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Tenuta all’acqua del foro finestra: come caratterizzare serramento e sistema di posa per evitare infiltrazioni

La tenuta all’acqua rappresenta una delle proprietà più importanti che caratterizzano il foro finestra. Questo tema si declina sia in termini di prodotto, sia di installazione. In relazione al solo serramento è oggetto di Marcatura CE e di Dichiarazione di Prestazione, mentre in relazione alla posa può essere verificato in opera tramite specifiche procedure.

La tenuta all’acqua dei serramenti dipende da prestazioni certificate e corretta posa. Le norme UNI EN 1027 e 12208 definiscono prove e classi, mentre la UNI 11673 garantisce coerenza del sistema di installazione. Solo un approccio integrato tra prodotto e posa evita infiltrazioni, assicurando durabilità, comfort interno e prestazioni dell’involucro edilizio.


Il foro finestra e la tenuta all’acqua

Il sistema foro finestra rappresenta uno degli elementi più delicati dell’involucro edilizio. Ciò deriva dalle discontinuità geometriche, materiche e prestazionali che caratterizzano il passaggio dall’involucro opaco a quello trasparente.

Una progettazione e una realizzazione in linea con i tempi richiedono quindi di dedicare particolare attenzione a questo elemento, al fine di garantire un livello di uniformità di facciata tale da assicurare agli utilizzatori il dovuto confort.

Questo ragionamento si può applicare in relazione a numerosi aspetti di grande rilevanza, alcuni dei quali ( termica , acustica e resistenza al vento ) sono stati trattati in precedenza sempre per Ingenio.

Nel presente contenuto ci si concentra su un altro degli aspetti più importanti: la tenuta all’acqua.

La tenuta all’acqua offerta da un prodotto ne rappresenta la capacità di resistere alla sollecitazione esercitata da tale agente atmosferico. Nel caso specifico di un serramento, ci si riferisce alla capacità di resistere alla penetrazione dell’acqua fino ad una certa pressione differenziale, sotto condizioni di prova specificate, senza che si verifichino infiltrazioni oltre i limiti ammessi.

Nel prosieguo vengono caratterizzati gli aspetti preponderanti india questa tematica. Si parte con il definire il quadro legislativo e normativo, per poi valutare come la tenuta all’acqua sia affrontata in ambito di CPR e di normativa armonizzata, quindi si passa a caratterizzare le modalità di test e di classificazione di tale proprietà, fino a concludere con la verifica del contributo offerto dal sistema di posa in opera al comportamento complessivo del foro finestra in relazione alla tenuta all’acqua.  

Quadro legislativo Europeo e normativo

Il tema della tenuta all’acqua offerta dal foro finestra è caratterizzato sia a livello legislativo, sia a livello normativo. Nella prima categoria spicca il Regolamento Europeo dedicato ai Prodotti da Costruzione, o CPR, ma rientrano anche le norme tecniche armonizzate ai sensi del Regolamento stesso (quindi aventi valore di legge), mentre della seconda fanno parte le normative tecniche volontarie.

Quadro legislativo Europeo

Il Regolamento Europeo dedicato ai Prodotti da Costruzione rappresenta il testo più importante nell’ambito della disciplina edilizia continentale, fissando le condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione, stabilendone i requisiti base e disciplinando, di conseguenza, il tema della Marcatura CE.

Tale documento consta in un testo traversale per il settore dell’edilizia che deve però essere applicato in combinazione con le norme armonizzate relative agli specifici prodotti e procedure.

La versione attualmente in vigore del CPR è la 3110/2024, che ha recentemente preso il posto del Regolamento UE 305/2011, ma questo aspetto verrà sviscerato successivamente.

Di seguito vengono riportati i riferimenti alle più importanti normative tecniche armonizzate legate al tema oggetto di analisi:

  • EN 14351-1 “Finestre e porte - Norma di prodotto, caratteristiche prestazionali - Parte 1: Finestre e porte esterne pedonali” . La norma identifica le caratteristiche prestazionali indipendenti dei materiali, fatte salve le caratteristiche di resistenza e controllo del fumo, applicabili a finestre (comprese finestre da tetto, finestre da tetto con caratteristiche di resistenza al fuoco dall'esterno e porte finestre), porte esterne pedonali (e loro assemblaggi, comprese porte di vetro senza telaio, porte su vie di fuga) e serramenti doppi o accoppiati.
  • EN 1027 “Finestre e porte - Tenuta all'acqua - Metodo di prova” . La norma definisce il metodo di prova che deve essere utilizzato per determinare la tenuta all'acqua di porte e finestre, realizzate in qualsiasi materiale e completamente assemblate, quando sottoposte a prova sotto pressione positiva o negativa. Il presente metodo di prova considera le condizioni di utilizzo, quando la finestra o la porta è installata in conformità alle specifiche del fabbricante e ai requisiti delle norme europee pertinenti e dei codici di pratica.
  • EN 12208 “Finestre e porte - Tenuta all'acqua - Classificazione” . La norma definisce la classificazione dei risultati di prova di finestre e porte, di qualsiasi materiale, sottoposte alla prova di tenuta all'acqua.

Quadro normativo

La normazione tecnica è, per sua natura, sempre volontaria, eccetto in casistiche specifiche quale l’armonizzazione a livello europeo o il richiamo diretto nella legislazione statale. Ciò nulla toglie al fatto che sia caratterizzata da importanza decisiva, in quanto rappresenta la migliore regola dell’arte e il riferimento che viene utilizzato in sede di contenzioso.

Di seguito vengono riportati i riferimenti alle normative tecniche nazionali più significative nell’ambito della tenuta all’acqua dei serramenti esterni:

  • UNI 11773 “Serramenti esterni e facciate continue - Criteri di scelta delle caratteristiche prestazionali di permeabilità all’aria, tenuta all’acqua e resistenza al carico del vento”. La norma fornisce i criteri per la scelta, in fase progettuale, di serramenti esterni (finestre, portefinestre, finestre su tetto, porte esterne pedonali) e facciate continue in relazione alle caratteristiche prestazionali di permeabilità all'aria, tenuta all'acqua e resistenza al carico del vento in funzione del contesto ambientale e della morfologia dell’edificio. La norma si riferisce alle tipologie di serramenti esterni, manuali e motorizzati (escluse le porte esterne pedonali motorizzate), e di facciate continue oggetto di applicazione delle rispettive norme di prodotto UNI EN 14351-1 UNI EN 16361 e UNI EN 13830.
  • UNI 11673-1 “Posa in opera di serramenti – Parte 1: Requisiti e criteri di verifica della progettazione” . La norma definisce le metodologie di verifica dei requisiti di base dei progetti di posa in opera dei serramenti e fornisce indicazioni di carattere progettuale al fine garantire la coerenza tra le prestazioni dei serramenti e quelle dei giunti di installazione. La norma si applica alle soluzioni di posa in opera di serramenti esterni considerati in UNI EN 14351-1, con specifica esclusione delle finestre da tetto, di porte interne pedonali considerate in prEN 14351-2:2014 e di porte industriali, commerciali e da garage considerate UNI EN 13241-1, limitatamente alle prestazioni dei giunti di installazione correlate alle prestazioni del prodotto dichiarate dal fabbricante.
  • UNI 11673-4“Posa in opera dei serramenti – Parte 4: Requisiti e criteri di verifica dell’esecuzione” . La presente norma definisce le metodologie di verifica in opera delle prestazioni dei giunti di installazione, così come definite nella norma UNI 11673-1, e la loro coerenza alle prestazioni dei serramenti anche ai fini della verifica finale in opera (collaudo) e della qualificazione dell’esecuzione della posa in opera dei serramenti.

Tenuta all’acqua dei serramenti: dal CPR alla normativa armonizzata

Per illustrare compiutamente il tema della tenuta all’acqua dei serramenti è necessario calarlo nella disciplina normativa europea, che in estrema sintesi si può riassumere in due elementi: da una parte il Regolamento Europeo dedicato ai Prodotti da Costruzione (CPR), ossia il testo trasversale che disciplina tutto il comparto dell’edilizia europea, e dall’altra la specifica norma armonizzata dedicata al settore dei serramenti esterni, che si innesta verticalmente sul CPR e definisce la specifica caratterizzazione di tale tipologia di prodotti e delle relative prestazioni.

Si procede, quindi, a descrivere come la tenuta all’acqua dei serramenti sia inquadrata in relazione a tali temi.

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La condensa sugli infissi, o negli intorni di essi, costituisce una condizione particolarmente temuta da parte degli utilizzatori. Tale fenomeno ha origini fisiche, può essere dovuto a diverse motivazioni e può essere efficacemente prevenuto o contrastato agendo in relazione a progettazione, posa in opera e ventilazione.

Tenuta all’acqua dei serramenti e CPR: caratteristiche essenziali, DoP/DoPC e NPD

Per quanto riguarda il CPR è necessario partire da una premessa: attualmente tale strumento è oggetto di una transizione decisiva ed epocale. Infatti, il CPR che abbiamo maneggiato negli ultimi 3 lustri, Regolamento Europeo 305/2011, è in via di dismissione in favore della nuova versione introdotta dal Regolamento Europeo 3110/2024. Quest’ultimo è approdato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 18/12/2024, i relativi contenuti sono entrati in vigore il 07/01/2025 e sono diventati applicabili a partire dall’08/01/2026, a seguito di un transitorio di un anno.

Poiché la caratterizzazione di prodotti da costruzione quali i serramenti esterni è frutto della combinazione tra le indicazioni contenute nel CPR e nella specifica normativa armonizzata, attualmente ci si trova in una situazione “mista”: da una parte sono entrati in vigore i contenuti del CPR 3110/2024, dall’altra le norme armonizzate sviluppate in conformità al precedente CPR rimangono in vigore fino all’aggiornamento. Il quadro generale è, quindi, significativamente mutato, ma fino a che non verrà aggiornata la normativa armonizzata specifica di prodotto, gli effetti di tale novità non si percepiranno in concreto.

Stabilito ciò andiamo a focalizzarci su tre aspetti che caratterizzano il rapporto tra la tenuta all’acqua dei serramenti e il CPR: la caratteristica essenziale di prodotto, la DoP/DoPC e la dicitura “NPD”.

Il concetto di caratteristica essenziale di prodotto era stato introdotto dal Regolamento 305/2011 ed è stato sostanzialmente mantenuto immutato nel Regolamento 3110/2024, che all’Articolo 3 definisce come «caratteristiche essenziali» quelle caratteristiche del prodotto che si riferiscono ai requisiti di base delle opere di costruzione di cui all’allegato I, e quelle che sono elencate come caratteristiche ambientali essenziali predeterminate di cui all’allegato II.

Sono poi le specifiche normative armonizzate a definire le caratteristiche essenziali delle diverse famiglie di prodotti, ma questo aspetto sarà esaminato nel paragrafo successivo.

Il tema della DoP/DoPC richiede un grado di approfondimento maggiore, costituendo uno dei capisaldi del CPR, nonché un aspetto fortemente influenzato dal passaggio dal Regolamento 305/2011 al 3110/2024.

La Dichiarazione di Prestazione DoP, in estrema sintesi, consta in un documento tecnico-giuridico di responsabilità del fabbricante che definisce identità e uso, normativa armonizzata di riferimento e procedure di determinazione delle prestazioni in relazione al prodotto in oggetto. Tale strumento è stato introdotto dal CPR 305/2011 ed è in relazione a esso che è stata sviluppata la normativa armonizzata dedicata ai serramenti esterni attualmente in vigore e non ancora revisionata alla luce del CPR 3110/2024.

La DoP, che aveva a sua volta sostituito la DoC prevista dalla Direttiva Prodotti da Costruzione (CPD 89/106/CEE) che aveva preceduto il CPR 305/2011, è stata superata a sua volta in sede di CPR 3110/2024 dall’introduzione della Dichiarazione di Prestazione e di Conformità DoPC. Quest’ultima riprende l’impostazione della DoP, ma ne allarga il perimetro ricomprendendo al suo interno anche la conformità del prodotto ai requisiti ambientali, di sicurezza e funzionali.

Terzo e ultimo aspetto, è quello dedicato alla sigla NPD, che abbrevia la dicitura Prestazione Non Dichiarata.

Nel caso in cui lo stato nazionale non stabilisse requisiti di regolamentazione su di una certa caratteristica o quest’ultima non fosse pertinente con l’uso previsto, il Regolamento 305/2011 dava la possibilità di utilizzare in DoP la dicitura NPD in relazione a una caratteristica essenziale per la quale si ritenesse di non dichiarare la prestazione. Tutto ciò a meno che la caratteristica non fosse soggetta a un livello soglia.

Il Regolamento 3110/2024, invece, non prevede più tale possibilità, modificando radicalmente sotto questo aspetto la compilazione della DoPC rispetto all’impostazione della previgente DoP in regime di CPR 305/2011. Questa revisione comporta il seguente effetto: in caso di caratteristica non applicabile al prodotto, la dicitura NPD dovrà essere sostituita da una dichiarazione esplicita che non vi è requisito normativo nazionale applicabile o dalla dichiarazione completa delle caratteristiche pertinenti.

In relazione a questo tema usiamo il tempo verbale al futuro in quanto, pur essendo il CPR 3110/2024 pienamente in vigore, la norma tecnica armonizzata dedicata ai serramenti esterni non è ancora allineata a tale versione del CPR e, quindi, rimane attualmente ancorata all’impostazione del CPR 305/2011 e, perciò, a un’impostazione che prevede la DoP in luogo della DoPC e la possibilità di far riferimento agli NPD. Tale particolare condizione si concluderà nel momento in cui la norma armonizzata di prodotto dedicata ai serramenti esterni sarà aggiornata e allineata in relazione al Regolamento 3110/2024.

Tenuta all’acqua dei serramenti e normativa armonizzata: la EN 14351-1

Le norme tecniche armonizzate, che in quanto tali fanno a tuti gli effetti parte del diritto dell’Unione e, quindi, hanno valore di legge, sono caratterizzate dall’Annex o Appendice ZA. Essa rappresenta il collegamento principale tra il CPR e la normativa armonizzata e costituisce il cuore della procedura di Marcatura CE.

È proprio l’Appendice ZA a stabilire quali siano le caratteristiche essenziali di una tipologia di prodotto e a indicare in relazione a ciascuna di esse quale sia la procedura di determinazione e il responsabile.

In relazione al comparto dei serramenti esterni, e alla valutazione della relativa tenuta all’acqua, la normativa armonizzata è la EN 14351-1.

Essa stabilisce due fondamentali aspetti:

  • la tenuta all’acqua è una caratteristica essenziale per i serramenti esterni;
  • il test e la classificazione della tenuta all’acqua da parte dei serramenti esterni devono avvenire, rispettivamente, in relazione alle norme EN 1027 e 12208.

D’altra parte, essendo strutturata sulla base dell’impostazione del CPR 305/2011, la EN 14351-1 da un lato impone che la tenuta all’acqua deve sempre comparire in DoP, ma, dall’altro, consente la possibilità di indicare in relazione a essa la sigla NPD in quanto nella legislazione italiana non sono presenti requisiti di regolamentazione in materia di tenuta all’acqua offerta dai serramenti esterni.

Tenuta all’acqua: test e classificazione del comportamento del serramento

Sviluppato approfonditamente il tema del rapporto tra la tenuta all’acqua di un serramento e i testi del CPR e della norma di prodotto armonizzata, di seguito, si passa ad analizzare le procedure di test e di classificazione di tale caratteristica, basate sulle succitate norme EN 1027 e 12208.

Prove di tenuta: la EN 1027

Le prove atte a determinare la tenuta all’acqua di un infisso sono indicate come obbligatorie da parte della norma armonizzata EN 14351-1 e debbono essere svolte secondo quanto prescritto dalla norma armonizzata EN 1027.

Essa introduce, fin dal capitolo dedicato a scopo e campo di applicazione, tre considerazioni di partenza legate al metodo di prova:

  • - vale a prescindere dal materiale di cui il serramento è costituito;
  • - è valido in relazione a prodotti installati nel rispetto delle specifiche del fabbricante;
  • - non è applicabile ai giunti tra il telaio fisso del serramento e la muratura.

La prova consiste nell’irrorare la superficie esterna del provino con una quantità specifica di acqua, simulando l’azione della pioggia. Ciò può avvenire in relazione a due diversi metodi:

  • - Metodo A: l’acqua viene irrorata uniformemente su tutta la superficie del provino. È adatto per testare la tenuta all’acqua di prodotti pienamente esposti, quali serramenti posti in facciata e privi di “riparo”;
  • - Metodo B: l’acqua viene irrorata in modo mirato e concentrato su alcuni punti specifici della superficie del provino. È adatto per testare la tenuta all’acqua di prodotti parzialmente esposti, quali serramenti posti in corrispondenza di logge e balconi.

La procedura si sviluppa tramite l’applicazione di incrementi di pressioni a intervalli regolari durante i quali si registra la quantità dell’eventuale penetrazione d’acqua.

L'irrorazione si applica prima con la pressione di prova di 0 Pa per 15 minuti quindi aumentando la pressione di prova ogni 5 minuti. La durata totale dipende dalla tenuta all'acqua del provino. La durata di ciascuno degli incrementi di pressione deve essere entro una tolleranza di minuti. La pressione di prova deve essere applicata in incrementi di 50 Pa fino a 300 Pa e da 300 Pa in incrementi di 150 Pa.

Figura A.7, Appendice A, norma EN 1027.
Figura 1 – Figura A.7, Appendice A, norma EN 1027. (Dario Poletti)

I risultati della prova consistono nell’annotazione della pressione in corrispondenza della quale l’acqua è penetrata nel provino, del tempo in relazione al quale tale pressione è stata mantenuta prima che l’acqua penetrasse e del limite di impermeabilità, ossia del livello di pressione massima Pmax fino alla quale il provino resta impermeabile nelle condizioni di prova per il tempo specificato.

Classificazione: la EN 12208

La classificazione dei risultati ottenuti tramite le prove di tenuta svolte nel rispetto delle indicazioni della EN 1027 deve essere effettuata in base a quanto prescritto dalla norma armonizzata EN 12208.

Nello specifico la norma fornisce una classificazione determinata in base al metodo di prova utilizzato (A o B) e al valore del limite di impermeabilità Pmax misurato.

Figura 2 - Prospetto 1, norma EN 12208.
Figura 2 - Prospetto 1, norma EN 12208. (Dario Poletti)

La tabella mostra come la classificazione sia distinta in base al fatto che sia stato utilizzato il Metodo A o il Metodo B e che alle 9 classi base previste dal primo metodo se ne aggiungono ulteriori. Esse sono caratterizzate tramite la lettera E seguita da un pedice che indica il valore di pressione massima di prova utilizzata in sede di test e vengono attribuite a prodotti caratterizzati da prestazioni superiori alla classe massima tabulata.

Tale classificazione prevede, quindi, l’utilizzo di una pressione superiore a quella prevista in classe 9A, ed è proprio tale valore, espresso in Pascal, a essere riportato a seguito della lettera E.

In relazione a quest’ultimo aspetto, può essere utile un esempio: se nell’ambito di un test di tenuta all’acqua di un serramento effettuato tramite Metodo A si è arrivati a un limite di impermeabilità misurato pari a 900 Pa, allora la classificazione sarà E900.

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FAQ Tecniche: Tenuta all’acqua serramenti e posa a norma UNI

  • Cos’è la tenuta all’acqua di un serramento?
    È la capacità del serramento di impedire la penetrazione dell’acqua sotto pressione differenziale. Viene misurata in laboratorio secondo condizioni standardizzate e rappresenta una caratteristica essenziale ai fini della marcatura CE.
  • Quali norme regolano la tenuta all’acqua?
    Le principali sono UNI EN 14351-1 (prodotto), EN 1027 (prova), EN 12208 (classificazione) e UNI 11673 (posa). Il quadro è integrato dal CPR europeo.
  • Quali sono i vantaggi di una corretta tenuta all’acqua?
    Previene infiltrazioni, degrado dei materiali, muffe e perdita di isolamento. Garantisce durabilità del sistema finestra e comfort termoigrometrico interno.
  • Come si progetta la posa per garantire la tenuta?
    Attraverso la continuità del piano di tenuta, la corretta sigillatura dei giunti e l’uso di materiali compatibili e certificati (nastri, sigillanti, sistemi multifunzione).
  • La prestazione è durabile nel tempo?
    Sì, se materiali e posa sono corretti. Tuttavia, degrado dei sigillanti o errori esecutivi possono compromettere rapidamente la tenuta.
  • Quali errori vanno evitati?
    Interruzioni della sigillatura, assenza del quarto lato, uso di materiali non compatibili, mancata verifica in opera. Anche una classe prestazionale errata rispetto al vento è critica.

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