Crollo del Ponte Morandi: considerazioni a partire dall'analisi delle macerie

Caro prof. Enzo Siviero,

da parecchio volevo scriverle per uno scambio dI opinioni sulla ricostruzione del Viadotto sul Polcevera.

Ieri pomeriggio mi è stata segnalata la sua intervista, rilasciata al Caffè Pedrocchi di Padova e pubblicata il 24 gennaio '19. Cosicché, ho considerato opportuno scriverle quanto segue.

Intanto sulla prima parte della sua esposizione inerente l'ipotesi accreditate sul collasso strutturale.

Che ho sempre condiviso perché non credo che il cedimento dello “strallo” abbia provocato il catastrofico cedimento di tutto il sistema bilanciato della "pila nove" e delle due "travi tampone" ad essa adiacenti.

Osservando le macerie e purtroppo in assenza d'un filmato dirimente che non credo possa ancora essere tenuto nascosto.

E purtroppo con mia deficienza di conoscenze strutturali adeguate, che tuttavia partono dalla considerazione di come fosse ideata e costruita la parte collassata. Ovvero, se non sbaglio, così:

  • impalcato a cassone retto da quattro appoggi e con estremità conformate da "selle Gerber" per l'appoggio delle "travi tampone" con luce uniforme di 36 metri;
  • cavalletto ad "H" costituente i due appoggi intermedi dell'impalcato;
  • antenne ad "A" collegate dal traverso sommitale sul quale passano (ovvero non sono ancorati) i due (e non quattro) "stralli" costituenti i due appoggi estremi dell'impalcato.

Ne conseguirebbe che il cedimento d'un pezzo di "strallo" non possa aver provocato il cedimento del resto.

E soprattutto appare inverosimile che la rottura d'uno "strallo" in un punto qualsiasi compreso tra l'attacco all'impalcato ed il passaggio sul traverso collegante le "antenne", possa essere seguito da analoga rottura dall'altra parte; giacché, il tirante dalla parte opposta sarebbe sfilato sul traverso sommitale ma non rotto.

Cosicché, azzardo proporre una dinamica diversa del collasso.

Avvenuto probabilmente con questa sequenza:

  • cedimento dei bracci del "cavalletto ad H" costituenti gli appoggi intermedi dell'impalcato, distanti 41,48 m.;
  • incremento notevole delle sollecitazioni flettenti la trave d'impalcato per incremento ragguardevole - sino a 141,10 metri - della luce libera tra gli appoggi restanti all'estremità;
  • rottura in più punti dell'impalcato che in parte sarebbe:
    • dal lato Savona, traslato a terra con rotazione attraverso l'asse longitudinale del viadotto;
    • dal lato Genova-Ovest, ribaltato a terra con rotazione attraverso l'asse trasversale del viadotto, giacché rimasto sorretto dal tirante o "strallo";
    • nella parte mediana, precipitato sui collegamenti trasversali delle aste costituenti le "antenne ad A";
  • cedimento delle "antenne ad A" per sollecitazioni impreviste che si sarebbero manifestate sia all'altezza dei suddetti collegamenti trasversali sia al culmine reggente gli "stralli";
  • rottura in varie parti delle "antenne ad A" e degli "stralli" per incremento di sollecitazioni non previste.

cinematica-crollo-ponte-morandi.jpg

Ne conseguirebbe che il collasso di tutto non sarebbe colpa degli "stralli", ma delle "saette" costituenti il cavalletto ad "H".

Ossia, al cedimento di comunissime pile reggenti un comunissimo impalcato. E non al cedimento di tiranti che si vuol considerare singolari nel senso deteriore del termine. Sui quali, tuttavia, scatenare l'avversione PSICOLOGICA di chiunque. Per indurre a credere alla “teoria” del cedimento per colpa della rottura degli “stralli” singolari e quindi maledibili.

La “teoria” dell'ing. A. Brencich che riteneva mal progettato il "Ponte Morandi" e dell'ing. E. Codacci Pisanelli che ritiene sia mal realizzato da Condotte Spa e considera che il cedimento del 14 agosto sia dovuto a sollecitazioni provocate dal differenziale termico tra cassone e stralli. La “teoria” dei periti del Procuratore della Repubblica che indaga giustamente una pletora d'addetti ai lavori che NON hanno provveduto a limitare od inibire il traffico sulla struttura progressivamente deteriorata.

Come anche lei sostiene per FATICA e mancata manutenzione.

Realizzata, tuttavia, solo nella parte singolare dei tiranti della “pila undici” dall'ing. Camomilla. Prevista e mai realizzata comunque solo nella parte singolare dei tiranti delle “pile nove e dieci”.

Insomma, per cancellare questi “stralli” assassini e tutto ciò che ricordi minimamente la singolarità del progettista.

Come semplicemente accenno nell'ultimo allegato, redatto dopo sommaria considerazione degli elaborati di “progetto” pubblicati nel sito del Commissario. Meritevoli di ben più approfondita considerazione.

Sperando in una qualsiasi risposta, saluto cordialmente.

Luciano Belli Laura

IN ALLEGATO LA RELAZIONE COMPLETA DI IMMAGINI


Questo articolo fa parte di un approfondimento curato da Enzo Siviero su Riccardo Morandi visibile a questo LINK.

 

 

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