tecniche. Probabilmente per l’importanza dell’opera, per lo stato di avanzamento della copertura o per altre valutazioni di contesto, la segnalazione non ebbe seguito e l’iter proseguì regolarmente anche sotto il profilo assicurativo.
Criticità dei solai alleggeriti in copertura
Indipendentemente dalla mia strana vicenda, bisogna ricordare che l’uso in copertura di solai alleggeriti, blocchi di materiale espanso (vedere Figura A e 1) o con vuoti (vedere Figura B, 2 e 3) oltre a rendere assolutamente difficoltosa una verifica termoigrometrica corretta, possono causare ritenzione di acqua piovana in corso di stoccaggio delle lastre e/o in corso di costruzione e poi fenomeni di condensazione in corso d’esercizio, con conseguenti gocciolamenti da plafone (vedere Figure 4, 5 e 6).
In caso di solai alleggeriti in pignatte (vedere figura 2 e 6), l’acqua ritenuta al loro interno spesso è più facilmente eliminabile forando il plafone nei punti di presunta massima freccia, ma quando il solaio è alleggerito con materiali espansi che possono trattenere l’acqua nella loro struttura cellulare, anche la foratura del solaio non risolve per nulla il problema della ritenzione d’acqua (vedere immagine 4).








Indicazioni progettuali e soluzioni consigliate
Il consiglio che, dopo 50 anni di attività nel campo dei sistemi impermeabili, vi può dare chi (come lo Scrivente) ha visto e subito personalmente suddetti problemi (la prima accusa riguardo i gocciolamenti veniva e viene ancora sempre rivolta al povero “Impermeabilizzatore”), è quello di utilizzare (almeno in copertura) solai in calcestruzzo armato pieno e se questa soluzione non fosse possibile, per qualsiasi motivo di carattere strutturale o portata, di usare solai alleggeriti con elementi chiusi stagni (vedere immagini 7, 8 e 9).
Suddetta tipologia di alleggerimenti, essendo appunto chiusi e stagni, non può ritenere acqua in alcuna fase costruttiva e se anche per qualsiasi motivo dovessero presentarsi problemi di condensa all’interno (situazione che non ho mai assolutamente riscontrato), la pochissima acqua formatasi rimarrebbe comunque chiusa e ferma all’interno dell’elemento, senza poter creare alcun disagio di carattere termoigrometrico e/o gocciolamento.
Premetto che non voglio fare pubblicità a nessuno, ma ho usato in cantieri anche importanti sia il sistema tipo Cobiax costituito da elemento in materiale plastico chiuso a tenuta stagna, prodotto in varie forme e spessori (vedere immagine 7), che il sistema a doppia valva sovrapponibile tipo U-Boot della Daliform (vedere immagine 8) e posso tranquillamente testimoniare che, in entrambi i casi non si sono mai presentati, sia in corso d’opera che ad opera completata, problemi di gocciolamento, dovuti a ritenzione d’acqua e/o condensazione, nei vari e numerosi piani.



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