LE COMMISSIONI SI PRESENTANO - Navale: un settore in costante evoluzione, con radici antiche e prestigiose

Con questo articolo si apre una nuova rubrica fissa di Ingenio Napoli del titolo “Le Commissioni si presentano”.
 Si tratta di uno spazio in cui le commissioni attivatebiagio-parisi---copia.jpg dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli illustrano la propria missione, i progetti in cantiere, le iniziative già intraprese.
L’obiettivo è anche favorire un dialogo con gli iscritti e offrire l’opportunità ai componenti delle commissioni di valorizzare le attività svolte.
 La serie di articoli si apre con un’intervista a Biagio Parisi (nella foto), Coordinatore della Commissione Navale dell’Ordine, di cui è segretario il collega Aniello Stinga.
Parisi, 51 anni, vanta una consolidata esperienza come ingegnere navale meccanico, ha lavorato a lungo come dipendente del Gruppo Ferretti occupandosi nel settore della nautica da diporto di progetti sia relativi a mega yacht che a barche di dimensioni pià compatte. Da tempo svolge un’intensa attività libero professionale. Tra le sue attività più interessanti ci sono studi di applicazioni per ridurre l’impatto acustico sia nel settore navale che industriale ed analoghe attività nell'ambito dei problemi relativi alle vibrazioni.



Ingegner Parisi: tra Napoli e il mare c’è un rapporto strettissimo. E tra il mare e l’ingegneria?
Anche in questo caso il legame è forte, specialmente in una città con forti tradizioni marinare e con una tradizione di studi ingegneristici di settore molto forte e qualificata. A questo proposito possiamo ricordare almeno tre importanti ingegneri navali, conosciuti in ambito internazionale, che sono stati a lungo docenti presso il dipartimento di ingeneria navale e meccanica di Napoli e che hanno contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo dell'ingegneria navale stessa, i cui lavori sono ancora oggi di riferimento per gli ingegneri navali. Mi riferisco a Mario Gleijeses (n. Napoli 1877 - m. 1971); docente (1907-52) di architettura navale all'Università di Napoli. Ha svolto importanti ricerche sui corpi galleggianti, che, riprendendo problemi classici, ancora insoluti, ne danno soluzioni in casi molto generali. Tra le sue opere, il trattato Architettura navale. Geometria e statica delle navi. Poi il Professor Emilio Castagneto, direttore della Vasca Nazionale per le Esperienze di Architettura Navale dal 1951 al 1966 e poi docente presso il dipartimento di ingegenria navale dell'università di Napoli. Nell’ambito della sua attività tecnica ha ideato e progettato molti macchinari per la costruzione ed il controllo di modelli di carene ed eliche, nonché apparecchiature dinamometriche  sperimentali, alcune delle quali fortemente innovative. Si può considerare quindi  un precursore nello studio di importanti aspetti sperimentali e previsionali della tenuta al mare, della manovrabilita’ e della propulsione navale. Infine il professor Francesco Spinelli, docente di Costruzioni navali presso il dipartimento di ingegneria navale di Napoli, che ha svolto importanti studi sulla risposta al vero della nave alle sollecitazioni dinamiche.
Insomma, una tradizione di studi qualificata e consolidata.
Sì, e in questo scenario è chiaro che una commissione tematica può e deve lavorare a 360 gradi per rafforzare le sinergie tra il mondo della ricerca, l’università, la professione, il settore armatoriale e tutte le attività dell’indotto che ruotano intorno al settore marittimo. Questo sia per promuovere lo sviluppo della ricerca che per favorire nuove opportunità di lavoro.
Ingegnere, quali sono le eccellenze nel settore della ricerca?

A Napoli per esempio, nelle strutture del Politecnico in via Claudio, c’è una vasca navale dove sono stati condotti studi qualificati di idrodinamica, sui modelli di scafi e anche sulle eliche. Obiettivo: rendere sempre più efficienti, performanti e compatibili i natanti: sia per diporto che per attività commerciali e militari.

E il ruolo della Commissione da lei coordinata per valorizzare queste eccellenze?
Noi puntiamo anche a valorizzare innovative tesi di ricerca nel settore navale, operando al tempo stesso da cinghia di trasmissione fra ricerca e imprese e mettendo a disposizione dei giovani le nostre competenze per favorire il loro lavoro di approfondimento.

State promuovendo anche percorsi formativi e di aggiornamento?

Sì. Per esempio stiamo organizzando iniziative di formazione nel settore del “reverse engineering” (per saperne di più, cliccare QUI).
Di che cosa si tratta? Può spiegarlo in concetti semplici e comprensibili anche da un non addetto ai lavori?

Questa tecnica permette di definire modelli tridimensionali di oggetti, a partire da rilievi fotografici che possono essere trattati con software relativamente economici e semplici.

A che cosa serve questa procedura in campo navale?

E’ utilissima in caso di perizie, di lavori di ristrutturazione di scafi storici. Permette di ottenere un modello tridimensionale anche laddove non sia stata utilizzata la metodica Cad per il progetto originario. I vantaggi sono sia di natura economica che pratica. Pensiamo infatti a quanto potrebbero costare i rilievi effettuati in bacino di carenaggio per uno scafo di rilevanti dimensioni.

E i rapporti con il mondo armatoriale?

Siamo intenzionati a intensificarli, grazie anche all’Ordine che ha, recentemente, patrocinato un convegno nell’ambito della convention partenopea del Propellers Club.

La vostra commissione sta svolgendo anche un lavoro di ricerca storica, vuole ricordarne alcuni momenti qualificanti?

Certo: in collaborazione con il Consigliere Andrea Lizza, su iniziativa dell'Ingegner Admeto Verde, componente della Commissione Navale, abbiamo promosso due convegni di studi. Uno sul bicentenario della propulsione a vapore, primato partenopeo, l'altro, sulla figura dell'ingegner Pattison, un protagonista dell'ingegneria e dell'industria navale e meccanica europea. Sono state manifestazioni che hanno fatto registrare una lusinghiera partecipazione di colleghi e che hanno favorito anche un confronto ingegneristico di tipo interdisciplinare.

Dalla storia al futuro: che cosa avete in programma sul versante degli approfondimenti dedicati all’innovazione nel settore navale?

Stiamo preparando un convegno sulla propulsione diesel-elettrica delle imbarcazioni, oggi diventato lo standard nel settore commerciale e anche militare e sulla conversione delle unità a gasolio (che generano l’energia elettrica necessaria ad alimentare il gruppo motore) in unità a gas, con sensibili vantaggi tanto economici quanto ambientali. Ci occuperemo anche della propulsione navale totalmente elettrica: uno scenario oggi meno futuribile e remoto che in passato, grazie anche allo sviluppo delle moderne celle combustibili a idrogeno.
                                                                                                                             (a cura di Giovanni Capozzi)