‘Architetti nelle scuole’: selezionate le proposte per il progetto-pilota Monza-Brianza

4 professioniste e 2 proposte didattiche per il progetto pilota "Architetti nelle scuole" lanciato dall'Ordine Architetti PPC di Monza e Brianza

Due proposte, curate da quattro professioniste, sono state selezionate per il progetto-pilota Architetti nelle scuole, lanciato con una ‘call’ dall’Ordine Architetti PPC di Monza e Brianza. Sono ‘La scuola che vorrei’, delle arch. Velia Iride Cesati ed Elena Verri, e ‘Io abito: dal banco alla città’, delle arch. Maddalena Merlo e Marta Gaia Riva.

Da febbraio a maggio 2019 coordineranno, in collaborazione con gli insegnanti, le 4 sessioni didattiche in 4 classi quinte e con un gruppo di ragazzi diversamente abili delle scuole Anzani e Masih (plessi dell’istituto comprensivo Via Correggio, Monza).

Architettura sui banchi di scuola per ridurre l’assuefazione all’ordinarietà di una edilizia mediocre

Sono due le proposte didattiche progettuali che gli architetti porteranno nelle scuole. Questo è l’esito della ‘call’ lanciata dall’Ordine Architetti Monza e Brianza (OAMB). Inclusione, partecipazione e consapevolezza sono le parole chiave del progetto, inserito nel quadro disegnato dal Consiglio Nazionale degli Architetti (CNAPPC) che, con l’ingresso dell’architettura nelle scuole, intende ridurre l’assuefazione delle prossime generazioni all’ordinarietà e alla mediocrità edilizia.

Il percorso didattico creativo "La Scuola che Vorrei"

Il progetto-pilota proposto dalle arch. Velia Iride Cesati ed Elena Verri mira a portare l’attenzione degli alunni “verso l’architettura e la città del futuro, perché in quel futuro si giocherà il destino dei bambini e dei ragazzi di oggi e di quelli che verranno”.

Il percorso didattico-creativo, chiamato ‘La scuola che vorrei’, coinvolgerà insegnanti e studenti in attività teorico-pratiche singole e di gruppo, rendendo l’edificio scolastico il crocevia di esplorazioni e riflessioni propedeutiche all’immaginarsi la scuola del futuro. Gli alunni avranno modo di dar forma alle proprie aspettative, prendendo coscienza di poter svolgere un ruolo attivo e critico nelle trasformazioni della loro città, comprendendo le opportunità offerte dall’architettura, iniziando proprio dal loro istituto. Che sarà descritto da uno sguardo interno e da uno esterno. Offrire ai ragazzi maggiore consapevolezza della qualità degli spazi e delle relazioni che essi generano, sviluppo del senso di appartenenza ai luoghi, curiosità, senso critico, propositività e rispetto anche dell’ambiente scolastico, e nel prendersene cura, sono gli obiettivi del laboratorio proposto.

Il progetto pilota "Io abito: dal banco alla città"

In un’alternanza di contributi teorici, esercitazioni pratiche, proiezioni fotografiche, discussioni e laboratori di collage, Maddalena Merlo e Marta Gaia Riva – partendo dalla proposta di una sorta di ‘indagine’ sull’identità di alcuni edifici diversi per tipologia, funzione, geografia e periodo storico – con il progetto ‘Io abito: dal banco alla città’ guideranno gli studenti in un percorso ritmato tra immaginazione e realtà nella comprensione del valore dell’architettura.

Gli spazi, l’abitazione, i luoghi pubblici, la loro interpretazione, il loro ridisegno – in scala, in sezioni, in piante, in bricolage, fino a riprodurre un modello volumetrico della loro città – condurranno i ragazzi a comprendere le varietà, i modi, le esigenze primarie e l’evoluzione – anche culturale e tecnologica - dell’abitare, dalle mura di casa al territorio cittadino. Se la casa è il rifugio e il luogo della crescita privata, la scuola è la casa da condividere, e gli spazi pubblici sono la casa di tutti i cittadini.

Obiettivo degli incontri è “far comprendere la necessità degli spazi che appartengono a tutti, che a ogni epoca e luogo l’incontro avviene in spazi diversi, che lo spazio pubblico è di ciascuno e che tutti dobbiamo avere cura di ciò che appartiene a tutti”, afferma l’arch. Merlo.

“Si tratta di due progetti – afferma Enrica Lavezzari, presidente dell’Ordine Architetti PPC di Monza e Brianza – molto ben pensati e articolati. Alle suggestioni delle immagini si affiancheranno momenti di riflessione e lavoro progettuale, all’interno di considerazioni più generali sul futuro degli spazi della quotidianità. Siamo convinti che entrambi i progetti-pilota possano far cogliere agli studenti il valore, le opportunità e l’utilità offerte da una disciplina che, come ricordano le parole dell’arch. Giovanni Muzio, ‘è un’arte eminentemente sociale’”.

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