Le nuove pensioni degli ingegneri e architetti Liberi Professionisti

Prime riflessioni sul Regolamento Previdenza 2012

Il 26 luglio l’ADEPP insieme ai presidenti delle Casse previdenziali privatizzate ha incontrato il Ministro Fornero, in vista della scadenza ormai prossima per le proposte di riforma, divenute obbligatorie a seguito dell’art. 24, comma 24 del decreto “SalvaItalia”; in questa occasione, Inarcassa ha presentato la propria riforma, deliberata dal Comitato Nazionale Delegati pochi giorni prima, che sancisce il definitivo passaggio di Inarcassa al metodo contributivo. Il 20 luglio, infatti, i delegati rappresentanti gli ingegneri e gli architetti liberi professionisti italiani hanno votato e approvato quanto proposto dal Consiglio di Amministrazione, il risultato del duro e intenso lavoro del Comitato scientifico e degli uffici di Inarcassa. Il diktat della riforma ha stabilito la fine del sistema retributivo, ben più generoso del nuovo sistema (seppur sempre a ripartizione) ma di certo non sostenibile fino a 50 anni.

È ormai storia che, a dicembre 2011, il governo Monti sotto l’egida del Ministro Fornero imponevano riforme strutturali alle Casse “autonome”, da varare entro tre mesi, per garantire la prescritta sostenibilità a 50 anni, con un bilancio tecnico “secco” (cioè computando solo le entrate contributive e le uscite pensionistiche), pena il passaggio al contributivo. A nulla sono servite le rivolte, se non a spostare il termine al 30 settembre e, in extremis, a considerare il solo rendimento del patrimonio immobiliare e mobiliare.

Sebbene Inarcassa avesse recentemente approvato e attuato una riforma che, prevedendo un innalzamento graduale della contribuzione soggettiva dal 10% al 14,50% in 4 anni e di quella integrativa dal 2% al 4%, portava la sostenibilità della Cassa al 2043, il peso del debito latente (la cosiddetta riserva matematica), e il momento di crisi economica che l’Italia sta vivendo, hanno ridotto notevolmente la longevità di quella manovra.

Il passaggio da un sistema (retributivo) all’altro rivela la presenza dell’ereditato debito latente, la cosiddetta “riserva matematica”, che costituisce una sorta di zavorra che ogni iscritto porta sulle spalle nel proprio zaino previdenziale da decine di anni, passandolo di generazione in generazione; la riforma 2008 di Inarcassa ha mirato a ridurlo con aggiustamenti nella contribuzione, ma i nuovi adempimenti normativi oramai in scadenza danno ancor più rilievo alla riserva legale e richiedono una soluzione mirata.

“In linee generali, il sistema pensionistico italiano ha buone caratteristiche, ma molti giovani rischiano di non maturare pensioni adeguate”: questa è la frase con la quale il direttore dell’area ricerca economica di Banca d’Italia, dott. Daniele Franco, chiudeva la sua relazione tenuta al workshop organizzato in febbraio da Inarcassa; questo pensiero riflette proprio la realtà della Cassa previdenziale degli ingegneri e degli architetti liberi professionisti, che - salvo ritardi nell’approvazione della riforma da parte dei Ministeri – dal 1° gennaio 2013 vedrà entrare in vigore il Nuovo Regolamento Previdenza. Queste saranno le principali novità:

  • nessuna variazione sostanziale sui trattamenti assistenziali (invalidità, inabilità, inabilità temporanea);
  • innalzamento della contribuzione minima obbligatoria a 2.910,00 euro (2.250,00 la soggettiva, 660 l’integrativa);
  • nessun aumento per la contribuzione soggettiva, che resta al 14,50%;
  • possibilità di contribuire in modo facoltativo, per un minimo di 180,00 all’anno, con un’aliquota sul reddito di minimo 1% fino a un massimo dell’8,50%;
  • contribuzione ridotta per i giovani iscritti fino ai 35 anni con un reddito al disotto dello scaglione di reddito usato per il calcolo pensionistico (ora pari a 43.750,00 euro);
  • pagamento del 50% della contribuzione minima anche da parte dei pensionati;
  • retrocessione di una porzione del contributo integrativo;
  • riconoscimento di una premialità per i giovani iscritti che raggiungeranno almeno 25 anni (anche non consecutivi) di anzianità contributiva;
  • evoluzione della pensione di anzianità in pensione modulare, con la possibilità di andare in pensione a 63 anni con una riduzione percentuale del trattamento pensionistico ma con la possibilità di continuare a lavorare;
  • innalzamento dell’età minima pensionabile a 66 anni e dell’anzianità contributiva minima a 35 anni, in modo graduale.

Con queste manovre, la sostenibilità di Inarcassa è fatta salva per oltre 50 anni, a detta degli Uffici. Si è deciso di non aumentare l’aliquota soggettiva per non gravare troppo sul professionista, mentre l’innalzamento dei minimi, dell’età pensionabile e dell’anzianità contributiva sono strutturali a garantire a tutti gli iscritti la pensione minima, fortemente voluta da Inarcassa.

Quali conseguenze per i giovani professionisti? Chi avrà un trattamento pensionistico calcolato per la maggior parte (se non totalmente) con il nuovo metodo contributivo, avrà una pensione ridotta rispetto a quella calcolata con il sistema precedentemente in vigore; ciò vale per chi avrà redditi bassi per la maggior parte della carriera: il contributivo è premiante nel caso di redditi medio-alti. Quale sia la percentuale di riduzione è ancora indefinibile, sia perché dipende da quanti anni verranno calcolati con il vecchio metodo piuttosto che con il nuovo, sia perché ancora le simulazioni definitive sulle future prestazioni non sono a noi note. Dall’altra, è certo importante agevolare i giovani nell’avvio della propria carriera professionale garantendo loro la contribuzione ridotta, per poi consentire una premialità (la cosiddetta “contribuzione figurativa”) laddove il loro percorso professionale sia prevalentemente di libero professionista. Infine, preme chiarire che, a conti fatti, l’innalzamento dei minimi non incide in modo rilevante: infatti, un contributo soggettivo pari a 2.250,00 euro è dovuto da chi nell’anno solare ha prodotti redditi pari a 15.517,00 euro.

Va apprezzato il fatto che i trattamenti assistenziali vengono tutelati e mantenuti invariati, insieme all’assicurazione sanitaria garantita a tutti gli iscritti a Inarcassa: è importante sapere di poter contare sulla giusta assistenza e su un trattamento pensionistico nei momenti di maggior debolezza e necessità della propria vita, siano essi temporanei o definitivi.

Ad ogni modo, appare chiaro che il periodo delle “vacche grasse” è finito: la riforma lo sancisce in maniera inequivocabile e inesorabile. Ma questo non sarebbe un problema, in fondo, se in questo momento il lavoro non stesse subendo forti scossoni. “Non c’è previdenza senza professione” é diventato il nostro motto; perciò, a cosa serve parlare di sostenibilità a 50 anni, di contribuzioni misurate e prestazioni adeguate, se non saremo in grado di lavorare? Per dei lavoratori definiti anacronisticamente casta, esercitare il proprio lavoro sta diventando sempre più difficile e confuso, a causa dell’aumento della tassazione, degli adempimenti normativi, dell’indefinitezza statutaria degli Ordini e della forte concorrenza provocata dalla grande quantità di architetti e ingegneri sul mercato.
“Il cantiere previdenziale non è ancora ultimato” sostiene la Presidente Muratorio: si attende l’approvazione del Regolamento da parte dei Ministeri, quindi si definirà l’utilizzo del rendimento del patrimonio; Inarcassa ha deciso di intervenire anche nel mondo del lavoro con la costituzione della neonata Fondazione Inarcassa: il suo scopo, così recita lo Statuto, è quello di “porre in essere ogni attività utile o necessaria alla tutela, promozione, sviluppo e sostegno dell’architetto e dell’ingegnere che esercita la libera professione in forma esclusiva”. Attiva dal 1° luglio, nei prossimi mesi verrà presentata ufficialmente la Fondazione a tutti i liberi professionisti, ma nel frattempo è iniziata la campagna di adesioni e sono stati attivati per i suoi soci convenzioni e i primi servizi, come l’assistenza legale e fiscale (www.fondazionearching.it). Insomma, non resta che sperare che il lavoro si riprenda; gli ingegneri e gli architetti che sono sul campo da più di due lustri sostengono che siamo lavoratori capaci soprattutto nei momenti di crisi: e se ciò che dicono è vero, non c’è dubbio, questo è il nostro momento.