Criteri progettuali e soluzioni per edifici smart: l'esempio del Palazzo del Monte di Pietà a Padova

Può un edificio storico essere un edificio SMART? La risposta è sì.

Ne è un esempio Palazzo del Monte di Pietà a Padova, per il quale la società Habitech – Distretto Tecnologico Trentino - ha seguito la certificazione di sostenibilità LEED per edifici esistenti.

Grazie agli obiettivi progettuali che i progettisti dello studio R&S si erano prefissati nel restauro dell’edificio e alla collaborazione della Fondazione CARIPARO che occupa gli spazi, è stato possibile ottenere il livello LEED GOLD.

 

Palazzo del Monte di Pietà: un edificio storico e smart nel centro storico della città

Il Palazzo, è un edificio costruito nella prima metà del Cinquecento sui resti (un portico a sei fornici ed il paramento murario sottostante) di un precedente palazzo distrutto da un incendio. 

Il nuovo edificio venne destinato, su richiesta di Piero Barozzi, Vescovo di Padova, a sede principale del Monte di Pietà, l'istituzione fondata da Bernardino da Feltre (Feltre 1439 - Pavia 1494) dell'Ordine di S. Francesco dell'Osservanza e fu situato nell’area più centrale della città, come di consueto per gli edifici appartenenti alle istituzioni urbane in epoca veneziana.

L’edificio è entrato a far parte delle proprietà della Cassa di Risparmio nel febbraio del 1822: da qui essa ha iniziato la sua attività e ancora oggi, è la sede la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

L’edificio ha confermato la sua funzione pubblica per più di cinquecento anni con un impianto architettonico che nel tempo si è ampliato e modificato a seconda delle esigenze di questa forma sociale di credito. In pieno centro città convivono, in un lotto ben definito, ben tre situazioni: l’impianto quattrocento, un primo sviluppo seicento e un successivo ampliamento ottocentesco. Oggi ospita una serie di funzioni quali museo, uffici amministrativi, sale polifunzionali per esposizioni temporanee, auditorium per 100 persone. 

 

Il restauro del Palazzo del Monte di Pietà a Padova

 

Le certezze dell'ascolto, del dubbio e del limite

Bisogna avere la pazienza di ascoltare gli edifici: essi non hanno la parola ma, hanno il grande potere di suggerire o, meglio, di persuadere.

La certezza dell’ascolto, la certezza del dubbio, la certezza del limite: solo attraverso questa rigorosa verifica potremo avere la certezza del risultato.

Con queste raggiunte certezze spesso ci poniamo il dubbio se l’intervento di restauro possa, nella nostra prassi operativa, essere sostituito criticamente invece con il termine valorizzazione.

Fino a ieri il mondo del restauro era profondamento diviso tra conservatori ed innovatori.

I conservatori, gelosamente legati all’antico, si consideravano gli unici custodi, e pertanto non tenevano conto di ciò che non assume dignità storica. Gli innovatori aspirano a proporre interventi che devono portare il segno del nostro tempo considerando la conservazione come un ostacolo allo sviluppo. 

L’alternativa è intervenire in modo critico, adottare discrezione nell’indagare le peculiarità dell’edificio, coraggio nelle scelte compatibili che preservino l’integrità materica. È nostro dovere riconsegnare l’edificio al nostro tempo che, superando l’usura, potrà così riappropriarsene e riusarlo nella valorizzazione dei suoi valori culturali.

 

Da edificio usurato a edificio smart

L’architetto Claudio Rebeschini, socio senior dello Studio R&S Engineering di Padova, ha curato la progettazione del restauro e la direzione lavori.

Questi i criteri progettuali adottati:

  • prolungare la vita dell'opera nella sua consistenza fisica, con tutti i mezzi tecnici di cui disponiamo, in modo che l'opera stessa risulti il più possibile protetta;
  • assicurare la permanenza dei segni che connotano il testo nella sua configurazione generale e nelle sue parti anche minime, indipendentemente da ogni giudizio o preferenza di natura storica ed estetica;
  • assicurare l'utilizzabilità del testo in tutti i casi in cui esso può assumere con proprietà forme e funzioni connesse all'abitare.

La destinazione d’uso dell’edificio, sede di una Fondazione Bancaria, era oltremodo complessa e presentava un palinsesto di funzioni così identificate: spazio espositivo, uffici di rappresentanza, uffici operativi, spazio museale ed agenzia bancaria.

In quest’ottica differenziata lo studio R&S si è dato precisi obiettivi progettuali come:

  • migliorare l’efficienza energetica per ridurre consumi e costi con l’eliminazione degli impianti obsoleti e la loro sostituzione con sistemi più efficienti e preformanti con usi differenziati;
  • miglioramento del comfort per un maggior efficientismo degli utenti degli spazi;
  • dare precise risposte alle esigenze di tutti gli stakeholder (dipendenti, investitori e proprietà).

Ecco quindi che anche un edificio storico può ambire a diventare un edificio smart al passo con i tempi. 

 

Edificio e città

Una considerazione finale legata al contesto in cui lavoriamo e viviamo, la città:

«Se anche l’architettura possiede un contenuto morale, le manca il potere di farlo valere. Offre suggerimenti invece di promulgare leggi. Ci invita ad emulare il suo spirito – non ce lo impone – e non può impedire che se ne abusi». (Alain de Botton)