Il terremoto dell’Emilia: il punto a 6 anni dal sisma

29/05/2018 1562

Antolini : (Ordine Geologi Emilia–Romagna) : “L’unica prevenzione per la salvaguardia della vita è costruire in maniera antisismica e adeguare le costruzioni esistenti”.

Pambianchi (Presidente Geomorfologi): “Importante il monitoraggio geologico/geomorgologico  costante nel tempo, perché le variazioni naturali e quelle indotte dall'uomo possono far aumentare, anche nel giro di pochi anni, la vulnerabilità di un sito”

Castaldini: (Geomorfologi – Università Modena e Reggio Emilia):   “Università italiane e straniere stanno ancora studiando la sequenza sismica del 2012”. 

 

“A distanza di 6 anni dal 20 e  29 maggio 2012, molto è stato fatto nell’ambito della ricostruzione; per la prima volta ci si è resi conto dell’importanza delle conoscenze geologiche del nostro territorio e mai come prima si è percepita l’evoluzione del territorio sotto i nostri piedi. 

Lo sforzo effettuato per ampliare la consapevolezza dei cittadini e adeguare la normativa non basta per assicurare alle future generazioni terremoti senza tragedie.  L’unica prevenzione per la salvaguardia della vita è costruire in maniera antisismica e adeguare le costruzioni esistenti”. Lo ha dichiarato Paride Antolini, Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia – Romagna.  

“Lo sforzo di agire sulla sensibilità delle persone su questo tema va continuato e implementato, per spingere le Istituzioni a ritenere prioritaria la sicurezza del territorio ed evitare che il tempo ne faccia dissolvere la lezione.

Questi momenti molto difficili per il nostro Paese – ha continuato Antolini -  faranno passare questo appello in secondo piano ma è nostro compito come Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna e nell’interesse dei cittadini, mantenere alta l’attenzione e la memoria”.

Di notevole importanza è la geomorfologia

“E’ importante il monitoraggio geologico/geomorgologico  - ha affermato Gilberto Pambianchi, Presidente Nazionale dei Geomorfologi - costante nel tempo, perché le variazioni naturali e quelle indotte dall'uomo possono far aumentare, anche nel giro di pochi anni, la vulnerabilità di un sito

Ed ecco l’analisi dei ricercatori, dell’ AIGeo – la prestigiosa Associazione Italiana di Geografia Fisica e Geomorfologia.

“ Il terremoto del 2012 è stato studiato da Università ed Enti di Ricerca italiani e stranieri e l’attività di ricerca è ancora in corso. Il 20 e il 29 maggio 2012 una larga parte della Pianura Padana centro-meridionale tra le città di Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Mantova è stata colpita da forti terremoti distruttivi (rispettivamente di M = 5,9 e di M = 5,8) che ancora sono ben vivi nella memoria delle persone per le 27 vittime e i gravi danni – ha dichiarato Doriano Castaldini, Ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia del  Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e referente di AIGeo per l’Emilia - Romagna -   ancora visibili nei centri abitati, che hanno provocato.

Le strutture geologiche responsabili dei terremoti appartengono ad un tratto delle “Pieghe Ferraresi” che si sviluppano in forma arcuata (da cui anche il nome “Arco Ferrarese”) tra Reggio Emilia e Ravenna.

La sequenza sismica nella Pianura Padana del 2012 è stata studiata, dal punto di vista geologico, sotto diversi aspetti (sismologici, tettonici, geofisici, geomorfologici, sedimentologici, ecc.) da ricercatori di università ed enti di ricerca sia italiani sia stranieri. I dati acquisiti sono stati descritti in numerosissime pubblicazioni e presentati in diversi consessi scientifici sia nazionali che internazionali. 

Una notevole attività divulgativa è stata ed è tutt’ora effettuata dai geologi nelle scuole e in consessi pubblici affinché la popolazione abbia una corretta conoscenza del territorio in cui vive e per sfatare errate convinzioni tra cui, ad esempio, quella che i depositi alluvionali che costituiscono la Pianura Padana dovrebbero contribuire a ridurre gli effetti delle scosse sismiche, quando, in realtà, è vero il contrario. Un’altra delle ragioni delle carenti conoscenze è la perdita di memoria storica sui forti terremoti del passato. Ad esempio, il terremoto di Ferrara del 1570 (M = 5,5), che ha causato effetti ambientali analoghi a quelli del 2012, fu richiamato alla mente solo dopo lo shock del 20 maggio.

Le attività suddette sono ancora in corso dopo sei anni ( ad esempio nello studio dei fattori geologici e geomorfologici che hanno condizionato il fenomeno della liquefazione e nell'elaborazione di carte per la microzonazione sismica) e sicuramente proseguiranno negli anni a venire nonostante le carenze di finanziamenti in cui versa la ricerca italiana”.