Strumenti e tecniche computazionali per la progettazione della città di domani

Crowd sensing
Oggi il contesto urbano costituisce un entità sensibile nel senso che, come avviene per le entità biologiche, questo è capace di raccogliere informazioni sulle sue singole parti costituenti ma anche su chi ci vive e su ciò che avviene al suo interno. La tecnologia che pervade gli spazi in cui abitiamo e gli oggetti di cui usufruiamo può, infatti, essere immaginata come un vero e proprio tessuto nervoso della città.
La previsione che entro il 2050 tutto ciò che ci circonderà sarà una qualche forma di computer, fatta nel 1997 da Mike Batty , architetto, urbanista e professore del MIT, già oggi non è molto lontana dall’avverarsi. Per rendersene conto basta pensare, per esempio, che a Birmingham tutti i lampioni della luce sono stati dotati di sensori in grado di fornire informazioni sulla copertura del cielo ad altissima risoluzione.
La capacità degli oggetti reali di essere fonte di informazioni digitali rientra nel fenomeno di internet of things e rappresenta una realtà in cui oggi siamo totalmente immersi grazie alla diffusione di sensori miniaturizzati e tecnologie di trasmissione dei dati non invasive e ad alta velocità.



“Architecture that senses and responds”, Carlo Ratti, TED Talk, 2011

Se i sensori sono ben distribuiti e i dati raccolti ed elaborati in modo da essere associati alle esatte coordinate spaziali cui fanno riferimento, è possibile creare un modello virtuale dell’ambiente fisico aggiornato in tempo reale. In funzione di diverse selezioni dei dati acquisiti questi possono, così, fornire scenari informativi relativi a diversi aspetti dell’ambiente fisico.
Le immense possibilità che cominciamo a scorgere sono ulteriormente estese dalla diffusione di dispositivi portatili come smartphone e tablet che ogni cittadino continuamente utilizza e porta con sé, concentrati di tecnologie capaci di raccogliere informazioni a ciclo continuo. Così, azioni ordinarie come effettuare una telefonata, aggiornare il proprio profilo Facebook, pubblicare un tweet o eseguire pagamenti tramite carta di credito, fanno si che ogni soggetto, volontariamente o involontariamente, lasci una traccia digitale sulle diverse reti integrate nelle aree urbane.
La raccolta di tali tracce crea un vero e proprio livello digitale sovrapposto a quello reale e deposito dell’enorme insieme di esperienze individuali che si intrecciano all’ interno della città.

Dalla possibilità di pensare a tutti gli abitanti della città come veri e propri sensori umani, nasce il concetto di crowd sensing. Tale concetto permette di utilizzare la rete secondo un processo bottom-up, inverso rispetto a quello top-down che, per definizione, caratterizza l’architettura utilizzata dalle reti di sensori, in cui i dati afferiscono ad un unico server centralizzato per essere aggregati ed elaborati. Un simile aspetto tecnico ricopre una grande importanza in termini di possibilità di utilizzare i dati raccolti nel cloud come elemento propulsivo di nuove pratiche partecipative, ma l’ “uomo sensore” non svolge ancora il suo ruolo in modo consapevole, ignorando le dimensioni e le implicazioni di un fenomeno noto, per lo più, ad una minoranza. Pertanto la collettività urbana, nella sua proiezione digitale rappresenta, al momento, un interessante caso di studio, ma esige ancora di essere abilitata a ricoprire un ruolo proattivo. In questa direzione il Senseable City Lab del MIT di Boston, rappresenta, tramite i suoi progetti di ricerca, un contributo esemplare alla necessità di far comprendere agli abitanti il proprio ruolo all’interno della duplice dimensione, reale e digitale, delle nostre città.

ALL'INTERNO SI APPROFONDISCONO ANCHE:

  • Computational design
  • Strumenti e tecniche dell’urbanistica parametrica
  • Come progettare la città di domani

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