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Acque di prima pioggia in aree industriali: come gestire deflussi, inquinanti e carico sulle reti

Le acque meteoriche in aree industriali non sono più un tema di semplice smaltimento: superfici impermeabili, aumento del deflusso e trasporto di inquinanti trasformano ogni evento di pioggia in una criticità idraulica e ambientale. Dalla prima pioggia ai sistemi di trattamento e laminazione, il progetto diventa decisivo per ridurre rischio allagamenti e pressione sulle reti.

La gestione delle acque meteoriche negli stabilimenti industriali non riguarda soltanto lo smaltimento delle precipitazioni, ma il controllo del deflusso superficiale, la prevenzione dell’inquinamento e la riduzione del rischio idraulico generato dalle superfici impermeabilizzate. L’articolo analizza il comportamento delle acque su piazzali, coperture e aree carrabili, approfondendo il concetto di prima pioggia (first flush), il quadro normativo e le principali tecnologie per trattamento, accumulo, laminazione e dispersione controllata. Attraverso casi applicativi reali vengono evidenziati criteri di dimensionamento, verifiche sul terreno e accorgimenti impiantistici utili a progettisti idraulici, ingegneri ambientali, gestori industriali e pubbliche amministrazioni. Attraverso questa intervista a Ibsen Taesi di Valsir, INGENIO propone una lettura tecnica orientata alla progettazione e alla conformità normativa.


Superfici impermeabili e runoff meteorico: impatti sulle reti di drenaggio

Quali sono le principali criticità nella gestione delle acque meteoriche in ambiti industriali, come piazzali, parcheggi, aree di carico e scarico?

Ibsen Taesi

La principale criticità che accomuna tutti questi ambiti è la presenza di vaste superfici impermeabilizzate: si pensi ad alcuni edifici industriali e all'estensione delle loro coperture, o alle dimensioni delle aree di pertinenza come i parcheggi o le aree esterne di stoccaggio e movimentazione dei materiali.

In tutti questi casi le superfici sono caratterizzate da un'impermeabilizzazione quasi totale, con coefficienti di deflusso superiori a 0,90. In queste aree, dove il consumo del territorio è estremo, si determinano criticità legate in particolare al deflusso superficiale delle acque meteoriche.

Uno studio del Federal Interagency Stream Restoration Working Group (FISRWG, 1998), noto come Stream Corridor Restoration, dimostra come all'aumentare dell'antropizzazione del territorio aumenti il deflusso superficiale e diminuisca l'infiltrazione negli strati superficiali e più profondi del terreno. Ciò genera situazioni di pericolo per le persone e un importante aggravio delle quantità di acqua che i corpi idrici recettori, le reti di drenaggio e quelle fognarie devono gestire.

Le vaste superfici impermeabili di stabilimenti e aree logistiche riducono l’infiltrazione naturale e aumentano il deflusso superficiale: nelle aree industriali il progetto delle acque meteoriche diventa determinante per contenere il carico sulle reti di drenaggio e il rischio idraulico. (Valsir)

Runoff meteorico: effetti su infiltrazione, portata e onda di piena

Come cambia il comportamento dell’acqua meteorica quando precipita su una superficie impermeabilizzata rispetto a un terreno naturale?

Ibsen Taesi

Al fine di chiarire quali siano i cambiamenti nel comportamento dell'acqua precipitata, immaginiamo che una certa quantità di acqua raggiunga nella sua caduta un'area impermeabilizzata: qui, anziché perdere per infiltrazione una sua buona parte (fino al 50%), ruscella liberamente in superficie. Anche se per evaporazione avverrà una piccola perdita, il resto proseguirà fino a raggiungere una rete di drenaggio che lo direzionerà verso il recapito finale, artificiale o naturale. Nel suo procedere verso il corpo idrico finale, l'acqua non perde tanta energia o massa quanto scorrendo su una superficie naturale; questo comporta un deflusso superficiale a velocità molto più elevata e con tempi di percorrenza ridotti. Ne consegue che l'onda di piena sia in anticipo rispetto a una condizione su terreno naturale e che la portata sia drammaticamente superiore.

Il runoff meteorico su superfici impermeabili accelera i tempi di corrivazione e incrementa le portate verso il recapito finale: il risultato è un’onda di piena anticipata e una maggiore pressione sulle infrastrutture di drenaggio. (Valsir)

Acque di dilavamento e inquinanti: i rischi ambientali del ruscellamento nelle aree industriali

Quali rischi ambientali sono legati al ruscellamento delle acque meteoriche sulle superfici impermeabili e sulle aree carrabili?

Ibsen Taesi

Un altro fattore da non sottovalutare riguarda gli inquinanti depositati al suolo e il loro trasporto in occasione di eventi meteorici piovosi. Una superficie impermeabile come un parcheggio, o qualsiasi area carrabile, è di fatto un collettore di inquinanti dovuti al passaggio dei veicoli: si accumulano idrocarburi, olii minerali, materiale da usura dei pneumatici, oltre alle sostanze presenti nell'atmosfera e precipitate al suolo.

Durante un evento meteorico queste sostanze vengono sospinte dal ruscellamento delle acque meteoriche e trasportate lungo tutto il loro percorso fino a terminare la corsa all'interno del corpo idrico recettore. Questo comporta il rischio di inquinamento del corpo idrico, del suolo e delle falde acquifere presenti nell'area interessata.

È quindi sempre necessario prevedere, accanto ai sistemi di gestione delle acque meteoriche, anche sistemi per il loro trattamento, così da garantire che le eventuali sostanze pericolose presenti al suolo vengano rimosse, raccolte e smaltite in maniera corretta.

Acque di prima pioggia e acque di dilavamento: la differenza

Le acque di dilavamento comprendono tutta l’acqua meteorica che scorre su superfici impermeabili trascinando sostanze depositate al suolo. Le acque di prima pioggia sono invece il primo volume di questo deflusso, generalmente il più carico di inquinanti accumulati durante il periodo asciutto. Per questo sono spesso soggette a raccolta e trattamento dedicati secondo i regolamenti regionali.

Acque di prima pioggia: normativa, definizione di first flush e obblighi di trattamento

Qual è il quadro normativo di riferimento per la gestione e il trattamento delle acque di prima pioggia e come viene definito il concetto di first flush?

Ibsen Taesi

Il riferimento legislativo per il trattamento di prima pioggia è il D.Lgs. 152/2006 (il cosiddetto Testo Unico Ambientale), che introduce la necessità del trattamento delle acque inquinate e l'obbligatorietà di tale trattamento in caso di rischio di dilavamento di sostanze pericolose.

Il D.Lgs. demanda alle singole regioni la pubblicazione di regolamenti che definiscano in dettaglio quali siano le condizioni che richiedono un trattamento di prima pioggia e quali soluzioni debbano essere adottate per prevenire pericoli e danni dovuti all'inquinamento da deflusso meteorico.

Anche la definizione di acqua di prima pioggia (first flush) può variare da regione a regione, ma in generale si considera come tale la quantità di acqua precipitata (3–5 mm) su una superficie impermeabile per ogni singolo evento meteorico preceduto da un periodo di tempo secco di 48–96 ore.

Aquanest - Il sistema SuDs per il drenaggio urbano sostenibile

Trattamento delle acque meteoriche: quali sistemi adottare per prevenire la dispersione degli inquinanti

Come si inseriscono le soluzioni Valsir nella gestione e nel trattamento delle acque meteoriche e quali accorgimenti progettuali prevedono per prevenire la dispersione degli inquinanti?

Ibsen Taesi

Assieme ai nostri sistemi Aquanest si prevedono sempre trattamenti e pretrattamenti al fine di mantenere gli impianti in condizione ottimale e di prevenire la dispersione di inquinanti in ambiente.

In particolare, quando si realizzano bacini disperdenti, è fondamentale prevedere pretrattamenti che separino la parte grossolana – rami, foglie – dall'acqua da gestire. Con l'impiego di semplici griglie è possibile evitare che gran parte del materiale pesante si depositi sul fondo del bacino, garantendo così di sfruttarne a pieno la capacità disperdente.

Quando invece si tratta di gestire acque provenienti da aree potenzialmente inquinate, come i parcheggi, è innanzitutto necessario verificare con gli enti competenti quali siano le destinazioni ammesse. Di norma la dispersione in subirrigazione di acqua potenzialmente inquinata è vietata, con alcune eccezioni – ad esempio nel caso di impianti a servizio di edifici isolati non raggiunti da infrastrutture per la gestione delle acque reflue. In questi casi è indispensabile prevedere e implementare tutti i trattamenti prescritti dai regolamenti regionali e locali per soddisfare le condizioni di scarico in subirrigazione.

Qualora si possa ricorrere a un sistema disperdente, le acque dovranno subire trattamenti per la rimozione degli inquinanti pesanti e di quelli leggeri; per questi ultimi dovrà essere previsto un sistema di rimozione di liquidi leggeri quali idrocarburi e olii minerali. Si tratta generalmente di vasche dotate di un filtro a coalescenza capace di rimuovere la parte meno densa dell'acqua; è previsto inoltre un sistema di emergenza che, in caso di quantità di inquinante superiore alla capacità del filtro, è in grado di ostruire totalmente l'uscita, evitando la dispersione di elementi nocivi.

Modulo strutturale e modulo di ispezione del sistema Aquanest: la geometria ad alta capacità consente una resa volumetrica fino al 96% (960 L/m³) e integra canali di ispezione bidirezionali per facilitare monitoraggio, videoispezione e operazioni di pulizia ad alta pressione. (Valsir)

Trattamento delle acque di dilavamento: differenze tra sistemi in continuo e in accumulo

Quali sono le principali soluzioni impiantistiche per il trattamento delle acque di dilavamento?

Ibsen Taesi

Per il trattamento delle acque di dilavamento le soluzioni che trovano maggiore applicazione sono i sistemi in continuo e i sistemi in accumulo. Il principio di base è il medesimo per entrambi. La differenza riguarda quale acqua venga trattata: in un sistema in continuo tutta l'acqua convogliata sottostà ai trattamenti (grigliatura, sedimentazione e de-oliatura); in un sistema in accumulo, invece, solo un volume predefinito di acqua deve essere trattato, mentre l'eccedenza viene ridiretta verso il recapito finale.

Per determinare il volume di acqua potenzialmente inquinata da trattare occorre fare riferimento ai regolamenti regionali o locali applicabili, che tipicamente definiscono valori compresi tra 3 e 5 mm per metro quadro di superficie impermeabilizzata. Moltiplicando questa altezza per l'estensione dell'area di raccolta si ottiene il volume di prima pioggia da trattare. Tutto ciò che eccede questo volume rientra nella cosiddetta acqua di seconda pioggia, che è priva di inquinanti in quanto questi sono stati preventivamente rimossi dal first flush: dilavando la superficie, la prima pioggia rimuove gli inquinanti, permettendo alle acque successive di essere convogliate direttamente verso il corpo recettore finale.

Vasche interrate per acque meteoriche: i vincoli progettuali da rispettare

Quali vincoli progettuali devono essere considerati nell’installazione di sistemi di raccolta e trattamento delle acque meteoriche interrati?

Ibsen Taesi

Questi sistemi possono essere realizzati quando le condizioni al contorno lo consentono. Qualsiasi vasca deve mantenere una distanza minima di almeno 1 m dalla quota massima della falda acquifera, per evitare il contatto diretto con l'acqua di falda e la sua potenziale contaminazione, e per scongiurarne il galleggiamento.

Anche il riempimento superiore richiede un'attenta valutazione dello spessore minimo, al fine di garantire una sufficiente protezione dai carichi esterni gravanti sulle strutture interrate e di assicurare che il transito di veicoli, anche di massa eccezionale, non provochi danni agli impianti.

Dispersione delle acque meteoriche: perché la permeabilità del terreno è decisiva

Quali verifiche sul terreno sono necessarie per progettare correttamente un impianto di dispersione delle acque meteoriche?

Ibsen Taesi

Per gli impianti che funzionano in dispersione, il punto cruciale è la permeabilità del terreno. In questo caso sono necessarie indagini in loco per determinare le caratteristiche del substrato: innanzitutto per valutare se un sistema in dispersione sia tecnicamente praticabile e, nel caso, per dimensionare correttamente la vasca in modo da garantirne lo svuotamento entro i limiti temporali definiti dalla normativa.

La permeabilità del terreno si esprime in m/s; si considerano generalmente idonei i terreni con valori compresi tra 10⁻³ e 10⁻⁶ m/s. Valori superiori a questo intervallo possono non garantire un'adeguata filtrazione e ritenzione degli inquinanti, mentre valori troppo bassi possono causare ristagni idrici, con conseguente impaludamento dell'area e sviluppo di condizioni anaerobiche nel terreno.

Dalla progettazione al cantiere: validazione sul campo dei sistemi di drenaggio

Può raccontarci come Valsir valida sul campo le prestazioni dei propri sistemi e illustrarci alcuni casi applicativi che ne dimostrano l’efficacia in condizioni reali?

Ibsen Taesi

Valsir, prima del lancio di un nuovo prodotto, esegue sistematicamente attività di validazione interna; in tale contesto, non appena se ne è presentata l’opportunità, sono state realizzate due vasche prototipali finalizzate alla verifica del rispetto dei requisiti di invarianza idraulica. Tale fase risulta fondamentale, in quanto consente di attestare l’affidabilità delle soluzioni sviluppate e di garantire agli utilizzatori finali prodotti conformi a elevati standard prestazionali, nonché caratterizzati da un funzionamento verificato in condizioni operative.

A fine 2024, durante i lavori di ristrutturazione di uno dei siti produttivi italiani di Valsir, è stata realizzata una vasca disperdente da 550 m³; a fine 2025 è stata invece realizzata una vasca di laminazione da 200 m³ per una delle consociate di Valsir in Polonia.

Entrambe funzionano esclusivamente con acqua meteorica; la differenza riguarda il recapito finale: nel primo caso nel terreno di sedime e di rinfianco della vasca, nel secondo nella rete fognaria per acque bianche. Nel caso italiano è stato impiegato il sistema pluviale Rainplus per raccogliere e convogliare le acque meteoriche verso la vasca; poiché l'acqua proviene esclusivamente dalle coperture, è stato possibile adottare la soluzione in dispersione senza predisporre un trattamento specifico per le acque di dilavamento.

Al contrario, in Polonia le acque convogliate nella vasca di laminazione provengono sia dalle coperture sia dalle superfici impermeabili a terra – aree destinate al parcheggio dei mezzi pesanti – il che ha reso necessaria la realizzazione di un impianto a monte della vasca per la rimozione degli inquinanti, sia leggeri sia pesanti.

Tecnicamente le vasche sono state realizzate con i medesimi componenti Aquanest; ciò che cambia è il rivestimento.

Per il sistema in dispersione italiano è stato sufficiente uno strato di geo-tessuto, mentre per la vasca di laminazione polacca è stato necessario avvolgere l'intero bacino in una membrana impermeabilizzante in EPDM; a protezione di quest'ultima sono stati posati due strati di geo-tessuto: il più interno, interposto tra i moduli Aquanest e la geo-membrana, e quello più esterno, tra la geo-membrana e il materiale di ricoprimento.

Posa della membrana impermeabilizzante in EPDM nella vasca di laminazione per garantire tenuta idraulica. La membrana in EPDM è protetta da due strati di geo-tessuto a protezione della stessa. (Valsir)

I due strati di geo-tessuto hanno la funzione di prevenire danni alla membrana, impedendo così perdite, malfunzionamenti e la conseguente potenziale contaminazione del suolo circostante.

Assemblaggio della vasca di laminazione con moduli Aquanest per la gestione controllata delle acque meteoriche. (Valsir)

La geo-membrana è stata fornita prefabbricata in due soli pezzi – uno per il fondo e i lati verticali, l'altro per la parte superiore – e la giunzione tra i due elementi è stata realizzata stendendo del primer e impiegando un biadesivo specifico per EPDM. Questa metodologia ha garantito una posa rapida, che non richiede attrezzature rischiose per i moduli e gli altri componenti Aquanest.

Vasca di laminazione con sistema Aquanest ultimata. (Valsir)

Quali benefici porta una corretta gestione delle acque meteoriche negli stabilimenti

Quali benefici concreti sono stati riscontrati in seguito all'installazione – in termini di sostenibilità ambientale, efficienza operativa, riduzione dei rischi o conformità normativa?

Ibsen Taesi

Per quanto riguarda i benefici, si tratta sostanzialmente di interventi preventivi volti a evitare potenziali problematiche future. Nel caso italiano, l'obiettivo era scollegare dalla rete fognaria di tipo unitario il deflusso di acque bianche proveniente dallo stabilimento, alleggerendo così il carico su una rete datata che già deve gestire le acque reflue.

Nel caso polacco, invece, l'intervento si è reso necessario a fronte dell'oggettivo aumento delle superfici impermeabilizzate dello stabilimento, che aveva determinato un incremento del deflusso meteorico superficiale. In entrambi i casi, il beneficio non è limitato alla rete fognaria comunale: anche gli stabilimenti traggono vantaggio dalla riduzione del rischio di allagamento degli spazi esterni e interni, con conseguente prevenzione di fermi delle attività produttive.

Supporto alla progettazione delle acque meteoriche: strumenti e assistenza Valsir per il dimensionamento

Valsir mette a disposizione strumenti digitali, software o servizi di consulenza tecnica per supportare i progettisti nel dimensionamento e nella configurazione degli impianti di smaltimento delle acque meteoriche?

Ibsen Taesi

Valsir, con il proprio ufficio tecnico, il servizio di consulenza e la rete commerciale, si mette sempre a disposizione dei clienti: progettisti, installatori, distributori e utenti finali. Il personale Valsir è disponibile ad affiancare il progettista nella fase di progettazione, a organizzare sessioni di formazione in cantiere durante tutte le fasi dell'installazione – pre e post cantiere. Quando il progettista sceglie di impiegare le soluzioni Valsir e necessita di un'offerta economica e dello schema grafico di posa (in formato DWG o PDF), può rivolgersi all'ufficio tecnico, al consulente tecnico Valsir di riferimento o all'agenzia di zona. Nella sezione Aquanest del sito internet di Valsir sono inoltre disponibili i documenti tecnici, tra cui due manuali: uno relativo alle reti fognarie e al trattamento delle acque meteoriche, e uno specifico sugli impianti Aquanest.


Per approfondire ulteriormente sull'argomento,
ti invitiamo a scaricare il Manuale Tecnico del sistema Aquanest di Valsir.

SCARICA IL MANUALE TECNICO AQUANEST DI VALSIR

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