Ruolo degli Ingegneri e degli Architetti nella Conservazione dei Monumenti - Ars Sine Scientia Nihil

14/05/2012 676

CISM - International Centre for Mechanical

Corso su: Ruolo degli Ingegneri e degli Architetti nella Conservazione dei Monumenti - Ars Sine Scientia Nihil

Coordinatore: Giorgio Macchi (Dip. Meccanica Strutturale, Università di Pavia)

Periodo: 14 maggio - 9 giugno


"Nel 1949, 550 anni dopo, l’Ackerman scriveva: “Solo un argomento, e incontrovertibile, parla in favore dei Milanesi; la Cattedrale è stata interamente costruita secondo i loro disegni, e sta in piedi”. Ma solo tre anni dopo lo studio di Ackerman, nel 1952, si verificarono cedimenti differenziali tra i piloni, e questi, “già affaticati e lesionati per precedenti e diverse cause”, hanno reagito con gravissimi segni di dissesto. I dissesti furono talmente gravi da indurre nel 1969 ad una urgente completa puntellazione del Tiburio con strutture in cemento armato e successivamente, tra gli anni 1980 e 1984, alla sostituzione dei quattro piloni del Tiburio. Successivamente altri 20 piloni dovettero essere sostituiti. Il fenomeno fu ben compreso dalla meccanica delle strutture: per la maggior deformabilità del nucleo interno, un debole insacco, gli sforzi si sono concentrati sul paramento marmoreo, di spessore variabile e troppo sottile. Dunque; “ARS SINE SCIENTIA…..”
Lo stesso Viollet-le-Duc, che pur temeva i disastri purtroppo apportati a molti monumenti da selvaggi interventi di ingegneri ottocenteschi, dovette riconoscere che “formule meccaniche e regole di calcolo esistevano già nel Medio Evo e si trovano ancora indicate negli Autori del Rinascimento”, e concedeva poi che “la costruzione è una scienza, è anche un’arte, in altre parole il costruttore necessita del sapere, della esperienza, e della intuizione naturale”.
I nostri ingegneri hanno la scienza, è vero (la scolastica scienza delle costruzioni), ma spesso non sanno conoscere i monumenti né quella cultura che nei secoli recenti ha maturato la scienza della conservazione. Anzi, negli anni sembra essersi irrobustita la dicotomia fra le “DUE CULTURE”, con grave rischio del nostro patrimonio architettonico.
Farebbe sorridere se si pretendesse di insegnare ciò che manca nelle poche ore di queste brevissime conversazioni. Ma si può ben sperare che le avventurose storie di quattro noti consolidamenti strutturali diano modo di meditare sulla necessità di riunire le DUE CULTURE."

 

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