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Trattamento dell’acqua calda sanitaria: requisiti minimi, UNI 8065 e criteri per scegliere la soluzione corretta

Il trattamento dell’acqua calda sanitaria non è più un obbligo generalizzato imposto dai Requisiti Minimi 2025. Deve essere valutato dal progettista al fine di assicurare il corretto funzionamento dell'impianto e delle prescrizioni del produttore del generatore.

Il trattamento dell’acqua calda sanitaria serve a limitare incrostazioni, proteggere scambiatori e generatori e mantenere l’efficienza dell’impianto. Con il D.M. 28 ottobre 2025 non costituisce più un adempimento energetico generalizzato per il circuito sanitario: la scelta dipende dalle caratteristiche dell’acqua, dalle temperature di esercizio e dalle prescrizioni del costruttore. Le Indicazioni MASE 2026 confermano che, quando adottato, il trattamento deve preservare la qualità dell’acqua potabile e rispettare il D.Lgs. 18/2023.


Trattamento dell’acqua sanitaria: cosa è obbligatorio e cosa decide il progettista

Dal vincolo normativo alla valutazione tecnica

Il D.M. 28 ottobre 2025 sui requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici ha ridefinito le regole relative al trattamento dell’acqua negli impianti termici.

Il cambiamento più rilevante riguarda il circuito destinato alla produzione di acqua calda sanitaria: il trattamento non è più richiesto in modo automatico dalla normativa energetica, ma può essere previsto quando risulta necessario in relazione alle caratteristiche dell’acqua, alle condizioni di funzionamento dell’impianto o alle indicazioni del costruttore.

Le successive Indicazioni agli operatori pubblicate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nel 2026 hanno confermato questa impostazione, distinguendo chiaramente l’obbligo legislativo dalla scelta tecnica del progettista.

La nuova disciplina non elimina quindi il trattamento dell’acqua sanitaria, ma modifica il presupposto che ne determina l’adozione.

LEGGI ANCHE: Requisiti Minimi degli edifici: i chiarimenti MASE su prestazione energetica, impianti e passaggio all’EPBD IV

Cosa stabilisce il D.M. 28 ottobre 2025

Il punto 2.3, comma 5, dell’Allegato 1 conserva il riferimento alla UNI 8065 per gli impianti destinati alla climatizzazione invernale.

“In relazione alla qualità dell’acqua utilizzata negli impianti termici per la climatizzazione invernale, la cui qualità non è oggetto di regolamentazione ai sensi del decreto legislativo 23 febbraio 2023, n. 18 e, in particolare, dell’Allegato V del medesimo decreto, ferma restando l’applicazione della norma tecnica UNI 8065, è sempre obbligatorio un trattamento di condizionamento chimico laddove è assicurata la separazione strutturale delle reti di distribuzione dell’acqua calda sanitaria, di cui al decreto legislativo 23 febbraio 2023, n. 18, dagli impianti termici per la climatizzazione invernale.

L’eventuale trattamento di condizionamento chimico di acqua calda sanitaria è subordinato al mantenimento della qualità chimica e microbiologica dell’acqua nei punti d’uso e al rispetto dei requisiti per i reagenti chimici e i materiali filtranti attivi e passivi da impiegare nel trattamento, stabiliti nel decreto legislativo 23 febbraio 2023, n. 18.”

Per questi circuiti rimane previsto il trattamento di condizionamento chimico nei casi indicati dal decreto, in particolare quando esiste una separazione strutturale tra l’impianto termico e la rete di distribuzione dell’acqua calda sanitaria.

Per il circuito sanitario, invece, il decreto non introduce un obbligo generalizzato. L’eventuale trattamento deve comunque essere realizzato in modo da:

  • non alterare la qualità chimica e microbiologica dell’acqua nei punti di utilizzo;
  • rispettare le disposizioni del D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18;
  • impiegare reagenti chimici e materiali filtranti conformi ai requisiti applicabili.

Il trattamento non costituisce pertanto un adempimento da applicare indistintamente a ogni impianto, ma una soluzione da valutare sulla base delle effettive condizioni tecniche.

La conferma delle FAQ MASE 2026

Le Indicazioni ministeriali pubblicate nel 2026 precisano espressamente che il condizionamento chimico dell’acqua calda sanitaria non è obbligatorio. Il documento riconosce tuttavia la possibilità di adottarlo quando le caratteristiche dell’acqua lo rendano utile per:

  • proteggere il generatore e gli altri componenti;
  • migliorare la durabilità dell’impianto;
  • preservare l’efficienza energetica;
  • limitare le emissioni;
  • garantire sicurezza e regolarità di funzionamento.

Qualora venga installato, il trattamento deve rispettare i requisiti del D.Lgs. 18/2023 e assicurare il mantenimento della qualità dell’acqua destinata al consumo umano. Il Ministero chiarisce inoltre che, nell’eventualità dell’adozione, la norma tecnica di riferimento è la UNI 8065.

Ne deriva un principio operativo preciso: l’assenza di un obbligo generalizzato non esclude la possibilità di intervenire, ma impone che ogni scelta sia motivata e tecnicamente corretta.

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Obblighi, prescrizioni e decisioni progettuali

Nel nuovo quadro è necessario distinguere tre livelli che non devono essere sovrapposti:

  1. gli obblighi previsti dalla legislazione;
  2. le prescrizioni formulate dal produttore del generatore;
  3. le valutazioni del progettista sulle condizioni dell’acqua e dell’impianto.

Il professionista non è più tenuto a inserire un sistema di trattamento sul circuito sanitario soltanto per dimostrare la conformità al Decreto Requisiti Minimi.

Rimane però necessario verificare se il costruttore della caldaia, della pompa di calore, dello scaldacqua o dello scambiatore richieda uno specifico trattamento.

In assenza di prescrizioni, la decisione deve essere assunta considerando la durezza dell’acqua, la temperatura di esercizio, la configurazione dell’impianto, il rischio di incrostazione e gli obiettivi di protezione e durabilità.

UNI 8065: quale ruolo assume oggi

La UNI 8065 continua a costituire il riferimento tecnico nazionale per il trattamento dell’acqua negli impianti di climatizzazione e nei circuiti per la produzione di acqua calda sanitaria.

La norma contempla diverse soluzioni, tra cui:

  • filtrazione;
  • addolcimento;
  • condizionamento chimico;
  • dosaggio di prodotti condizionanti;
  • ulteriori trattamenti ammessi dal relativo campo di applicazione.

La norma non definisce una tecnologia migliore in termini assoluti. Stabilisce criteri e condizioni di impiego, lasciando al progettista la scelta della soluzione più appropriata.

La valutazione deve essere effettuata sulla base delle caratteristiche dell’acqua, della tipologia di impianto, delle temperature raggiunte e delle indicazioni fornite dal produttore degli apparecchi.

Le indicazioni dei produttori restano determinanti

L’eliminazione dell’obbligo previsto dalla normativa energetica non modifica le prescrizioni contenute nei manuali tecnici dei generatori.

I costruttori possono continuare a richiedere specifici trattamenti per:

  • contrastare la formazione di calcare;
  • proteggere gli scambiatori;
  • mantenere le prestazioni energetiche;
  • prevenire guasti e anomalie;
  • conservare la validità della garanzia.

Alcuni manuali prevedono, ad esempio, l’installazione di un dosatore di polifosfati o di un sistema con effetto equivalente quando la durezza dell’acqua supera 20 °f.

Altri suggeriscono un trattamento in presenza di valori superiori a circa 25-30 °f.

Queste indicazioni devono essere verificate caso per caso. Il progettista e l’installatore non possono quindi limitarsi alla lettura del Decreto Requisiti Minimi, ma devono consultare anche la documentazione tecnica dell’apparecchio.

Polifosfati: efficacia e campo di applicazione

Il dosaggio di polifosfati è una delle soluzioni ammesse dalla UNI 8065 per ridurre la formazione di incrostazioni e limitare i fenomeni corrosivi nei circuiti sanitari.

La sua durata dipende tuttavia dalla durezza dell’acqua, dalla temperatura e dalle condizioni di utilizzo dichiarate dal produttore.

Il suo utilizzo può essere previsto singolarmente, in abbinamento ad un dispositivo anticalcare o, in caso di durezza dell'acqua superiore ai 45°f, ad un sistema di addolcimento.

Devono essere controllati anche i limiti termici, in quanto alte temperature possono portare ad una riduzione progressiva dell'efficacia del polifosfato. Non è quindi corretto considerare il dosaggio di polifosfati una soluzione applicabile indistintamente a qualsiasi impianto o qualità dell’acqua.

Due possibili situazioni operative

Quando il trattamento è prescritto dal costruttore

Se il manuale del generatore richiede espressamente un trattamento dell’acqua, progettista e installatore devono rispettare tale indicazione. La soluzione dovrà essere compatibile con le prescrizioni del produttore e, quando viene richiesta la conformità alla UNI 8065, dovrà rientrare tra le tecnologie contemplate dalla norma.

Dovranno inoltre essere rispettati i requisiti stabiliti dal D.Lgs. 18/2023 per la qualità dell’acqua, i reagenti e i materiali filtranti.

Quando il costruttore non fornisce prescrizioni

In assenza di indicazioni specifiche, il progettista può decidere se adottare o meno un sistema di protezione.

La valutazione può condurre:

  • all’impiego di una tecnologia prevista dalla UNI 8065;
  • all’utilizzo volontario di una soluzione non contemplata dalla norma;
  • alla scelta di non installare alcun trattamento, qualora le condizioni dell’acqua e dell’impianto non lo rendano necessario.

La decisione deve essere motivata e coerente con gli obiettivi di affidabilità, efficienza e durabilità.

Il D.M. Requisiti Minimi 2025 e le successive FAQ MASE 2026 hanno modificato l’impostazione relativa al trattamento dell’acqua calda sanitaria.

Il nuovo quadro può essere riassunto nei seguenti punti:

  • il trattamento del circuito sanitario non è più obbligatorio in modo generalizzato ai fini della normativa energetica;
  • per i circuiti di climatizzazione invernale restano applicabili le prescrizioni previste dal decreto e il riferimento alla UNI 8065;
  • l’eventuale trattamento dell’acqua sanitaria deve rispettare il D.Lgs. 18/2023 e preservare la qualità dell’acqua nei punti d’uso;
  • le prescrizioni dei produttori dei generatori continuano a dover essere rispettate;
  • la scelta deve essere effettuata considerando durezza, qualità dell’acqua, temperature di esercizio, caratteristiche dell’impianto e obiettivi di protezione.

Il trattamento dell’acqua sanitaria conserva quindi un ruolo importante per limitare le incrostazioni, proteggere gli scambiatori e mantenere nel tempo l’efficienza degli impianti.

La differenza rispetto al passato riguarda il criterio decisionale: non più un adempimento generalizzato, ma una scelta progettuale basata sulle condizioni reali dell’impianto, sulle indicazioni del costruttore e sull’applicazione corretta dei riferimenti tecnici.

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FAQ TECNICHE: Trattamento acqua sanitaria: Requisiti Minimi 2025 e UNI 8065

1. Che cosa si intende per trattamento dell’acqua calda sanitaria?

È l’insieme dei processi utilizzati per controllare incrostazioni, depositi e altre condizioni che possono compromettere generatori, scambiatori e reti di distribuzione. Può comprendere filtrazione, addolcimento o dosaggio di prodotti condizionanti. La soluzione deve essere compatibile con l’acqua destinata al consumo umano e con il campo di applicazione dichiarato dal produttore.

2. Il trattamento dell’acqua sanitaria è ancora obbligatorio?

Il D.M. 28 ottobre 2025 non introduce un obbligo generalizzato di trattamento per il circuito sanitario. Le Indicazioni MASE del 2026 confermano che il condizionamento chimico dell’ACS può essere adottato quando necessario, ma non deve essere inserito automaticamente in ogni impianto. Restano determinanti le condizioni tecniche e le prescrizioni del costruttore.

3. Quale norma regola il trattamento dell’acqua negli impianti ACS?

Il riferimento tecnico nazionale è la UNI 8065:2019, applicabile alle acque impiegate negli impianti di climatizzazione, nella produzione di ACS fino a 110 °C e negli impianti solari termici. La norma definisce caratteristiche dell’acqua, controlli e criteri di trattamento. Il richiamo non rende però automaticamente obbligatorio ogni trattamento contemplato dalla norma.

4. Quali vantaggi offre il trattamento dell’acqua sanitaria?

Un trattamento correttamente dimensionato può limitare i depositi di calcare, proteggere gli scambiatori e ridurre il decadimento delle prestazioni. Può inoltre contribuire alla regolarità di funzionamento e alla durabilità del generatore.
Il beneficio effettivo deve essere valutato rispetto a durezza, temperatura, consumi e caratteristiche dell’apparecchio.

5. Come si sceglie tra polifosfati e addolcimento?

Occorre confrontare la durezza misurata con il campo di impiego del dispositivo e con il manuale del generatore.
Il dosaggio di polifosfati è frequentemente utilizzato per durezze intermedie, mentre con acque molto dure può essere necessario valutare l’addolcimento.

6. Quali controlli e manutenzioni sono necessari?

Devono essere controllati il consumo del prodotto condizionante, la corretta taratura del dosatore, lo stato dei filtri e i parametri dell’acqua trattata. Per gli addolcitori occorre verificare rigenerazione, disponibilità del sale e durezza residua.
Periodicità e procedure devono essere ricavate dal piano di manutenzione e dalle istruzioni del fabbricante.

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