Aumento della ritenuta d'acconto, l'Ufficio Studi Unicmi: un insostenibile drenaggio di liquidità

22/10/2014 2171

Detrazioni del 50 e del 65%: dal 2015 aumenterà la ritenuta d’acconto sui bonifici bancari dal 4 all’8%
L’Ufficio Studi Unicmi: un insostenibile drenaggio di liquidità per Aziende che hanno dimezzato il proprio reddito operativo

Nella Legge di Stabilità presentata nei giorni scorsi dall’Esecutivo, oltre alla proroga di un anno dei bonus fiscali per le ristrutturazioni edilizie, la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza sismica, con le stesse aliquote di detrazione, è contenuta anche una sostanziale modifica della percentuale della ritenuta d’acconto sui bonifici bancari a carico degli operatori dell’edilizia: il raddoppio dall’attuale 4% all’8%.

Ricordiamo che la ritenuta d’acconto sui bonifici bancari effettuati per i lavori per i quali in seguito il contribuente avrebbe richiesto la detrazioni fiscale (50% per le ristrutturazioni, 65% per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza sismica) era stata introdotta dal Governo Berlusconi con due motivazioni sostanziali : fare cassa con entrate immediate e introdurre un monitoraggio oggettivo delle entrate delle imprese operanti nell’edilizia derivanti dai bonus edilizia.

Nel 2010 Uncsaal, insieme all’intero settore delle costruzioni, condusse una battaglia per ottenere la riduzione della ritenuta d’acconto dal 10% (fissato dal Governo) ad una percentuale sostenibile dagli operatori dell’edilizia. Questa impostazione fu accettata dal Esecutivo e Parlamento e la percentuale fu ridotta al 4%, percentuale attualmente ancora in vigore.

Come già affermato nel 2010 dal nostro Ufficio Studi Economici, il prelievo del 10% significava un insostenibile drenaggio di liquidità e il sostanziale congelamento dell'intera redditività operativa per tutti gli operatori dell’edilizia che operano sui fronti del risparmio energetico e delle ristrutturazioni edilizie.

A proposito del raddoppio della percentuale della ritenuta d’acconto, il coordinatore scientifico dell’Ufficio Studi Economici UNICMI Carmine Garzia, ha dichiarato: “Se si considera che dall'inizio della crisi il settore ha perso circa il 35% del valore della produzione aggregata e il reddito operativo (prima degli interessi passivi degli oneri straordinari e delle tasse) si è più che dimezzato passando dal 6% del valore della produzione del 2008 a meno del 3% del 2013, il raddoppio dell’aliquota della ritenuta d’acconto rischia di essere insostenibile dalla maggioranza degli operatori.”

Pertanto UNICMI opererà immediatamente presso Esecutivo e Parlamento affinché la percentuale della ritenuta d’acconto sia confermata all’attuale 4% permettendo in questo modo alle Aziende di mantenere una liquidità sufficiente a non ridurre investimenti nei processi di innovazione tecnologica.