Sisma dell’Emilia: rapporto ICHESE non esclude nesso con attività petrolifera

11/04/2014 5130
La rivista americana Science (vol.344/n.6180/p.141), svela alcune anticipazioni del rapporto della commissione ICHESE sulla connessione tra il terremoto emiliano e le attività di esplorazione per gli idrocarburi.
 
La sintesi del rapporto non lo conferma ma nemmeno lo esclude.
 
Il documento di cui parliamo è il rapporto stilato da un panel di esperti internazionale, su commissione della Regione Emilia Romagna, per valutare se gli eventi sismici sul territorio emiliano del 2012 hanno avuto come concausa le attività esplorative ed estrattive di idrocarburi presenti nella regione da decenni.
 
Il rapporto era atteso da tempo, in quanto, poco dopo l’inizio dello studio, a maggio 2013, il presidente della Regione Emilia Romagna, aveva rimandato tutte le approvazioni di richieste di esplorazioni petrolifere nella zona del sisma a dopo la consegna del lavoro.
 

Ecco la sintesi che fa Science del rapporto Ichese l’articolo completo è pubblicato sull’edizione dell’11 aprile della rivista scientifica.

«Seismology: Human Activity May Have Triggered Fatal Italian Earthquakes, Panel Says.

Edwin Cartlidge*

In an as-yet-unpublished report, an international panel of geoscientists has concluded that a pair of deadly earthquakes that struck the Italian region of Emilia-Romagna in 2012 could have been triggered by the extraction of petroleum at a local oil field. Fear of humanmade seismicity has already sparked fierce opposition against new oil and gas drilling efforts in Italy, and some say the report could lead the country's regional presidents to turn down new requests for fossil-fuel exploration».


Ad oggi il rapporto non è stato ancora reso pubblico ma secondo la rivista Science è stato consegnato alle autorità più di un mese fa.

 
Il panel di esperti internazionali, denominato ICHESE ha visto la presenza di due italiani, tra cui Franco Terlizzese, ingegnere al ministero dello Sviluppo economico, e tre stranieri, tra cui Peter Styles, della Keele University, i quali dopo aver effettuato tutti i sopralluoghi sia nelle aree colpite dal terremoto che negli impianti petroliferi di Cavone hanno interpellato i vari esperti sull’argomento, le aziende e le istituzioni.
 
Le conclusioni sono riportate da SCIENCE tra virgolette: e alla domanda se vi sia un legame tra le attività estrattive e il terremoto la risposta è "non si può escludere".
 
Il tema è molto delicato e occorre la massima cautela prima di saltare a facili conclusioni.
Sulla base di quanto pubblicato su SCIENCE il rapporto di Ichese smentirebbe che le attività umane in un deposito di gas a Rivera, nella valle del Po, proprio al di sopra di una faglia geologica vicina ai due epicentri, siano in qualche modo legate al terremoto, come qualcuno aveva invece ipotizzato, anche perché la trivellazione, al momento del sisma, ancora non era iniziata.
Al contrario, per il sito di Cavone, esisterebbe un legame temporale tra il terremoto e l’intensificazione delle attività estrattive.
 
A parte l’uso del condizionale, il rapporto, almeno negli stralci riportati da Science, precisa che “i cambiamenti in stress e pressione della crosta terrestre che conseguono sia dalla rimozione di petrolio che dall’iniezione di fluidi per aumentare il flusso di petrolio non sarebbero quasi certamente stati sufficienti, da soli, a scatenare un terremoto potente”. Ma che “è possibile che la faglia coinvolta nell’evento del 20 maggio fosse vicina al punto di rottura” (per altre cause) “e che i cambiamenti indotti dall’uomo nella crosta, sebbene estremamente piccoli, siano stati sufficienti a innescare la scossa”.
 
E’ da anni che gli scienziati considerano seriamente l’ipotesi che alcune tecniche geoingegneristiche (tra cui il famigerato fracking) possono causare terremoti ma non si ha mai avuta una vera conferma; come conclude la rivista, manca ancora un modello fisico di sostegno: insomma, ipotizzato il nesso, non è ancora chiaro come e perché funzioni.

  

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