La Norma UNI EN 11337-8: dall’Information Management al Project Management

Il progetto di norma UNI 11337-8 è stato oggetto di precedenti riflessioni da parte dello scrivente, ma merita ulteriori ragionamenti, a causa di alcuni obiettivi strategici che esso si propone di perseguire, nel momento in cui non solo le principali stazioni appaltanti (non ancora le amministrazioni concedenti: a breve qualcuna si intravede), ma, soprattutto, i maggiori sviluppatori immobiliari, iniziano ad avviare processi e commesse digitalmente.

Il testo normativo, peraltro, lo si rammenta, riguarda il rapporto che intercorre tra Informazione e Decisione nell’Era della Digitalizzazione, vale a dire, la relazione che sussiste tra il Digitally Enabled Information Management e il Digitally Enabled Project Management, due discipline che, nella loro storia analogica, hanno goduto di molti punti di contatto, in materia di sistemi informativi, ma che oggi appaiono differenziate.
L’auspicio, peraltro, è che la norma possa fungere da riferimento metodologico assieme a documenti di altra natura che regolino gli aspetti giuridico-contrattuali inerenti a procedimenti e a commesse governate da logiche digitali, più o meno collaborative, in cui la trasparenza e la tracciabilità di elementi sensibili siano giustificate e convenienti per entrambe le parti in causa, oltre che unitamente a Linee Guida Aziendali.

È interessante, a questo proposito, osservare come, a fronte delle britanniche norme BS e delle BS PAS, dalle quali ha preso spunto il WG dell’ISO, negli Stati Uniti la presenza di Guide Line (Standard) a livello statale ostacoli un processo di omogeneizzazione a livello federale, come dimostra, ad esempio, ciò che ritiene Phil Bernstein: The US government had a federal BIM Council, which included various government areas – the Department of Defense, Transportation, Infrastructure, etc. They all sat at one table and compared their standards. 22 people at one table – 22 standards. That's a big problem!

I lavori normativi prenderanno origine dall’impostazione processuale contenuta nelle imminenti norme (UNI EN) ISO 19650 -1 e -2, anche al fine di facilitare l’armonizzazione forzata colle medesime da parte di alcune delle norme della serie UNI 11337 già pubblicate.
Si ricorda, peraltro, che, accanto alla norma UNI 11648, relativa alla qualificazione professionale nel Project Management, di particolare rilievo alla luce della Linea Guida ANAC sul RUP, oltre che dello schema di DPCM sulla qualificazione della Domanda Pubblica, è prevista, entro la fine dell’anno, l’emanazione della norma UNI 11337-7, attinente alla qualificazione professionale nell’Information Management, relazionabile indirettamente anche al DM 560/2017, creando un quadro di riferimento per la qualificazione delle figure professionali nei due ambiti contigui.

L’esigenza prioritaria, che riguarda lo stato di maturità nel campo specifico nel Nostro Paese, riguarda la capacità degli operatori nelle differenti fasi temporali delle commesse di gestire, entro l’Ambiente di Condivisione dei Dati, i modelli informativi come strutture di dati, tanto dal punto di vista geometrico-dimensionale quanto dal punto di vista alfa-numerico.
È evidente, del resto, che progressivamente, anche nelle strategie delle softwarehouse, gli applicativi di BIM Authoring non stiano divenendo altro che entrance gate a eco-sistemi digitali in cui l’operabilità degli stessi con altre tipologie di applicativi computazionali (dalla Structural Engineering al Facility Management) sia garantita, unitamente alla capacità di rendere numeriche e parametriche altre fonti (dagli elaborati grafici in CAD alle nuvole di punti, dai contenuti informativi analogici alle immagini, dai sensori applicati ovunque alle app).

Sostanzialmente, perciò, quel che si avverte con una certa frequenza, è l’insofferenza verso un approccio alla gestione digitalizzata della commessa in cui Capitolati Informativi e Piani di Gestione Informativa difettino di contenuti numerici.
È palese, infatti, la difficoltà in cui versano, a iniziare dalla progettazione, le contro-parti contrattuali nel verificare e nel validare modelli informativi per cui manchino Requisiti Informativi espressi in forma computazionale.

Di fatto, ad esempio, i «Livelli Di» risultano non agevolmente utilizzabili come metrica non passibile di controversie e di contenziosi, così come gli Obiettivi e gli Usi, espressi narrativamente, rischiano di comportare la generazione involontaria di una molteplicità di modelli informativi specifici, in assenza di Information Delivery Manual e di Model View Definition.

È ancor più grave, in prospettiva, il fatto che la carenza «strutturale» dei dati e delle informazioni ostacoli la diffusione di Predictive Analytics, poiché la governabilità dei processi e l’introduzione di alcuni se Il-automatismi, si profilano come sfide epocali.

Chiaramente, col diffondersi delle pratiche di modellazione e di gestione informativa, gli applicativi di richiesta, di dialettica e di verifica degli Information Model acquisiscono rilievo.

La struttura della norma si potrebbe presentare su più livelli:

  • procedurale;
  • esemplificativo;
  • operativo.

Per questa ragione, in realtà, è probabile - lo si deciderà nel corso dei lavori normativi - che essa si presenti nella veste normativa vera e propria per il livello superiore, in forme più agili per il livello intermedio e, infine, in maniera evolutiva per il livello inferiore.

Naturalmente, all’interno della tutela del know how degli operatori e dei loro consulenti, che presuppone un grado indubbio di riservatezza, essendo fattori competitivi nelle procedure di aggiudicazione e di esecuzione dei contratti, si pone la necessità di capitalizzare le esperienze accumulatesi e di disseminare quelle che si ritengono le buone prassi, specialmente nei contesti della operatività comune e ordinaria, che costituisce, per il suo carattere sistemico, il fattore decisivo per il successo o per il fallimento del fenomeno in atto.

La configurazione dei modelli di dati e la loro strutturazione dovrà essere delineata a seconda delle fasi temporali della commessa e del ciclo di vita dell’opera, a partire almeno dalla formulazione degli indirizzi preliminari di committenza (se non addirittura per quanto concerna la valutazione della fattibilità dell’investimento) sino alla demolizione del cespite.

Chiaramente, a prescindere dalla maggiore o minore intensità della produzione di modelli informativi (massima nella fase ideativa, forse più contenuta in quella esecutiva, probabilmente ancor maggiormente mitigata in quella gestionale), un intento peculiare del progetto di norma è quello del governo della transizione tra l’uso dei documenti nelle relazioni tra soggetti coinvolti nei contratti e il ricorso, appunto, a strutture di dati avulse dai primi: transizione naturalmente lunga, come testimoniano, tra l’altro, lo schema di DM sui Livelli di Progettazione e la controversa questione dei parcellari professionali.

Si tratta di un passaggio molto critico, sia in virtù di una difficoltà innegabile degli operatori disciplinari a configurare aggregazioni di dati utili per altri operatori in fasi successive sia, più semplicemente, a causa di un rigore, di una disciplina logica, per così dire, implicita nell’articolazione della modellazione informativa, indigesta alla mentalità comune.

Il che, oltre a tutto, avviene in ambiti in cui l’Ambiente di Condivisione dei Dati rimane spesso ancora un Ambiente di Distribuzione dei Documenti.

Per questo motivo, è opportuno che la norma aiuti gli operatori del mercato a progettare flussi informativi che evitino soluzioni di continuità (perdite di contenuti informativi), strutture di dati che siano in grado di subire alterazioni con una certa versatilità, configurazioni delle transazioni informative che tengano conto delle peculiari conformazioni e culture organizzative, spesso ostative e non facilmente aggirabili.

In verità, a livello operativo, il fatto che attualmente si registri, sul versante dell’Offerta, una netta distinzione tra il Project Execution Plan (quando esista) e il BIM Execution Plan evidenzia come il legame tra l’Informazione e la Decisione non sia, purtroppo, così causale.

Ancora una volta, accanto alla transizione dal Documento al Dato, si prospetta il passaggio dall’avvento di un nuovo specialismo all’introiezione di certe logiche che permeino l’agire comune (del committente, del progettista, del produttore, del costruttore, del manutentore, del gestore, ecc.).

Uno dei fini principali, di medio e lungo periodo, che la norma si propone è di supportare gli operatori a interagire sulla base di transazioni computazionali che si rivelano pure concettuali, ad esempio, nell’evoluzione da BIM Modeller a (Machine Readable) Data Modeller; uno, differente, a breve termine, è di fornire loro gli strumenti concettuali per gestire la dialettica tra informazioni prodotte e informazioni verificate, per evitare che la «conformità» assuma una veste meccanicistica.