La nuova diga foranea nel Porto di Taranto: un esempio di progettazione in BIM per le infrastrutture

Michal Tarlowski, Alessandro Porretti e Simone Di Biase di SJS Engineering Srl, in occasione del One Team Tour di Roma, ci rivelano i dettagli del progetto messo in atto con metodologia BIM.

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Progettare le infrastrutture in BIM: intervista a SJS Engineering

Il gruppo DBA nasce 28 anni fa con un con fatturato attuale consolidato al dicembre 2018 di circa 47 milioni di euro e un portfolio clienti che si aggira attorno a 300 presenze in altri Paesi oltre all’Italia. Il gruppo ha ottenuto, tramite la sua Business Unit dedicata ai progetti infrastrutturali, la SJS Engineering, l’incarico per il progetto della realizzazione di un nuovo tratto di diga foranea, prevista nel Nuovo Piano regolatore del Porto di Taranto, a protezione del porto fuori rada. Il tratto da realizzare dovrebbe servire a migliorare la protezione dal moto ondoso della darsena e dei relativi accosti.

In occasione dell’One Team Tour di Roma, convegno all’interno del quale è stato presentato il progetto, Civiltà di Cantiere ha intervistato Alessandro Porretti, Direttore Tecnico della SJS Engineering, Michal Tarlowski BIM Coordinator e Simone di Biase, BIM Manager di DBA Progetti, per approfondire alcuni aspetti dell’intervento.

Il progetto BIM oriented della nuova diga foranea nel Porto di Taranto

Come nasce questo progetto? 

Il progetto di Taranto nasce dalla nostra volontà di sviluppare il BIM in quanto strumento di progettazione molto performante. Una diga foranea, in particolare, è un’opera a gettata lunga circa 500 m, una struttura fatta a strati sovrapposti: uno strato centrale detto nucleo protetto da un geotessuto e poi, a salire, un filtro in massi naturali e una mantellata superficiale costituita da massi artificiali di tipo Tetrapod. In fase di bando la progettazione BIM non era stata richiesta, ma essendo un’opera molto delicata, l’obiettivo è stato quello di far confluire all’interno del modello il maggior numero di informazioni affinché questo potesse essere poi condiviso con il committente per agevolare il controllo, la gestione e la manutenzione dell’opera. Il bando non nasceva specificatamente BIM ma era comunque stata richiesta la possibilità di utilizzo, da parte degli offerenti, degli strumenti digitali. Noi abbiamo proposto di sviluppare il progetto in BIM, elemento premiante da parte della stazione appaltante.

Come si è svolto il processo di progettazione della diga foranea?

Siamo partiti da una progettazione di tipo tradizionale, poi integrata con una simulazione su modello in scala 3D, successivamente completato con alcune indagini batimetriche e geofisiche specifiche, arrivando infine a una progettazione esecutiva finale.  Pur trattandosi di un’opera pubblica tradizionale abbiamo proposto di attuare una progettazione con la metodologia BIM, ma non avendo tanto tempo a disposizione ci siamo dovuti fermare alla modellazione in 4D. Avevamo a disposizione solo 30 giorni naturali e consecutivi per poter arrivare al prodotto finale e ovviamente non abbiamo avuto un capitolato informativo a monte. 

Si è partiti da un rilievo batimetrico i cui dati sono stati poi convogliati all’interno di software 3D e accompagnati da uno strumento manageriale tramite Microsoft Project. L’obiettivo finale è stato quello di ottenere elementi catalogabili ed estrapolabili, per poter attuare una simulazione 4D e ottenere dei grafici tramite software, cercando anche di quantificare i costi. Il primo step ha contemplato l’acquisizione di dati, che sono stati convogliati poi all’interno del Civil, rielaborati all’interno di Revit, ottenendo infine un modello georeferenziato di partenza.

Quale è stato il vantaggio del BIM in questo caso? 

Non è una struttura molto complessa, non stiamo parlando di un edificio dove abbiamo più aspetti come la parte strutturale, la presenza architettonica, l’impiantistica. In questo caso il nostro vantaggio è stato quello di integrare all’interno del modello il vincolo di progetto e il vincolo contrattuale. Si tratta di un’opera a gettata che viene eseguita in un determinato modo: ciascun elemento di “strato” (nucleo, strato filtro, mantellata) deve essere eseguito per tratti successivi non superiori a 30m. Questo aspetto è molto importante e, grazie alla modellazione in BIM per conci di 30m, abbiamo potuto fare una simulazione dei lavori incrociando le informazioni con la programmazione delle attività.

Siamo partiti dal dragaggio dei fondali e relativo imbonimento, poi con la posa del nucleo, del filtro e della mantellata, in fasi successive. Qualsiasi tipo di interferenza oppure qualsiasi tipo di problema all’interno della distribuzione di risorse comunicava in maniera diretta con il nostro modello 3D, fino ad arrivare al prodotto finale. In questo modo abbiamo evitato ogni tipo di rischio e lavorato senza interruzioni fino alla fine, cosa che non succede con la progettazione tradizionale.

Quali sono stati gli obbiettivi che siete riusciti a conseguire alla fine in questa avventura all’interno del mondo di BIM?

Innanzitutto, abbiamo notato l’efficienza del processo: siamo riusciti a ridurre i tempi in fase progettuale e di conseguenza siamo riusciti ad abbassare i costi di tutto il processo. Un fattore interessante è che si tratta di un modello aperto e aggiornabile, quindi noi ci auguriamo che, sebbene ci si sia fermati al modello 4D, in futuro si possa andare oltre con modelli 5D, 6D, 7D. La vera vittoria è essere riusciti a fare tutto nell’arco dei 30 giorni.

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