Tall Buildings, oltre l’altezza: la sfida è costruire meno, meglio e con più intelligenza
Dalla rigenerazione urbana alla riduzione dell’embodied carbon, fino all’intelligenza artificiale: Mauro Eugenio Giuliani propone una nuova visione della progettazione dei tall buildings. La sfida è utilizzare meno risorse, mettere a sistema i dati e affidare alla tecnologia il supporto alle decisioni, mantenendo nelle mani del progettista la scelta degli obiettivi.
Gli edifici alti possono diventare un laboratorio per ripensare il futuro della progettazione e delle città. A Tall Buildings 2026, Mauro Eugenio Giuliani di REDESCO ha proposto una riflessione che parte dalle torri ma si estende alla rigenerazione urbana, alla sostenibilità economica e ambientale e all’evoluzione della professione. Al centro emerge il tema dell’embodied carbon e della necessità di progettare strutture capaci di garantire le prestazioni richieste utilizzando in modo più efficiente materiali e risorse. Parallelamente, dati, simulazioni e in maniera crescente l'intelligenza artificiale hanno aperto a nuove possibilità per valutare scenari e prendere decisioni più consapevoli. La tecnologia, però, resta uno strumento: stabilire cosa misurare e quali obiettivi perseguire continua a essere una responsabilità del progettista.
Progettare in altezza significa ripensare il modo di costruire
Le torri non sono soltanto edifici che si sviluppano in altezza. Sono il risultato di scelte urbane, economiche, strutturali e tecnologiche che raccontano il modo in cui una società immagina il proprio futuro. È da questa prospettiva che Mauro Eugenio Giuliani, di REDESCO, ha sviluppato il proprio intervento a Tall Buildings 2026, proponendo una riflessione che va ben oltre la progettazione del singolo grattacielo.
Il filo conduttore della relazione è il concetto di “guardare in alto”: non semplicemente rivolgere lo sguardo verso edifici sempre più alti, ma liberarsi dai condizionamenti che rischiano di frenare il settore delle costruzioni e interrogarsi sul significato della sostenibilità, sulla trasformazione delle città, sull’efficienza delle strutture e sulle possibilità aperte dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale.
Giuliani parte dalla storia delle torri, presenza costante nella vicenda urbana italiana: dalle strutture medievali utilizzate come strumenti militari o simboli di ricchezza e potere fino agli edifici alti in cemento armato del Novecento. Brescia, Genova e soprattutto Milano rappresentano alcune tappe fondamentali di questa evoluzione, culminata nella stagione della Torre Velasca, del Galfa e del Pirellone.
Tall Buildings 2026: il ruolo dei grattacieli nella rigenerazione urbana tra sostenibilità e densificazione
La 15° Edizione del Convegno "Tall Buildings – Rigenerazione urbana" 2026, organizzato da Guamari, ha analizzato il ruolo degli edifici alti nei processi di trasformazione urbana, tra sostenibilità, innovazione tecnologica ed esperienze internazionali, offrendo strumenti utili a progettisti e operatori del settore. L'evento si è tenuto il 30 giugno 2026 presso la Triennale di Milano. Ingenio è stato media partner dell'evento.
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“Guardare in alto”: il tall building come occasione per interrogarsi sulla città
Il tema dell’altezza diventa quindi una metafora. Secondo Giuliani, in una fase nella quale la filiera delle costruzioni appare spesso schiacciata dalle difficoltà economiche, normative e professionali, occorre recuperare la capacità di sollevare lo sguardo e affrontare le questioni in una prospettiva più ampia.
La prima riguarda la rigenerazione urbana. Trasformare una parte di città significa necessariamente migliorarla? La realizzazione di nuovi edifici e l'aumento del valore immobiliare producono davvero una città migliore dal punto di vista sociale ed economico oppure rischiano di trasformare lo spazio urbano soprattutto in uno strumento finanziario?
Giuliani porta come esempio Milano, dove la crescita dei valori immobiliari pone un problema di accessibilità. Se acquistare un'abitazione in aree semicentrali richiede valori a partire dalla decina di migliaia di euro al metro quadrato fino a multipli importanti, secondo il progettista diventa inevitabile interrogarsi su quale modello urbano si stia costruendo e su quanto questo modello rimanga inclusivo e attrattivo. La stessa riflessione riguarda la trasformazione delle aree ferroviarie e, più in generale, il rapporto tra proprietà pubblica, sviluppo immobiliare e capacità delle amministrazioni di promuovere edilizia a costi accessibili.
Tra creazione di valore e finanziarizzazione dello spazio urbano
La questione sociale si intreccia direttamente con quella economica. Giuliani si domanda quanto sia effettivamente conveniente investire oggi nella trasformazione urbana italiana. Il costo dei materiali segue dinamiche in larga misura internazionali, mentre il costo del lavoro rimane, nella sua lettura, troppo basso rispetto alle competenze richieste. Una condizione che contribuisce all'impoverimento professionale della filiera e rende difficile trattenere tecnici e lavoratori qualificati.
A tutto questo si aggiungono il valore delle aree, gli oneri, le tasse e i diversi costi legati alla trasformazione di una porzione di città. La domanda centrale diventa allora se questi investimenti siano realmente in grado di creare ricchezza e sviluppo diffusi oppure se la città venga progressivamente utilizzata come asset finanziario.
Per il mondo della progettazione emerge inoltre un paradosso: lavorare a Milano esclusivamente per il mercato italiano significa confrontarsi con costi di livello europeo e remunerazioni ancora fortemente condizionate dagli standard nazionali. Diversa è la situazione per chi, mantenendo la propria base in Italia, riesce a operare sui mercati internazionali o per investitori stranieri.
Il paradosso degli investimenti: capitali internazionali e competenze italiane
La riflessione si allarga alla struttura stessa del mercato. Giuliani individua alcuni segmenti particolarmente evidenti che sono attualmente quasi gli unici attivi in Città: la residenza di lusso, che per sua natura non può generare grandi volumi; gli studentati, caratterizzati da equilibri economici complessi; e soprattutto i data center, settore nel quale gli investimenti sono consistenti ma gli operatori sono prevalentemente internazionali.
Proprio il mercato dei data center evidenzia, secondo Giuliani, una delle contraddizioni del sistema italiano: il Paese dispone di progettisti e competenze tecniche in grado di lavorare su infrastrutture altamente specializzate, ma manca una presenza altrettanto forte di grandi operatori nazionali capaci di guidarne direttamente lo sviluppo. Il risultato è un mercato alimentato da capitali provenienti dall'estero, con una parte significativa del valore economico generato che non rimane sul territorio.
Da qui emerge un tema più generale: per essere realmente competitiva, la filiera italiana non può limitarsi a fornire competenze progettuali di alto livello, ma dovrebbe riuscire a costruire soggetti industriali e finanziari capaci di trasformare quelle competenze in sviluppo economico.
Sostenibilità strutturale: il vero nodo è l’embodied carbon
Uno dei passaggi più tecnici dell'intervento riguarda la sostenibilità degli edifici. Negli ultimi decenni il settore ha compiuto progressi importanti nella riduzione dell'energia consumata durante la vita utile degli immobili. Impianti più efficienti e involucri ad alte prestazioni hanno drasticamente abbassato i consumi rispetto agli edifici realizzati venti o trent'anni fa.
Secondo Giuliani, tuttavia, proprio questi progressi rendono sempre più importante spostare l'attenzione su un'altra componente: l'embodied carbon, ossia le emissioni incorporate nei materiali e nei processi necessari per costruire l'edificio.
Quando l'energia operativa si avvicina a livelli difficilmente comprimibili con le tecnologie disponibili, il peso relativo del carbonio incorporato nella costruzione aumenta. E le strutture rappresentano inevitabilmente una parte significativa di questa componente.
Meno materiale non significa necessariamente meno prestazioni
È proprio sul progetto strutturale che Giuliani individua uno spazio di miglioramento ancora largamente inesplorato. Nella sua esperienza sui più recenti interventi milanesi, l'ottimizzazione della quantità di materiale strutturale non viene generalmente posta dal committente come obiettivo prioritario del progetto.
La questione non riguarda soltanto l'utilizzo di materiali a minore impronta ambientale. Prima ancora, significa chiedersi quanto materiale sia realmente necessario per garantire sicurezza, funzionalità e durabilità dell'opera.
Un esempio citato durante Tall Buildings 2026 riguarda un edificio di 25 piani recentemente completato a Ginevra. La struttura è stata sviluppata con maglie di circa 8,5 metri, pilastri centrifugati fortemente armati, calcestruzzi fino a 140 MPa e sezioni estremamente contenute, in alcuni casi pari a 25×25 cm. Al piano terra i pilastri arrivano a circa 40×40 cm, mentre il solaio presenta uno spessore di 28 cm.
L'esempio dimostra, nella lettura di Giuliani, che una struttura efficiente può essere ottenuta senza necessariamente ricorrere a costi straordinari. Occorrono però libertà progettuale e normativa, disponibilità alla sperimentazione e soprattutto una committenza disposta a investire nell'ottimizzazione.
Anche i protocolli di certificazione ambientale vengono chiamati in causa. Secondo Giuliani, l'embodied carbon delle strutture non ha ancora un peso proporzionato alla sua importanza all'interno dei sistemi di valutazione. L'efficienza strutturale dovrebbe invece diventare uno degli elementi centrali con cui misurare la sostenibilità effettiva di un edificio.
>> GUARDA L'INTERVISTA A MAURO EUGENIO GIULIANI
Dalla tecnica alla virtualità: il nuovo salto della progettazione
La parte conclusiva dell'intervento amplia ulteriormente l'orizzonte. Giuliani ricostruisce simbolicamente il rapporto tra uomo, natura e tecnica attraverso una successione di fasi del percorso trascendentale dell'Umanità.
In origine l'uomo è ospite della natura e ne accetta le regole (“physis”). Successivamente sviluppa il logos, la capacità di osservare e interpretare i fenomeni. Dall'unione tra conoscenza e capacità di trasformazione nasce la techné, attraverso la quale l'umanità utilizza progressivamente le risorse disponibili per modificare il mondo a proprio vantaggio.
Negli ultimi cento anni, tuttavia, la velocità di questa trasformazione è cresciuta enormemente. Ed è proprio questa accelerazione a imporre una nuova fase, che Giuliani definisce era della virtualità (“eikoniké”) o era cibernetica, oggi ulteriormente accelerata dall'intelligenza artificiale.
Dati, simulazioni e intelligenza artificiale per prendere decisioni informate
La vera rivoluzione non consiste semplicemente nell'avere computer più potenti. Per Giuliani, il cambiamento fondamentale risiede nella possibilità di elaborare quantità di dati che fino a pochi decenni fa sarebbero state ingestibili e trasformarle in informazioni immediatamente comprensibili.
Rendering, diagrammi, mappe cromatiche, simulazioni strutturali e modelli numerici consentono di confrontare scenari differenti, analizzare stati tensionali, prevedere l'evoluzione delle strutture e valutare rapidamente le conseguenze delle decisioni progettuali. La tecnologia mette quindi a disposizione strumenti per prendere decisioni più informate, a condizione che i dati vengano raccolti e organizzati correttamente.
Il limite attuale, infatti, non sembra essere la capacità di calcolo, gli strumenti esistono da molto tempo ormai e la loro potenza accelera, ma la capacità di mettere i dati a sistema. Giuliani cita esperienze internazionali nelle quali migliaia di ricette di calcestruzzo vengono raccolte in database interrogabili e confrontabili, consentendo di valutarne caratteristiche e comportamento nel tempo. Lo stesso principio può essere esteso ai dati sociali, economici, ambientali e di traffico.
La cibernetica non sostituisce quindi automaticamente il progettista e non risolve da sola il problema. Può però consentire di affrontarlo non più soltanto attraverso l'intuizione, ma sulla base di informazioni quantitative organizzate.
La macchina automatizza le operazioni, ma gli obiettivi restano una scelta umana
Il primo effetto dell'era della virtualità ed oggi dell’ intelligenza artificiale sulla progettazione è già visibile nell'automazione delle attività ripetitive: produzione e organizzazione di documenti, gestione degli elaborati, lettura di progetti, disegni e computi, oltre al supporto nella programmazione.
Il passaggio successivo riguarda gli agenti digitali, capaci di aiutare i progettisti a raccogliere informazioni, analizzare i progetti realizzati in passato, individuare indicatori e sviluppare software dedicati alla simulazione.
Ma Giuliani pone un confine preciso: gli indicatori da utilizzare devono essere scelti dall'uomo. Stabilire cosa sia importante misurare, quale problema affrontare e quale obiettivo perseguire rimane una decisione progettuale e, in ultima analisi, creativa.
Il futuro dei tall buildings passa dalla qualità delle decisioni
L'intervento presentato a Tall Buildings 2026 porta quindi il discorso sugli edifici alti molto oltre la questione dell'altezza. Il tall building diventa un laboratorio nel quale convergono alcune delle principali sfide contemporanee: accessibilità urbana, sostenibilità economica degli investimenti, competitività della progettazione italiana, riduzione dell'embodied carbon, efficienza strutturale, gestione dei dati e intelligenza artificiale.
“Guardare in alto”, in questa prospettiva, significa soprattutto cambiare il modo con cui vengono formulate le domande. Non basta progettare edifici che consumino meno energia o utilizzare strumenti digitali sempre più potenti: occorre stabilire quali prestazioni siano davvero importanti, misurarle e trasformare i dati disponibili in decisioni consapevoli.
La tecnologia può ampliare enormemente le capacità del progettista, ma il punto di partenza rimane umano: decidere quali obiettivi perseguire e quale città costruire. È probabilmente questa la sfida più significativa che il mondo dei tall buildings, e più in generale l'intera filiera delle costruzioni, dovrà affrontare nei prossimi anni.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI MAURO EUGENIO GIULIANI
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti di IA (ChatGpT)
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