Completati i lavori di consolidamento del Campanile di San Marco a Venezia

24/04/2013 3442

Completati in 5 anni i lavori di consolidamento e rinforzo del campanile di San Marco, uno dei simboli di Venezia.

Nella torre campanaria sono state inserite le tecnologie piu' innovative per evitare quello che era accaduto il 14 luglio 1902: quel giorno infatti, proprio mentre erano in corso i restauri del "el paron de casa", com'e' noto il campanile, esso era completamente crollato davanti agli occhi, attoniti, di tanti veneziani.

Non ci furono vittime e, vista la posizione della costruzione, i danni furono relativamente limitati. Venne distrutta completamente la loggetta alla base del campanile e un angolo della libreria del Sansovino. La "piera del bando", un tozzo tronco di colonna in porfido, su cui al tempo della repubblica venivano bandite le leggi, protesse dalla macerie l'angolo della basilica di San Marco, salvandola dal crollo. Nella serata il consiglio comunale, riunito d'urgenza, ne deliberò la ricostruzione stanziando 500.000 Lire per contribuire ai lavori. Il sindaco Filippo Grimani durante il discorso in occasione della posa della prima pietra, il 25 aprile 1903, pronunziò più volte la famosa frase, che diventerà il motto di questa ricostruzione:
« dov'era e com'era »
I lavori, che videro tra l'altro il rifacimento dei leoni che erano stati scalpellati durante la dominazione austriaca, durarono fino al 6 marzo 1912; le macerie risultanti dal crollo, una volta recuperate le parti riutilizzabili, furono scaricate in mare vicino a Punta Sabbioni e il nuovo campanile venne inaugurato il 25 aprile 1912, in occasione della festa di San Marco. L'inaugurazione del ricostruito campanile fu celebrata anche con un'emissione filatelica composta da due valori (5 e 15 centesimi di Lira) nella cui vignetta ai lati del Campanile campeggiano le iscrizioni: "Come era, dove era" sulla destra e le date del crollo e della fine dei lavori in numeri romani sulla sinistra. L'emissione fu venduta esclusivamente negli uffici postali del Veneto, circostanza in termini filatelici, simile a quella verificatasi nel 1910 con le emissioni che celebravano il cinquantenario del Risorgimento in Sicilia e del Plebiscito dell'Italia meridionale (prima emissione commemorativa della storia filatelica italiana), emissioni che furono vendute rispettivamente soltanto in Sicilia e soltanto nelle Province Napoletane.

Il campanile di San Marco è uno dei simboli della città di Venezia. I veneziani lo chiamano affettuosamente El parón de caxa (Il padrone di casa).
Alto 98,6 metri è uno dei campanili più alti d'Italia. Si erge, isolato, in un angolo di piazza San Marco di fronte alla basilica. Di forma semplice, si compone di una canna di mattoni, scanalata, avente un lato di 12 metri e alta circa 50 metri, sopra la quale si trova la cella campanaria, ad archi. La cella campanaria è a sua volta sormontata da un dado, sulle cui facce sono raffigurati alternativamente due leoni andanti e le figure femminili di Venezia (la Giustizia). Il tutto è completato dalla cuspide, di forma piramidale, sulla cui sommità, montata su una piattaforma rotante per funzionare come segnavento, è posta la statua dorata dell'arcangelo Gabriele. La base della costruzione è impreziosita, dal lato rivolto verso la basilica, dalla Loggetta del Sansovino.

La costruzione, che ebbe in origine funzione di torre di avvistamento e di faro[senza fonte], iniziò nel IX secolo durante il dogado di Pietro Tribuno su fondazioni di origine romana. La costruzione venne rimaneggiata nel XII secolo, durante il dogado di Domenico Morosini, su imitazione dei campanili di Aquileia e soprattutto di San Mercuriale a Forlì [1], e ancora nel secolo XIV.

Alla semplice cerimonia, consistita nella rimozione delle reti che delimitavano il cantiere, hanno partecipato, con Giorgio Orsoni, nella doppia veste di Primo procuratore di San Marco e di sindaco di Venezia, tra gli altri, il presidente del Magistrato alle Acque, Ciriaco D'Alessio, la Soprintendente per i Beni Architettonici di Venezia, Renata Codello, il Proto di San Marco, Ettore Vio, il dirigente della Soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, Alessandro Asta, il progettista dei lavori, Giorgio Macchi.

Il Prof. Ing. Giorgio Macchi opera dal 1958 nel campo della progettazione strutturale, in particolare di ponti e viadotti, per i quali ha elaborato e sviluppato anche tecniche innovative. Professore Emerito di Tecnica delle Costruzioni alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia, egli è stato Direttore dell’Istituto di Scienza delle Costruzioni dell’Università di Architettura di Venezia fino al 1973, poi Direttore dell’Istituto di Scienza e Tecnica delle Costruzioni dell’Università di Pavia, Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia.
Dal 1980 la sua attività scientifica e professionale è particolarmente orientata ai pressanti problemi della stabilità strutturale dei Monumenti storici. Presidente della Commissione Ministeriale per le Torri Medioevali e il Duomo di Pavia, Membro del Comitato Internazionale per la salvaguadia della Torre di Pisa, membro del Comitato scientifico del Centro di Leuven per la Conservazione, ha sviluppato studi e progetti per la Torre di Pisa, la Basilica di San Pietro a Roma, il Duomo di Pavia, la Cappella della Sindone a Torino, il Campanile di San Marco a Venezia, il Ponte dei Tre Archi a Venezia, il Cenacolo Vinciano, la Cattedrale di Tournai in Belgio, la Cattedrale di Città del Messico, i Minareti di Jam ed Herat. Tale attività gli ha procurato una specifica notorietà e competenza nel consolidamento e nella pratica della conservazione di monumenti storici, ed un’autorevole posizione riguardo ai massimi specialisti internazionali del restauro. Membro dell’ICOMOS, ha operato alla redazione delle Raccomandazioni ICOMOS (ISCARSAH) per il consolidamento dei monumenti.
Esperto dell’UNESCO per il Ponte di Mostar, è Consigliere del Direttore dell’UNESCO per i Minareti dell’Afghanistan.
Attulamente membro del Comitato Tecnico Scientifico per la METROC di Roma.
Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per i benemeriti della Cultura, della Scienza e dell’Arte, Medaglia d’oro per la salvaguardia della Torre di Pisa, Socio Nazionale dell’Accademia delle Scienze di Torino, Premio Cultura Politecnica nel Mondo del Politecnico di Torino.