Terremoti, Calvi: "Non basta evitare il collasso, bisogna garantire continuità"
La ricostruzione sismica non dovrebbe più limitarsi a evitare il collasso: deve garantire continuità d’uso e ridurre le perdite economiche e sociali successive al terremoto. Gian Michele Calvi spiega perché Arquata del Tronto rappresenta un cambio di paradigma nella progettazione post-sisma. Un'anticipazione della sua Lectio Magistralis a SAIE 2026.
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La ricostruzione di Arquata del Tronto introduce una visione della progettazione sismica prestazionale che supera il solo obiettivo di salvaguardia dal collasso: occorre limitare anche l’interruzione delle funzioni, lo sfollamento prolungato e le perdite economiche indirette. Nell’intervista a INGENIO che anticipa il suo intervento al SAIE 2026, Gian Michele Calvi mette in relazione l’esperienza di Arquata con il progetto C.A.S.E. dell’Aquila, richiama il ruolo della gerarchia delle resistenze, sottolinea la necessità di comprendere gli obiettivi delle norme e indica nella pianificazione delle catastrofi in “tempo di pace” uno dei passaggi decisivi per migliorare le future ricostruzioni italiane.
Intervista a Gian Michele Calvi
Ricostruzione, innovazione e lezioni dei terremoti: la lectio magistralis del SAIE 2026
Professore, Arquata del Tronto è un caso molto diverso da una ricostruzione ordinaria: un centro storico fortemente danneggiato, una morfologia complessa, problemi geotecnici e strutturali che devono essere affrontati insieme. Qual è stata l’idea di fondo con cui avete impostato il progetto di ricostruzione e perché ritiene che Arquata possa diventare un caso di riferimento?
Gian Michele Calvi
L'obiettivo fondamentale della ricostruzione di Arquata è stato progettare per un prestazione di continuità delle funzioni e di uso. Non è sufficiente evitare il collasso per una determinata azione corrispondente ad un determinato periodo di ritorno, ma ridurre le perdite economiche, soprattutto indirette, connesse nel caso specifico alla creazione di senzatetto per lunghi periodi.
Nel 2009, con il progetto C.A.S.E. dell’Aquila, lei lavorò su una soluzione fortemente innovativa: grandi piastre isolate sulle quali realizzare gli edifici, separando in qualche modo il problema della sicurezza sismica dell’infrastruttura di base da quello degli organismi edilizi soprastanti. Ad Arquata ritorna, in una forma completamente diversa, il tema di una fondazione e di un’infrastruttura comune. C’è una continuità di pensiero tra queste due esperienze? Quanto può essere importante, nelle ricostruzioni complesse, affrontare il problema “dal basso”, a partire dal terreno e dalle fondazioni?
Gian Michele Calvi
C'è una evidente continuità di pensiero, che si è meglio chiarita con il tempo e lo studio. Non si tratta però di partire dalla fondazioni, quanto di avere coerenza tra obiettivi e metodi applicati. In particolare, nei casi specifici, ad applicare quella che in italiano si chiama gerarchia delle resistenze a determinati obiettivi di prestazione.
Lei ha vissuto da protagonista scientifico e tecnico molti dei grandi terremoti degli ultimi decenni, dall’Aquila all’Emilia, dal Centro Italia fino agli eventi internazionali più recenti. Quanto hanno realmente modificato il nostro modo di progettare e ricostruire? Quali innovazioni nate dall’esperienza dei terremoti sono ormai mature e quali, invece, continuiamo a non trasferire sufficientemente nella pratica?
Gian Michele Calvi
Abbiamo sempre imparato dai terremoti, non solo da quelli italiani. Tuttavia c'è grande necessità di trasferimento nella pratica di concetti scientificamente chiari e condivisi. Le norme non devono essere concepite come un insieme di regole poco comprensibili, occorre che siano compresi gli obiettivi di ogni regola, anche al fine di non applicarla in modo motivato ed intelligente.
Uno dei temi che emerge dai suoi lavori più recenti è che la ricostruzione non può essere pensata soltanto come problema strutturale: entrano in gioco tempi, ricollocazione delle popolazioni, organizzazione del processo, costi, qualità urbana e capacità di programmare prima dell’emergenza. Dopo le esperienze accumulate negli ultimi vent’anni, che cosa dovrebbe cambiare nel modo in cui l’Italia prepara oggi una futura ricostruzione post-sisma?
Gian Michele Calvi
In estrema sintesi sottolineerei due aspetti. La necessità di progettare per minimizzare le perdite globali, incluse quelle cosiddette indirette, e l'importanza di avere piani di gestione delle grandi catastrofi predisposti e condivisi in tempi "di pace".
EUCENTRE non ha lavorato soltanto sul progetto di Arquata. Quale ruolo ha avuto più complessivamente nella ricostruzione del Centro Italia dopo il 2016 e quali attività di ricerca, supporto tecnico o sperimentazione ritiene abbiano prodotto i risultati più significativi e trasferibili ad altre ricostruzioni?
Gian Michele Calvi
Eucentre è caratterizzato da due grandi aree di lavoro: la gestione dei dati al fine di capire dove gli investimenti possono dare maggiori frutti e sono più urgenti e la sperimentazione di tecnologie, materiali, e strutture, con la modellazione necessaria a comprendere i risultati. In entrambe le aree i risultati sono specifici, dettagliati e numerosi. Non possono essere sintetizzati in poche righe. Oggi il caso della ricostruzione di Arquata è un esempio di messa a frutto di ampie competenze concettuali.
Esperienze come quelle maturate nei grandi terremoti producono conoscenze che rischiano però di rimanere confinate tra università, centri di ricerca e gruppi specialistici. Quanto è importante, secondo lei, il ruolo di fiere tecniche come SAIE e di testate specialistiche come INGENIO nel trasferire queste competenze ai progettisti, alle imprese e ai tecnici che operano quotidianamente sul patrimonio costruito?
Gian Michele Calvi
E' indubbio che via sia un problema di trasferimento tecnologico dalla ricerca alla pratica. Non so valutare in modo specifico quanto sia significativo il contributo di SAIE e Ingenio al tema, ma è ovvio che non sarei qui se non pensassi che possa essere rilevante
Lectio Magistralis di Gian Michele Calvi a SAIE 2026
L’8 ottobre 2026, al SAIE di Bologna, il Prof. Gian Michele Calvi terrà una lectio magistralis dedicata all’intervento di ricostruzione del centro storico di Arquata.
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SCHEDA EVENTO
Codice evento: SLPSRR_04
Data e Ora: 08/10/26 | 11.30–13.00
ARENA SAIE LAB LIVE: PREVENZIONE SISMICA E RICOSTRUZIONE (Pad. 26 – A61)
Titolo: Lectio Magistralis - Ricostruzione del centro storico di Arquata
Relatore: Gian Michele Calvi
Organizzazione: SAIE in collaborazione con EUCENTRE
Mediapartner: INGENIO
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