UNI 11337-4: LOD, LOG e LOI nei modelli BIM
I LOD BIM nella UNI 11337-4:2017 non indicano solo il dettaglio grafico del modello, ma il livello di sviluppo informativo degli oggetti digitali. Per il progettista di oggi il nodo è definire quali dati servono, in quale fase, per quale decisione tecnica.
I LOD BIM della UNI 11337-4:2017 definiscono il livello di sviluppo degli oggetti digitali attraverso una scala A-G che integra geometria, attributi informativi e stato di avanzamento dell’opera. Il testo aggiorna la lettura originaria al contesto attuale, collegando LOD, LOG, LOI, Capitolato Informativo, UNI EN ISO 19650 e UNI EN 17412-1 sul Level of Information Need. Per progettisti, BIM manager, imprese e stazioni appaltanti, il valore operativo è passare dal “modello dettagliato” al “modello utile”: informazioni proporzionate, verificabili e coerenti con progettazione, costruzione, gestione e manutenzione. INGENIO propone una sintesi tecnica aggiornata per governare il dato BIM con maggiore consapevolezza.
LOD BIM e UNI 11337-4: cosa deve sapere oggi il progettista
I LOD BIM nella UNI 11337-4:2017 definiscono il livello di sviluppo degli oggetti digitali, combinando componente geometrica e contenuto informativo. La norma risulta ancora in vigore, ma oggi va letta insieme al quadro ISO 19650 e al concetto europeo di “Level of Information Need”.
Nel 2017 la pubblicazione della UNI 11337-4 ha rappresentato un passaggio importante per il BIM italiano: per la prima volta veniva definito in modo strutturato il concetto di LOD, cioè il livello di sviluppo informativo di modelli, elaborati e oggetti digitali.
L’articolo originario di Massimo Stefani, BIM Consultant di Harpaceas, pubblicato su INGENIO, aveva il merito di spiegare con chiarezza questa novità attraverso un esempio molto concreto: l’evoluzione informativa di una finestra, dal livello simbolico fino all’oggetto aggiornato per la gestione e manutenzione.
Nel testo veniva già evidenziato un punto ancora oggi centrale: il LOD non è solo “quanto è dettagliato graficamente” un oggetto BIM, ma è il risultato dell’integrazione tra LOG, cioè livello di sviluppo geometrico, e LOI, cioè livello di sviluppo informativo.
A distanza di alcuni anni, quel tema resta attuale. Ma il modo in cui il progettista deve leggerlo è cambiato.
Oggi parlare di LOD significa inserirsi in un sistema più ampio fatto di requisiti informativi, Capitolato Informativo, ambiente di condivisione dei dati, coordinamento interdisciplinare, controllo dei modelli, gestione del ciclo di vita dell’opera e norme internazionali come la UNI EN ISO 19650.
La domanda, quindi, non è più solo: “a quale LOD devo modellare questo oggetto?”.
La domanda corretta per il progettista è: quale informazione serve, a chi serve, in quale fase, per quale decisione tecnica o gestionale?
UNI 11337-4:2017: la norma sui LOD è ancora valida?
La UNI 11337-4:2017 risulta ancora in vigore nello Store UNI. La norma riguarda l’“Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati e oggetti” ed è tuttora il riferimento nazionale per comprendere la logica dei livelli di sviluppo informativo nel BIM italiano.
Questo non significa però che l’articolo possa restare fermo al linguaggio del 2017.
Dal 2019 in poi il settore ha visto consolidarsi il quadro internazionale della UNI EN ISO 19650, che descrive concetti e principi per la gestione delle informazioni nei processi BIM, includendo scambio, registrazione, aggiornamento e organizzazione delle informazioni tra gli attori della commessa.
A questo si è aggiunta la UNI EN 17412-1:2021, dedicata al Level of Information Need, applicabile all’intero ciclo di vita del bene costruito: pianificazione, progettazione, sviluppo, costruzione, esercizio, manutenzione, ristrutturazione, restauro e fine vita.
Per il progettista, questo passaggio è sostanziale: il LOD non deve essere inteso come una scala astratta di dettaglio crescente, ma come uno strumento per definire il fabbisogno informativo necessario a svolgere una determinata attività.
Che cosa sono i LOD nella UNI 11337-4
Nella UNI 11337-4 i LOD identificano il livello di sviluppo informativo degli oggetti digitali. La norma italiana adotta una codifica alfabetica da LOD A a LOD G, diversa dalle codifiche numeriche tradizionalmente utilizzate in altri contesti internazionali.
L’articolo originario sottolineava proprio questo aspetto: la scelta delle lettere non è solo formale, ma serve a marcare una specificità della norma italiana rispetto ad altri sistemi di classificazione.
In sintesi, la scala definisce una progressione:
- LOD A: oggetto simbolico;
- LOD B: oggetto generico;
- LOD C: oggetto definito;
- LOD D: oggetto dettagliato;
- LOD E: oggetto specifico;
- LOD F: oggetto eseguito;
- LOD G: oggetto aggiornato.
Questa sequenza non va letta come una semplice crescita del dettaglio grafico. Il passaggio da un livello all’altro riguarda sia la rappresentazione geometrica sia le informazioni associate all’oggetto.
Un serramento, ad esempio, può essere rappresentato inizialmente come un semplice ingombro simbolico e poi diventare progressivamente un oggetto con dimensioni definite, caratteristiche prestazionali, materiali, codici prodotto, informazioni di posa, certificazioni, dati di manutenzione e storico degli interventi.
LOG e LOI: il LOD non è solo geometria
Uno degli errori più frequenti nella pratica BIM è usare il LOD come sinonimo di “dettaglio grafico”. È una semplificazione pericolosa.
Nella logica della UNI 11337-4, il LOD deriva dall’interazione tra due componenti:
LOG — Level of Geometry
Riguarda la componente geometrica dell’oggetto: forma, dimensioni, ingombro, rappresentazione spaziale, livello di precisione grafica e rapporto con gli altri elementi del modello.
LOI — Level of Information
Riguarda la componente informativa: dati tecnici, prestazionali, materiali, codici, proprietà fisiche, requisiti normativi, parametri di posa, dati di manutenzione, certificazioni, informazioni economiche o gestionali.
Un oggetto può quindi essere graficamente molto dettagliato ma povero di informazioni utili. Allo stesso modo, può avere una geometria essenziale ma contenere dati sufficienti per una specifica verifica progettuale.
Per questo il progettista deve evitare una modellazione “ricca” ma non finalizzata. Il BIM non richiede di disegnare tutto nel massimo dettaglio possibile: richiede di produrre informazioni coerenti con l’uso previsto del modello.
Il LOD non coincide automaticamente con la fase progettuale
Un altro punto già chiarito nel testo originario resta fondamentale: a un LOD non corrisponde necessariamente una determinata fase del processo.
Questo significa che non si può stabilire in modo automatico che uno studio di fattibilità debba sempre essere a LOD A, un progetto definitivo a LOD C o un esecutivo a LOD D.
Il livello informativo dipende da diversi fattori:
- obiettivo del modello;
- disciplina coinvolta;
- decisioni da supportare;
- livello di affidabilità richiesto;
- responsabilità degli attori;
- contenuti del Capitolato Informativo;
- usi BIM previsti dalla commessa;
- fase del ciclo di vita dell’opera.
In una stessa fase progettuale possono convivere oggetti con LOD diversi. Una parete strutturale può richiedere informazioni più mature di un elemento secondario. Un componente impiantistico critico può richiedere dati di ingombro, manutenzione e interferenza più avanzati rispetto ad altri oggetti ancora generici.
Il criterio non deve essere la simmetria formale del modello, ma la sua utilità operativa.
LOD A: rappresentazione simbolica
Il LOD A corrisponde a una rappresentazione simbolica, in 2D o anche in 3D se necessario. Non esprime vincoli geometrici effettivi e contiene caratteristiche qualitative e quantitative puramente indicative.
È utile nelle fasi iniziali, quando il modello serve soprattutto a individuare la presenza di un elemento, una funzione o una relazione spaziale, senza pretendere ancora precisione dimensionale.
Per il progettista il LOD A ha valore quando consente di impostare scenari, ipotesi distributive, prime valutazioni funzionali o studi preliminari. Non deve essere usato per estrarre quantità affidabili, verifiche prestazionali o dati esecutivi.
LOD B: oggetto generico
Il LOD B introduce una rappresentazione geometrica generica o una geometria di ingombro. Le caratteristiche qualitative e quantitative sono approssimate.
È il livello in cui l’oggetto comincia ad assumere una presenza più riconoscibile nel modello, ma resta ancora non specifico. Può essere utile per valutazioni di massima, coordinamento preliminare, ingombri, prime interferenze e stime ancora non definitive.
Un serramento a LOD B può essere rappresentato come elemento generico con dimensioni approssimate, senza ancora definire prodotto, stratigrafia, ferramenta, prestazioni o certificazioni.
LOD C: oggetto definito
Il LOD C prevede una rappresentazione geometrica definita. Le caratteristiche qualitative e quantitative sono definite in via generica e applicabili a entità similari.
Questo livello è particolarmente importante per la progettazione, perché consente di passare da un oggetto puramente indicativo a un oggetto con caratteristiche tecniche riconoscibili.
Nel caso di una finestra, ad esempio, possono essere presenti dimensioni definite, tipologia, materiali principali, trasmittanza termica richiesta, prestazioni acustiche attese o requisiti minimi di progetto, senza arrivare ancora alla definizione del singolo prodotto commerciale.
È un livello utile per il coordinamento tra discipline e per verifiche tecniche più strutturate, ma deve essere gestito con attenzione: non va confuso con la definizione esecutiva del componente.
LOD D: oggetto dettagliato
Il LOD D introduce una rappresentazione geometrica dettagliata. Le caratteristiche qualitative e quantitative sono specifiche di una pluralità di prodotti similari e possono includere informazioni utili al montaggio e alla manutenzione.
È un livello che interessa direttamente la progettazione esecutiva, il coordinamento tecnico e la predisposizione di informazioni utili alla costruzione.
In questa fase l’oggetto non è più solo una categoria funzionale: deve contenere informazioni coerenti con la scelta tecnica, con le modalità realizzative e con le verifiche interdisciplinari.
Per il progettista, il LOD D è spesso il livello in cui emergono criticità concrete: interferenze, tolleranze, connessioni, spazi di manutenzione, accessibilità, sequenze di posa, compatibilità con altri sistemi costruttivi.
LOD E: oggetto specifico
Il LOD E riguarda la rappresentazione geometrica specifica di un singolo sistema. Le caratteristiche qualitative e quantitative sono riferite a un prodotto o sistema definito e sono presenti informazioni relative a fabbricazione, assemblaggio e installazione.
È il livello in cui il modello si avvicina alla dimensione produttiva e realizzativa.
Per un serramento, ad esempio, non si parla più solo di “finestra con determinate prestazioni”, ma di un sistema specifico, con dati coerenti con la produzione, la posa, gli accessori, i certificati e le modalità di installazione.
Il LOD E richiede un rapporto stretto tra progettazione, impresa, fornitore e gestione della documentazione tecnica. È il livello in cui la qualità del dato diventa determinante per evitare incoerenze tra modello, elaborati, capitolati, ordini e cantiere.
LOD F: oggetto eseguito
Il LOD F rappresenta l’oggetto eseguito, verificato sul luogo. Le caratteristiche qualitative e quantitative sono quelle specifiche del prodotto posato.
Nel testo originario questo livello veniva collegato all’“as-built” rilevato e alle informazioni valide per il ciclo di vita dell’opera, comprese eventuali forme di degrado, certificati di collaudo e programmazione temporale degli interventi.
Per il progettista di oggi, il LOD F è cruciale perché consente di superare la distanza tra modello di progetto e opera realmente costruita.
Il modello “as-built” non dovrebbe essere una semplice restituzione formale, ma un archivio informativo affidabile: cosa è stato effettivamente installato, con quali caratteristiche, dove si trova, con quali certificazioni, con quali manuali, con quali scadenze manutentive.
È qui che il BIM diventa strumento di continuità tra progettazione, costruzione e gestione.
LOD G: oggetto aggiornato
Il LOD G rappresenta l’oggetto aggiornato e storicizzato. Tiene traccia dello stato dell’elemento nel tempo, degli interventi eseguiti, delle manutenzioni, delle sostituzioni, del soggetto manutentore e del livello di degrado.
Nel testo originario veniva evidenziato come i LOD F e G fossero particolarmente rilevanti per restauro, manutenzione e conservazione, ambiti molto presenti nel contesto italiano.
Questo resta uno dei contributi più interessanti della norma italiana.
Nel patrimonio edilizio esistente, e ancora di più negli edifici storici o complessi, il modello non serve solo a progettare un intervento, ma a costruire una memoria tecnica dell’opera.
Il LOD G diventa quindi essenziale per:
- manutenzione programmata;
- facility management;
- gestione del degrado;
- interventi di restauro;
- sostituzione di componenti;
- aggiornamento documentale;
- monitoraggio del ciclo di vita.
Per i progettisti, questo significa cambiare prospettiva: il modello non finisce con la consegna del progetto o con la fine del cantiere, ma deve poter essere aggiornato, interrogato e utilizzato nel tempo.
Le classi intermedie nel Capitolato Informativo
La UNI 11337 consente al committente di definire nel Capitolato Informativo eventuali classi intermedie di LOD, identificate con numeri: ad esempio LOD C.01, LOD C.02 e così via.
Questo punto è molto importante per le commesse reali.
La scala A-G non deve essere usata in modo rigido. In alcuni casi, infatti, può essere necessario definire livelli più articolati, coerenti con le esigenze informative specifiche della stazione appaltante o del soggetto committente.
Le classi intermedie possono essere utili quando occorre distinguere:
- livelli di sviluppo diversi per discipline diverse;
- oggetti critici e oggetti secondari;
- informazioni minime obbligatorie e informazioni opzionali;
- requisiti di progetto e requisiti di gestione;
- dati richiesti per verifica, computo, manutenzione o controllo qualità.
La regola operativa è semplice: ogni livello intermedio deve essere descritto in modo chiaro, verificabile e non ambiguo.
Scrivere “LOD C.01” senza specificare quali informazioni geometriche e alfanumeriche debbano essere presenti non produce controllo: produce soltanto una sigla.
Il passaggio dal LOD al Level of Information Need
Il tema più attuale, per i progettisti, è il passaggio culturale dal LOD inteso come livello standardizzato al Level of Information Need, cioè al livello di fabbisogno informativo.
La UNI EN 17412-1:2021 sposta l’attenzione su una domanda più precisa: quali informazioni sono necessarie per raggiungere un determinato obiettivo, in uno specifico momento, da parte di un determinato soggetto?
Questo approccio è molto utile perché evita due rischi opposti:
- produrre modelli troppo poveri, incapaci di supportare decisioni tecniche;
- produrre modelli sovraccarichi, costosi da realizzare e difficili da gestire.
Per un progettista, il livello corretto di informazione non è “il massimo possibile”, ma quello necessario e proporzionato allo scopo.
Un modello destinato alla verifica delle interferenze richiede alcune informazioni. Un modello destinato al computo ne richiede altre. Un modello destinato alla manutenzione richiede dati ancora diversi. Un modello destinato alla gestione patrimoniale richiede un sistema informativo durevole e aggiornabile.
Il valore del BIM sta proprio in questa capacità di collegare informazione, decisione e responsabilità.
UNI 11337 e ISO 19650: due riferimenti da leggere insieme
La serie UNI 11337 mantiene un ruolo importante nel contesto italiano, ma oggi va letta in dialogo con la serie UNI EN ISO 19650.
La ISO 19650 descrive il quadro generale della gestione informativa mediante BIM, con attenzione allo scambio, alla registrazione, all’aggiornamento e all’organizzazione delle informazioni tra gli attori coinvolti.
Per il progettista questo significa che il LOD non può essere gestito come un attributo isolato dell’oggetto BIM. Deve essere inserito in un processo informativo più ampio, che comprende:
- requisiti informativi del committente;
- piano di gestione informativa;
- ambiente di condivisione dei dati;
- responsabilità di produzione e verifica;
- codifica degli oggetti;
- scambi informativi;
- controllo qualità del modello;
- aggiornamento lungo il ciclo di vita.
In assenza di questa cornice, il LOD rischia di diventare una formula contrattuale debole, difficile da verificare e ancora più difficile da far rispettare.
Cosa cambia per le infrastrutture
La serie UNI 11337 si è ulteriormente evoluta con la UNI 11337-12:2025, dedicata al dominio infrastrutturale.
Questo aggiornamento conferma che il tema dei livelli informativi non riguarda solo l’edilizia, ma anche ponti, strade, reti, opere idrauliche, infrastrutture ferroviarie e sistemi territoriali complessi.
Nel dominio infrastrutturale il problema non è soltanto modellare oggetti più o meno dettagliati, ma collegare il modello a:
- sistemi GIS;
- tracciati e contesto territoriale;
- manutenzione programmata;
- monitoraggio;
- sicurezza;
- asset management;
- interoperabilità tra piattaforme;
- dati provenienti da rilievi e sensori.
Anche in questo caso, il concetto di LOD deve essere interpretato in funzione dell’uso informativo previsto, non come semplice aumento del dettaglio grafico.
LOD e progettazione: criteri pratici per evitare errori
Per usare correttamente i LOD in una commessa BIM, il progettista dovrebbe adottare alcuni criteri operativi.
Il primo è distinguere sempre tra geometria richiesta e informazione richiesta. Un oggetto può essere geometricamente semplice ma informativamente molto ricco, oppure graficamente articolato ma povero di dati utili.
Il secondo è definire il livello informativo in base all’uso del modello. Non ha senso chiedere dati manutentivi completi se il modello serve solo a una valutazione preliminare. Allo stesso modo, non è sufficiente un oggetto generico se il modello deve supportare produzione, posa o gestione.
Il terzo è evitare sigle non descritte. Dire “modello a LOD D” non basta. Occorre specificare quali attributi devono essere presenti, quali tolleranze geometriche sono ammesse, quali dati sono obbligatori, quali verifiche saranno eseguite e con quali strumenti.
Il quarto è coordinare i livelli tra le discipline. Strutture, architettura, impianti e opere specialistiche non evolvono sempre con lo stesso grado di maturità informativa.
Il quinto è prevedere la verifica. Un requisito informativo non verificabile è un requisito debole. Se il Capitolato Informativo chiede un dato, deve essere chiaro dove quel dato deve essere inserito, con quale formato, da chi viene prodotto, chi lo controlla e in quale momento.
Dal modello “bello” al modello utile
Uno dei problemi più diffusi nella pratica BIM è la tendenza a privilegiare il modello visivamente ricco rispetto al modello informativamente affidabile.
Per il progettista questo è un cambio di mentalità decisivo.
Un modello utile non è necessariamente quello più dettagliato, ma quello che consente di prendere decisioni corrette: verificare interferenze, controllare quantità, coordinare discipline, predisporre elaborati coerenti, supportare il cantiere, trasferire dati alla gestione.
Il LOD va quindi interpretato come uno strumento di responsabilità tecnica.
Quando si definisce il livello di sviluppo di un oggetto, si sta dicendo quali informazioni sono considerate affidabili in quel momento del processo. Di conseguenza si sta anche chiarendo quali decisioni possono essere prese sulla base di quel modello e quali invece richiedono ulteriori approfondimenti.
Un esempio: il serramento nel processo BIM
L’esempio della finestra, utilizzato nell’articolo originario, resta molto efficace.
In una fase preliminare il serramento può essere un semplice simbolo o un ingombro. Serve a indicare posizione, funzione e rapporto con l’involucro.
In una fase successiva può diventare un oggetto definito, con dimensioni, tipologia di apertura, prestazioni minime, requisiti energetici e acustici.
Nel progetto esecutivo può essere necessario introdurre stratigrafia, materiali, nodo di posa, controtelaio, oscuramenti, sistemi di fissaggio, ponti termici, tolleranze e compatibilità con il sistema di facciata.
In fase costruttiva il serramento può essere associato a un prodotto specifico, con schede tecniche, certificazioni, manuali, codici articolo, dati di installazione.
In fase as-built devono essere registrate le caratteristiche effettivamente posate.
In fase gestionale, infine, il serramento può contenere informazioni su manutenzioni, sostituzioni, guasti, interventi eseguiti, soggetto manutentore e stato di degrado.
Lo stesso oggetto attraversa quindi più livelli di maturità informativa. La sua utilità dipende dalla coerenza tra modello, fase, responsabilità e scopo.
Cosa deve chiedere oggi il progettista prima di modellare
Prima di modellare un oggetto o di accettare un requisito LOD in una commessa, il progettista dovrebbe porsi alcune domande operative:
- Quale decisione deve supportare questo oggetto?
- Chi utilizzerà l’informazione prodotta?
- In quale fase sarà usata?
- Quale livello geometrico è davvero necessario?
- Quali attributi informativi sono obbligatori?
- I dati richiesti sono disponibili e verificabili?
- Il livello richiesto è coerente con compensi, tempi e responsabilità?
- Il modello dovrà essere trasferito alla fase di costruzione o gestione?
- Come saranno aggiornate le informazioni dopo il cantiere?
- Il Capitolato Informativo descrive chiaramente LOG e LOI?
Queste domande sono essenziali perché il BIM non è solo una metodologia di modellazione. È un sistema di produzione, scambio e controllo delle informazioni.
Conclusioni: il LOD come patto informativo tra committente e progettista
La UNI 11337-4:2017 resta un riferimento importante per comprendere i LOD nel contesto italiano. La sua scala A-G, la distinzione tra LOG e LOI e l’attenzione ai livelli F e G hanno introdotto elementi utili per progettazione, costruzione, manutenzione e restauro.
Ma oggi il progettista deve fare un passo ulteriore.
Il LOD non va più inteso come una sigla da inserire in un Capitolato Informativo, né come una gara a modellare più dettagli. Deve diventare un patto informativo tra committente, progettisti, imprese, fornitori e gestori dell’opera.
Questo patto deve chiarire quali dati servono, quando servono, chi li produce, chi li controlla, con quale livello di affidabilità e per quale uso.
È qui che la UNI 11337-4 incontra la UNI EN ISO 19650 e il Level of Information Need: non nella produzione di modelli più complessi, ma nella costruzione di processi informativi più affidabili.
Per i progettisti di oggi il tema non è più soltanto conoscere i LOD. È saperli governare.
- FAQ TECNICHE: LOD BIM e UNI 11337-4:2017 | Ingenio
Che cosa sono i LOD BIM nella UNI 11337-4:2017?
I LOD BIM indicano il livello di sviluppo informativo di modelli, elaborati e oggetti digitali.
Nella UNI 11337-4:2017 sono organizzati secondo una scala alfabetica da LOD A a LOD G.
Non descrivono solo il dettaglio geometrico, ma anche il contenuto informativo associato all’oggetto.
UNI Store indica la UNI 11337-4:2017 come norma “CURRENT”, con entrata in vigore il 26 gennaio 2017.
Qual è la differenza tra LOD, LOG e LOI?
Il LOD rappresenta il livello complessivo di sviluppo dell’oggetto digitale.
Il LOG riguarda la componente geometrica: forma, dimensioni, ingombri, rappresentazione e precisione grafica.
Il LOI riguarda invece la componente informativa: dati tecnici, prestazionali, manutentivi, certificativi o gestionali.
Un oggetto BIM può quindi essere graficamente ricco ma informativamente debole, oppure geometricamente semplice ma utile per una specifica verifica.
In quali contesti si usano i LOD BIM?
I LOD si usano nella definizione dei requisiti informativi di commessa, nei Capitolati Informativi, nei Piani di Gestione Informativa e nel coordinamento dei modelli BIM.
Sono utili in progettazione, costruzione, as-built, manutenzione e gestione del patrimonio.
La UNI 11337-4:2017 si applica a edifici, infrastrutture, interventi territoriali, nuova costruzione, conservazione, demolizione e riqualificazione.
Il loro impiego deve sempre essere collegato agli usi del modello e alle decisioni da supportare.
Quali vantaggi offre una corretta definizione dei LOD?
Una corretta definizione dei LOD riduce ambiguità tra committente, progettisti, imprese e gestori dell’opera.
Permette di chiarire quali informazioni devono essere prodotte, quando devono essere consegnate e con quale livello di affidabilità.
Evita modelli sovradimensionati, costosi e difficili da aggiornare.
Aiuta inoltre a rendere verificabili le richieste del Capitolato Informativo, trasformando il BIM in uno strumento operativo e non solo grafico.
Come si applicano i LOD nella progettazione BIM?
Il progettista deve partire dall’uso del modello: coordinamento, computo, verifica interferenze, produzione, cantiere, manutenzione o gestione patrimoniale.
Solo dopo può stabilire quale geometria e quali attributi informativi siano necessari.
Non è corretto associare automaticamente un LOD a una fase progettuale senza verificare obiettivi, responsabilità e contenuti del Capitolato Informativo.
Se si usano classi intermedie, ad esempio LOD C.01 o C.02, devono essere descritte in modo chiaro e verificabile.
Come si collegano LOD e Level of Information Need?
La UNI EN 17412-1:2021 introduce una metodologia per specificare il livello di fabbisogno informativo e la consegna delle informazioni in modo coerente quando si usa il BIM.
Questo approccio sposta l’attenzione dal “quanto dettagliare” al “quale informazione serve”.
Per il progettista significa evitare sprechi informativi e definire contenuti proporzionati allo scopo.
Il Level of Information Need integra e aggiorna la lettura tradizionale dei LOD nel quadro della gestione informativa.
Quali errori evitare nell’uso dei LOD BIM?
Il primo errore è confondere il LOD con il solo dettaglio grafico.
Il secondo è richiedere livelli elevati senza definire attributi, responsabilità, formati e controlli.
Il terzo è usare sigle generiche nei capitolati senza precisare LOG e LOI.
Il quarto è produrre modelli molto dettagliati ma non utili per computo, verifica, cantiere, manutenzione o gestione.
Il quinto è non aggiornare il modello dopo la costruzione, perdendo il valore dei LOD F e G.
RIFERIMENTI NORMATIVI & LINK BUILDING UNI
UNI 11337-4:2017 — Edilizia e opere di ingegneria civile - Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni - Parte 4: Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati e oggetti
È la norma centrale dell’articolo: definisce il livello di sviluppo degli oggetti e dei processi. UNI Store la indica come “CURRENT”, con entrata in vigore il 26 gennaio 2017.
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UNI EN ISO 19650-1:2019 — Organizzazione e digitalizzazione delle informazioni relative all’edilizia e alle opere di ingegneria civile, incluso il BIM - Gestione informativa mediante il Building Information Modelling - Parte 1: Concetti e principi
È rilevante perché descrive concetti e principi per la gestione delle informazioni, inclusi scambio, registrazione, aggiornamento e organizzazione delle informazioni tra gli attori.
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UNI EN 17412-1:2021 — Building Information Modelling - Level of Information Need - Part 1: Concepts and principles
È rilevante perché specifica concetti e principi per stabilire una metodologia di definizione del livello di fabbisogno informativo e delle consegne informative nel BIM.
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UNI 11337-12:2025 — Edilizia e opere di ingegneria civile - Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni - Parte 12: Flussi informativi, ruoli e requisiti per il dominio infrastrutturale
È utile come riferimento di aggiornamento per il dominio infrastrutturale, perché contestualizza progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione nelle fasi del processo digitale e approfondisce interoperabilità e integrazione GIS-modellazione informativa.
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