UE: potenziare il comparto dello stoccaggio energetico e delle fonti rinnovabili. Mosca: l'Europa non può farcela

Nell'attuale delicato contesto scaturito dalla crisi russo-ucraina, gli Stati membri dell'Unione Europea devono rafforzare lo stoccaggio e la produzione energetica da fonti rinnovabili.

È questa la linea d'azione emersa dai propositi successivi alla recente riunione del Gruppo di coordinamento UE sul gas e della tavola rotonda sulla sicurezza delle forniture, convocati dal commissario all'energia Günther Oettinger.


Günther Oettinger, commissario all'energia UE

Lo scopo della riunione è stato quello di preparare il rapporto sull'aumento dell'indipendenza energetica dell'Europa che l'ultimo vertice ha chiesto alla Commissione di presentare per questo mese di Giugno venturo. “La flessibilità sul mercato del gas deve contribuire ad aumentare la sicurezza delle forniture in Europa”, hanno dichiarato unilateralmente i partecipanti alla riunione, tra cui anche il ministro dell'energia ucraino Prodan (che è stato comunque invitato dato il ruolo chiave di transito per il gas di Kiev).

La linea principale di intezioni emersa dal consesso è quella del progressivo ma costante rafforzamento del comparto dello stoccaggio energetico e di un ulteriore incremento delle fonti alternative rinnovabili: “il ruolo dello stoccaggio e le fonti di produzione nazionale alternative devono essere attentamente esplorare a questo riguardo”, si legge nella dichiarazione conclusiva della riunione. Altro punto fondamentale per garantire la sicurezza energetica europea è il miglioramento del mercato interno dell'energia e delle interconnessioni, (poiché queste sarebbero la spina dorsale della sicurezza delle forniture di gas UE), decisivo il ruolo dell'industria per questo punto.

Appare quindi altrettanto fondamentale e strategico che da oggi in poi si ottimizzino i viadotti energetici (gasdotti e condutture varie) che percorrono l'Europa e dotarsi al più presto di reti adattive (smard grid) per evitare che l'energia immessa in rete si disperda per le perdite e per la mancata flessibilità delle vetuste reti attuali.

I due gruppi continueranno a cooperare con Bruxelles per preparare il rapporto sulla sicurezza energetica in Europa; ma per Mosca questo è solo un tentativo velleitario di affrontare il problema in quanto ritengono sia impossibile in tempi brevi ridurre la dipendenza energetica UE dalla Russia. “Sarà difficile cancellare il gas e il petrolio russo”, ha dichiarato il ministro dell'energia russo Aleksandr Novak in una intervista alla tv "Rossia 24", ricordando che la dipendenza dell'UE dal petrolio russo è del 40% (ossia di circa 200 mln di tonnellate sulle 475 effettivamente necessarie). Ha anche sottolineato che molte raffinerie europee sono state realizzate per usare il petrolio russo Urals; per cui “è necessario fare grandi investimenti per passare ad un altro tipo di petrolio”, ha concluso Novak.


Putin e Novak a colloquio

I gasdotti: il calore e l'energia che vengono da lontano

Il gas, prima di essere utilizzato attraverso la combustione in cucina, in autotrazione o nei generatori di calore (le caldaie), compie un viaggio lunghissimo attraverso migliaia di Km di "pipelines". Queste condotte terrestri o marine, interrate le prime e adagiate sul fondo marino le seconde, "dispatchano" (trasportano e distribuiscono) il gas dai luoghi di estrazione a quelli di consumo. Si calcola che nel mondo la lunghezza totale dei tubi superi 1 milione di Km: 25 volte l'intera circonferenza della Terra!


Le "pipelines": condotte lunghe chilometri che trasportano il gas dalla Russia in Europa

Le porte del gas in Europa

Il gas in Europa giunge da 3 "gates" (vie) principali: il Nord Africa (Algeria e Libia), la Russia (da cui transita anche quello asiatico) ed il Nord Europa (sull'asse Mare del Nord/Norvegia-Olanda).
Dal Nord Africa partono ben 4 gasdotti: il Transmed, che collega l'Algeria all'Italia (Mazara del Vallo) attraverso la Tunisia; il Greenstream, che collega la Libia all'Italia (Gela); il Maghreb che collega l'Algeria alla Spagna attraverso il Marocco ed infine il Medgas, che collega direttamente l'Algeria alle coste spagnole.
I gasdotti in arrivo dalla Russia sono altrettanti: il Nord Stream, del 2011 è lungo 1.224 Km ed ha una capacità di trasporto di 27,5 miliardi di metri cubi all'anno (raddoppiabili mediante l'affiancamento di una ulteriore linea, che pare sia già stata programmata) collega la Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico, scavalcando l'Ucraina; lo Yamal, che dalla Russia percorre quasi 4.200 Km attraverso Bielorussia e Polonia per arrivare in Germania; il Tag, che trasporta gas passando dall'Austria e che arriva fino all'Italia (Tarvisio) ed alla vicina Slovenia ed infine il Blue Stream, che trasporta gas naturale alla Turchia attraverso il Mar Nero.
Dall'Asia centrale arrivano in Turchia 2 ulteriori gasdotti: quello tra Iran e Turchia al confine curdo-iraniano e il gasdotto Baku-Tblisi-Erzurum.
Esiste una rete di gasdotti subacquea nel mare del Nord (Langeled Gas Pipeline) che collega Norvegia, Inghilterra ed Olanda. Infine, l'Europa centrale è attraversata anche dai gasdotti Tenp e Transitgas che dai Paesi Bassi, attraverso la Germania, portano gas di produzione olandese e del Mare del Nord in Svizzera ed anche in Italia, attraverso il Passo Gries.


Natural Gas Network Map: le pipelines tracciate in colore verde

Nonostante tutto, la rete si espande: i gasdotti del prossimo futuro sono già in corso d'opera

Per il futuro prossimo, sono già in fase di progettazione anche il cosiddetto South Stream (noto anche come "corridoio sud", sempre proveniente dalla Russia) ed il percorso Nabucco (dalla zona del Caucaso e Mar Caspio), ma la crisi economica e le politiche UE sopra citate ad inizio articolo stanno rallentando gli iter ed è probabile che tra i due solo uno venga effettivamente portato a termine e realizzato realmente.

Queste due nuove condotte stanno scatenando anche forti rivalità geopolitiche in Europa orientale. Dietro a South Stream, progetto italo-russo, ci sono colossi del settore come Gazprom, i tedeschi di BASF, ENIi ed Electricité de France. Nabucco, invece, vede impegnati nella società la Turchia e altri paesi come la Bulgaria, con l'appoggio degli Stati Uniti. Il primo, anche detto "gasdotto ortodosso", connetterebbe l'Europa sud-occidentale e balcanica direttamente alle coste della Russia sul Mar Nero, senza passare da paesi non UE. Nabucco, invece, porterebbe il gas da Azerbaijan, Kazakgistan e Turkmenistan senza transitare dal territorio russo: aiuterebbe paesi come l'Italia ad essere meno dipendenti da Mosca per questo infatti, è stato voluto dall'UE nell'ottica di diversificare le fonti di approvvigionamento.
Molto dipenderà, comunque, dalle politiche che verranno attuate nell'area ed in Medio Oriente.

Altro importante progetto in fase di studio è il Galsi: un gasdotto destinato all'importazione di gas naturale dall'Algeria all'Italia attraverso la Sardegna (con conseguente metanizzazione della regione) e sbocco finale a Piombino, con una capacità di 8 miliardi di metri cubi annui. Per la sua costruzione si è costituita una società ad hoc, la Galsi Spa, in cui Hera Trading, la società del Gruppo Hera dedicata alle attività di commercio all'ingrosso di gas, ha una partecipazione del 10,4%. L'azionista principale della società Galsi è Sonatrach, l'impresa di stato algerina attiva nel mercato energetico, che detiene il 41,62%. Gli altri soci sono invece Edison (20,81%), ENEL Produzione S.p.A. (15,61%) e SFIRS (11,56%).

Appronfondimenti su:
www.nabucco-pipeline.com
www.south-stream.info
www.galsi.com
 

Allegato: Europe_Proposed_Gas_Pipelines_Map_2003


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