Appalti: sarà buona semplificazione?

Il ciclone Covid-19 che ha sconvolto l’Italia dalla primavera 2020 ha sortito, come effetto derivato, una spinta alle politiche di rilancio e di vera e propria “ricostruzione” di un’economia nazionale che versa in stato di grave difficoltà.

Nel mondo degli appalti pubblici con la legge n. 120/2020 denominata “Semplificazioni” in settembre si attivarono alcune modalità atte a velocizzare l’effettivo utilizzo delle risorse disponibili, agendo sulle diverse fasi del processo realizzativo dei lavori. Questo anche “congelando” alcune disposizioni del Codice Appalti, D.Lgs 50-2016.


 

Verso un nuovo Decreto Semplificazioni

Su questa falsariga, alla luce della disponibilità delle ingenti risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Governo Draghi, intende rilanciare con un nuovo “Decreto Semplificazioni” che coinvolgerà, ovviamente, anche il settore dei lavori pubblici.

Come sappiamo “Decreto Legge” significa strumento legislativo “provvisorio” adottato dal governo, subito efficace ma a pena di rapida decadenza qualora non convertito in legge dal parlamento entro il termine di sessanta giorni. Il decreto nasce in un clima di acceso confronto politico simile ad un campo di battaglia dove i contendenti e gli attori (governo, partiti politici, sindacati, imprenditoria di settore, …) si muovono per tutelare le proprie ragioni. In questo quadro di forze in movimento poco si sente la voce del professionisti tecnici, dei Consigli Nazionali e della Rete Professioni Tecniche, che appaiono deboli in questo scontro tra lobby.

A lotta finita, o quantomeno placata, al calar della polvere della battaglia, cosa auspicabilmente possiamo attenderci?

Al mantra “semplificazione, semplificazione” che in queste settimane occupa le pagine dei giornali e i pensieri dei politici propongo umilmente di sostituire il termine “chiarezza”. Operando nel settore degli appalti pubblici da alcuni decenni ho riscontrato che la mancanza di chiarezza, nelle procedure e, a cascata, nelle scelte da compiere, è il principale ostacolo al regolare fluire dell’opera pubblica secondo il canonico percorso: programmazione, progettazione, appalto, esecuzione e collaudo. La mancanza di chiarezza, se vogliamo di certezze, porta ad un’altra tematica oggi ricorrente: lo “sciopero della firma” dei funzionari pubblici, definito anche “burocrazia difensiva”.

 

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Cosa aspettarsi in materia di appalti pubblici?

Nell’imminente decreto legge “semplificazione” dovrebbero trovar conferma per quanto concerne gli appalti pubblici: l’innalzamento della soglia economica per la scelta dell’affidatario tramite affidamento diretto, un ampliamento dell’area degli appalti senza “gara pubblica”, un alleviamento dei meccanismi di responsabilità in capo ai funzionari finalizzato allo “sblocco” delle firme, una maggiore flessibilità esecutiva correlata con ampliati spazi per il subappalto, il ritorno dell’appalto integrato.

Quest’ultima voce significa la possibilità per gli enti di non osservare l’opportuna separazione tra fase progettuale e fase di appalto-esecuzione, ponendo a gara unitamente la redazione del progetto esecutivo (fors’anche del definitivo) e la sua esecuzione. In altri termini la rinuncia a progettare da parte del committente pubblico che delega (consegna?) la progettazione all’impresa esecutrice. Per alcuni commentatori questo significa spingere i progettisti tra le braccia delle imprese: gli esiti potenzialmente negativi di questa modalità sono facilmente immaginabili.

Sarebbe interessante sapere come si stanno muovendo i Consigli Nazionali di Architetti ed Ingegneri e l’O.I.C.E. di fronte a questo minacciato scippo.

Attorno alle diverse ipotesi di semplificazione, in continuo mutamento, si accalcano con commenti e richieste i rappresentanti degli stakeholders: imprese, stazioni appaltanti, ANAC, Corte dei conti … soggetti che già negli altisonanti “Stati Generali” svolti nell’autunno 2020 hanno portato riflessioni e proposte. Al quadro degli operatori istituzionali e della società civile s’aggiungono, la storia giudiziaria ne è testimonianza, gli “attori” occulti del sistema appalti: criminalità organizzata, funzionari infedeli, imprese che cercano scorciatoie non lecite. Ce n’è abbastanza per un autentico rompicapo.

“Semplificare” un settore complesso ed economicamente appetibile come quello degli appalti pubblici è impresa non semplice e pensare di pervenire a tale ambizioso risultato con una decretazione d’urgenza è vicenda ancor più ardua. Nonostante ciò, le difficoltà non devono portare all’inazione stante l’urgenza di immettere concretamente sul mercato le ingenti risorse per investimenti in opere pubbliche di cui disporremo per almeno un lustro, grazie all’Europa e allo scongelamento di risorse nazionali e locali.

A breve vedremo come il governo Draghi saprà trovare con norme “semplificate” un virtuoso equilibrio degli aspetti fondamentali di un corretto impiego delle risorse collettive destinate alle opere pubbliche. Questo tra libera concorrenza, chances diffuse di partecipazione, equo compenso dei contraenti, qualità progettuale ed esecutiva, pagamenti puntuali e, non di secondaria importanza, efficace scudo alle infiltrazioni mafiose ed ai comportamenti illegali.

Il tutto, speriamo, non scordando l’emanazione dell’agognato “regolamento generale” del Codice appalti, D. Lgs. n. 50 del 2016, atteso da cinque anni e che della necessaria “chiarezza” è un fondamentale tassello.

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