L’incendio alla Grenfell Tower di Londra: cosa ci può insegnare una tragedia

Guido Zaccarelli - Studio Tecnico Zaccarelli S.r.l. Milano 12/04/2018 1203

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Nella notte fra il 13 ed il 14 giugno 2017 a Londra è scoppiato un incendio in un edificio di civile abitazione, la Torre Grenfell. Il numero totale delle vittime, ben 71, è noto solo da poco, perché le operazioni di riconoscimento sono state rese difficili dagli effetti dell’incendio stesso. A quasi un anno dall’incendio tentiamo di fare il punto della situazione e di sottolineare gli aspetti più significativi, con lo scopo di estrarre spunti positivi di riflessione da questa tragedia.

Descrizione sommaria della Grenfell Tower

La Torre Grenfell è un brutto edificio di civile abitazione costruito nei primi anni ’70 nel quartiere di North Kensington. Si tratta di una torre alta circa 70 metri, con 120 appartamenti su 24 piani, completamente ristrutturata nel 2015-2016 con lo scopo di aumentarne il valore commerciale, visto che negli anni il quartiere aveva conosciuto una progressiva valorizzazione. Fra le altre operazioni, il rifacimento della facciata, oltre che ad esigenze di risparmio energetico, voleva rispondere anche a richieste di tipo estetico. Il proprietario dell’immobile, che ne ha curato la recente ristrutturazione, è la KCTMO, Kensington and Chelsea Tenant Management Organization, uno dei più grandi proprietari / gestori di immobili in Inghilterra.

L’edificio ha un unico vano scala centrale, di tipo aperto (non protetto e tantomeno filtrato), mente gli appartamenti circondano il vano scala su tutti i lati. Ai piani bassi, anziché appartamenti, sono presenti locali a varia destinazione, ma non sono rilevanti ai fini dell’incendio. L’edificio non dispone di impianto di rilevazione ed allarme incendio, nè dispone di impianti automatici di estinzione.

Sviluppo dell’incendio

L’incendio è nato al quarto piano dell’edificio, in una notte estiva insolitamente calda, intorno all’1 di notte. L’innesco è costituito dal cortocircuito di un frigorifero all’interno di un appartamento posto al quarto piano.

fire-graphic-grenfellApriamo una piccola parentesi sul frigorifero. È sconfortante dover riportare che, il giorno dopo l’incendio, in Italia alcuni sedicenti esperti di prevenzione incendi si sono precipitati a sostenere (senza disporre di alcun elemento specifico) che è impossibile che un incendio nasca da un frigorifero e che una propagazione così rapida doveva certamente essere dovuta ad eventi non accidentali.

Il fatto che le apparecchiature elettriche possano costituire causa di innesco è ben noto a chiunque si occupi di prevenzione incendi (veramente è noto anche a chi di prevenzione incendi non si occupa). È anche noto il fatto che i frigoriferi, fra tutte le apparecchiature elettriche, siano fra le più pericolose: per esempio producono calore, sono rivestiti da materiali isolanti facilmente combustibili, lo scambiatore di calore è facile che si sporchi, ecc.

Il frigorifero in questione è un frigorifero modello FF175BP prodotto dalla Indesit - Whirlpool con il marchio Hotpoint. Dopo l’incendio alla Grenfell Tower la ditta ha invitato gli acquirenti del medesimo modello a verificarne le caratteristiche di sicurezza ed a contattare il produttore, telefonando su una apposita linea verde o registrandosi al sito internet. La medesima ditta con apposito comunicato ha espresso tutto il proprio dolore per quanto avvenuto e le condoglianze per le vittime, mettendosi a disposizione delle autorità investigative;

Il Governo di Sua Maestà ha ordinato una immediata verifica del modello FF175BP da parte di una commissione tecnica.

Il proprietario del frigorifero, che si è salvato, sostiene che l’incendio è partito dal suo frigorifero.

Insomma, nonostante le infondate convinzioni di pochi, tutti i dati disponibili indicano che l’incendio è partito da un frigorifero difettoso posto al quarto piano.

Purtroppo la posizione dell’innesco ad un piano così basso ha certamente favorito la propagazione dell’incendio ai piani più alti: dalle foto disponibili è chiaramente visibile che i danni ai piani inferiori al quarto sono molto limitati.

La prima chiamata ai Vigili del Fuoco è delle 00:54, la prima squadra è arrivata sul posto 6 minuti dopo. I Vigili del fuoco hanno dichiarato che inizialmente è stato possibile arrivare all’estinzione pressoché totale dell’incendio all’interno dell’appartamento del quarto piano, ma che le fiamme nel frattempo avevano intaccato il rivestimento isolante esterno in facciata, propagandosi verso i piani superiori a velocità sbalorditiva (i rapporti citano testualmente “astonishing speed”).

L’incendio si è propagato dal quarto piano all’ultimo in circa 15 minuti, cioè un tempo davvero insolitamente breve. Data la mancanza di un impianto automatico di rivelazione ed allarme incendio, le persone si sono svegliate da sole (quelle che si sono svegliate) a causa delle grida o dell’odore di fumo.

Dunque, in sintesi, l’incendio ha dunque coinvolto prima internamente l’appartamento al quarto piano, poi si è propagato all’esterno dell’appartamento coinvolgendo i pannelli isolanti in facciata e, tramite questi, si è propagato verso l’alto e lateralmente fino a coinvolgere tutta la facciata. Il fuoco dai pannelli è poi entrato all’interno dei vari appartamenti a causa dei fatto che molti dormivano con le finestre aperte e che molte finestre avevano tende realizzate con qualsiasi materiale, anche facilmente combustibile: d’altra parte, non è vietato installare tende nei propri appartamenti. Inoltre, secondo alcune fonti da confermare, i serramenti erano in PVC e con il calore si sono fusi, facendo cadere i vetri delle finestre e favorendo l’ingresso dell’incendio; si aggiunga (ma anche questo è da confermare) che pare che anche sui soffitti degli appartamenti fosse stato installato un rivestimento in materiale isolante simile o uguale a quello installato in facciata, cosa che avrebbe favorito ulteriormente l’ingresso dell’incendio dalla facciata esterna verso l’interno degli appartamenti.

La visione di alcuni video è particolarmente dolorosa poiché essi mostrano le persone all’interno dei loro appartamenti agitarsi, tentare di calare lenzuola dalle finestre ed accendere e spegnere ripetutamente le luci per richiamare l’attenzione dei Vigili del Fuoco. Poche di queste persone si sono salvate.

La presenza di una unica scala centrale non protetta ha avuto come prevedibile conseguenza il fatto che la scala è stata rapidamente invasa dai fumi tossici ed è diventata del tutto inservibile, quindi l’esodo dall’interno dell’edificio è stato impossibile. L’avvicinamento delle autoscale dei Vigili del Fuoco, in ogni caso possibile solo fino ai piani più bassi , è stato reso difficile o impossibile dalla combustione della facciata stessa, e di conseguenza è stato impossibile l’esodo anche all’esterno dell’edificio.

Indagini sull’incendio

Le indagini delle autorità britanniche sono tuttora in corso, e su molti aspetti anche rilevanti le informazioni disponibili al pubblico non sono definitive. Nel frattempo nel Regno Unito sono divampate polemiche furibonde, anche a sfondo politico, che stentano ancora oggi a placarsi.

La KCTMO negli ultimi anni era stata molto criticata da diversi cittadini e gruppi di attivisti soprattutto per i suoi metodi che si sosteneva fossero poco limpidi. A seguito dell’incendio alla Torre Grenfell, il Council di Kensington e Chelsea ha votato all’unanimità di chiudere il contratto con la KCTMO a causa del fatto che tale organizzazione “non aveva più la fiducia del residenti” e nel gennaio 2018 la KCTMO ha restituito il controllo di tutti i suoi immobili al Council.

In molti nel Regno Unito hanno criticato, anche con toni molto accesi, la politica liberista dei governi conservatori degli ultimi decenni, accusandola di eccessiva deregulation anche in campo edilizio e della sicurezza degli edifici; si è accusato il Comune di Kensington e Chelsea (controllato dai conservatori) di incompetenza nella gestione dei soccorsi e degli aiuti alle vittime; ecc.

L’indagine sull’incendio, sulle responsabilità e sui provvedimenti da prendere è coordinata da Dame Judith Hackitt, che ha già pubblicato un rapporto provvisorio già disponibile su internet, mentre il rapporto definitivo è atteso nelle prossime settimane e verrà consegnato direttamente nelle mani del Primo Ministro Theresa May. Al rapporto hanno lavorato anche i colleghi della FPA, la Fire Protection Association. 

In attesa di tale rapporto, che conterrà anche informazioni attualmente non divulgabili, concentriamo l’attenzione sul rivestimento della facciata, dato che si tratta del principale indiziato per la propagazione così rapida dell’incendio.

Il rivestimento in facciata

Reperire informazioni in merito si è rivelato molto difficile: c’è il sospetto che alcuni dei soggetti coinvolti tendano alla reticenza, atteggiamento che naturalmente sarà possibile solo fino alla pubblicazione dell’indagine. Dalle informazioni finora reperite, pare che l’intera facciata dell’edificio fosse stata ricoperta con uno strato isolante così composto (dall’esterno verso l’interno):

  1. Primo strato esterno composto da un pannello sandwich in alluminio, spesso 3 mm, con un riempimento interno in polietilene denominato Reynobond PE;
  2. Cavità ventilata da 50 mm;
  3. Pannello isolante Celotex FR5000, spessore 150 mm , installato in aderenza al muro esterno preesistente;
  4. Muro esterno preesistente dell’edificio, in materiale incombustibile.

Il rivestimento (cladding) era stato realizzato nel 2016 dalla ditta Rydon  su incarico della KCTMO allo scopo di migliorare le prestazioni energetiche dell’edificio e conferire alla torre un aspetto più moderno. L’incarico, dell’importo di circa 10 milioni di sterline, era parte di un incarico più esteso per la riqualificazione del quartiere, dell’importo complessivo di circa 57 milioni di sterline.

Il pannello sandwich esterno Reynobond PE, cioè quello effettivamente utilizzato, è riempito con un materiale (Polietilene, con sigla PE) con pessime proprietà di reazione al fuoco. Il medesimo produttore produce anche il pannello Reynobond FR, classificato in classe B-s1,d0, quindi con comportamento al fuoco molto buono, che ha un costo per metro quadro di circa 2 sterline maggiore del Reynobond PE. Negli USA l’uso dei materiali come il Reynobond PE è vietato negli edifici più alti di 40 piedi (circa 12 m).

Il pannello Celotex FR5000 è prodotto dalla Saint Gobain ed ha le seguenti caratteristiche:

  1. Lastre di dimensioni 1,2 x 2,4 m;
  2. Spessori variabili da 50 a 150 mm (la versione con spessore 150 mm, quella utilizzata nella Grenfell Tower, è denominata FR5150);
  3. Fattore lambda 0.021 W/mK;
  4. Rivestimento esterno in foglio di alluminio;
  5. Costituito da poliisocianurato (PIR) rigido espanso;
  6. Classe di Reazione al fuoco : Classe 0 secondo la norma BS 476;
  7. Peso 4.98 Kg/mc;
  8. Costo di circa 40-45 €/mq.

La questione più rilevante è ovviamente la classificazione di reazione al fuoco del materiale. Attenzione: la Class 0 inglese secondo la BS 476 non corrisponde affatto alla Classe 0 italiana: prima della Class 0 ci sono due classi migliori, “non-combustible” e “limited combustibility”, da assimilare (molto a grandi linee naturalmente) rispettivamente alla Classe 0 italiana e Classe 1. La Class 0 inglese corrisponde quindi (sempre a grandi linee) alla Classe 2 italiana. 

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Si tratta di una classe intermedia, non particolarmente preoccupante dal punto di vista del rischio incendio. Ma allora questa classe di reazione al fuoco decisamente stona con quanto visto nei filmati e soprattutto con l’estrema velocità (astonishing speed) della propagazione dell’incendio. Vediamo quindi di indagare meglio.

Il documento ufficiale, valido anche ai fini della certificabilità di un materiale, naturalmente non è una brochure pubblicitaria trovato su un sito internet, me piuttosto è il DoP, la Declaration of Performance. Ed infatti quando si va a verificare sul DoPdel prodotto rilasciato dalla Saint Gobain (DoP numero 2016.DOPFR5000-01 rilasciato in data 1 dicembre 2016, disponibile sul sito www.celotex.co.uk), alla voce “reaction to fire” si legge: “NPD”, che significa “No Performance Determined”.

Cosa significa NPD? Significa che il materiale non è stato neppure sottoposto alla prova di reazione al fuoco. Spesso i produttori di taluni prodotti da costruzione, rendendosi conto che è del tutto inutile cercare di ottenere da un certo materiale una buona classificazione di reazione al fuoco, neppure intraprendono il procedimento necessario ad ottenere una classificazione. Di conseguenza, quando ci si trova di fronte ad un prodotto non classificato, in via generale è legittimo attendersi un pessimo comportamento al fuoco.

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