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Tenting nelle grandi lastre in gres: cause dei sollevamenti e falsi miti sulle membrane desolidarizzanti

Le grandi lastre in gres porcellanato non si sollevano a causa delle membrane desolidarizzanti, ma per tensioni termo-meccaniche che si accumulano nella pavimentazione. Fughe insufficienti, giunti assenti, adesivi non deformabili e forte irraggiamento solare sono tra i principali fattori che favoriscono il fenomeno del tenting.

Negli ultimi anni l'utilizzo delle grandi lastre in gres porcellanato ha rivoluzionato il settore delle pavimentazioni esterne. Formati sempre più importanti, superfici continue, fughe ridotte al minimo e un'estetica sempre più vicina alla pietra naturale hanno portato progettisti e committenti a privilegiare soluzioni caratterizzate da elevato impatto architettonico.

Parallelamente si è diffuso l'impiego delle membrane desolidarizzanti, utilizzate sia come sistemi di impermeabilizzazione sia come elementi di separazione tra supporto e rivestimento ceramico. Tra queste troviamo sistemi in membrane flessibili o membrane bugnate proposti da numerosi produttori.

Nonostante l'elevata affidabilità di tali tecnologie, sempre più frequentemente si osservano casi di fessurazione, sollevamento e distacco delle pavimentazioni realizzate sopra questi sistemi. Nella maggior parte dei casi il primo imputato diventa proprio il sistema desolidarizzante. L'esperienza di cantiere e l'analisi tecnica dei fenomeni mostrano tuttavia una realtà molto diversa.


Il ruolo dei sistemi desolidarizzanti nel meccanismo di dissesto della pavimentazione

Quando si verificano fenomeni di fessurazione, sollevamento o distacco di una pavimentazione ceramica, il primo elemento che spesso finisce sotto accusa è il sistema desolidarizzante posto sotto il rivestimento. Nella realtà dei fatti, tuttavia, è fondamentale comprendere quale sia il reale ruolo di questi sistemi e quali siano invece i limiti delle loro prestazioni.

Membrana desolidarizzante: a cosa serve

La funzione principale di una membrana desolidarizzante consiste nell'interrompere la continuità meccanica tra il supporto e la pavimentazione, limitando il trasferimento diretto delle tensioni derivanti da ritiri, assestamenti, movimenti strutturali e microfessurazioni del sottofondo. In altre parole, la membrana svolge una funzione di filtro meccanico, riducendo il rischio che le deformazioni del supporto vengano trasmesse direttamente al rivestimento ceramico.

Tipologie di membrane desolidarizzanti per pavimenti

Attualmente il mercato propone diverse tipologie di sistemi desolidarizzanti. Tra i più diffusi troviamo le membrane flessibili a basso spessore, generalmente realizzate in EVA o EVAC, e le membrane bugnate in HDPE. Sebbene differenti per geometria e principio costruttivo, entrambe le soluzioni perseguono il medesimo obiettivo: migliorare il comportamento del sistema di posa nei confronti delle deformazioni provenienti dal supporto.

Membrana desolidarizzante installata sotto il rivestimento ceramico: limita la trasmissione delle tensioni provenienti dal supporto, contribuendo a ridurre il rischio di fessurazioni e distacchi. (Mario Vincenzo Monardo)

Test di crack-bridging sulle membrane antifrattura

Molti di questi sistemi vengono sottoposti a prove specifiche di crack-bridging, finalizzate a verificare la capacità della membrana di mantenere la continuità del rivestimento in presenza di fessurazioni del sottofondo. Alcuni di questi sistemi dichiarano inoltre la conformità alla norma americana ANSI A118.12, riferimento internazionale per le membrane antifrattura utilizzate sotto rivestimenti ceramici e lapidei. La ANSI A118.12 rappresenta il principale riferimento internazionale per la qualificazione delle membrane antifrattura impiegate sotto rivestimenti ceramici e lapidei. La norma prevede specifiche prove di laboratorio finalizzate a verificare la capacità della membrana di limitare la propagazione delle fessurazioni presenti nel supporto verso il rivestimento soprastante.

Le prove consistono nella simulazione di aperture controllate di una fessura nel supporto, verificando la capacità del sistema di mantenere integro il rivestimento ceramico applicato. Le membrane conformi alla norma devono dimostrare di assorbire movimenti differenziali senza trasferire al rivestimento tensioni tali da provocarne la fessurazione. È importante sottolineare che tali prove riguardano la capacità della membrana di gestire tensioni provenienti dal supporto e non la compensazione delle deformazioni generate direttamente all'interno della pavimentazione a seguito delle variazioni termiche.

Come accennato precedentemente, diverse membrane desolidarizzanti e antifrattura presenti sul mercato dichiarano la conformità alla norma ANSI A118.12, ma raramente le schede tecniche riportano il valore effettivamente raggiunto durante le prove di Crack Bridging Ability (CBA), ovvero l'ampiezza massima della fessura che la membrana è in grado di assorbire mantenendo integro il rivestimento soprastante.

La semplice dichiarazione di conformità normativa non consente di conoscere l'entità reale della prestazione raggiunta. La disponibilità di dati quantitativi rappresenta, invece, un elemento di particolare interesse per progettisti, direttori dei lavori e consulenti tecnici chiamati a valutare il comportamento del sistema in presenza di movimenti del supporto.

Alcuni produttori riportano esplicitamente tali valori. Si tratta di una prestazione particolarmente significativa che consente di apprezzare concretamente l'entità dei movimenti che il sistema è in grado di assorbire senza trasferire al rivestimento tensioni tali da provocarne la fessurazione. Se una membrana è in grado di assorbire aperture fessurative dell'ordine di alcuni millimetri provenienti dal supporto, appare tecnicamente poco coerente attribuire automaticamente ad essa la responsabilità di fenomeni caratterizzati prevalentemente da tensioni compressive sviluppate all'interno della pavimentazione. In tali circostanze diventa invece necessario valutare attentamente l'intero sistema di posa e, in particolare, le modalità con cui vengono gestite le deformazioni termo-meccaniche delle grandi lastre durante l'esercizio.

Perché la membrana non è normalmente responsabile di distacchi e sollevamenti

Dal punto di vista meccanico, tuttavia, è importante comprendere che una membrana desolidarizzante non è progettata per assorbire integralmente tutte le deformazioni che possono interessare una pavimentazione. Essa agisce principalmente nei confronti delle tensioni provenienti dagli strati inferiori della stratigrafia. Diverso è il caso delle deformazioni che si generano direttamente all'interno del rivestimento ceramico, come avviene durante i cicli di riscaldamento e raffreddamento cui sono sottoposte le grandi lastre installate in ambienti esterni.

Proprio questo aspetto rappresenta uno dei principali equivoci che si riscontrano nei cantieri. Infatti, si tende spesso ad attribuire alle membrane problematiche che in realtà trovano origine nelle deformazioni termo-meccaniche della pavimentazione stessa.

Se infatti il dissesto fosse effettivamente riconducibile a una insufficiente capacità di desolidarizzazione, ci si aspetterebbe di osservare nel rivestimento la riproduzione delle fessure presenti nel massetto o nel supporto strutturale, con quadri fessurativi coerenti con le linee di discontinuità sottostanti. Nella pratica, invece, i fenomeni più frequentemente osservati sono di tutt'altra natura: sollevamenti localizzati, rigonfiamenti, rotture delle fughe e distacchi delle lastre riconducibili a stati tensionali compressivi sviluppatisi nel piano della pavimentazione.

La differenza tra i due meccanismi è sostanziale. Nel primo caso la deformazione si origina nel supporto e si propaga verso il rivestimento. Nel secondo caso, invece, la deformazione nasce direttamente all'interno della superficie pavimentata e si sviluppa lungo il proprio piano, generando spinte reciproche tra le lastre.

(Mario Vincenzo Monardo)

Fattori che influenzano il fenomeno di distacco e sollevamento

È proprio in questo secondo scenario che entrano in gioco una serie di fattori spesso sottovalutati: il grande formato delle lastre, la colorazione scura delle superfici, l'esposizione diretta all'irraggiamento solare, la ridotta larghezza delle fughe e l'impiego di sigillature particolarmente rigide. Quando tali condizioni si combinano tra loro, il livello di vincolo della pavimentazione aumenta progressivamente fino a generare tensioni che possono sfociare in fenomeni di sollevamento, fessurazione o perdita di adesione delle lastre.

In queste situazioni la membrana continua a svolgere correttamente la propria funzione di separazione dal supporto, ma non può sostituirsi agli elementi deputati ad assorbire le deformazioni che si sviluppano all'interno del rivestimento, quali fughe, giunti di dilatazione, giunti di frazionamento e giunti perimetrali.

La presenza di un sistema desolidarizzante rappresenta quindi una componente importante del pacchetto di posa, ma non può essere considerata, da sola, una garanzia assoluta contro l'insorgenza di dissesti. Il corretto comportamento di una pavimentazione esterna dipende sempre dall'equilibrio dell'intero sistema e dalla capacità del progetto di gestire le deformazioni termo-meccaniche prevedibili durante l'esercizio.

Fenomeno di sollevamento e distacco in una pavimentazione esterna in gres porcellanato, riconducibile all'accumulo di tensioni compressive generate dalle dilatazioni termo-meccaniche e dalla limitata capacità di compensazione del sistema di posa. (Mario Vincenzo Monardo)

Il ruolo dell'irraggiamento solare e il comportamento termico delle grandi lastre

Molte delle pavimentazioni che manifestano fenomeni di fessurazione, sollevamento o distacco presentano caratteristiche ricorrenti. Si tratta frequentemente di rivestimenti realizzati con lastre in gres porcellanato di grande formato, con dimensioni che possono variare da 60×120 cm fino a 120×120 cm e oltre, installate in ambienti esterni particolarmente esposti all'azione dell'irraggiamento solare.

Criticità dovute alle grandi lastre in gres di colore scuro

Sebbene il fenomeno interessi anche superfici di colore chiaro, l'esperienza di cantiere dimostra come le problematiche più significative si manifestino spesso in presenza di lastre caratterizzate da tonalità scure, quali grigio antracite, grafite o nero. Tali superfici possiedono infatti una maggiore capacità di assorbire l'energia solare trasformandosi, durante le ore più calde della giornata, in veri e propri accumulatori di calore.

Come noto, ogni materiale è soggetto a variazioni dimensionali in funzione della temperatura. Anche il gres porcellanato, disciplinato dalla norma UNI EN 14411 , è interessato da fenomeni di dilatazione e contrazione termica. Sebbene tali deformazioni siano generalmente contenute in termini unitari, esse assumono particolare rilevanza quando interessano superfici estese realizzate con lastre di grande formato.

Dilatazione termica del gres porcellanato: un fenomeno spesso sottovalutato

Le misurazioni effettuate direttamente in opera consentono di comprendere l'entità reale del fenomeno. La figura 2 mostra la stessa lastra in gres porcellanato rilevata nello stesso momento mediante termometro a infrarossi. Nella porzione ombreggiata è stata registrata una temperatura di circa 53°C, mentre nella zona esposta all'irraggiamento diretto la temperatura supera i 63°C. Si tratta di una differenza di almeno 10°C sviluppata sulla medesima superficie e nelle stesse condizioni ambientali.

Misurazione con termometro a infrarossi della stessa lastra in gres porcellanato: nella zona ombreggiata è stata rilevata una temperatura di circa 53°C, mentre nella porzione esposta all'irraggiamento solare diretto la temperatura supera i 63°C, evidenziando differenze termiche significative sulla medesima superficie. (Mario Vincenzo Monardo)

Ancora più significativa della temperatura assoluta raggiunta dalla lastra è la frequenza con cui tali variazioni si ripetono nel tempo. Ogni giornata di esposizione comporta continui cicli di riscaldamento e raffreddamento legati all'alternanza tra sole e ombra, alle condizioni meteorologiche e alle variazioni stagionali. Nel corso della vita utile della pavimentazione tali cicli possono ripetersi migliaia di volte, generando una continua successione di dilatazioni e contrazioni.

Per comprendere l'ordine di grandezza del fenomeno è utile ricordare che una lastra lunga 120 cm, sottoposta a variazioni termiche dell'ordine di 40-50 °C, è soggetta a deformazioni lineari apparentemente modeste ma tutt'altro che trascurabili. Quando tali movimenti vengono moltiplicati per decine o centinaia di lastre accostate tra loro, la sommatoria delle deformazioni può generare spinte considerevoli lungo i bordi di contatto.

In queste condizioni la pavimentazione tende a comportarsi come un sistema continuo che cerca costantemente di espandersi. Se le deformazioni trovano adeguati spazi di compensazione attraverso fughe, giunti di movimento e dettagli costruttivi correttamente progettati, il sistema riesce generalmente ad assorbire le tensioni senza conseguenze significative. Diversamente, quando tali spazi risultano insufficienti o fortemente limitati, l'energia accumulata non può essere dissipata e si trasforma progressivamente in tensioni compressive all'interno del rivestimento. È in questo momento che iniziano a manifestarsi i primi segnali di sofferenza del sistema: rottura delle fughe, imbarcamento delle lastre, perdita di adesione e, nei casi più gravi, fenomeni di sollevamento riconducibili al cosiddetto “tenting”.

Manifestazione del fenomeno del tenting in una pavimentazione in gres porcellanato posata in esterno, caratterizzata dal sollevamento localizzato delle lastre e dalla rottura delle fughe. (Mario Vincenzo Monardo)

Il ruolo degli adesivi nell'assorbire le deformazioni

Tra gli elementi che contribuiscono alla capacità deformativa complessiva del sistema assume un ruolo importante anche la scelta dell'adesivo. Le moderne pavimentazioni realizzate con grandi lastre in gres porcellanato e sottoposte a significative escursioni termiche richiedono infatti adesivi in grado di assorbire parte delle deformazioni generate durante l'esercizio. La norma UNI EN 12004 e la ISO 13007 classificano gli adesivi deformabili nelle categorie S1 ed S2 in funzione della loro capacità di deformarsi senza compromettere l'adesione al supporto.

In particolare, nelle applicazioni esterne caratterizzate da grandi formati, superfici scure, forte irraggiamento solare e presenza di membrane desolidarizzanti, l'impiego di adesivi deformabili rappresenta una scelta progettuale particolarmente opportuna.

L'adesivo non deve infatti essere considerato esclusivamente come un elemento di incollaggio, ma come una componente attiva del sistema capace di contribuire all'assorbimento delle tensioni che si sviluppano tra il supporto e il rivestimento. Quanto maggiore è la capacità deformativa dell'adesivo, tanto migliore sarà la capacità complessiva della stratigrafia di gestire i movimenti differenziali generati dalle variazioni termo-meccaniche. In molti casi, l'impiego di adesivi deformabili S1 o S2 dovrebbe essere considerato non come una semplice opzione prestazionale, ma come una vera e propria misura di mitigazione delle tensioni nei sistemi realizzati con grandi lastre installate all'esterno.

Le dilatazioni termiche sono una condizione ordinaria di esercizio

La letteratura tecnica internazionale identifica nel comportamento termo-meccanico delle grandi superfici ceramiche uno dei principali fattori predisponenti all'insorgenza di fenomeni di instabilità. Le tensioni generate dalle dilatazioni termiche non rappresentano un evento eccezionale, bensì una condizione ordinaria di esercizio che deve essere necessariamente considerata in fase progettuale.

La fisica, infatti, non concede deroghe alle esigenze estetiche. Una pavimentazione progettata per apparire come una superficie continua deve comunque essere in grado di gestire le inevitabili deformazioni generate dall'ambiente in cui è inserita. Ignorare questo principio significa trasferire al sistema tensioni che, prima o poi, troveranno una modalità di rilascio.

La fuga: da dettaglio estetico a dispositivo tecnico di compensazione

Tra gli aspetti più frequentemente sottovalutati nella progettazione delle moderne pavimentazioni in grande formato vi è senza dubbio il ruolo della fuga. L'evoluzione estetica degli ultimi anni ha portato progettisti e committenti a ricercare superfici sempre più continue e uniformi, nelle quali la presenza delle fughe venga ridotta al minimo fino a diventare quasi impercettibile. Questa tendenza, se da un lato consente di ottenere risultati architettonici particolarmente apprezzati, dall'altro rischia di entrare in conflitto con alcune esigenze fondamentali legate al comportamento fisico della pavimentazione.

La norma UNI 11493-1 attribuisce infatti alle fughe una funzione ben più importante di quella puramente estetica. La fuga rappresenta a tutti gli effetti uno spazio tecnico di compensazione, destinato a contribuire all'assorbimento delle deformazioni derivanti dalle variazioni termiche, igrometriche e meccaniche che interessano il rivestimento durante il suo esercizio.

Nelle pavimentazioni esterne questo aspetto assume un'importanza ancora maggiore. Le grandi lastre in gres porcellanato, soprattutto se esposte all'irraggiamento solare diretto, sono soggette a continui cicli di espansione e contrazione che generano inevitabili variazioni dimensionali. Affinché tali movimenti possano essere assorbiti senza compromettere l'integrità del sistema, è necessario che la pavimentazione disponga di adeguati spazi di deformazione.

Per comprendere l'entità del fenomeno è sufficiente considerare una lastra lunga 120 cm sottoposta ad una variazione termica di circa 40-50 °C. Anche una deformazione lineare apparentemente modesta, moltiplicata per decine o centinaia di lastre accostate tra loro, può generare spinte complessive di notevole entità. È proprio questa sommatoria delle deformazioni che rende indispensabile la presenza di fughe e giunti adeguatamente dimensionati.

La UNI 11493-1 prescrive una larghezza minima della fuga di 2 mm, ma nelle applicazioni esterne tale valore non deve essere interpretato come un'indicazione progettuale universale. La dimensione della fuga deve essere valutata in funzione del formato delle lastre, dell'esposizione ambientale e delle deformazioni prevedibili durante l'esercizio.

Pertanto, qualora la larghezza delle fughe venga limitata al valore minimo indicato dalla norma, una quota sempre maggiore delle tensioni generate dalle dilatazioni termiche non viene dissipata attraverso le fughe ma tende ad accumularsi progressivamente all'interno del rivestimento. In queste condizioni la pavimentazione tende a comportarsi come una superficie sempre più rigida e continua, nella quale le spinte generate dall'espansione delle lastre vengono trasferite direttamente agli elementi adiacenti.

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Nel articolo completo in formato PDF si approfondiscono alcuni degli aspetti più critici nella progettazione delle grandi lastre in esterno: il ruolo dei fuganti epossidici, il falso mito del massetto senza giunti e il fenomeno del tenting. Attraverso riferimenti alla UNI 11493-1 e all'esperienza di cantiere, si analizza come fughe, giunti, adesivi e dettagli costruttivi influenzino la capacità della pavimentazione di assorbire le deformazioni termo-meccaniche, prevenendo distacchi, rigonfiamenti e sollevamenti delle lastre.

Norme e linee guida tecniche per la progettazione delle pavimentazioni ceramiche esterne con grandi lastre
UNI 11493-1:2025 - Piastrellature ceramiche - Parte 1: Istruzioni per la progettazione, l'installazione e la manutenzione.
ANSI A118.12 - American National Standard Specifications for Crack Isolation Membranes for Thin-Set Ceramic Tile and Dimension Stone Installations.
ANSI A108.5 - Installation of Ceramic Tile with Dry-Set Portland Cement Mortar or Latex-Portland Cement Mortar.
UNI EN 14411:2016 - Piastrelle di ceramica - Definizioni, classificazione, caratteristiche, valutazione e verifica della costanza della prestazione e marcatura.
UNI EN 12004-1:2017 - Adesivi per piastrelle di ceramica - Parte 1: Requisiti, valutazione e verifica della costanza della prestazione, classificazione e marcatura.
ISO 13007-1:2014 - Ceramic tiles — Grouts and adhesives — Part 1: Terms, definitions and specifications for adhesives.
TCNA - Handbook for Ceramic, Glass and Stone Tile Installation.
TCNA EJ171 - Movement Joint Guidelines for Ceramic, Glass and Stone Installations.
Documentazione tecnica e schede prestazionali di diverse membrane desolidarizzanti.
Manuali tecnici e linee guida per la progettazione dei giunti di movimento nelle pavimentazioni ceramiche.


FAQ Tecniche - Distacchi, sollevamenti e tenting delle grandi lastre in gres posate in esterno

Che cos'è il fenomeno del tenting?

È il sollevamento delle lastre causato dall'accumulo di tensioni compressive dovute alle dilatazioni termo-meccaniche non adeguatamente compensate.

Perché le grandi lastre posate in esterno sono più soggette a sollevamenti e distacchi?

I grandi formati amplificano gli effetti delle dilatazioni termiche, soprattutto in presenza di forte irraggiamento solare.

Qual è la funzione di fughe e giunti nel sistema pavimento?

Consentono di assorbire le deformazioni della pavimentazione e ridurre l'accumulo di tensioni che possono provocare dissesti.

Quando è opportuno utilizzare adesivi deformabili S1 o S2?

Nelle pavimentazioni esterne con grandi lastre, dove aiutano ad assorbire parte delle deformazioni generate dalle escursioni termiche.

La membrana desolidarizzante sostituisce i giunti di dilatazione?

No. Giunti, fughe e membrane svolgono funzioni differenti e devono essere progettati come parti integrate dello stesso sistema.

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