Valutazioni sismiche su ponti e viadotti: con i nuovi Eurocodici cambia la vita dei professionisti, ecco come
La nuova generazione degli Eurocodici cambia radicalmente l’approccio alla valutazione sismica dei ponti esistenti: meno verifiche semplificate e più spazio ad analisi non lineari e modellazioni avanzate. Per i professionisti si apre una fase in cui competenze ingegneristiche e capacità interpretativa diventano decisive.
L’articolo analizza il cambio di paradigma introdotto dalla seconda generazione degli Eurocodici nella valutazione dei ponti esistenti. Attraverso l’intervento di Paolo Franchin al III Convegno FABRE 2026 emerge il superamento delle verifiche force-based tradizionali a favore di approcci displacement-based, analisi non lineari e criteri di affidabilità target. Il nuovo EC8 introduce una gestione più realistica della complessità strutturale, includendo modellazione avanzata e variabilità spaziale dell’input sismico secondo livelli crescenti di sofisticazione. Il focus non è più il rispetto formale della norma, ma la comprensione del comportamento reale dell’opera. INGENIO propone una lettura tecnica autorevole rivolta a progettisti infrastrutturali, strutturisti e gestori di reti viarie impegnati nella sicurezza dei ponti esistenti.
Analisi non lineari e approccio displacement-based: cosa cambia nei ponti esistenti
Al III Convegno FABRE 2026 di Roma, Paolo Franchin ha mostrato con grande chiarezza un punto che molti professionisti stanno ancora sottovalutando: la seconda generazione degli Eurocodici non rappresenta un semplice aggiornamento normativo, ma un vero cambio di paradigma nel modo di valutare e adeguare i ponti esistenti. E il cambiamento riguarda soprattutto la pratica professionale quotidiana.
Per anni il tema della valutazione dei ponti è rimasto sospeso in una sorta di limbo tecnico. Da un lato l’evoluzione della modellazione numerica e delle analisi non lineari; dall’altro norme spesso costruite su approcci semplificati, nati in un’epoca in cui capacità computazionale, dati e conoscenze erano molto diversi da quelli attuali. Oggi questo equilibrio si rompe. E la novità più importante è che la normativa europea sembra finalmente voler accettare la complessità reale delle infrastrutture esistenti invece di aggirarla.
La fine delle verifiche “di comodo”
Uno dei messaggi più forti emersi dall’intervento riguarda il ridimensionamento definitivo degli approcci force-based nelle verifiche sismiche dei ponti esistenti. La nuova generazione di Eurocodice 8 spinge apertamente verso metodologie displacement-based e analisi non lineari, limitando l’uso dei metodi tradizionali ai casi di bassa sismicità.
Tradotto nel linguaggio della pratica professionale: non basterà più “far tornare i conti” con qualche coefficiente cautelativo. Il progettista dovrà dimostrare di comprendere davvero il comportamento strutturale dell’opera.
È una svolta culturale prima ancora che tecnica. Per anni l’analisi non lineare è stata percepita come territorio accademico o specialistico. Oggi diventa invece uno strumento destinato a entrare nella normalità professionale, anche perché gli Eurocodici iniziano finalmente a codificare non solo i metodi di calcolo, ma anche le modalità corrette di modellazione. Ed è proprio questo il punto decisivo: la norma non si limita più a dire “fai una pushover” o “usa una response history”, ma definisce come costruire un modello coerente e normativamente accettabile.
Per chi opera nel settore dei ponti, questo significa un aumento della responsabilità tecnica ma anche una maggiore libertà progettuale. Le analisi avanzate smettono di essere una deviazione dalla norma e diventano parte integrante del percorso progettuale.
Il vero nodo? Non è il software, ma l’input
Forse il passaggio più interessante della relazione di Franchin riguarda però il tema delle azioni sismiche spazialmente variabili. Un argomento noto da anni nella letteratura scientifica, ma quasi sempre ignorato nella pratica operativa.
La ragione è semplice: non era gestibile.
Oggi praticamente qualsiasi studio professionale strutturato è in grado di eseguire analisi dinamiche sofisticate su un ponte. Il problema non è più la capacità di calcolo. Il problema è ottenere input sismici coerenti con la reale variabilità del terreno e con l’estensione dell’opera.
Ed è qui che la nuova norma prova a diventare finalmente “ingegnerizzabile”.
L’approccio proposto dal nuovo Eurocodice introduce infatti una logica molto pragmatica: non tutte le opere richiedono lo stesso livello di sofisticazione. Per ponti relativamente corti e su terreni omogenei, gli effetti della variabilità spaziale possono essere trascurati. Solo al crescere della lunghezza dell’opera e della disomogeneità geotecnica diventano necessarie procedure più avanzate.
Sembra un dettaglio, ma in realtà è una rivoluzione operativa. Per la prima volta la norma tenta di costruire una gerarchia razionale della complessità, evitando che il progettista sia costretto ad applicare modelli avanzati indiscriminatamente.
Ed è probabilmente questa la direzione più interessante dell’intera revisione normativa europea: meno approcci teorici impossibili da applicare e più strumenti realmente utilizzabili.
La sicurezza reale entra finalmente negli Eurocodici
C’è poi un aspetto meno evidente ma potenzialmente enorme per il futuro della progettazione infrastrutturale europea: il passaggio a una logica di affidabilità target.
La riduzione del periodo di ritorno di riferimento per lo stato limite di near collapse — da 2475 a 1600 anni — non è una semplice modifica numerica. È il segnale di una revisione più profonda del rapporto tra sicurezza teorica, rischio reale e sostenibilità degli interventi.
In altre parole, l’Europa sembra iniziare a riconoscere che la sicurezza delle infrastrutture esistenti non può essere affrontata con la stessa logica prescrittiva usata per il nuovo costruito.
Per chi si occupa di ponti esistenti questo significa entrare in una stagione molto diversa da quella degli ultimi vent’anni. Le verifiche non saranno più soltanto esercizi normativi, ma valutazioni integrate dove contano modellazione, conoscenza dell’opera, comportamento reale e capacità di interpretazione ingegneristica.
E probabilmente è proprio questo il messaggio più importante emerso dal III Convegno FABRE: il progettista torna al centro. Non come semplice compilatore di verifiche, ma come figura chiamata a governare la complessità tecnica delle infrastrutture esistenti.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI PAOLO FRANCHIN.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'evento, tramite strumenti di IA.
IN SINTESI
-La seconda generazione degli Eurocodici introduce un cambio di paradigma nella valutazione sismica dei ponti esistenti, superando gli approcci semplificati tradizionali.
-Il nuovo Eurocodice 8 privilegia analisi non lineari e metodologie displacement-based, limitando le verifiche force-based ai casi meno complessi.
-La normativa punta a una modellazione più realistica delle infrastrutture, includendo anche la gestione delle azioni sismiche spazialmente variabili.
-Entra nel quadro normativo il concetto di affidabilità target, con una revisione del rapporto tra sicurezza teorica, rischio reale e sostenibilità degli interventi.
-Il progettista torna centrale nel processo decisionale, chiamato a interpretare comportamento strutturale, dati e complessità delle opere esistenti.
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