Intervista a Remo Giulio Vaudano, Presidente Ordine di Torino

30/07/2012 2710

Intervista a:
Remo Giulio Vaudano
Presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Torino

 

 

 

 


Presidente, come stanno gli ingegneri "in città"? Sentono la crisi come nelle grandi aree metropolitane e nelle province?

Nella mia città, Torino, la crisi è certamente la più rilevante dal dopoguerra ad oggi e la situazione generale è certamente molto, molto preoccupante.
Anche gli ingegneri “sentono la crisi” come tutti gli altri cittadini: sul piano industriale ovviamente l’occupazione diminuisce e molti Colleghi, anche anziani, si ritrovano senza un posto di lavoro e con grandi problemi di inserimento in altre realtà; nel campo dell’edilizia i lavori, sia pubblici che privati, si sono ridotti in maniera drastica e alcuni studi stanno “sopravvivendo” grazie a grossi sforzi personali dei Titolari, ma con forti riduzioni di organico a tutto scapito dei giovani.


Con il termine "ingegnere" si riassumono un numero incredibile di specializzazioni: strutturale, geotecnico, chimico, elettrico, informatico ... come fa un Ordine di una grande città, con tanti iscritti, ad operare nel "proteggere la professione" con una variabilità così ampia di argomenti e quindi di esigenze?

Vale la pena di ricordare che tra le funzioni istituzionali degli Ordini non rientra la “protezione” della professione intesa in termini sindacali, bensì la tutela della professionalità e la valorizzazione della figura dell’ingegnere, attività che si configurano certamente tra i compiti più impegnativi di cui gli Ordini si fanno carico.
La grande diversificazione delle competenze dei nostri iscritti e la rilevante variabilità delle forme di esercizio della professione (che includono anche moltissimi dipendenti pubblici e privati, docenti, imprenditori, ecc.), creano un peculiarità che non si riscontra in nessun altro Ordine.
Proprio per questo la nostra difficoltà maggiore è quella di conoscere in modo approfondito le effettive competenze dei nostri iscritti, sia per poter rispondere alle richieste del mondo produttivo sia per poter offrire dei percorsi formativi di approfondimento ed aggiornamento efficaci ed effettivamente utili.
Personalmente ritengo che sia ormai necessario che gli Ordini non si limitino alla funzione notarile di tenuta ed aggiornamento dell’Albo, ma si rendano disponibili ad assegnare anche una sorta di “certificazione delle competenze” dei propri Iscritti, per arrivare ad essere in grado di non fornire semplicemente l’indicazione di Chi sia effettivamente inserito nell’Albo Professionale, ma anche quali siano le reali capacità ed esperienze acquisite da ognuno. Questa, se ben organizzata sulla base di criteri di assoluta serietà ed affidabilità, potrebbe diventare una delle funzioni più importanti degli Ordini, proprio come Enti di garanzia per la collettività e di riferimento per il mondo del lavoro.

Come suddetto, l'Ordine nasce per "tutelare" la professione. Può farmi qualche esempio su come l'Ordine esercita questo suo dovere istituzionale?

Come già affermato, va sempre ricordato che l'Ordine professionale è un Ente Pubblico posto sotto la vigilanza del Ministero della Giustizia, avente come compito principale la tutela della collettività sull’operato dei propri Iscritti. Esso è quindi principalmente un controllore della correttezza delle attività professionali.
Per quanto riguarda la tutela o, meglio, la valorizzazione della professione, atteso che ovviamente non sono ammissibili attività di tipo sindacale, l’Ordine cerca di vigilare sulle procedure di aggiudicazione delle gare per l’affidamento degli incarichi pubblici, pur con grandi difficoltà correlate con l’impossibilità pratica di poter conoscere l’intero panorama di tali gare, dal momento che manca quasi del tutto l’informazione da parte delle Amministrazioni pubbliche. Inoltre l’Ordine interviene assiduamente nel campo normativo per le proposte di legge inerenti l’ingegneria in senso lato. Infine nel campo dei lavori privati l’Ordine è sempre a disposizione per fornire chiarimenti ed eventuali sussidi compatibili con il proprio ruolo istituzionale.

Il suo Ordine come si sostiene? Riceve un sostegno dallo Stato o altre istituzioni per poter esercitare il proprio compito deontologico?

Gli Ordini sono Enti Pubblici che non gravano sul bilancio dello Stato perché, per norma, si reggono esclusivamente con le quote versate dagli Iscritti senza alcun altro contributo da altri Enti pubblici o privati.

Si parla oggi molto di valore legale del titolo di studio, di certificazione delle competenze, di abolizione e modifica dell'esame di stato. Cosa ne pensa?

L’argomento del valore legale del titolo di studio è certamente di grande attualità perché indubbiamente si sta creando una dequalificazione dei corsi di studio, già a mio avviso molto penalizzati dalla riforma introdotta dall’infausto D.P.R. 328/2001 (sintetizzabile nello slogan “3+2≠5” a significare che la preparazione dei “vecchi” corsi di studi quinquennali forniva una preparazione di base sicuramente più approfondita e duttile), e da altri fenomeni quali i corsi telematici. Il tema dovrà essere discusso ed esaminato in tutti i suoi vari aspetti a tutti i livelli, ma fondamentalmente ritengo che sia interesse della collettività una maggiore qualificazione delle strutture accademiche pubbliche, integrate nella società civile e direttamente collegate con il mondo produttivo, che diano assoluta certezza di serietà nella formazione e preparazione degli studenti.
In tal senso l’esame di stato dovrà essere certamente modificato e reso più aderente alle aspettative della collettività, come elemento caratterizzante dell’effettiva acquisita “sensibilità”, da parte dei candidati, necessaria per lo svolgimento della professione.
Per quanto la certificazione delle competenze, che è un tema su cui sono personalmente molto impegnato, ho già spiegato in precedenza come debba diventare una delle funzioni più importanti proprio degli Ordini, come Enti di garanzia per la collettività e di riferimento per il mondo del lavoro.

Il presidente del CNI ha proposto un tirocinio non obbligatorio che dia vantaggi per il superamento dell'esame di stato. Qual è la sua opinione?

Concordo pienamente con il Presidente Zambrano e con tutto il C.N.I.: il tirocinio non deve diventare un ostacolo per l’inserimento nel mondo professionale. Andranno pertanto studiate modalità di svolgimento di attività pratiche utili per la comprensione della futura attività già nell’ambito dei percorsi di studio, in modo tale da rendere l’esame di stato quello che dovrebbe effettivamente essere, vale a dire un colloquio di sintesi di una esperienza maturata.

Tra i temi oggetto di dibattito vi è quello della formazione continua. Cosa ne pensa, si può applicare il modello dei geometri (crediti minimi) o ritiene più utile effettuare scelte diverse?

Ritengo che sia insito nella preparazione dell’Ingegnere lo spirito di aggiornamento continuo e comunque Chi effettivamente svolge la nostra professione non può certamente prescindere dalla conoscenza delle innovazioni tecnologiche e delle continue variazioni delle norme tecniche.
Come già accennato, data la grande diversificazione delle competenze dei nostri iscritti, sarà però molto difficile organizzare un’offerta formativa di aggiornamento che possa essere utile ed efficace per tutti, al fine di accrescere le conoscenze in ogni settore specifico dell’ingegneria.
D’altra parte il sistema di acquisizione di crediti mediante partecipazione a generici convegni ed incontri (modalità utilizzata da altre categorie professionali), potrebbe non soddisfare le esigenze della professione dell’Ingegnere e, di fatto, creare un inutile balzello con conseguenti costi e perdite di tempo.
Per tornare sul tema a me “caro”, auspico che la suddetta “certificazione delle competenze” di cui gli Ordini potrebbero farsi carico, possa diventare anche elemento di valutazione di una acquisita effettiva presenza operativa che in qualche modo attesti anche la capacità dei Colleghi di essere già aggiornati e formati, proprio dimostrando una effettiva professionalità “provata sul campo”.

Vorrei che lanciasse un messaggio a tutti i nostri lettori, su un tema che le è caro.

In questo momento storico è necessario riaffermare l’importanza del ruolo sociale degli ingegneri, la cui presenza é strettamente indispensabile per l’intera collettività. La figura dell’ingegnere, troppo spesso silenziosa, è da sempre alla base dello sviluppo tecnologico e scientifico e rappresenta una risorsa insostituibile per il futuro del nostro Paese soprattutto in un contesto evolutivo come quello attuale. Bisogna “ricordare” alla gente che quando si parla di sicurezza, di ambiente, di produzione e di innovazione, di sanità, c’è sempre di mezzo il lavoro dell’ingegnere, in tutte le varie specializzazioni, anche quelle che trovano una più ridotta rappresentanza all’interno degli organi istituzionali e che con il loro operare contribuiscono costantemente alla crescita del “sistema Italia”.