Università, ricerca e competenze: perché il futuro delle costruzioni passa da una strategia e non dai finanziamenti
A ICC 2026 Maria Rosaria Pecce ha evidenziato il ruolo strategico di università, ricerca e formazione per garantire investimenti efficaci e uno sviluppo sostenibile del settore delle costruzioni. Ha inoltre sottolineato l'importanza di una pianificazione di lungo periodo e di competenze solide per affrontare le sfide future.
Il futuro del settore delle costruzioni non dipende soltanto dalle risorse economiche disponibili, ma dalla capacità di trasformarle in sviluppo duraturo attraverso competenze, ricerca e progettazione di qualità. È il messaggio lanciato da Maria Rosaria Pecce, professore di Tecnica delle Costruzioni all'Università degli Studi di Napoli Federico II, durante ICC 2026. Nel suo intervento ha evidenziato come università e ricerca debbano tornare a ricoprire un ruolo centrale nelle strategie di crescita del Paese, superando una logica basata esclusivamente sui finanziamenti e puntando su formazione, innovazione e trasferimento tecnologico.
Dalla spesa all'investimento: il nodo della pianificazione strategica
Il dibattito sul PNRR e sul futuro del settore delle costruzioni non può limitarsi alla quantità delle risorse disponibili. La vera questione è comprendere se gli investimenti pubblici siano in grado di generare sviluppo duraturo oppure se si esauriscano con la fine dei finanziamenti. È questo il tema affrontato da Maria Rosaria Pecce, professore di Tecnica delle Costruzioni all'Università degli Studi di Napoli Federico II, durante ICC 2026, dove ha proposto una riflessione che mette al centro il ruolo dell'università, della ricerca e della formazione come strumenti indispensabili per costruire una crescita stabile del Paese.
Prima la strategia, poi i finanziamenti
Secondo Maria Rosaria Pecce, uno dei limiti ricorrenti del sistema italiano riguarda l'ordine con cui vengono affrontati gli investimenti pubblici. Troppo spesso, infatti, i finanziamenti arrivano prima dell'elaborazione di una strategia complessiva e della definizione di progetti realmente maturi.
L'approccio corretto, secondo la docente della Federico II, dovrebbe invece seguire una sequenza precisa: definizione degli obiettivi strategici, programmazione delle azioni, progettazione degli interventi e solo successivamente reperimento delle risorse economiche. Quando questo percorso viene invertito, il rischio è quello di finanziare opere prive di una visione complessiva oppure di interrompere iniziative che non erano state sufficientemente pianificate.
Da questa prospettiva, il successo del PNRR non dovrebbe essere valutato esclusivamente sulla capacità di spendere le risorse disponibili, ma sulla reale crescita che tali investimenti saranno in grado di produrre negli anni successivi. La differenza tra una semplice spesa e un investimento risiede proprio nella capacità di generare benefici permanenti per il sistema economico e sociale.
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L'Università come motore della qualità progettuale
Nel suo intervento, Pecce individua nell'Università uno degli attori principali per migliorare la qualità delle opere pubbliche e private. Il primo compito dell'accademia resta naturalmente quello della formazione, ma non intesa come semplice percorso per conseguire un titolo di studio.
Per la docente, l'Università forma la futura classe dirigente del Paese: gli ingegneri, i progettisti, i professionisti e i tecnici che avranno la responsabilità di immaginare, progettare e realizzare le infrastrutture del futuro. Una formazione di qualità rappresenta quindi il presupposto indispensabile per ottenere progetti migliori e, di conseguenza, investimenti più efficaci.
Pecce sottolinea come oggi il valore culturale della formazione venga spesso sottovalutato. La crescita economica di un Paese, sostiene, è strettamente collegata al suo sviluppo culturale: senza competenze solide non può esistere un progresso realmente sostenibile. Per questo motivo la formazione non dovrebbe essere considerata un costo, bensì uno dei principali investimenti strategici per il futuro delle costruzioni e dell'intero sistema produttivo.
Ricerca continua e trasferimento tecnologico
Un altro punto centrale riguarda il ruolo della ricerca universitaria. Pecce evidenzia come la ricerca non possa dipendere esclusivamente dai bandi o dai finanziamenti temporanei, ma debba rappresentare un'attività continua, capace di sviluppare idee, competenze e innovazione nel lungo periodo.
Le grandi sfide del settore – sostenibilità, resilienza delle infrastrutture, durabilità delle opere e gestione del ciclo di vita – richiedono infatti un lavoro costante di approfondimento scientifico. Solo attraverso una ricerca strutturata è possibile sviluppare nuovi materiali, migliorare i metodi di progettazione, perfezionare le analisi del ciclo di vita (LCA) e prevedere correttamente i costi di manutenzione delle opere.
Secondo Pecce, limitare la ricerca alla durata di un finanziamento rappresenta un errore strategico. Le idee innovative non seguono i tempi della rendicontazione amministrativa e necessitano di continuità, investimenti sulle persone e valorizzazione dei giovani ricercatori.
In questo contesto assume particolare importanza anche la cosiddetta "terza missione" dell'università, cioè il trasferimento delle conoscenze verso imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni. La ricerca, infatti, produce il massimo valore quando riesce a trasformarsi in innovazione applicata, supportando concretamente le decisioni progettuali e contribuendo ad aumentare la qualità delle opere realizzate.
Competenze tecniche, pubblica amministrazione e intelligenza artificiale
Nel corso dell'intervista, Pecce affronta anche il tema delle competenze tecniche all'interno della pubblica amministrazione. Pur riconoscendo che gli enti non svolgono direttamente la progettazione, evidenzia come sia fondamentale disporre di personale qualificato capace di valutare i progetti, definire le priorità e dialogare efficacemente con professionisti e imprese.
Secondo la docente, la competenza tecnica costituisce un elemento essenziale per assumere decisioni corrette e garantire una gestione efficace degli investimenti pubblici. Anche le pratiche organizzative che comportano una continua rotazione del personale rischiano, a suo avviso, di disperdere conoscenze specialistiche costruite negli anni.
Infine, uno spazio importante viene dedicato all'intelligenza artificiale e alla digitalizzazione. Pecce riconosce pienamente l'utilità delle nuove tecnologie, ma invita a considerarle sempre come strumenti e mai come sostituti delle competenze umane. Software avanzati e sistemi di IA possono accelerare il lavoro dei progettisti e supportare l'analisi dei dati, ma non possono sostituire la capacità critica, la creatività e la visione strategica che caratterizzano il lavoro dell'ingegnere.
La sfida per il futuro delle costruzioni, conclude, consiste proprio nel coniugare innovazione tecnologica, qualità della formazione e continuità della ricerca. Solo investendo sulle persone, oltre che sulle opere, sarà possibile trasformare i finanziamenti in un reale motore di sviluppo per il Paese.
DI SEGUITO LA RELAZIONE INTEGRALE DI MARIA ROSARIA PECCE.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti di IA.
IN SINTESI
-Il PNRR deve trasformarsi in un investimento, non in una semplice spesa: secondo Maria Rosaria Pecce, ogni finanziamento dovrebbe essere preceduto da una pianificazione strategica e da una progettazione solida.
-La formazione universitaria è la base dello sviluppo del Paese: l'università non rilascia solo titoli di studio, ma forma i progettisti, i tecnici e la futura classe dirigente chiamata a realizzare le infrastrutture di domani.
-La ricerca deve essere continua e indipendente dai bandi: innovazione, sostenibilità e resilienza richiedono attività di ricerca costanti, non limitate ai tempi dei finanziamenti pubblici.
-Competenze tecniche e trasferimento tecnologico sono fondamentali: università e pubblica amministrazione devono collaborare per valorizzare il sapere scientifico, migliorare la qualità dei progetti e supportare decisioni più efficaci.
-L'intelligenza artificiale è uno strumento, non un sostituto dell'ingegnere: le tecnologie digitali possono semplificare il lavoro, ma idee, capacità critica e visione progettuale restano prerogative delle competenze umane.
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