Rischio idrogeologico, il Presidente Cosenza: Rilanciare i Presìdi territoriali

Ufficio Stampa Ordine Ingegneri Napoli 02/07/2018 1099

cosenza-trerischi.pngRilanciare i presìdi territoriali contro il rischio idrogeologico. Questo è l’appello di ingegneri e geologi riuniti a Castellammare di Stabia, alla Reggia di Quisisana, per il convegno “La gestione del rischio idrogeologico: criticità e prospettive”, organizzato dall'Ordine degli ingegneri di Napoli - presieduto da Edoardo Cosenza (nella foto qui accanto) - di concerto con l'Ordine Regionale dei geologi - presieduto da Egidio Grasso - e le associazioni locali delle professioni tecniche.
L’appuntamento ha concluso il ciclo di tre incontri sul territorio vesuviano che aveva per tema “Convivere con i rischi naturali”.
Per fronteggiare il rischio idrogeologico - è stato ricordato - fu sviluppato negli anni scorsi in Campania un progetto molto interessante: quello dei presìdi territoriali, da istituire in ogni Comune oppure accorpando centri più piccoli, che avrebbe impegnato anche professionisti. Il progetto si è poi fermato.
 “Quello dei presidi territoriali è un progetto che va assolutamente ripreso – afferma il Presidente Edoardo Cosenza – per la sicurezza del territorio e soprattutto a tutela dei cittadini”.
Nel 2014, in virtù di convenzioni stipulate tra la Regione Campania e gli Ordini professionali, era già partita la prima fase per la formazione di geologi e ingegneri da impegnare in queste strutture (una coppia di professionisti per ogni presidio). Avrebbero dovuto affiancare gli uffici tecnici comunali durante le emergenze legate a questioni idrogeologiche o sismiche.
Era un punto di partenza importante - è stato ribadito - per salvaguardare un territorio come quello campano in cui il rischio idrogeologico è elevatissimo, specie per la presenza di materiale piroclastico depositato dal Vesuvio.
Si provvide anche alla formazione dei primi gruppi di questi “presidianti” (così erano definiti nei documenti ufficiali) e furono elaborate dettagliate schede informative e tecniche sui territori a rischio.
I professionisti riuniti a Castellammare, ingegneri e geologi, auspicano ora che il progetto venga ripreso e sviluppato.

VESUVIO E COLATE DI FANGO

Nel suo intervento, il Presidente Cosenza ha inoltre ricordato che il rischio idrogeologico nella provincia di Napoli è strettamente connesso all'eruzione del Vesuvio del 79 dC.
Il drammatico evento di venti secoli fa, dunque, continua a far sentire i suoi effetti. Vediamo perché.
“Nel Napoletano la zona più esposta a colate di fango – ha proseguito Cosenza - è proprio la costiera a Sud-Est del Vesuvio, difatti proprio in quell'area si depositarono - per effetto dei venti - enormi quantità di materiali piroclastici derivanti dall'eruzione di duemila anni orsono. Questi materiali, per nulla coesi (si tratta in prevalenza di pomici), possono facilmente trasformarsi in colate di fango a causa di piogge anomale”.
Il dibattito è stato introdotto dal Consigliere dell’Ordine Gennaro Annunziata. “Oggi chiudiamo – ha ricordato - il ciclo di eventi dal titolo Convivere con i rischi naturali. Tre convegni, con focus rispettivamente su rischio sismico, vulcanico, idrogeologico che il nostro Ordine, per volontà del presidente Cosenza e di tutto il Consiglio, ha deciso di organizzare in provincia, coinvolgendo le realtà associative locali”.

Il ciclo è partito il 9 marzo a Torre Annunziata, con il supporto della locale associazione ingegneri presieduta da Domenico Aversa, affrontando il tema del rischio sismico; il 20 aprile, appuntamento ad Ercolano per parlare del rischio vulcanico con il supporto dell’Associazione Vitruvio, che, annovera tra le sue fila, architetti e ingegneri ed è presieduta dall’architetto Rosa De Luca; infine l’incontro a Castellammare, con il supporto dell’Associazione Ingegneri del Comprensorio Stabiese, presieduta dall’ingegner Angelo Esposito.

NON DIMENTICARE I DRAMMI DEL PASSATO

“Il periodo e il luogo scelti per questo evento – ha aggiunto Annunziata - non sono casuali. Infatti il 5 maggio del 1998, 20 anni fa, un fiume di fango sommerse Sarno, Quindici e altri comuni limitrofi provocando 160 morti. Un anno prima, il 10 gennaio del 1997, non lontano da qui, a Pozzano, una frana travolse un’abitazione e poi piombò sulla statale 145 provocando 4 morti e 22 feriti.
L’obiettivo di questi eventi è proprio quello di ricordare, a chi troppo presto dimentica, eventi tanto drammatici e quanto il nostro territorio presenti un’elevata vulnerabilità ed esposizione ai rischi naturali”.

Il Geologo Italo Giulivo, Direttore delle Attività tecnico‐scientifiche per la previsione e la prevenzione dei rischi del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale, ha affrontato il tema “Previsione e prevenzione dei rischio idrogeologico in Italia”.  Nella sua relazione ha fra l’altro rilevato che addirittura il 16 per cento del territorio nazionale presenta fattori di rischio tali da essere incompatibili con la presenza umana.
Ad aggravare la situazione intervengono anche i cambiamenti climatici connessi al riscaldamento globale che hanno per effetto precipitazioni di particolare intensità e violenza le cui conseguenze si sono riscontrate – per esempio – nell’alluvione di Livorno dello scorso anno o in quella che colpì in Liguria la zona delle Cinque Terre nel 2011.
Altre concause del rischio idrogeologico in Italia – ha ricordato Giulivo – sono la carente pianificazione territoriale, quindi gli eccessi di urbanizzazione e di consumo del suolo, che nel nostro Paese si attesta su una media del 7 per cento, rispetto a una media europea del 4.
Come nei precedenti incontri, la sessione tecnica è stata moderata da un giornalista: Raffaele Schettino, Direttore del quotidiano Metropolis, particolarmente diffuso e radicato nell’Area Vesuviana, anche per la scelta dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli che intende sensibilizzare su certi problemi anche un pubblico di non tecnici e di non addetti ai lavori.