Gli interventi di consolidamento e miglioramento sismico per il duomo di Guastalla

Tecniche tradizionali al fianco di tecnologie innovative in un intervento di integrazione evitando di ricorrere alla “completa sostituzione” dell’esistente, e realizzando interventi il più possibile reversibili.

Dopo cinque anni e importanti lavori di consolidamento e restauro, torna a nuova vita un luogo simbolo della comunità

rinforzo-guastalla-kerakoll-4.jpgLa fondazione della cattedrale di Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, è legata al periodo d’oro della crescita e dello sviluppo di questo centro che, in epoca tardo rinascimentale, con Ferrante Gonzaga e il suo architetto Domenico Giunti, vede realizzarsi l’ambizione di elevarsi a città e principato.
La costruzione del Duomo, una delle prime chiese italiane concepite secondo i dettami della controriforma, inizia nel 1566, su progetto di Francesco Capriani da Volterra. Il progetto, probabilmente ispirato da Carlo Borromeo che consacrerà la chiesa nel 1575, prevede un’unica e ampia navata, con transetto compreso nello spessore delle cappelle laterali e una grande cupola.
La chiesa si arricchisce nel 1653 con la costruzione della cappella del Santissimo Sacramento, elegante organismo a pianta centrale che si apre sulla navata, e raggiunge il suo stato attuale con i lavori interni di ristrutturazione e decorazione improntati a un maturo stile neoclassico (G. Rizzardi Polini 1841) e con il successivo intervento di restauro-rifacimento della facciata.

I lavori sul duomo di Guastalla

Il progetto di consolidamento della concattedrale di Guastalla inizia subito dopo il maggio del 2012, quando il terremoto che ha sconvolto l’Emilia interrompe bruscamente il cantiere di restauro degli apparati decorativi della chiesa che era da poco iniziato. Nei mesi successivi il progetto di restauro dell’intero edificio è stato ripensato e riorganizzato nelle fasi esecutive in modo da prevedere la sovrapposizione dei due cantieri, quello relativo ai paramenti murari, agli affreschi e all’adeguamento degli impianti e quello relativo al recupero e alla riparazione delle strutture esistenti danneggiate dal sisma e al miglioramento del comportamento sismico con la riduzione delle principali vulnerabilità messe in evidenza dal terremoto.

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Il primo importante passo è stato quindi lo studio attento del quadro fessurativo e dello stato di conservazione degli elementi strutturali, al fine di individuare sia le principali carenze sia le potenzialità delle strutture esistenti, per una successiva progettazione mirata, tesa al reale miglioramento del comportamento sismico sia locale che globale, mantenendo tuttavia i principi di conservazione e minimo intervento.

Le problematiche strutturali

Il quadro lesivo determinatosi a seguito degli eventi sismici era riconducibile principalmente a meccanismi di ribaltamento della facciata sulla piazza e a problemi dovuti all’azione delle masse della cupola e dei sistemi voltati della chiesa. Ulteriori dissesti sono stati osservati nelle zone dove sono presenti elementi murari snelli non adeguatamente controventati e legati dalle strutture di copertura.

Gli interventi di miglioramento sismico e consolidamento

I principali interventi di miglioramento sismico realizzati consistono nell’inserimento di sistemi di tirantature, catene e cerchiature in acciaio inox, per il trattenimento delle pareti verticali, al fine di evitare il ribaltamento fuori piano, e per l’assorbimento delle spinte orizzontali delle volte e della cupola, non efficacemente contrastate dagli elementi esistenti.

Si è cercato di intervenire prevalentemente per integrazione, affiancando le nuove strutture ai presidi esistenti, e operando il più possibile a scomparsa.

Per gli interventi di riparazione e consolidamento si è invece fatto uso prevalentemente a tecniche tradizionali, quali ad esempio la ristilatura dei giunti, lo scuci-cuci, le iniezioni di miscele leganti, utilizzate ad esempio per la riparazione delle lesioni e il riempimento dei vuoti all’interno dei pilastri della cupola, avendo cura di impiegare materiali compatibili con quelli antichi (mattoni pieni in laterizio di recupero o realizzati con la tecnica tradizionale a pasta molle, malta a base di calce idraulica naturale).

Anche per il ripristino delle coperture si è cercato di operare con interventi di integrazione, evitando di ricorrere alla “completa sostituzione” dell’esistente, e realizzando interventi il più possibile reversibili.

In alcuni casi l’utilizzo di materiali e tecniche di tipo tradizionale è stato affiancato dall’introduzione di tecnologie innovative, caratterizzate da alte prestazioni, senza trascurare però gli aspetti della compatibilità con l’esistente. Tale è l’esempio della soluzione scelta per il rinforzo delle volte dell’abside: si è scelto di intervenire all’estradosso, mediante nuove nervature in mattoni pieni sulle quali sono stati previsti rinforzi in materiale composito, costituiti da sottili nastri in fibre di acciaio ad altissima resistenza applicate in malta a base di calce idraulica naturale, in modo da migliorare il comportamento statico pur mantenendo i requisiti di compatibilità e conservazione.

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L’edificio riconsegnato alla Diocesi e alla comunità nell’ottobre 2016 è completamente e minuziosamente recuperato in tutte le sue parti, incluso il restauro delle opere d’arte che ha visto importanti scoperte e acquisizioni.

Al restauro degli stucchi, degli altari e di tutte le emergenze artistiche si è aggiunto un complesso intervento di inserimento dell’impianto di riscaldamento a pannelli radianti, al di sotto dell’attuale pavimento in marmo e un nuovo impianto con sorgenti luminose a led che valorizza gli apparati decorativi e sottolinea con diversi scenari i vari momenti di fruizione dell’edificio.

Maggiori info sul sito di kerakoll

Carlo Bettio e Giancarlo Grassi