Scegliere superfici permeabili per le aree esterne al fine di mitigare il consumo di suolo

Impermeabilizzazione e consumo di suolo

L’impermeabilizzazione o sigillatura del suolo (soil sealing) è determinata dalla copertura del territorio con materiali “impermeabili” che inibiscono parzialmente o totalmente le possibilità del suolo di esplicare le proprie funzioni vitali. La problematica è principalmente concentrata nelle aree metropolitane, dove è più alta la percentuale di suolo coperta da costruzioni, e nelle aree interessate da strutture industriali, commerciali e infrastrutture di trasporto, ma un effetto simile si riscontra anche nelle aree adibite ad agricoltura intensiva a causa della formazione di strati compattati.

L’impermeabilizzazione è individuata come la principale causa di degrado del suolo in Europa (Commissione Europea, 2006) e rappresenta la forma più evidente del consumo di suolo.
L’impermeabilizzazione del suolo comporta un rischio accresciuto di inondazioni e di scarsità idrica, contribuisce al riscaldamento globale, minaccia la biodiversità e suscita particolare preoccupazione allorché vengono ad essere ricoperti  terreni agricoli fertili.

Una possibilità per ovviare almeno in parte al consumo di suolo consiste nell’adozione di superfici permeabili per le aree esterne.
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Figura 1: Panoramica delle superfici più comuni, dalla più permeabile alla meno permeabile (fonte: Prokop et al., 2011)

Tra le tipologie di materiale permeabile disponibili su vasta scala (cfr. fig. 1) si possono citare: (1) prati rasati, (2) ghiaia inerbita, (3) grigliato erboso in plastica e (4) in calcestruzzo, (5)pavimentazioni in calcestruzzo permeabile , (6) superfici aggregate con acqua e (7) asfalto poroso. Al numero 8 è riportata una delle pavimentazioni più comuni, l’asfalto impermeabile.

Il prato rasato, sebbene non sia un materiale permeabile in senso stretto, può costituire un’alternativa ad altri in quanto protegge la superficie del suolo, evitando il deflusso di acqua, polvere e fanghiglia.
Permette di avere una copertura vegetativa completa, dunque un microclima accettabile. In certe condizioni– ad esempio scarsa piovosità, uso intensivo, necessità di maggiore manutenzione o per ragioni estetiche – il pacciame da corteccia di alberi, residui di strutture legnose o altro può fornire una buona alternativa. Altre possibilità sono la ghiaia, oppure – su scala inferiore – i rivestimenti in legno o plastica spesso usati per i terrazzi in giardino.

La ghiaia inerbita sembra un prato normale e riesce ad assorbire fino al 100% di acqua. Questa tecnica, nota anche come “erba rinforzata con ghiaia”, è al momento la più promettente per parcheggi e strade meno frequentate. I costi di costruzione sono attualmente meno della metà rispetto ai tradizionali strati di asfalto e serve pochissima manutenzione; tuttavia la loro realizzazione richiede personale qualificato. In passato pratiche errate hanno provocato occlusioni superficiali e perdita della capacità di drenaggio idrico.
La tecnica negli ultimi anni ha fatto notevoli progressi, per cui questa copertura si è ormai affermata  come una superficie ecologica adatta ai parcheggi pubblici. I principali ostacoli al suo utilizzo sono la scarsa esperienza dei costruttori e le restrizioni imposte dalle autorità, che in molti casi esigono che l’acqua piovana proveniente da superfici estese sia convogliata verso un sistema fognario al fine di evitare eventuali problemi di inquinamento nelle falde acquifere.

I grigliati in plastica sembrano normali prati rasati; la loro realizzazione è semplice e poco costosa.

I grigliati in calcestruzzo sono più stabili di quelli in plastica e durano di più, tuttavia realizzarli costa molto di più.

Le superfici aggregate con acqua (macàdam), costituite da una massicciata di pietrisco costipata e spianata in superficie mediante numerosi passaggi di rullo compressore, spesso integrata da un sottofondo di pietrame di grossa pezzatura, sono le strutture semi-impermeabilizzate più comuni, note anche come vialetti di ghiaia o strade sterrate. La loro gamma di applicazione va dai percorsi pedonali alle strade poco trafficate, a seconda degli strati sotto il suolo. Rispetto alle tradizionali superfici asfaltate, quelle aggregate con acqua sono molto meno costose da realizzare, ma richiedono più manutenzione e tendono a impolverarsi in modo considerevole.
Dovrebbero essere prive di vegetazione.

Le pavimentazioni in calcestruzzo possono consistere in blocchi con grossi vuoti o blocchi permeabili.
L’acqua passa attraverso i vuoti tra i blocchi oppure attraverso i pori. I blocchi di calcestruzzo vuoti sono usati nelle aree urbane nei parcheggi molto frequentati, per passi carrai e cortili. Si installano su uno strato permeabile, di pietra frantumata a granularità aperta, riempiendo poi i giunti con humus e sementi erbose o pietre frantumate. Il riempimento in ghiaia rende la superficie liscia e particolarmente adatta a parcheggi dove passano carrelli per la spesa. Un giunto largo 3 cm è ottimale per l’infiltrazione.
In suoli a bassa infiltrazione il drenaggio è diretto in tutto o in parte attraverso tubi perforati sotto la base, da dove può passare a zone del suolo con maggiore capacità di infiltrazione oppure essere temporaneamente incamerato su un letto di ghiaia o altro in modo da permettere una percolazione più lenta.
I blocchi di calcestruzzo permeabile sono realizzati compattando minuscoli granuli. La struttura è solida e porosa, cioè l’acqua defluisce direttamente attraverso la superficie del blocco, posato senza lasciare vuoti. La base sottostante è ghiaia compattata spessa 15-30 cm, secondo l’intensità d’uso e la permanenza del gelo. Per liberare i vuoti da ostruzioni di polvere, che li renderebbero meno efficaci col passare del tempo, ogni tanto servono trattamenti superficiali con getti d’acqua ad alta pressione. 

L’asfalto poroso richiede le stesse tecniche di costruzione di quello normale. Si tratta di asfalto bituminoso standard nel quale il materiale fine è stato vagliato e ridotto, creando spazi vuoti altamente permeabili all’acqua di dimensioni pari al 15-20% circa, rispetto al due o tre per cento nell’asfalto tradizionale.

Ostacoli all'adozione di superfici permeabili

Attualmente tra le principali barriere alla creazione di superfici permeabili si possono citare:

  • legislazione/codici restrittivi in materia di edilizia: la licenza di costruzione o l’autorizzazione ambientale prevedono spesso l’uso di pavimentazione convenzionale e regolamentano come indirizzare l’acqua alle fognature. Ciò avviene spesso nel caso di grandi parcheggi, dove si dà per scontato che l’acqua che defluisce sia contaminata;
  • conoscenze insufficienti, per cui prevalgono le tecniche di asfaltatura tradizionali;
  • più rumore prodotto rispetto a superfici tradizionali, un problema che può essere affrontato progettando aree a scorrimento lineare per le ruote delle automobili;
  • un preconcetto diffuso è che le superfici permeabili siano impegnative a livello di costi o di manutenzione; alla base di questo pregiudizio vi sono forse pratiche edilizie inadeguate.

Vantaggi e limiti delle superfici permeabili più diffuse rispetto all’asfalto

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Tabella 1: Confronto fra vantaggi e limiti delle superfici permeabili più diffuse rispetto all’asfalto (fonte: Prokop et al., 2011)

* Vengono forniti costi indicative relativi all’asfalto; nel 2010 i costi medi dei manti di asfalto tradizionali sono stati pari a circa 40 EUR/m² (IVA esclusa), compresi i costi di costruzione. Per ogni tipologia di superficie sono stati considerati i costi per i materiali e la manodopera.

Tuttavia, non esiste un’unica superficie permeabile adatta a tutti gli scopi. Tutte le superfici hanno in comune il fatto che necessitano di know-how specifico del sito e abilità costruttive per poter essere realizzate correttamente. È necessaria una manutenzione appropriata per garantirne il corretto funzionamento.

Anche le loro caratteristiche richiedono altresì di essere opportunamente considerate:

  • le superfici sono di norma più ruvide rispetto alle superfici realizzate con materiali tradizionali e potrebbero pertanto influenzare in qualche misura l’accessibilità di un sito, ad esempio per i soggetti disabili;
  • le superfici permeabili possono richiedere manutenzione, ad esempio l’utilizzo di erbicidi per il controllo della vegetazione indesiderata;
  • può essere necessario adottare ulteriori misure per prevenire la contaminazione delle risorse idriche, in particolare laddove la superficie permeabile si trova sopra importanti falde acquifere.

Articolo tratto da “Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo” Commissione europea, Direzione generale dell’Ambiente


N.D.R.
L’articolo non cita tra le superfici permeabili il calcestruzzo drenante attualmente ampiamente impiegato soprattutto in contesti residenziali e per la mobilità lenta (piste ciclabili e pedonali).
Il calcestruzzo drenante come dice la parola stessa è un calcestruzzo ad elevata porosità con attitudine a lasciarsi permeare dai liquidi, questa sua qualità lo rende un materiale unico ed innovativo. Le pavimentazioni in calcestruzzo drenante costituiscono una soluzione molto efficace per risolvere i problemi connessi allo sviluppo antropico di alcune zone compatibilmente con i valori di rispetto e tutela dell’ambiente.