Come elevare la qualità e l’efficacia della comunicazione in ambito professionale e lavorativo

Idee per una comunicazione più efficace

Quando Alessandro Volta inventò la pila, alla fine del 1799, ne divulgò la notizia con una memoria scientifica inviata al Presidente della Royal Society di Londra. Nel 1801, tuttavia, Volta si recò a Parigi, all’Institut de France, per presentare personalmente la sua scoperta a Napoleone Bonaparte e agli accademici francesi. Lo testimoniano anche i quadri dei pittori dell’800: in mancanza dei fotografi, fu Giuseppe Bertini, pur se alcuni decenni più tardi, a ritrarre la presentazione pubblica della pila fatta da Alessandro Volta a Parigi, consacrando così l’importanza storica di quel momento (Figura 1).

  Volta espone la scoperta della pila a Napoleone all’Institut de France di Parigi (olio di Giuseppe Bertini, 1891, Tempio Voltiano, Como).

Figura 1 - Volta espone la scoperta della pila a Napoleone all’Institut de France di Parigi (olio di Giuseppe Bertini, 1891, Tempio Voltiano, Como).

Oggi le pile non suscitano più meraviglia e si possono acquistare in una comune tabaccheria; l’esigenza di comunicare efficacemente al vasto pubblico i risultati del proprio impegno professionale e del proprio lavoro, invece, è rimasta la stessa. Si sono soltanto moltiplicate le conquiste tecnologiche, ed è anche per questo motivo diventato più difficile, oggigiorno, riuscire a suscitare meraviglia e a ottenere un’adeguata attenzione. 

L'importanza di una comunicazione efficace anche per l'ingegnere

Saper comunicare in modo chiaro, coinvolgente ed efficace è, perciò, persino più importante di un tempo: sebbene si sia tutti supportati da mezzi di comunicazione molto più potenti di quanto non accadesse ai tempi di Alessandro Volta, oggi bisogna saper essere ancora più bravi e coinvolgenti di quanto non fosse richiesto allora, se non altro per riuscire a sovrastare con adeguati impatto e qualità il rumore mediatico di fondo in cui ci troviamo immersi. Risulta, dunque, piuttosto sorprendente come lo sviluppo delle competenze espressive e di comunicazione non trovi solitamente alcuno spazio nel percorso formativo del moderno ingegnere. 

Eppure le competenze espressive e di comunicazione sono indispensabili quotidianamente nell'esercizio della professione, e non solo in occasione di qualche scoperta o invenzione particolarmente importante. Sia che l'ingegnere scelga di svolgere la libera professione, sia che entri in azienda, si troverà inevitabilmente alle prese con presentazioni da tenere in pubblico, report, perizie e relazioni da redigere e colloqui da sostenere. In tutti questi casi le sue capacità di espressione, le sue abilità comunicative, le sue competenze retoriche e dialettiche risulteranno fondamentali per il successo delle sue iniziative e, alla fine, per una sua piena realizzazione professionale e lavorativa.

Non risulterebbe perciò utile riservare una adeguata cura allo sviluppo di tali competenze sin dalla fase di formazione universitaria di un ingegnere?

In mancanza di una simile cura, potrebbero forse sopperire a questa carenza gli Ordini Professionali, introducendo nella loro offerta formativa corsi qualificati che insegnino a comunicare in modo più efficace e con maggiore qualità espressiva.

Il tema è stato oggetto di un recente convegno tenutosi presso la sala consiliare dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino (OIT). Il convegno, dal titolo Ex loqui, parole da professionisti - elevare la qualità della comunicazione in ambito professionale, è stato organizzato dall’OIT in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), vedendo la partecipazione, tra gli altri, dello stesso Presidente dell’OIT, Alessio Toneguzzo, del Provveditore agli Studi di Torino, Stefano Suraniti, del Professore Ordinario del Politecnico di Torino Marco Masoero, del Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino, Alessandro Barberis, e del Vice Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Ezio Ercole. Un’evidente testimonianza di quanto il tema sia oggi attuale e, da più parti, estremamente sentito.

Strumenti didattici per migliorare la propria efficacia comunicativa

Il convegno ha evidenziato alcune novità di rilievo. Durante i lavori sono stati infatti presentati gli esiti di una pluriennale ricerca, condotta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con l’OIT, che ha avuto tra i suoi obiettivi l’individuazione di strumenti didattici e di esercizi pratici da destinare a un pubblico adulto, per consentire un miglioramento delle abilità espressive e dell’efficacia comunicativa. Gli strumenti didattici individuati durante le ricerche, e gli esercizi che fanno loro da corredo, sono stati dapprima sperimentati su di un pubblico costituito da studenti universitari e dottorandi; successivamente sono stati strutturati in una serie di corsi professionali e, a partire dal 2015, sono stati inseriti quale parte dell’offerta formativa riservata dall’OIT ai suoi membri per il conseguimento dei crediti formativi professionali previsti per legge, al fine di poterne verificare l’accoglienza da parte degli iscritti all’Ordine. 
Le tipologie di corso messe a punto e proposte agli iscritti all’OIT sono state in tutto tre: un corso indirizzato specificatamente al perfezionamento delle capacità espressive, dal titolo “Migliorare e potenziare le proprie capacità espressive”; uno indirizzato al miglioramento delle capacità di scrittura, intitolato “Saper scrivere”; e un terzo volto al potenziamento delle capacità di comunicazione, dal titolo “Saper comunicare”. Una quarta tipologia di corso, mirata al miglioramento delle capacità di apprendimento ed intitolata “Imparare ad imparare”, è stata invece riservata gratuitamente alle categorie protette, per agevolarne il reinserimento sociale e lavorativo. Quest’ultima iniziativa è stata finanziata ed offerta alla cittadinanza dalla Fondazione dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino (FOIT).
Tra il 2015 e il 2019 sono state tenute in OIT numerose edizioni di tali corsi. Fino a oggi vi hanno partecipato circa duecento iscritti all’Ordine ed un centinaio di appartenenti alle categorie protette. L’interesse suscitato dall’iniziativa e le numerose testimonianze di apprezzamento rilasciate spontaneamente dai partecipanti, molte delle quali direttamente indirizzate alla segreteria dell’OIT e al suo Presidente, non hanno fatto che confermare quanto sia sentita da parte dell’ingegnere - e in realtà anche da parte dei comuni cittadini - l’esigenza di una buona formazione in ambito espressivo e comunicativo. 

I corsi tenuti in OIT sono anche serviti a perfezionare e a sperimentare a più ampio raggio e in modo sistematico, su di un pubblico adulto e costituito prevalentemente da professionisti, dirigenti e dipendenti d’azienda, l’utilità, l’efficacia e la validità dei principi teorici e degli esercizi messi a punto negli anni, durante le ricerche condotte al CNR.

Le ricerche sono iniziate, infatti, agli inizi degli anni ‘90 e sono state originariamente finalizzate al miglioramento delle capacità espressive, divulgative e di comunicazione dei tesisti e dei dottorandi del Politecnico e dell’Università di Torino che frequentavano gli istituti del CNR per la preparazione delle loro tesi di laurea e di dottorato. Si era infatti potuta osservare in loro una generalizzata carenza in tali abilità. A fronte delle competenze tecniche che essi dimostravano di aver raggiunto grazie alla formazione universitaria, sembrava mancare in molti di loro un’adeguata capacità narrativa, che consentisse di valorizzare quelle competenze, traducendole in una comunicazione chiara ed efficace delle stesse e, soprattutto, degli esiti concreti della loro applicazione pratica: molti di quei giovani laureandi e dottorandi non sapevano raccontare con efficacia il lavoro svolto e non riuscivano a valorizzarlo adeguatamente mettendo a frutto le loro capacità espositive. 

Le difficoltà degli studenti si manifestavano sia in forma scritta, nel momento in cui dovevano redigere il testo della tesi, sia a livello orale, quando venivano sottoposti in pubblico a prove pratiche di discussione della loro tesi di laurea. Queste ultime venivano solitamente svolte mettendo il singolo studente di fronte a un pubblico costituito da colleghi ricercatori, curiosi di conoscere il contenuto dei lavori delle tesi che avevano visto svolgere in istituto. Tali prove offrivano dunque allo studente la possibilità di comunicare, davanti a un pubblico di esperti, il risultato del suo lavoro, esercitandosi così in vista della discussione della tesi che avrebbe da lì a poco dovuto sostenere di fronte ad una commissione di laurea vera e propria. 

Il desiderio di porre rimedio alle carenze espressive e comunicative osservate negli studenti, rendendoli così più capaci e competenti, ha agito da stimolo per l’avvio della ricerca. L’idea di poter contribuire attivamente al miglioramento di quegli studenti, offrendo così loro migliori prospettive di lavoro e di carriera e maggiori capacità, era estremamente motivante. Tuttavia, a tale desiderio, si è anche aggiunta l’interessante prospettiva di ottemperare a una delle missioni dell’Istituto di ricerca del CNR a cui appartenevamo in qualità di ricercatori: l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (CNR-IRPI). 

Rientra infatti nella missione del CNR-IRPI il compito di “disseminare informazioni e conoscenze sui rischi geo-idrologici, contribuendo a migliorare la consapevolezza dei singoli e della collettività sui rischi, la protezione territoriale e la gestione sostenibile dell'ambiente” (www.irpi.cnr.it). Per poter adempiere con successo a un simile compito è naturalmente necessario disporre di una buona, se non ottima, competenza in ambito comunicativo. Avviare dunque una ricerca sul tema, con in più la possibilità di applicarne e sperimentarne i risultati con gli stessi studenti che frequentavano l’Istituto, ci è parsa sin da subito un’ottima prospettiva di ricerca: comunicazione e sviluppo delle capacità espressive risultavano certamente ambiti di significativo interesse istituzionale.

Ben presto, tuttavia, ci si è potuti rendere conto di non essere di fronte a sole ed esclusive difficoltà di comunicazione. All’incapacità di esprimere e comunicare con chiarezza gli esiti del proprio lavoro corrispondeva infatti, in molti casi, una scarsa chiarezza di idee da parte di quegli studenti. Ci siamo trovati, insomma, a constatare in prima persona gli effetti di quanto John Searle, noto filosofo di fama internazionale, ha sintetizzato in un suo celebre aforisma: “non è possibile pensare con chiarezza se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza”. Questo tipo di constatazione ha contribuito a offrire una motivazione ancor più forte al prosieguo della ricerca, lasciando intravedere che i potenziali esiti della stessa avrebbero potuto rivestire una importanza e utilità pratica ben superiori all’esclusivo miglioramento delle capacità comunicative.

La ricerca bibliografica con cui è stato dato avvio alla ricerca ha sin da subito consentito ulteriori importanti riflessioni. Molti illustri autori, scienziati e pedagoghi del passato avevano già denunciato ripetutamente, in più occasioni, le difficoltà comunicative ed espressive dei loro studenti, in particolare di quelli universitari. In molti casi tali difficoltà venivano fatte risalire all’adozione di inadeguati metodi didattici da parte del sistema scolastico ed anche alla mancanza di un corretto approccio allo studio e di un efficace metodo di apprendimento da parte degli studenti. 

Già nel 1926, Gustavo Colonnetti - docente e Rettore del politecnico di Torino, nonché Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e parlamentare della Repubblica - aveva denunciato, ad esempio, come molti degli studenti a cui si trovava di fronte nelle sue aule di studi superiori “avessero ancora bisogno che qualcuno insegnasse loro come studiare e come giungere ad amare l’apprendimento” (Colonnetti, 1978). I suoi scritti sul tema, peraltro, erano stati a suo tempo censurati dal regime fascista, che aveva ritenuto inappropriate e pericolose le critiche al sistema scolastico in essi contenute: certamente un modo per rinunciare ad affrontare il problema e a trovarvi adeguate soluzioni. 

Richard Feynman, premio Nobel per la fisica e noto didatta statunitense, ha sostenuto, molti anni più tardi, tesi del tutto simili a quelle di Colonnetti. Nella prefazione dei suoi libri di fisica per l’Università, infatti, si è detto concorde con Gibbons nell’affermare come “il potere dell'insegnamento sia raramente di molta efficacia, tranne che in quelle felici situazioni dove risulta quasi superfluo” (Feynman, 2005). Anche Feynman, inoltre, si è trovato a constatare personalmente l’impreparazione e l’inadeguatezza di molti degli studenti che hanno frequentato i suoi corsi e che lui stesso ha sottoposto ad esame al temine dell’anno accademico, come dichiara lui stesso nella medesima prefazione.

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