CONGRESSO CNI, Severino: ETICA al centro della crescita del Paese

10/09/2014 1802

INTERVENTO DELL’ING. VITTORIO SEVERINO, PRESIDENTE DELL’ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI CASERTA


Autorità, Signore, Signori e Colleghi,
non posso nascondere la mia profonda emozione nell’aprire i lavori del 59°Congresso Nazionale degli Ingegneri, che vedono la Città di Caserta quale sede ospitante dopo ben 36 anni dal Congresso tenutosi durante la Presidenza del compianto Ing. Francesco SANTOLI.
Tale emozione è unita fortemente alla volontà di offrire a tutti i presenti un’ospitalità adeguata, che si basi soprattutto sui sentimenti più veri e sinceri di amicizia e di colleganza.
Rivolgo, quindi, il mio più sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno sostenuto l’enorme sforzo organizzativo e a tutte le Autorità, che con la loro presenza hanno voluto testimoniare la stima e la vicinanza che nutrono nei confronti di noi Ingegneri.
Ma, soprattutto un particolare ringraziamento lo rivolgo al mio Consiglio Direttivo che durante questi mesi di preparazione mi ha supportato con enorme energia, entusiasmo e soprattutto… coraggio!
In particolare devo ringraziare i rappresentanti del Governo, che sono gli interlocutori principali per tutta la Categoria degli Ingegneri.
Così come non posso fare a meno di rivolgere il mio grazie al Presidente ing. Zambrano ed ai Componenti del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che con grande amabilità hanno accolto la proposta formulata dal nostro Ordine per organizzare questa importante assise.

Il Congresso Nazionale è ospitato in una terra che spesso e purtroppo viene additata quale terra in cui l’illegalità regna sovrana ed in cui l’ambiente ha subito un grave vulnus.
Questo evento, pertanto, rappresenta, per noi casertani, anche un’occasione in cui dimostrare ai tanti colleghi italiani e a tutti gli intervenuti che Caserta e la sua Provincia al di là delle note problematiche, spesso utilizzate come facili scoop giornalistici, è anche parte di quella Campania Felix ricca di risorse umane e professionali, naturali e monumentali, che hanno rappresentato e rappresentano per il nostro Paese una importante opportunità di crescita e prosperità.

Il titolo del Congresso appare, prima facie un ossimoro perché parla del futuro innestato sul presente.
Esso, invece, contiene in sé tutti gli elementi necessari per affrontare le tematiche odierne della nostra professione, che ha visto uno sviluppo iperbolico nell’ultimo secolo.
Chi, come me, è nato nell’epoca in cui il principale strumento di calcolo era rappresentato dal regolo calcolatore, non può fare a meno di cogliere la bellezza della nostra professione, la quale ha portato una rivoluzione copernicana in vari settori, a partire da quello dell’informazione per giungere a quello aerospaziale.
La sfida che ci attende oggi è però ancora molto dura!

E’ inutile negare che viviamo in un momento estremamente critico, soprattutto per i più giovani, dove alle difficoltà innescate dalla crisi economica e finanziaria si accompagnano quelle di valutare con serenità le prospettive di sviluppo e di crescita.
Il nostro Paese sta attraversando un momento particolare, che ricorda molto da vicino e per alcuni versi, quello che ha attraversato nel periodo post-bellico, durante il quale per molte persone era venuta meno anche la speranza.
Ritengo doveroso, in questa sede, richiamare l’invito pressante rivolto da Papa Francesco in ordine alla necessità di non perdere in alcun modo e soprattutto per le giovani generazioni la speranza in un futuro migliore.

Sono convinto che esistono tutti i presupposti affinché l’Italia possa ripetere l’esperienza post-bellica, che portò al miracolo economico, in quanto le risorse, soprattutto giovanili, sono tali da poter raggiungere i risultati sperati.
Sono altrettanto convinto che le categorie professionali e, in particolare, la nostra potranno offrire un grande contributo in questa direzione, ma occorre ribadire che tale contributo non può, né deve sostituire l’azione della politica, cui spetta, anche in virtù del nostro Ordinamento, la responsabilità ultima delle scelte e delle azioni.
Sembra un contro senso parlare di crescita in un momento in cui gli indicatori economici offrono dati contrari.
Vale la pena di ricordare le parole di Albert Einstein, che, prendendo in esame i periodi di crisi ebbe così ad esprimersi:

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi, supera sé stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Queste parole non hanno bisogno di alcun commento.
Esse sono la palese testimonianza di quanto le persone geniali possano contribuire alla felicità dei popoli.
Nel parlare di crescita non si può tralasciare soprattutto il problema etico.
Gli Ordini professionali nacquero nel secolo scorso affinchè rivolgessero l’attenzione alla deontologia e diventassero organi di magistratura domestica.
Molto probabilmente le cause di alcuni mali della nostra società, che hanno visto negli episodi di corruzione e di criminalità organizzata le punte di un iceberg, sono da ascriversi all’assenza di etica nelle azioni dei Cittadini ed in particolare delle classi intellettuali, che hanno rinunciato spesso al ruolo di guida del Paese, per coltivare solo i propri interessi.
Non vi potrà essere crescita se non ci sarà innanzitutto il recupero di una visione etica nella nostra società ed in particolare nelle attività professionali.

I lavori del Congresso che ci apprestiamo a svolgere potranno essere per la Categoria un importante occasione di riflessione per individuare le cause della mancata crescita registratasi negli ultimi anni e per analizzare in profondità le attività da porre in essere per invertire la tendenza.
Noi Ingegneri abbiamo in passato a volte peccato di autoreferenzialità e non dobbiamo ricadere in questo marchiano errore.
Dobbiamo invece analizzare con i metodi che ci sono connaturati, gli scenari oggi esistenti ed individuare quelli futuri, affinché possiamo offrire alla classe politica un contributo in termini di soluzioni, le quali, soprattutto nell’ambito dell’innovazione tecnologica potranno fornire un contributo fondamentale alla ripresa del Paese.

Sappiamo però con certezza che non vi potrà essere crescita se, in uno scenario europeo e globale, non si adottano soluzioni “sostenibili” in grado di non mortificare l’ambiente e l’Uomo.
Le possibilità oggi offerte dalle scienze applicate e dalla tecnica sono enormi.
Non saperle riconoscere e sfruttare può essere causa di un inesorabile declino.
Gli ingegneri dovranno quindi procedere ad un esame di coscienza sulle attività poste in essere nel passato, per rimuovere tutte le cause che hanno comportato attività non perfettamente coniugabili con la sostenibilità.

Solo così facendo potremo conseguire due traguardi: recuperare credibilità presso i Cittadini e rinunciare a nicchie di privilegio che oggi non hanno più motivo di esistere.
L’innovazione, soprattutto nei settori a tecnologia avanzata, quali ad esempio quello informatico ed aerospaziale, potrà fornire le soluzioni a molti problemi, non ultimo anche quello di allargare la base democratica delle decisioni.
Gli ingegneri, quindi, hanno la ghiotta occasione di giocare un ruolo fondamentale per perseguire l’obiettivo dello sviluppo sostenibile.
Crescita e sostenibilità, soprattutto per noi ingegneri, non sono sostantivi in contrasto.
Essi rappresentano invece obiettivi fondamentali dell’attività quotidiana che svolgiamo nei nostri studi, sia nei classici settori dell’ingegneria civile-ambientale, sia nei settori a tecnologia più avanzata.

Devo rivolgere in questa sede un accorato appello anche alle Università, alle quali è demandata istituzionalmente la formazione degli ingegneri e delle future generazioni, affinché si facciano interpreti della necessità di corroborare gli studi di ingegneria, essenzialmente fondati su basi fisico-matematiche, con corsi di etica e di deontologia in grado di stimolare nei futuri Colleghi la necessaria attenzione verso le tematiche etiche.
Parlando di etica non posso che rifarmi al terzo sottotitolo del Congresso, che riguarda “la legalità”.
Esso è stato lasciato per ultimo certamente non per minore importanza rispetto agli altri.
Più volte un Magistrato, che ha rinunciato alla toga per dedicarsi ad illustrare alle giovani generazioni i significati veri delle regole e della legalità, ha evidenziato che nel nostro Paese la regola è sentita come sofferenza, anzi come un limite.
Così più volte si è espresso Gherardo Colombo, il quale, nei suoi libri, parla sempre di due categorie di regole: le regole formali, nelle quali si rispecchia il valore costituzionale dell’eguaglianza e le regole occulte, che cambiano arbitrariamente a seconda della volontà del soggetto che ne fruisce.

La corruzione è diventata nel nostro Paese un male endemico e, probabilmente, noi ingegneri abbiamo non poche responsabilità nell’aver tollerato casi in cui essa è diventata una realtà.
Spesso ascolto persone che inveiscono contro i potenti, contro i corrotti, deprecando il loro comportamento e fornendo a se stessi una pseudo giustificazione allorquando fingono di essere costretti ad adeguarsi a tali comportamenti.
Spesso ascolto taluni che inveiscono contro il potere politico, ritenendolo responsabile di tutti i mali e soggetto a forme inevitabili di corruzione.
Ascolto invece pochi che si dichiarano ostili ad infrangere le regole, anche quelle più semplici, come quella di dover pagare una multa.
Non vi potrà essere nessuna crescita se la legalità non si impadronirà del modus vivendi di tutti i Cittadini.
Noi stessi, come Cittadini e come Professionisti, non potremo offrire alcun contributo alla crescita e allo sviluppo sostenibile se non recupereremo i valori di legalità ed i valori etici che sono alla base della convivenza civile.

In una terra massacrata dalle organizzazioni criminali, che ha ancora voglia di reagire e riaffermare la propria dignità ed i valori di legalità, questo Congresso potrà essere l’occasione per gli Ingegneri Italiani di recuperare tali valori e prefigurare uno scenario di sviluppo, che possa non solo consentire il raggiungimento di traguardi economici, ma soprattutto il raggiungimento di obiettivi di legalità diffusa, che rappresenta un imperativo categorico non solo per il nostro territorio, ma soprattutto per le future generazioni.

Nell’avviarmi alla conclusione del mio intervento mi fa piacere chiudere con un pensiero rivolto alla professione dell’ingegnere che deve farci sentire fieri del nostro operato e nello stesso tempo umili nelle azioni che sviluppiamo, attenti nell’uso degli strumenti della scienza e della tecnica che possediamo e soprattutto dediti a “l’utilizzo dell’ingegno per il bene comune”.
A tal proposito vi sottopongo una riflessione a me cara che, nell’esaltare la figura dell’ingegnere ne ricorda anche i limiti. Mi riferisco alla nota pagina scritta da Hebert Hoover, ingegnere e 31.mo presidente degli Stati Uniti d’America dal 1929 al 1933.
“Gran professione quella dell’ingegnere!
Con l’aiuto della scienza ha il fascino di trasformare un pensiero in linee di un progetto per realizzarlo poi in pietra o metallo o energia. Quindi creare lavoro e case per gli uomini elevando il tenore di vita aggiungendone conforto.
Questo è il grande privilegio dell’ingegnere e anche il grande rischio perché le sue opere, a confronto di quelle di altri uomini e professionisti, sono all’aperto, sotto lo sguardo di tutti.
I suoi atti – passo, passo – sono di dura materia.
L’ingegnere, con una soddisfazione che poche professioni conoscono, gode dei benefici senza fine che scaturiscono dai suoi successi: il verdetto dei suoi colleghi è il solo titolo d’onore che egli desidera.”

Vi sono grato per l’attenzione prestata e, nell’esprimere di nuovi i miei più sentiti ringraziamenti per la Vostra presenza, qui a Caserta, Vi rivolgo un invito ed un augurio: l’invito è che questo Congresso diventi un’occasione fondante affinché possa portare alla luce non una categoria professionale assestata su vecchi e superati schemi e concetti, ma una categoria professionale portatrice di innovazione non solo tecnologica ma sociale; l’augurio è che questo congresso possa contribuire a migliorare non solo gli Ingegneri ma soprattutto il nostro Paese.
Grazie, grazie, grazie ed auguri di buon lavoro.