Il Presidente Zambrano BOCCIA la proposta di riduzione delle quote

Non si è fatta attendere la replica del Presidente Zambrano alla richiesta formulata dagli Ordini di Trapani e Messina (e condivisa anche da altri) che chiedevano, di rivedere il bilancio di previsione 2020 in considerazione delle tante attività che NON verranno svolte, seguito da un importante sacrificio di RIDUZIONE DI INDENNITA’ E STIPENDI in favore della categoria degli Ingegneri, come fatto dal CDA della Fiat ai calciatori e da tanti Rappresentanti Istituzionali.

In breve, si chiedeva di portare per il solo 2020 il “dazio” o quota da versare al CNI da € 25,00 a € 12,50.

Ciò sarebbe servito a ogni Ordine territoriale di creare “UN FONDO DI ASSISTENZA” per i colleghi in difficolta lavorative.

Si riporta a seguire per una corretta informazione, il testo del messaggio che il Presidente Zambrano ha inviato a tutti i Presidenti d’Italia in merito a tale vicenda.

Il Presidente del CNI BOCCIANDO INTEGRALMENTE LA PROPOSTA, la ritiene strumentale e assurda.

Prima di far leggere la nota, corre l’obbligo con il dovuto rispetto verso il Presidente Zambrano di rammentare che qualsiasi pensiero giusto o sbagliato (lo deciderà la categoria), va rispettato e non deriso o ancor peggio denigrato.

Da massimo rappresentante istituzionale ci saremmo aspettati una risposta da Presidente e non da chi deve convincere gli altri di essere "bravo e nel giusto".

Ancor peggio cercare di limitare l’espressione democratica di pensiero, agendo su fattori esterni e poco leali.

Chi Le scrive è e rimarrà un piccolo Presidente di Provincia, innamorato dei propri ideali, sempre in trincea per difendere le istanze dei propri iscritti.

Ne stipendi e ne rimborsi per svolgere un ruolo che non è stato mai considerato come una PROFESSIONE, ma un valore aggiuntivo al lavoro di INGEGNERE.

Continui nel Suo percorso e in quello che crede soprattutto in un momento di estrema difficolta emergenziale.

Pagheremo le quote da Lei richieste e “troppe volte” sollecitate, rammentando ai colleghi Ingegneri che è più importante “alimentare la Vostra voce” che creare un “fondo di assistenza” per loro.

Sperando che i miei pensieri non costituiscono “vilipendio” nella Sua persona, Le auguro i massimi successi e soddisfazioni sia personali che per la categoria che rappresenta.

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Cari Presidenti,

in questo momento così delicato, in cui bisogna lavorare insieme, senza inutili e strumentali polemiche, per affrontare e risolvere, anche nella futura prospettiva di ripresa, l’attuale gravissima  emergenza sanitaria ed economica, mi sembra assurdo che  vengano fuori proposte, addirittura provenienti dal nostro stesso mondo ordinistico, tese ad indebolire proprio l’indispensabile azione del Consiglio Nazionale, che si sta fortemente battendo per la tutela degli iscritti, con la forza e l’autorevolezza che gli consente di guidare il fronte delle professioni.

E trovo veramente inaccettabile che ciò provenga anche da rappresentanti dei nostri Ordini, che dovrebbero essere, come sempre avvenuto in passato, esempio per tutti i colleghi di serietà ed equilibrio, soprattutto nei momenti difficili.

Parlo, in particolare, di proposte di riduzione - tutte peraltro avanzate in maniera superficiale e prive di alcuna analisi e valutazione degli impatti sul bilancio – della quota per il sostentamento del Consiglio Nazionale.

C’è chi ha anche lanciato una proposta che mi ha letteralmente stupito e che in 42 anni di attività ordinistica, non mi era mai venuto in mente:

ridurre del 50% gli introiti del CNI…così…da un momento all’altro…e sempre senza alcuna verifica degli effetti…

E’ semplicemente…geniale! 

Ovviamente,  chi la  propone  se ne frega di servizi ed  assistenza agli Ordini, pubblicazioni, giornali, gruppi di lavoro, comitati, presenza in  altre organizzazioni, documenti, ricerche, studi, formazione, audizioni, attività dei nostri organismi vari e collegati, assemblee dei presidenti, partecipazione a tavoli tecnici ed istituzionali, circolari, emendamenti legislativi, comunicati stampa, biblioteca, attività disciplinare, quote UNI, presenza attiva in CUP e RPT, osservatorio bandi, attività di promozione della categoria, convegni,  pareri agli ordini ed alla P.A:, completamento equo compenso, revisione tariffe giudiziali e parametri oo.pp., semplificazione procedure e norme sui ll.pp. ed in edilizia, elaborazione schemi di contratto e preventivi, bandi per assicurazioni, tutela sui temi previdenziali, supporto agli iscritti, attività legale a difesa della professione, osservatorio sulla ricostruzione ed attenzione ai provvedimenti, partecipazione a tavoli tecnici,  a commissioni presso ministeri vari e consiglio superiore, realizzazione della struttura tecnica nazionale per le emergenze, ma anche gli impegni incomprimibili di bilancio per contratti e personale etc., e soprattutto l’emergenza Covid e tutte le battaglie in corso per tutelare i professionisti relative attività e potrei scrivere per pagine intere…

In realtà, tante bocciofile, con tutto il rispetto per loro, queste cose non le fanno; in fondo, sono tante, troppe, …a molte si potrebbe rinunciare…ogni iscritto risparmierebbe ben 1 euro e 4 centesimi al mese … 

Ma, pensandoci bene, perché limitarsi al 50%?

50 è prossimo a 60…un piccolo passo in avanti e arriviamo a 70…ma perché non essere coraggiosi, come richiede questo momento, e arrivare a 100%.

Ed un altro più coraggioso passo in avanti…perché limitarsi al CNI?

Anche gli Ordini potrebbero fare lo stesso.

Tornando alla realtà, triste realtà di oggi, proprio ora non possiamo rallentare o fermare l’attività del CNI, e la proposta di riduzione della quota annuale, che è la più bassa in Italia ed è ferma da vent’anni, nonostante l’enorme mole di lavoro aumentata negli ultimi due mandati, al di là della ricerca di facili “like”, non funziona, a meno di demolire in un attimo quanto costruito in questi anni, in tema di efficienza, efficacia, rappresentanza ed autorevolezza della nostra categoria, e rispetto dal mondo politico, istituzionale, imprenditoriale, sociale e professionale. Tutti aspetti essenziali anche per tutelare al meglio gli ingegneri.

E questo non possiamo consentirlo anche per il rispetto che meritano i tantissimi colleghi che hanno contribuito a questi risultati in questi anni, presidenti di Ordini e Federazioni e semplici iscritti.

Ma anche perché, allo stato, permangono morosità di alcuni Ordini, tra cui anche alcuni così impegnati nella richiesta di riduzione.

Ovviamente, non sta a me giudicare se le iniziative del CNI siano adeguate in questo particolare momento; questo lo giudicheranno gli iscritti.

Ma anche ieri e ieri l’altro, negli incontri in videoconferenza con i presidenti, l’attività del CNI ha ricevuto molti apprezzamenti, soprattutto per la capacità di riunire tutte le professioni in una battaglia comune, prova concreta e reale della stima e della fiducia ricevuta.

E risultati importanti in questi giorni si stanno avendo, superando le resistenze della politica (v. l’estensione avvenuta ieri dei 600,00 euro ai professionisti ordinistici).

Proprio in questi momenti, quindi, l’azione del CNI – è così difficile capire che le risorse che riceve servono a tutelare tutti gli iscritti? E che se non lo fa il CNI non c’è un sostituto credibile? – deve essere invece potenziata e rafforzata, per cui proposte superficiali e demagogiche di riduzione del nostro budget, dirette più alla pancia che alla testa degli iscritti, non hanno alcun senso, se non di ridurre e danneggiare la nostra attività, e non possono essere accolte, nell’interesse proprio dei colleghi più in difficoltà.

Assicuro, però, che  il consiglio, ed i consiglieri, tutti ben consapevoli del momento, stanno  lavorando su una seria revisione del bilancio, con la modifica di alcune poste, tipo quella del funzionamento degli organi di governo e di altri organismi, o delle iniziative probabilmente non più fattibili nell’anno, con le conseguenti riduzioni; ma ogni risparmio  dovrà essere utilizzato per promuovere e supportare  di più le ulteriori urgenti ed indispensabili attività di tutela degli iscritti, soprattutto assicurando maggiore “copertura” mediatica e comunicativa, ma anche per coprire i minori introiti causati dall’emergenza.

Mi sembra assolutamente ragionevole e più utile.

Lo sforzo che stiamo facendo, infatti,  è di ottimizzare ancora di più le, comunque, ridotte risorse, per proporre e far approvare norme di semplificazione e di efficienza nonchè un piano di  investimenti pubblici e privati che pongano al centro la nostra professione, e consentano a tutti i settori dell’ingegneria di riprendere immediatamente l’attività e aumentare notevolmente il reddito degli iscritti, anche rispetto al passato pre-emergenza Covid-19, in una logica comunque di sostenibilità e di sussidiarietà al nostro Paese, assumendo sempre più ruoli determinanti.

Non a caso stiamo lavorando ad un Manifesto delle professioni post emergenza, che racchiuda tutto ciò.

E’ su questo che ci auguriamo di ricevere idee serie e concrete, che ci rafforzino, e non proposte pauperistiche che ci indeboliscano.

E’ su questo che ci giochiamo la partita per uscire dalla crisi, che supereremo se la affrontiamo come l’ulteriore occasione per farla diventare un’opportunità di crescita e di miglioramento delle nostre condizioni, sia professionali che personali.

Ma per fare questo, dobbiamo fare esattamente quello che stiamo oggi chiedendo con forza al Governo: di investire, oggi, più risorse che in passato per costruire meglio e più rapidamente un futuro migliore.

Non fosse che per serietà e coerenza con questa richiesta, dobbiamo credere ed investire anche nel nostro mondo e nelle nostre istituzioni.

Altrimenti vedremo altri crescere ed avvantaggiarsi e noi guardare e lamentarci.

Noi dobbiamo, invece, essere insieme i protagonisti della nostra ripresa.

Un caro saluto.

ing. Armando Zambrano

Presidente

CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI