Analisi dei formati di scambio tra software BIM per la progettazione architettonica

È ormai opinione diffusa nel mondo dell’edilizia che il futuro della progettazione sia legato all’uso della tecnologia del Building Information Modelling (BIM), un metodo di lavoro nuovo e innovativo che già da anni sta dimostrando le sue potenzialità, ma che presuppone una diversa gestione del lavoro da parte di tutti gli attori coinvolti nella costruzione. BIM infatti non significa semplicemente modello in 3D, ma bensì lavorare con un modello “intelligente” che integri al suo interno tutte le discipline, permettendo a tutti di apportare modifiche e aggiornamenti in tempo reale.

Inghilterra, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia e Norvegia richiedono già l’utilizzo del BIM per i progetti edili finanziati con fondi pubblici; e secondo la nuova normativa europea EUPPD (EU Public Procurement Directives) a partire dal 2016 i 28 Stati europei membri possono incoraggiare, specificare o imporre l’utilizzo del BIM per i progetti edili finanziati con fondi pubblici nell’Unione europea.

Una tale incombenza ci ha portati a chiederci quanto sia effettivamente possibile impostare tutto il processo di progettazione sul BIM, e quali possibilità e limiti ci pongono i software che utilizziamo oggi. L’obiettivo è quello di trovare, se possibile, un ottimale workflow che ci permetta di sfruttare al meglio le potenzialità dei software attualmente disponibili, e di avere per il futuro delle linea giuda di riferimento per la scelta dei prodotti più adeguati.

Dopo una prima fase di ricerca, abbiamo condotto questo lavoro in modo sperimentale, basandoci su prove pratiche di importazione ed esportazione di vari formati di file realizzati con i software in possesso dell’azienda SGM Consulting (CMP 27, Allplan 2014, SketchUp Pro, DesignBuilder), DDS-CAD e Revit (versione per studenti).

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