Ingegneri, bene il recupero della CONCORDIA, ma ora bisogna PREVENIRE

15/07/2014 2836

Il Consiglio Nazionale commenta le operazioni in atto, che condurranno la nave da crociera presso il porto di Genova. Il Presidente Zambrano: “Un’operazione che dimostra l’eccezionale competenza dei nostri professionisti. Adesso però è necessario intervenire per evitare altri disastri”.

La Concordia torna a galleggiare e il merito è anche di chi, in queste ore, ha messo le proprie capacità al servizio delle delicate attività di recupero. “Quanto sta avvenendo all’Isola del Giglio è la dimostrazione di come questo Paese sia in grado di organizzare risorse tecniche eccezionaliArmando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, commenta così le operazioni che hanno portato al sollevamento della Costa Concordia e che condurranno nelle prossime ore il relitto presso il porto di Genova.

La competenza e la grande efficienza degli ingegneri italiani, ma non solo, si stanno dimostrando fondamentali”. Il problema però è tutt’altro che risolto. “Portare la Concordia sino a Genova è un’impresa non semplice – prosegue Zambrano - considerata anche la struttura fortemente compromessa della nave. Il risultato di oggi è certamente importante, ma dobbiamo considerarlo solo un piccolo passo”.

Una vicenda lunga e travagliata quella della nave da Crociera naufragata il 13 gennaio 2012. “Questa nave è rimasta sulle coste dell’Isola del Giglio per più di due anni, con tutti i danni ambientali che ne sono derivati. Per non parlare della perdita di vite umane. È necessario pensare immediatamente a come poter avere navi più efficienti e più sicure, con tecnologie più avanzate: un doppio scafo e sistemi di galleggiamento immediati che evitino situazioni di pericolo. Dobbiamo fare questo sforzo intervenendo anche sui porti. La cronaca ci insegna come sia indispensabile progettare un adeguamento, creando strutture compatibili con le attuali dimensioni delle navi che spesso hanno difficoltà a rallentare. Dobbiamo quindi puntare ad avere normative che consentano le modifiche dei piani regolatori dei porti per accelerare le procedure. Oggi le procedure non sono in grado di risolvere questi problemi in tempi brevi. Dobbiamo pretendere un cambio di rotta per evitare altri disastri e la perdita di altre vite”.
 

Fonte: Segni e Suoni