La “CMS Guide to Building Information Modelling” - Quando la giurisprudenza si occupa dell’economia digitale BIM

IL PROCESSO DIGITALE A PIÙ MANI
In Giappone, un koan Zen afferma che si può produrre un suono da due mani che battono l’una contro l’altra. Ma esso stesso si domanda poi: qual è il suono però di una mano sola? In questo noto precetto meditativo è possibile intravedere, se la metafora è accolta, il significato assunto dal Building Information Modeling nei diversi paesi che ne stanno introducendo l’applicabilità. La risposta alla domanda, solo all’apparenza semplice, non è il silenzio di un applauso inesistente ma una riflessione che, secondo la tradizione, porta ad una soluzione che deve essere di natura individuale. 

Del BIM e della sua valenza moltissimo si è scritto, così come molte e variegate sono state le prese di posizione su cosa esso implichi, rappresenti o come debba essere formalizzato. Regole, norme, perfino emanazioni legislative più o meno coraggiose sono state promulgate o sono in via di recepimento da molti paesi, in ragione dell’affiancamento alle amministrazioni pubbliche di commissioni, comitati esperti ed enti normativi.

La domanda Zen è individuale anche in questo contesto, in molti casi simile nelle premesse ma differente nelle scelte attuative e nelle esigenze locali. Ancora una volta si può evidenziare come nel flusso informativo BIM le mani che applaudono devono essere due o più per “fare rumore”, poiché una da sola porta all’indefinito. E’ il principio dell’interdisciplinarietà. E’ di notevole interesse addentrarsi nelle differenti prospettive che orientano l’adozione del BIM nella personale interpretazione dei vari paesi ed osservare come le condizioni locali possano influenzarne la consapevolezza. 

LA CMS GUIDE TO BUILDING INFORMATION MODELLING
Alcune settimane fa è stata rilasciata la versione 2.0 della “CMS Guide to Building Information Modelling (BIM)”; si tratta di una pubblicazione elettronica a cura di CMS Cameron McKenna Nabarro Olswang LLP, un influente consorzio internazionale di studi legali presente in oltre 40 paesi e con base a Londra.
Parte di più di trenta pubblicazioni presenti sul portale web del gruppo, la e-guide presenta uno stato dell’arte sull’adozione del BIM in alcuni dei paesi più attivi o in via di sviluppo nella digitalizzazione del processo edilizio; coprendo in massima parte l’Unione europea con l’Austria, la Francia, la Germania, l’Olanda, la Polonia e il Regno Unito, nel report vengono prese in considerazione anche le realtà di Brasile, Cile ed Emirati Arabi Uniti.
La guida, alla quale si rimanda per una lettura di maggior dettaglio all’indirizzo web https://eguides.cmslegal.com/building_information_modelling, copre gli aspetti contrattuali legati all’adozione di processi BIM, le responsabilità delle parti, le implicazioni assicurative, l’obbligatorietà del suo utilizzo nel pubblico appalto e le strategie più opportune per promuoverne l’applicazione per le nove realtà nazionali. Sono inoltre affrontate le tematiche dei ruoli, in particolare della valenza dei BIM Manager, e la gestione digitale degli immobili, seguendo le logiche del facility management.

Figura 1 – Le dimensioni del Building Information Modelling in una grafica presente all’interno della e-guide di CMS: le varie fasi del ciclo di vita di un edificio sono affiancate dai vantaggi derivanti dall’adozione di processi BIM.

Dopo una prima introduzione di significati e significanti di termini e concetti esplicitati nel testo, la guida ripercorre le caratteristiche espressioni di lifecycle, alla base del procedimento BIM, ed elenca i vantaggi acclarati ottenibili (Figura 1). Ma sono gli aspetti legali evidenziati quelli forse più interessanti insieme a quelli riferiti alla presenza di un BIM protocol standardizzato e adottabile; se per Austria, Brasile, Cile e UAE non è presente un protocollo formale dichiarato, Francia, Polonia e Germania presentano una situazione in divenire, dove le regole e le norme non ufficiali stanno progressivamente conquistandosi una credibilità operativa. In Olanda viene lasciata libertà alle stazioni appaltanti di scegliere un protocollo di preferenza nella richiesta BIM mentre il Regno Unito si conferma pioniere con il suo CIC Building Information Model Protocol, comprensivo degli ormai noti levels of detail, model production and delivery tables e gli information requirements.
Dal punto di vista assicurativo, se le compagnie francesi si stanno ponendo il problema di quantificare i rischi derivanti dalle responsabilità autoriali dei dati e della loro gestione mentre quelle olandesi specificano clausole riferite al BIM, negli altri paesi non c’è ancora una direttiva dedicata, ad eccezione ancora del Regno Unito con la sua Best Practice Guide for Professional Indemnity Insurance.
Al termine della fase di cantiere, con quello che viene definito handover ovvero consegna per l’utilizzo dell’edificio, il BIM amplifica il proprio valore intrinseco con l’agevolazione del reperimento di tutte le informazioni necessarie per la gestione, la manutenzione e il corretto utilizzo dell’organismo edilizio. Questo aspetto viene chiaramente esplicitato dall’approccio presentato per gli Emirati Arabi Uniti, dove la progettazione interdisciplinare secondo logiche aggregative BIM è destinata ad edifici di alto valore economico e amministrativo.

CONCLUSIONI
La digitalizzazione del processo edilizio, all’interno della quale il BIM si configura come paradigma di eccellenza nella gestione del dato, è un’operazione di filiera. La e-guide propone una successione di stati e competenze, che dalla tradizionale conflittualità e ridondanza vorrebbero transitare verso la concertazione e l’ordine. 
Ma una ricetta univoca, sempre valida, non esiste. Non sono l’esperienza di un project manager, la risolutezza di un direttore di cantiere o la creatività di un progettista a risolvere da soli ogni problematica. Ma possono contribuire in varia misura a farlo se posti nella condizione di poter collaborare reciprocamente, anche in tempi diversi. L’analisi di quanto accade nei contesti proposti mira a questa interferenza costruttiva.
E’ la promessa del BIM, che tuttavia implica aspetti meno poetici e più prosaici; se ogni contesto presenta le proprie specificità e le proprie esigenze, la filiera può raggiungere la versatilità e la resilienza necessaria solo quando tutte le realtà coinvolte sono consapevoli di ruoli, tecnologie e potenziali. Questo traguardo è perseguibile seguendo la strada della sperimentazione e del buon senso, anche nel dominio della giurisprudenza. In questo modo, il suono di una mano sola che applaude diventa la ricerca del proprio ruolo prima di altro, che troverà poi la sua esplicitazione nell’applauso multidisciplinare che, forse, è il giusto apprezzamento che si può tributare al “concerto” del BIM.


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