Due secoli di tecnologia nel complesso delle Marmore: la CASCATA e L’ENERGIA

18/11/2018 1473

La industrializzazione della conca ternana, a seguito della prima rivoluzione industriale, favorita dallo sfruttamento dell’energia idraulica, iniziò nel 1794, con la costruzione di un canale derivato dalla sponda sinistra del Nera, nei pressi di Pentima Bassa, per azionare la Ferriera di Pio VI, situata laddove, più di un secolo dopo, sarebbe sorta la SIRI.

La costruzione del Canale Nerino

Successivamente, nel 1873, iniziò la costruzione del Canale Nerino, derivato dalla sponda destra del Nera, sempre a Pentima Bassa, per alimentare la Regia Fabbrica d’armi, il Lanificio Gruber, lo Jutificio Centurini e altri opifici.

La costruzione del canale nerino

Il Canale Nerino, con i suoi 27 metri cubi al secondo di portata, appariva come la prima vera e imponente opera idraulica industriale di sfruttamento dell’energia idraulica, e per questo fu subito definito “il fonte battesimale” della Terni industriale.

Negli stessi anni, furono realizzati altri canali derivati dal Sersimone e dal Canale Nerino in grado di fornire l’energia idraulica necessaria per la Fonderia della Ditta Lucowich, sorta nei pressi della stazione ferroviaria. Tutti questi canali però erano derivazioni del Nera, e quindi potevano consentire limitati dislivelli. Quindi l’energia che se ne poteva ricavare era relativamente modesta.

Basti pensare che l’opera più imponente, il Canale Nerino, con una lunghezza di circa due chilometri, sfruttava un salto di soli 17 metri con una portata di 27 metri cubi al secondo, conseguendo una potenza di 3200 cavalli, con un rendimento di 120 cavalli per metro cubo di acqua.

Nel 1884 la svolta: Il Canale Motore del Velino

Il salto tecnologico si ebbe nel 1884, in concomitanza della costruzione dell’Acciaieria di Terni, allora SAFFAT (Società Alto Forni Fonderia Acciaieria Terni), quando si rese necessario derivare dal Velino una portata di 5 metri cubi al secondo sfruttando un salto di 200 mt tra l’opera di presa e il piano dello Stabilimento, e conseguire una potenza di 5866 cavalli, pari a circa 1200 cavalli per metro cubo. L’energia prodotta per metro cubo di acqua era dieci volte quella del Canale Nerino.

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L’opera per portare l’acqua dal Velino allo stabilimento di Terni, tuttora in funzione, fu chiamata “Il Canale Motore”, perché forniva l’energia necessaria per il funzionamento dell’Acciaieria.

Fu un’opera imponente per l’epoca, che partiva dall’opera di presa, rimasta inalterata, situata sulla sponda destra del Velino, 400 metri a monte del primo salto della cascata delle Marmore, per arrivare in località i Campacci a un laghetto di decantazione, dal quale partivano le condotte in ghisa che si snodavano per oltre 3200 metri e una galleria a pelo libero lunga 2557 metri sul monte Pennarossa.

È bene sottolineare che l’energia idraulica del Canale Motore non fu mai utilizzata per la produzione elettrica fino al 1970, perché all’epoca della sua realizzazione non si era sufficientemente sviluppata la tecnologia sia delle macchine elettriche che delle linee di trasporto dell’energia.

L’energia idraulica fu utilizzata per azionare gli apparati meccanici dello stabilimento fino all’introduzione dell’elettricità, e successivamente per i processi produttivi, come il raffreddamento dei vari apparati.

Quest’opera dette l’avvio alla utilizzazione dell’acqua del fiume Velino che si gettava nella Cascata delle Marmore.

Nel frattempo la scienza elettrotecnica, per merito di Antonio Pacinotti e Galileo Ferraris, consentì negli ultimi anni dell’ottocento, l’introduzione dei motori e dei generatori elettrici, ed il trasporto a distanza dell’energia elettrica. Nel 1882 fu installata la prima centrale termoelettrica in Italia, alimentata a carbone, quella di Santa Redegonda a Milano, su tecnologia Edison, per illuminare Piazza Duomo, la Galleria e la Scala.

Ing. Pompeo Bresadola acqua potabileLa notevole disponibilità di energia idraulica nel territorio ternano, evidenziata dalla realizzazione del Canale Motore dell’Acciaieria nel 1884, dette un deciso impulso alla possibilità di utilizzare l’acqua del Velino per la produzione di energia elettrica. Ne è una chiara testimonianza la pubblicazione nel 1900 dell’Ing. Pompeo Bresadola “L’Utilizzazione della Cascata delle Marmore per la città di Terni”, dove su incarico del Sindaco di Terni, presentò un “ Progetto per un impianto elettrico con officina alla Cascata delle Marmore”.

Tale impianto avrebbe dovuto servire per la fornitura di energia elettrica per l’illuminazione della città di Terni in previsione della scadenza nel 1907 della concessione di tale servizio che il Comune di Terni aveva affidato alla SIV ( Società Italiana Valnerina) di Cassian Bon con una Centrale di produzione, in viale Campofregoso ,alimentata da una derivazione del canale Nerino.

Dal progetto dell’Ing Bresadola si avviò così la produzione di energia elettrica utilizzando l’acqua del Velino a monte della Cascata delle Marmore.

La prima centrale fu realizzata nel 1906 dal Comune di Spoleto, con una concessione di 2,3 metri cubi al secondo, con una potenza installata di 2400 KW.

Essa era situata sulla sponda sinistra del fiume Nera, in prossimità dello stabilimento di Collestatte piano della Carburo di Calcio.

Nel 1908 fu costruita la centrale del Comune di Terni, con una concessione di 2,7 metri cubi al secondo e una potenza installata di 2950 Kw. Essa era situata in prossimità della centrale di Spoleto, ma sulla sponda destra del Nera e adiacente alla strada statale valnerina.

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Articolo tratto da INGENIUM - PERIODICO DI INFORMAZIONE (CINECA-MIUR n. E203872) DELL’ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI TERNI