Partite Iva 2017, dalla padella alla brace: un errore di comunicazione costa 5 mila euro

10/11/2016 18769
Con il Decreto Fiscale collegato alla Manovra scatta l’introduzione, per tutti i contribuenti a Partita Iva, di 8 nuovi adempimenti fiscali con comunicazione trimestrale accompagnati da un impianto sanzionatorio che appare sproporzionato.
 
Liberi è bello, ma il rischio sale esponenzialmente. Che poi, liberi, in un Paese dove uno dei problemi principali è l’evasione al fisco e la difficoltà a comprendere (e a pagare) le imposte per chi possiede una Partita Iva, forse non lo saremo mai.
 
Soprattutto se, come ‘pare’, dal 2017 per imprese e professionisti, ossia per tutti i contribuenti titolari di Partita Iva, si rischia il paradosso della sanzione sproporzionata. Fra i miglioramenti che il Governo ha considerato per autonomi e professionisti, forse - a detta di Italiaoggi e del Corriere della Sera - ci si è scordati di semplificare la vita a chi, ogni tre mesi, dovrà adempiere una serie di burocrazie precise, pesa multe salatissime, che vanno dai 5 mila ai 50 mila euro
 
Vediamo un po’ di cosa si tratta. Nel DL 193/2016 attualmente all’attenzione della Camera per la conversione in legge in parallelo al DDL Bilancio 2017, si ricava che a partire dal 2017, tutti i possessori di Partita Iva dovranno comunicare ogni tre mesi all’Agenzia delle Entrate tutte le fatture emesse e ricevute nel trimestre precedente, e anche le relative liquidazioni delle imposte. Apriti cielo: diventano trimestrali adempimenti che, fino a ieri, erano annuali
Chi sgarra, è ‘spacciato’ o giù di li: le sanzioni, come detto, vanno dai 5.000 euro ai 50 mila a seconda che la comunicazione dei dati sia omessa, incompleta o infedele.
 
Secondo ItaliaOggi, tutto questo pare “in netto contrasto con altre disposizioni dello stesso Collegato Fiscale in cui, nello spirito di ridurre l’eccessivo peso di sanzioni e interessi di mora, si giustifica l’introduzione della rottamazione delle cartelle esattoriali”. 
Per i professionisti, però, l’entità delle sanzioni sono “eccessivamente sproporzionate” anche perché si tratta di “una dichiarazione periodica infrannuale i cui dati sono destinati ad essere poi riassorbiti e nuovamente indicati all’Erario tramite la dichiarazione annuale”.
Il Corriere della Sera è più o meno dello stesso avviso, evidenziando che "un aggravio - sicuro - degli adempimenti fiscali corrisponderebbe a un incerto recupero dell’evasione, peraltro su somme già auto-dichiarate dagli stessi contribuenti".
 
Questo perché, sintetizzando,
  • attualmente si stanno comunicando al contribuente le violazioni relative al 2014, coi tempi tecnici di controllo traslate sul trimestre che pare ancora più difficoltoso da un punto di vista tecnico;
  • essendo, questi controlli, effettuati su somme auto-dichiarate e non occultate al fisco, non pare necessaria la cadenza trimestrale ma basterebbe comunicare una liquidazione unica, incrociandola con il relativo versamento dell’imposta.

Passando alle ‘multe esemplari’, a parte il fatto che le sanzioni sull’occultato imponibile esistono già a livello tributario, il DL 193/2016 così facendo "va a introdurre un’ulteriore fattispecie completamente svincolata dal valore dell’omissione". Per assurdo (ma mica tanto!) è sufficiente un errore di un euro per incorrere in una sanzione dei 5.000 euro, che viene punita nella norma alla stessa stregua di un’inadempienza di 1 milione. Più che Partita Iva, è una Partita Persa in partenza...