Manutenzione e riparazione dei sistemi di isolamento a cappotto (ETICS)

La manutenzione dei sistemi d’isolamento a cappotto, fondamentale per garantire la durabilità degli stessi, è un argomento relativamente nuovo, ma di forte attualità e di interesse crescente.

Spesso si pensa alla posa di un cappotto su un edificio come ad un intervento definitivo che non necessiti di fasi successive alla sua installazione. 

Al contrario, come già accade per le facciate non isolate, la manutenzione di tali sistemi, programmata ed eseguita con ispezioni regolari e costanti, permetterà di evitare spese elevate dovute a riparazioni più invasive.

 

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Isolamento termico a cappotto: i requisiti per un intervento durevole

I punti cardine di un intervento durevole ed efficace, quando si parla di isolamento termico a cappotto, sono tre:

  1. Scelta e utilizzo di un sistema, ovvero di un kit costituito da prodotti testati e certificati;
  2. Corretta progettazione basata sulla norma UNI 11715;
  3. Posa affidata ad installatori esperti e qualificati.

Il mancato rispetto di questi requisiti può essere causa di problematiche manifestabili già a distanza di pochi mesi dall’intervento, al cambio di stagione ad esempio, ovvero al primo mutamento delle condizioni ambientali.

 

La corretta manutenzione del cappotto termico

La manutenzione del cappotto inizia effettuando analisi visive periodiche; la prima dopo i primi 4-6 mesi dalla posa del cappotto, la successiva dopo 1 anno e le seguenti ad intervalli di 2-3 anni.

Le prime due ispezioni permettono di verificare il comportamento del sistema a seguito di un intero ciclo di stagioni; la frequenza delle successive ispezioni dipende da fattori legati alle condizioni dell’edificio: ubicazione e tipologia, scelta del materiale isolante e utilizzo degli accessori per la cura dei dettagli costruttivi, natura del rivestimento ed intensità del colore.

Gli aspetti da monitorare per quanto riguarda gli strati di rasatura e di finitura colorata sono i seguenti: 

  • Contaminazione da alghe e funghi,
  • Formazione di crepe;
  • Danni, rotture, rigonfiamenti e distacchi;
  • Tenuta delle connessioni e dei giunti di dilatazione;
  • Tenuta all’acqua e pulizia di davanzali, balconi e componenti sporgenti.

 

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È una buona pratica per il monitoraggio della vita del cappotto allegare una documentazione fotografica a una tabella che riassuma quanto osservato durante il rilievo.

I possibili interventi di recupero e di manutenzione da operare sui sistemi a cappotto sono i seguenti:

  • Pitturazione con nuova pittura silossanica ad elevata idrorepellenza e con protezione antialga e antimuffa;
  • Rifacimento di nuovo strato decorativo mediante applicazione di rivestimento colorato compatibile sulla finitura colorata esistente;
  • Realizzazione di nuovo stato di rasatura armata e applicazione di nuovo rivestimento colorato;
  • Realizzazione di nuovo sistema ETICS mediante raddoppio del cappotto;
  • Realizzazione di nuovo sistema ETICS previa rimozione del cappotto esistente.

 

Prevenzione e risoluzione delle principali problematiche di ammaloramento e degrado dei sistemi a cappotto

 

Contaminazione da alghe e funghi

La proliferazione di microrganismi può avere cause differenti, ma la presenza di umidità (acqua stagnante) è la condizione basilare perché si abbia la colonizzazione biologica.

L’utilizzo di prodotti di finitura idonei, in grado di proteggere dalla formazione di alghe, muffe e funghi e la cura dei particolari costruttivi, al fine di garantire un corretto smaltimento delle acque meteoriche, garantiscono al sistema una corretta resistenza a questo fenomeno.

Tuttavia esistono rare situazioni in cui questi due accorgimenti risultano insufficienti: edifici con frequente contatto con acqua, pareti esposte a Nord e in prossimità di folta vegetazione. In tali situazioni è possibile eseguire l’applicazione di una mano di pittura silossanica successiva alla posa del rivestimento colorato a spessore per aumentare ulteriormente la protezione dai microrganismi ed elevare il grado di idrorepellenza della facciata.

Nel caso si manifesti la comparsa di alghe e funghi in facciata, un intervento risolutivo consiste nell’idrolavaggio e nel successivo trattamento con soluzione igienizzante. A completa asciugatura seguirà la pitturazione con pittura silossanica a elevata idrorepellenza antialga e antimuffa.

 

Formazione di crepe

L’analisi di questo tipo di problematica deve necessariamente essere effettuata da un tecnico specializzato. È possibile la suddivisione in tre macro categorie:

  • Microcavillature: lesioni di dimensioni inferiori a 0,2 mm; possono manifestarsi già nei primi mesi di vita del cappotto e di fatto non vengono considerate un difetto tecnico del sistema, in quanto non generano infiltrazioni. Diverso il caso di comparsa in prossimità dei bordi e degli angoli perché possono essere campanello d’allarme di problematiche più gravi. È necessario quindi monitorarne l’evoluzione;

  • Cavillature e crepe: fessurazioni superiori a 0,2 mm che possono causare infiltrazione d’acqua con conseguente danneggiamento del sistema. Tali difetti sono causati da una posa non corretta o un’errata progettazione. Possono inoltre essere legate alla scelta di materiali non compatibili fra loro;

  • Fessure strutturali: condizione derivante da problematiche proprie dell’edificio per le quali l’installazione di un sistema a cappotto non ne rappresenta la soluzione.

A seconda del grado delle lesioni sono possibili diversi tipi di interventi che partono dal rifacimento di un nuovo strato decorativo, passando per la realizzazione di nuovo stato di rasatura armata (parziale o totale) fino alla rimozione del cappotto con conseguente realizzazione di nuovo sistema ETICS.

 

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Danni, rotture, rigonfiamenti e distacchi

La corretta esecuzione dello strato di rasatura armata, oltre a contrastare le tensioni trasferite dal pannello al sistema (a causa delle deformazioni termiche), conferisce resistenza meccanica al cappotto dagli impatti esterni.

I test contenuti nella linea guida ETAG 004 prevedono prove di impatto a 3 e a 10 Joule eseguite con sfere d’acciaio e permettono di attribuire al sistema, a seguito dell’urto, una categoria di resistenza (I, II e III) definita in base al tipo di danno arrecato dalla sfera.

Urti di energia maggiore possono danneggiare il cappotto anche sotto la superficie. Per questo è possibile aumentare la resistenza agli impatti del sistema, eventualmente anche solo in alcune zone notoriamente più esposte a rischio di impatti, tramite l’applicazione di specifici cicli di rasatura armata e finitura.

Così come nel caso di cavillature e crepe, danni superficiali che non abbiano compromesso in modo grave il sistema, possono essere ripristinati tramite l’asportazione della parte ammalorata e la successiva applicazione di un rappezzo costituito da rasatura armata e finitura colorata.

Altri difetti possono derivare dall’errata posa di accessori quali: paraspigoli, profili gocciolatoi, reti per finestre, nastro sigillante autoespandente, giunti di dilatazione, ecc., oppure dall’installazione di carichi in facciata tramite fissaggi non idonei o sottodimensionati.

 

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