Giovanni A. Pattison, omaggio della Commissione navale a un protagonista dell'ingegneria e della cantieristica

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Un protagonista dell'ingegneria, dell'industria meccanica e della cantieristica, un promotore di iniziative associative e sociali, un imprenditore lungimirante di statura europea: questo e molto altro è stato Giovanni Alfredo Pattison (nell'immagine qui sopra, il varo di un'unità militare realizzata nei suoi cantieri).
Martedì 13 Novembre, nella Sala Convegni della Lega Navale al Molosiglio si è svolto un seminario in omaggio alla figura e all'opera di Pattison, promosso dall’ingegner Admeto Verde e dalla Commissione navale dell’Ordine degli Ibgegneri di Napoli (coordinata da chi scrive).
L’evento - organizzato nel 150esimo anniversario della nascita di Giovanni Alfredo Pattison - ha visto la partecipazione interessata di numerosi cultori del mondo nautico partenopeo e di alcuni docenti del Dipartimento di ingegneria Navale di Napoli.
Dopo i saluti istituzionali della Dirigente Nazionale della Lega Navale, Rosaria Rosini e del dottor Paolo Rastrelli, responsabile Centro Studi  LNIchi scrive, in qualità di moderatore, ha dato il via agli interventi che hanno ricordato la figura di Giovanni Alfredo Pattison, laureato in ingegneria navale e meccanica in Inghilterra, chiamato a Napoli dal nonno John, arrivato nel 1842 da Newcastle, per fondare nella città partenopea una grande industria metalmeccanica e un prestigioso cantiere navale sulla spiaggia della Maddalena. Il cantiere, in poco tempo, diviene sinonimo di eccellenza e si assicura importanti commesse (torpediniere e cacciatorpediniere) per la Regia Marina e per marine militari straniere. Anche dopo la morte del nonno, il giovane Pattison continua la sua attività, distinguendosi per il contributo durante la Prima guerra mondiale e meritandosi nel 1918 la commenda della Corona d’Italia. 
Pattison si distinse anche per partecipazione attiva alla vita culturale e sportiva napoletana, come membro del Rotary (fu tra i fondatori, nel 1924, del Rotary Club Napoli) e dei circoli Canottieri e Lega Navale. Dopo aver assistito alla chiusura dell’azienda per la cessione da parte del cugino di una parte del pacchetto azionario, dopo alcuni incarichi per l’IRI, fu eletto presidente della Navalmeccanica, carica che mantenne fino al 1954, anno della morte avvenuta a Napoli.
L’ingegnere e consigliere dell'Ordine Andrea Lizza ha raccontato l’evoluzione dell’ingegneria e della tecnica nei secoli fino ad arrivare all’800, secolo che ha visto l’industria borbonica all’avanguardia, come ha sottolineato anche nel suo intervento il Prof. Ing. Fiorentino, figura di rilievo in ambito accademico e brillante oratore, che ha ricordato accanto ai primati dell’industria navale napoletana,  le fiorenti attività dell’industria ferroviaria di Pietrarsa e di quella tessile di San Leucio, spesso dimenticate anche a causa di una storiografia che, soprattutto nel passato, ha teso a dare un quadro negativo dell’economia meridionale preunitaria.
Admeto Verde ha concluso l’evento con il suo prezioso contributo storiografico, che ha illustrato nel dettaglio la biografia e le attività svolte dalla famiglia Pattison a Napoli dal 1842 al 1954, dando risalto anche alle eccellenze della cantieristica navale e ferroviaria da fine ottocento al primo dopoguerra, realizzate a Napoli, non solo dalla famiglia Pattison.
All’incontro, che ha giustamente ricordato la figura di Pattison a lungo dimenticata, hanno partecipato il  Professor Pietro Spirito, presidente dell’autorità portuale, il dottor Patrizio Festa, consigliere LNI, il dottor Carlo Rolandi, olimpionico a Londra nel 1948 e presidente onorario Federazione Italiana Vela e le Signore Raimonda e Fausta Raimondi d’Aragona, nipoti di Giovanni Alfredo Pattison.

  (a cura di Biagio Parisi, Coordinatore della Commissione navale dell'Ordine degli ingegneri di Napoli)