Riforma del CATASTO, gli INGEGNERI ignorati dall’Agenzia!

Ormai è notizia di quasi tutti i giorni come la riforma del Catasto stia per andare in porto (o prendere il via, che dir si voglia).
In effetti questa è una occasione importante per adeguare il nostro sistema catastale alle nuovissime potenzialità che le ultime tecnologie ci mettono a disposizione.

Da una parte, la possibilità di poter determinare le coordinate di un punto con la approssimazione di pochi cm., associate alla possibilità di gestire una grande mole di dati associabili ad una determinata entità (una volta che questa sia stata individuata) ed alla possibilità di dialogo fra le varie banche dati costituite sul territorio, ci possono ormai consentire di individuare in modo univoco un determinato fabbricato ed ad esso associare non solo quelle che sino ad ora sono state le caratteristiche catastali classiche (ditta, categoria, classe, rendita ed estremi ultimo passaggio di proprietà o di intestazione) ma anche tutta una serie di caratteristiche specifiche del fabbricato che interessano la gestione del bene comune.
Infatti vi potrebbero essere associati tutti i titoli edilizi, le autorizzazioni o le certificazioni che ne hanno consentito l’edificazione o la trasformazione, gli elementi per la gestione dei rifiuti, la manutenzione dell’immobile, la residenza o il domicilio degli individui, la domiciliazione delle bollette energetiche (con il conseguente effettivo controllo dei consumi energetici o idrici), le caratteristiche di rischio franoso, alluvionale etc. che potrebbero influenzare le potenziali assicurazioni sul fabbricato, e tutti gli altri potenziali dati che potrebbero essere utili per una più consapevole e certa politica di gestione e amministrazione del territorio e del costruito.

Dall’altra poi, la possibilità di individuare il valore dell’immobile con strumenti di indagine e verifica che consentano di avvicinarsi a questo valore (che come tutte le misure è impossibile da ottenere in modo assolutamente certo) potrebbe consentire una più equa o congrua gestione della imposizione e/o del prelievo fiscale.

Tutto quanto sopra sembrerebbe aver necessità di elaborazione, collaborazione o quanto meno confronto con gli ingegneri, anche professionisti, che hanno i livelli di conoscenza specifici per questo tipo di tematiche e che, soprattutto per i professionisti, hanno il contatto diretto con la realtà.

Ma come si è mossa l’Agenzia del Territorio (ora Entrate) in questo senso?
Sembrerebbe proprio che l’Agenzia abbia fatto di tutto per tener lontani da questo processo di rinnovamento gli ingegneri, soprattutto degli Ordini professionali.
Infatti, pur avendo l’ordine di Milano una Commissione Catasto attiva da almeno 25 anni, e pur avendo disposto il CNI un gruppo di lavoro dedicato a questo argomento, nessun contatto è stato cercato o concesso dall’Agenzia che invece ha voluto o preferito incontrare i rappresentanti dei costruttori e della proprietà edilizia.
Anche la rete delle professioni tecniche è stata tenuta elegantemente alla larga dal processo decisionale di riorganizzazione del catasto.
In effetti nulla ci sarebbe da obbiettare se, almeno da parte del sottoscritto, non ci fossero alcuni dubbi sulla idoneità delle scelte e delle modalità operative che l’Agenzia si appresta a varare.
Per quanto riguarda l’aspetto della individuazione degli immobili con un sistema informatico di tipo geografico (GIS e similari) il sottoscritto teme che si ripeta che lo sforzo tecnico che potrebbe essere chiesto a proprietari e professionisti venga vanificato allo stesso modo in cui è stata sciupata l’occasione del PREGEO.
Infatti quando è stato introdotto questo sistema, basato sul rilievo con strumentazione elettronica, si è salutato il metodo di rilievo e restituzione come l’ingresso della topografia vera nelle operazioni catastali.
Poi, prima la sconclusionata scelta dei punti fiduciali, in seguito la inutile pretesa di rilevo altimetrico degli stessi, infine l’adattamento del rilievo alla mappa (quando, ad avviso del sottoscritto, avrebbe dovuto essere il contrario) hanno fatto sì che le attuali mappe catastali, alla faccia di metodi di rilievo ultraprecisi, non siano più affidabili in caso di riconfinamento.
Infatti, come si può verificare in moti casi, la distanza fra i punti fiduciali, così come misurata e confermata più volte con la precisione di pochissimi cm., differisce anche di cinque o sei metri da quanto rilevabile dalle mappe.
Purtroppo il sottoscritto teme che anche per la determinazione del valore patrimoniale degli immobili, questione delicatissima, si stia procedendo in modi che si potrebbero rivelare avulsi dalla realtà.
Infatti è stata mantenuta la massima segretezza:
- sui modi con cui verrà determinata la ormai famosa “funzione valore” per gli immobili residenziali;
- sulle modalità di rilievo e di verifica sul posto dei dati (coefficienti) necessari;
- su quale sia il “software” ipotizzato per quelli industriali;
- su come sarà attivata la collaborazione con gli Ordini professionali così come prevista dalla legge;
- su come verranno trattati dal punto di vista statistico i dati e soprattutto come si penserà di gestire il potenziale contenzioso che potrebbe insorgere con i cittadini nel caso questi si trovino a dover versare imposte molto superiori alle attuali o nel caso in cui la situazione reale si discosti in modo sensibile dalle conclusioni statistiche.

Pur non avendo la presunzione di poter alcunché insegnare all’Agenzia, ritengo che la stessa, ignorando anche il semplice confronto con gli ingegneri, stia sciupando un’altra occasione per ridurre errori o fughe dalla realtà ed avere finalmente, in tempi brevi e con un contenzioso ridotto al minimo, un Catasto moderno ed adatto alle nuove esigenze di gestione del territorio.
Mi auspico pertanto un coinvolgimento degli ingegneri vero e progettuale nel percorso di costruzione della riforma che non può prescindere da chi, a diverso titolo, opera quotidianamente sul campo.

 

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