BIM: l’approccio perfetto per il professionista credibile

Architetti e progettisti possono recuperare il loro antico ruolo di consulenti affidabili per la committenza, tramite le nuove tecnologie
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Simone Garagnani, ingegnere PhD e principal coordinator di BIM Foundation

In un intervento consultabile a questo indirizzo web (http://www.aca.org.au/article/bim-archictects-trojan-horse), l’amministratore delegato dell’Australian Construction Industry Forum (ACIF), Peter Barda, ha espresso tre considerazioni molto interessanti riguardo al ruolo dei progettisti nel complesso macrocosmo delle costruzioni e di come la tecnologia possa loro conferire parte della credibilità persa nel tempo.

Barda rileva come il rapporto di reciproca fiducia tra progettista, committente e costruttore si sia nel tempo deteriorato. Ne sono conferma i sempre più bizantini documenti di contratto tra le parti, che da semplici accordi scritti si sono tramutati in voluminose cartelle, colme di materiali legali.

In secondo luogo, il ruolo del progettista è profondamente cambiato: la committenza non si affida più alle competenze professionali senza entrarne nel merito. L’architetto o l’ingegnere difficilmente vengono delegati con fiducia nelle scelte di progetto da parte di chi investe nelle costruzioni, senza che prima non ne sia stato controllato il lavoro con burocratica diffidenza.

Da ultimo, Barda sottolinea il ruolo delle tecnologie intese come autentici “cavalli di Troia” al servizio dei professionisti, strumenti previsionali che con la loro precisione consentono di mostrare con largo anticipo problemi, costi e opportunità alle committenze, favorendone le corrette aspettative. Questo vale anche per le strutture medio-piccole, che possono fare affidamento su strumenti BIM al pari di organizzazioni più articolate.

L’analisi sintetica ma lucida del panorama australiano offre spunti che possono essere estesi anche alla situazione in Italia. La globalizzazione dei ruoli e delle strategie, fatta eccezione per lo scenario normativo del Paese sempre in continuo mutamento, porta a credere che la promessa del BIM possa essere mantenuta nei prossimi anni, come scelta strategica imprescindibile.

Tuttavia, perché ciò accada, l’intero “sistema costruzioni” deve essere pronto, sia nelle cogenze normative sia nelle capacità professionali. E’ quest’ultimo punto quello dal quale partire.

La pletora di corsi di formazione, seminari tecnici e master che in questi mesi vengono proposti a vari livelli è forse il segnale di un cambiamento che mira a sensibilizzare proprio quella figura che deve ri-diventare centrale nel processo edilizio: il progettista.

I modelli federati del BIM, abilitati a raccogliere l’informazione e le competenze più disparate, sono ancora qualcosa di semi-sconosciuto ai più, identificati spesso come un nuovo prodotto commerciale invece che come strumenti potenziali per un profondo mutamento di prospettiva.

E’ importante che non si cada nell’ottimismo estremo: l’approccio BIM consente risparmi in termini di tempi e risorse, ma solo quando a regime. L’apprendimento dei concetti alla base del processo è impegnativo e richiede formazione e auto-formazione, da perseguire con gradualità per non incorrere nelle false credenze del BIM come “qualcosa di troppo difficile da praticare”.

In sintesi, si può essere d’accordo con i punti di Barda e il BIM può davvero rendere giustizia alla figura del progettista, ricordando però che l’autorialità delle scelte, registrata e favorita nei modelli digitali, porta anche nuove forme di responsabilizzazione; il professionista tornerà quindi ad essere figura centrale nel processo, ma dovrà essere pronto a farlo secondo nuove modalità culturali.