Risalita capillare fino a 210 cm su murature affrescate: il risanamento del Palazzo delle Cento Finestre
L'umidità di risalita capillare nelle murature affrescate del Palazzo delle Cento Finestre (Covelo, 1759) è stata eliminata con una barriera chimica idrofobizzante a lenta diffusione. Solo a murature asciutte i sali – nitrati e solfati – sono stati estratti con impacchi adsorbenti.
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Il Palazzo delle Cento Finestre (Villa Perotti-Toriello) a Covelo di Vallelaghi (TN), villa del 1759 con affreschi di Pietro Antonio Bianchi e Karl Henrici, presentava nel 2001 umidità di risalita capillare fino a 210 cm dal piano campagna, in murature miste di pietrame e laterizio spesse 60-90 cm, con efflorescenze di nitrati e solfati sugli affreschi. L'intervento ha seguito una sequenza obbligata: barriera chimica idrofobizzante a lenta diffusione, con formulati distinti per affreschi e intonaci antichi, poi estrazione dei sali con impacchi.
Restauro, deumidificazione e conservazione delle superfici affrescate del Palazzo delle Cento Finestre
Il Palazzo delle Cento Finestre: villa del 1759 con affreschi di Bianchi e Henrici
Il Palazzo delle Cento Finestre, noto anche come Villa Perotti-Toriello, è una residenza nobiliare settecentesca situata a Covelo, frazione di Vallelaghi in Trentino-Alto Adige. Deve il suo soprannome all’elevato numero di finestre disposte simmetricamente. La villa è rinomata per gli interni riccamente decorati in stile tardo-barocco e rococò, con affreschi di Pietro Antonio Bianchi e Carlo Henrici.

Costruito attorno al 1759 per volere di Pietro Antonio Perotti, l’edificio passò nel XIX secolo alla famiglia Sizzo de Noris e dal 1936 è proprietà della famiglia Toriello, che ne ha curato la conservazione.
Umidità di risalita e sali sugli affreschi: il meccanismo di degrado a Covelo
I periodici interventi di restauro conservativo, avviati agli inizi degli anni 2000, hanno restituito agli interni della villa un’immagine pregevole sotto il profilo artistico, salvaguardando gli affreschi settecenteschi e gli stucchi rococò.
Perché il restauro delle superfici parte dalle murature
Tale risultato è stato raggiunto partendo dal risanamento delle murature perimetrali, interessate da fenomeni di umidità ascendente, e proseguendo con il recupero delle superfici decorate interne.
Le operazioni di restauro hanno incluso la revisione degli intonaci storici, il consolidamento delle porzioni distaccate e la pulitura controllata delle superfici pittoriche.

Gli accurati lavori di pulitura sono stati preceduti da interventi di risanamento dall’umidità di risalita capillare, che interessava la parte bassa delle murature, attraverso l’applicazione di una barriera chimica idrofobizzante a lenta diffusione della Tecnored di Verona (Dry Kit System).

Nitrati e solfati: come l'evaporazione danneggia la pellicola pittorica
L’evaporazione dell’acqua di risalita capillare favoriva infatti l’accumulo di sali nitrati sulle superfici affrescate, innescando un’azione meccanica demolitiva sugli strati pittorici. La rimozione dei sali nella zona interessata dai fenomeni di risalita è stata effettuata mediante impacchi specifici adsorbenti.
Stato di fatto
Data di riferimento: 2001
Tipologia delle murature: muratura mista in pietrame e laterizio
Spessore delle murature: da cm 60 a cm 90
Presenza di intonaci da conservare al piano terra: SÌ
Presenza di murature affrescate: SÌ
Presenza di efflorescenze saline superficiali: SÌ – Nitrati e Solfati sulle superfici intonacate e affrescate, da rimuovere successivamente agli interventi di deumidificazione mediante impacchi specifici.
Quota interessata dall’umidità dal piano campagna: da cm 50 a cm 210
Strumentazione elettronica utilizzata per misurazioni delle percentuali di umidità presenti sulle murature a cm 50 di altezza: Hydromette HTR300.
Percentuale media rilevata: 9,5% esperessa in peso acqua/materiale e degradante verso l’alto.
Altezza media delle efflorescenze: variabile, da cm 30 a cm 120 dal piano campagna.
Barriera chimica contro la risalita capillare: i prodotti impiegati
Eliminazione della risalita d’acqua per capillarità nelle murature mediante realizzazione di barriera idrofobizzante a lenta diffusione – Dry Kit System – formulato TRF 135 per superfici affrescate e TRS 114, specifico per murature con intonaci antichi.
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Desalinizzazione degli affreschi dopo l'asciugatura delle murature
Le efflorescenze saline superficiali di nitrati e solfati, nella fascia interessata dai fenomeni di risalita capillare, sono state rimosse mediante impacchi adsorbenti a base di polpa di cellulosa e bicarbonato d’ammonio.
Tale metodologia ha consentito l’estrazione controllata dei sali accumulati senza intaccare la pellicola pittorica sottostante, preservando l’integrità degli affreschi di Pietro Antonio Bianchi e Carlo Henrici.
Grazie a questo protocollo operativo combinato – deumidificazione preventiva mediante barriera chimica a lenta diffusione e desalinizzazione successiva mediante impacchi – è stato possibile salvaguardare gran parte delle decorazioni settecentesche originali, riportandole a un eccellente stato di conservazione.
Un bene privato aperto al pubblico: sale, eventi e Giornate FAI
Pur rimanendo una residenza privata, la famiglia Toriello ha aperto al pubblico il salone d’onore e altre sale per eventi e visite guidate (Giornate FAI, concerti, presentazioni), consolidando il Palazzo delle Cento Finestre come raro esempio di architettura settecentesca integralmente conservata in Trentino.
PER MAGGIORI INFORMAZIONI SULLE TECNICHE UTILIZZATE
FAQ TECNICHE: Umidità di risalita su affreschi - il Palazzo delle Cento Finestre a Covelo
Che cos'è una barriera chimica idrofobizzante a lenta diffusione?
È un trattamento che introduce nella muratura, attraverso fori praticati alla base, un formulato che rende idrorepellenti i capillari del materiale e interrompe la risalita dell'acqua dal terreno. Nel sistema usato a Covelo (Dry Kit, Tecnored) il formulato viene rilasciato lentamente, senza pressione. Diametro, interasse e profondità dei fori, consumo per metro lineare e tempi di diffusione non sono indicati nel testo.
In quali contesti si applica? Nelle murature soggette a risalita capillare dove non sono praticabili tagli meccanici o dove occorre limitare le vibrazioni: murature storiche, miste o in pietrame, con intonaci antichi o superfici affrescate. A Covelo la muratura è mista in pietrame e laterizio, spessa 60-90 cm, con affreschi e intonaci da conservare al piano terra. Per superfici affrescate e intonaci antichi sono stati usati due formulati distinti (TRF 135 e TRS 114).
Quali norme regolano la diagnosi dell'umidità nelle murature storiche?
La UNI 11085:2003 fissa il metodo ponderale per il contenuto d'acqua nei materiali lapidei naturali e artificiali; la UNI EN 16682:2017 descrive i metodi di misura dell'umidità nei beni culturali immobili; la UNI 11087:2003 riguarda la determinazione dei sali solubili. Nel caso di Covelo le misure sono state fatte con strumento elettronico (Hydromette HTR300), che fornisce valori indicativi: il dato del 9,5% in peso andrebbe confermato su campioni.
Come si organizza la sequenza di intervento?
Rilievo grafico e fotografico delle zone umide; misura dell'umidità (a Covelo a 50 cm dal piano campagna); esecuzione della barriera alla base; attesa dell'asciugatura; estrazione dei sali con impacchi di polpa di cellulosa e bicarbonato d'ammonio; solo dopo, consolidamento e pulitura delle superfici pittoriche. Invertire l'ordine espone gli affreschi a nuove cristallizzazioni.
Come si verifica l'efficacia nel tempo?
Con misure di umidità ripetute alle stesse quote e negli stessi punti della diagnosi iniziale, preferibilmente con metodo ponderale (UNI 11085), e con il controllo della ricomparsa di efflorescenze. Il testo non riporta valori successivi all'intervento né la durata garantita della barriera: sono i dati che rendono il caso verificabile
Quali errori evitare?
Trattare i sali prima di aver fermato la risalita: l'acqua continua a trasportarli in superficie. Usare impacchi aggressivi sulla pellicola pittorica. Basare la diagnosi solo su strumenti elettronici, influenzati dai sali presenti. Non distinguere i formulati tra superfici affrescate e intonaci antichi. Non identificare i sali (a Covelo nitrati e solfati) prima di scegliere l'impacco.
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