Un cambio di marcia per un Piano Nazionale di Riduzione del Rischio Sismico…e del Debito Pubblico
Al Senato si è discusso della necessità di un Piano nazionale per ridurre il rischio sismico, integrando interventi di prevenzione, riqualificazione energetica e innovazione tecnologica. Secondo gli esperti, investire stabilmente nella prevenzione consentirebbe di ridurre vittime, costi economici e debito pubblico, trasformando la sicurezza sismica in un'opportunità di sviluppo.
Ogni terremoto riporta al centro dell'attenzione il tema della prevenzione, ma troppo spesso l'interesse si affievolisce una volta terminata l'emergenza. Eppure il costo economico e sociale della mancata messa in sicurezza del patrimonio edilizio continua a pesare sul Paese anno dopo anno. Nel corso dell'evento "Prevenzione del rischio sismico in Italia", ospitato al Senato della Repubblica, esperti, istituzioni e rappresentanti del mondo tecnico hanno rilanciato la necessità di un Piano nazionale permanente, capace di integrare sicurezza sismica, sostenibilità energetica e sviluppo economico.
Dall'emergenza alla prevenzione: perché l'Italia ha bisogno di una strategia nazionale contro il rischio sismico
Sembra di rivivere un déjà vu. Il dramma del Venezuela ci travolge riportandoci a strazianti immagini già viste e/o tragiche esperienze già vissute.
Non sono disastri naturali, ma fenomeni naturali. Diventano disastri per la vulnerabilità/fragilità delle costruzioni, affette da difetti “genetici” noti, perché progettate secondo la (mancanza di) conoscenza, cioè ignoranza, del tempo - metodologie progettuali, dettagli costruttivi, mappe di pericolosità sismica
Parliamo di ”lezioni impartite dai terremoti”, “prevenzione”, “messa in sicurezza”, poi di nuovo i riflettori si spengono, si ritorna – chi può - al quotidiano, quasi in un letargo in attesa del prossimo repentino risveglio, catapultati in una situazione di emergenza. Come per assuefazione, o come se inconsciamente cercassimo di liberarci dal peso della responsabilità di agire.
“Il Rischio Sismico è dato dalla combinazione di Pericolosità x Vulnerabilità x Esposizione”: lo ripetiamo come un mantra, eppure sembriamo non ricordarci che “non sono i terremoti ad uccidere, ma gli edifici che crollano”.
Negli ultimi 50 anni, in aggiunta ai costi sociali dei Terremoti in Italia (migliaia di vittime, feriti, sfollati, persone coinvolte), i costi economici, diretti (costi di riparazione e ricostruzione, gli “scontrini” della spesa) e indiretti (associati al downtime, perdita di produttività, di consumo, di sviluppo, riduzione del PIL e aumento del debito pubblico) sono stati di circa 750-1500 miliardi di euro, quindi 15-35 miliardi all’anno (editoriale Pampanin, 2022).
E’ come se avessimo acceso un mutuo sismico cinquantennale. Ma in assenza di un investimento sulla Prevenzione, ci troviamo a pagare ogni anno ingenti rate annuali di interessi, una bolletta sismica, senza restituire capitale. Impatto ad libitum sulla nostra economia. E le centinaia/migliaia di vittime continueranno ad esserci. Sconcertante ed inaccettabile per una società moderna.
Serve un cambio di marcia, di paradigma, di cultura, da un approccio passivo ad un Piano Nazionale attivo di Prevenzione pragmatico e coordinato: stato di fatto, obiettivi, metodologie, risorse, tempistica e priorità basate su analisi costi-benefici con approccio multi-criterio.
Lo abbiamo già messo in campo dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda, terra pioniera dell’Ingegneria Sismica con i concetti di duttilità, i principi della gerarchia delle resistenze o capacity design, isolamento sismico alla base. La sequenza sismica del 2010-2011 ha distrutto la città di Christchurch, nell’Isola del Sud, con costi di ricostruzione di 50 miliardi di NZ$, pari al 30% del Prodotto Interno Lordo. Insostenibile per qualunque nazione. Siamo riusciti, nel ruolo di Presidente della NZSEE (NZ Society for Earthquake Engineering), a sviluppare con il governo e i portatori di interesse (stakeholders) un Piano Nazionale obbligatorio per la Riduzione del Rischio Sismico.
Con gli opportuni adattamenti e miglioramenti per la realtà italiana. lo possiamo e dobbiamo fare anche per il nostro Bel Paese
Ridurre il rischio sismico significa proteggere vite, economia e territorio
Abbiamo oggi strumenti e tecnologie ingegneristiche avanzate, per implementare l’intero percorso anamnesi-diagnosi–prognosi-terapia a scala nazionale e curare questi pazienti-edifici fragili. Affrontiamo la sfida, in sinergia con i vari portatori di interesse ed in co-creazione con i cittadini. Concentriamoci su soluzioni/terapie tecniche ed economiche non più solo sul problema. Alziamo l’asticella, promuovendo tecnologie di nuova generazione a basso danneggiamento. Integriamo sismica ed energetica.
I vantaggi socio-economici-ambientali di una strategia attiva di prevenzione con un Piano Nazionale di Riqualificazione integrata Sismico-Energetica del patrimonio edilizio italiano sarebbero straordinari. La riduzione della bolletta elettrica contribuirebbe a pagare gli interventi di rinforzo sismico, dunque riducendo nel tempo anche la bolletta sismica.
Serve un investimento del 5-8 per-mille del PIL all’anno (circa 15 miliardi di euro), pari alla più bassa bolletta sismica annuale che stiamo già pagando senza fare nulla, costante e strutturato a lungo termine (30 anni). Ne deriverebbe un volano positivo in grado di accelerare la restituzione del capitale del mutuo sismico, con crescita del PIL, e significativa riduzione del debito pubblico.
Per maggiori informazioni e dettagli tecnici si rimanda all’editoriale integrale (Pampanin, 2022)
Sicurezza Sismica e Sostenibilità. Serve la ludicità ed il coraggio per un cambio di marcia lungimirante. Italy Vision 2050 - Time for action.
Ne abbiamo parlato al Senato, in occasione dell’evento “Prevenzione del rischio sismico in Italia”, Martedì 7 luglio 2026 presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica.
Si è affrontata l’intera filiera della prevenzione del rischio sismico, dalla conoscenza geologica del territorio alla valutazione della vulnerabilità del patrimonio edilizio, fino agli strumenti normativi, tecnici ed economici necessari per ridurre gli impatti sociali, economici e ambientali dei futuri terremoti.
Sono intervenuti tra gli altri: Maria Siclari, Direttore Generale, ISPRA, Salvatore Stramondo, Direttore Sezione Centro Nazionale Terremoti, Stefano Parolai, Commissione Nazionale Grandi Rischi, Roberto Troncarelli, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Vincent Ottaviani, Vice Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, Mauro Grassi, Direttore EWA, Piero Petrucco, Vice Presidente ANCE, Rodolfo Carosi, Presidente della Società Geologica Italiana, Stefano Pampanin, Sapienza Università di Roma, Senatore Pietro Lorefice e Ruggiero Quarto, già Senatore della Repubblica, (promotori ed organizzatori dell’evento).
Un sentito ringraziamento a tutti gli organizzatori e relatori.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI STEFANO PAMPANIN.
IN SINTESI
-La prevenzione deve sostituire l'emergenza: gli esperti chiedono un Piano nazionale permanente per la riduzione del rischio sismico, superando l'approccio basato esclusivamente sulla ricostruzione post-terremoto.
-I terremoti pesano sull'economia italiana: negli ultimi decenni il costo sociale ed economico degli eventi sismici è stato enorme, con una vera e propria "bolletta sismica" che grava ogni anno sul Paese.
-La riqualificazione sismica ed energetica può generare benefici multipli: mettere in sicurezza gli edifici e migliorarne l'efficienza energetica significa ridurre consumi, emissioni, danni futuri e debito pubblico.
-L'Italia può ispirarsi ai modelli internazionali: l'esperienza della Nuova Zelanda dimostra come una strategia nazionale coordinata possa ridurre il rischio e aumentare la resilienza del patrimonio edilizio.
-Tecnologie e competenze sono già disponibili: strumenti ingegneristici avanzati, innovazione e collaborazione tra istituzioni, professionisti e cittadini possono rendere concreta una strategia di prevenzione a lungo termine.
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