Terrazzo a pozzetto e infiltrazioni: l’indagine che ricostruisce l’errore di impermeabilizzazione e i danni all’edificio
Il terrazzo a pozzetto è una soluzione diffusa nei recuperi di sottotetti, ma una progettazione e una posa errata dell’impermeabilizzazione possono innescare infiltrazioni gravi verso i piani sottostanti. L’articolo presenta un caso reale, analizzato con termografia, rilievi igrometrici e prove in situ, per chiarire dove si è sbagliato e quali accorgimenti adottare in fase di progetto ed esecuzione.
La realizzazione di terrazzi a pozzetto in contesti di sopraelevazione e recupero dei sottotetti richiede particolare attenzione alla progettazione del nodo muro–solaio e all’impermeabilizzazione, pena l’innesco di fenomeni infiltrativi difficili da gestire. Il contributo che segue analizza un caso reale in un edificio in muratura portante, documentando passo dopo passo le indagini diagnostiche eseguite e collegando le patologie osservate alle scelte costruttive adottate.
Indice dei contenuti principali
- Inquadramento del caso: descrizione del fabbricato in muratura, recupero del sottotetto ai sensi della L.R. 24/2001 Liguria e realizzazione del terrazzo a pozzetto.
- Quadro fessurativo e dei degradi: infiltrazioni estese nell’appartamento sottostante (intonaci, finiture, muffe, efflorescenze in facciata) e localizzazione delle aree critiche.
- Piano di indagine: termografia IR, rilievi igrometrici a contatto, metodo della fluoresceina sodica, prove ponderali al carburo di calcio su campioni di intonaco e muratura.
- Esiti della termografia: individuazione delle zone a temperatura apparente ridotta, correlate alla presenza di acqua e alla risalita capillare lungo la parete confinante con il terrazzo.
- Saggio semidistruttivo e stratigrafia: scoperta dell’impermeabilizzazione applicata su lastra di gessofibra con risvolto di soli 2–3 cm oltre lo zoccolino, invece che sulla muratura in gasbeton, in contrasto con la UNI EN 14891.
- Valutazione igrometrica e metodo al carburo di calcio: quantificazione del contenuto d’acqua e conferma della presenza di umidità persistente nella struttura.
- Conclusioni e raccomandazioni: correlazione fra errori di posa dell’impermeabilizzazione, percorso dell’acqua e danni osservati; indicazioni operative su corretta progettazione dei risvolti, scelta dei supporti e gestione dell’asciugatura naturale e forzata.
In questo articolo illustro il caso di una realizzazione di un terrazzo a pozzetto che ha comportato forti fenomeni di degrado all’appartamento sottostante. Dapprima è stato svolto un sopralluogo che ha delineato le modalità di indagine delle cause e dello stato di salute dei componenti strutturali e non strutturali. Le indagini svolte corrispondono alla termografia, al rilievo igrometrico delle superfici murarie, il metodo tracciante della fluorescina sodica.
Il caso studio: recupero del sottotetto e terrazzo a pozzetto
Il caso presentato è riferito ad un fabbricato in muratura portante isolato, avente pianta regolare a “L” e disposto originariamente su n° 3 piani più sottotetto, quest’ultimo trasformato in una nuova unità abitativa ai sensi della legge regionale di recupero dei sottotetti, ovvero la L.R. 24/2001 e ss.mm. “Recupero ai fini abitativi dei sottotetti esistenti, coordinata con la legge regionale n.15 del 28 giugno 2017 e le altre precedenti leggi regionali di modifica” di Regione Liguria. Tale trasformazione ha comportato, tra gli altri, la realizzazione di un terrazzo a pozzetto, soggetto principale di questo contributo autorale e soluzione molto ricorrente in Liguria.
L’appartamento è posto al quarto piano, e come sopra anticipato, in esso è stato ricavato un grazioso terrazzino a pozzetto che affaccia sulla via principale, delle dimensioni di circa 2,75 m x 1,50 m, perfettamente centrato nella facciata e conseguentemente in asse con le bucature dei piani sottostanti (di seguito indicato con int. 4).


Quadro degli ammaloramenti: efflorescenze, infiltrazioni e muffe
L’appartamento sito al piano sottostante (terzo piano e di seguito indicato con int. 3), è stato oggetto di recente compravendita, e si presenta con gli intonaci prossimi al suddetto terrazzino, sia a soffitto, sia a parete perimetrale, vistosamente ammalorati da infiltrazioni le cui origini temporali appaiono per niente recenti.
Detti ammaloramenti sono più precisamente localizzati sia nell’ingresso-soggiorno, sia nell’adiacente camera da letto lato via principale.





Le macchie di umidità hanno comportato sia l’ammaloramento degli intonaci, sia le finiture superficiali con altresì formazione di muffe brune idrofile (Stachybotrys Chartarum) su alcune aree.
Purtroppo, gli ammaloramenti da infiltrazione sono presenti e visibili anche in facciata e rappresentate da macchie di efflorescenze che sembrano delineare il perimetro del citato terrazzino a pozzetto.

Piano di indagine: inquadramento del dissesto e cause connesse
Le metodologie utilizzate, previa dettagliata raccolta di informazioni generali sull’immobile e sul suo uso, nonché ispezione visiva dello stato dei luoghi e dei fenomeni annessi, in termini di semeiotica degli stessi, sono state:
- termografia IR relativamente all’int. 3 e 4;
- rilievo igrometrico delle superfici murarie a diverse quote di entrambi gli appartamenti e del soffitto int. 3, mediante igrometro di tipo capacitivo a contatto;
- utilizzo del metodo della “fluoresceina sodica1” come tracciante per l’individuazione delle cause infiltrative che hanno provocato l’ammaloramento delle superfici intonacate dei locali sottostanti il terrazzino, nell’int. 3.
- rilievo igrometrico col metodo ponderale del carburo di calcio su n° 4 campioni tra intonaci, laterizi e malta relativamente parete lato via Sivori nella camera appartamento int. 3.
Termografia all’infrarosso: riscontri
Si tratta di una tecnica di indagine diagnostica non distruttiva e non invasiva. La termocamera utilizzata durante lo svolgimento di tali prove rileva l’energia radiante emessa dai corpi sotto forma di radiazione elettromagnetica nel campo degli infrarossi e la rappresenta attraverso matrici di temperatura, nelle quali ad ogni intervallo di temperatura è associato un colore differente. Il risultato di una acquisizione termografica è un termogramma, ovvero un’immagine in falsi colori.

La mappatura della temperatura superficiale è fondamentale per poter valutare lo stato di conservazione dei materiali stessi. Materiali a differenti temperature sono sintomatici di eventuali patologie di degrado in atto sull'edificio o sull'impianto tecnologico analizzato.
...continua la lettura dell'articolo integrale nel PDF.
Nella parte restante dell’articolo l’autore entra nel dettaglio delle indagini diagnostiche: dalla termografia all’infrarosso, che evidenzia la tipica “risalita a campana” dell’umidità sotto il terrazzo, ai rilievi igrometrici e alle prove con fluoresceina sodica e metodo al carburo di calcio. Attraverso un saggio mirato sullo zoccolino viene ricostruita la stratigrafia del nodo terrazzo/parete e individuato l’errore di posa dell’impermeabilizzazione, con conclusioni operative su rischi di muffe, tempi di asciugatura e accorgimenti progettuali per casi analoghi.
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