ICD 2018: un confronto socio-politico sul mondo delle costruzioni

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GUARDA le interviste fatte ai relatori della giornata di apertura degli Italian Concrete Days 2018

Impresari, normatori, progettisti, accademici e ingegneri insieme per confrontarsi sulla situazione del mondo delle costruzioni e per creare sinergie verso un futuro volto alla crescita e allo sviluppo del settore. Questi i temi affrontati nel corso della Tavola rotonda organizzata dall’Associazione italiana calcestruzzo armato e precompresso (Aicap) e dal Collegio dei tecnici della industrializzazione edilizia (CTE) nel quadro della seconda edizione di Italian Concrete Days 2018.

«È stato un momento introduttivo in cui discutere delle criticità, delle problematiche e degli aspetti positivi nell’ambito dell’ingegneria civile tenendo conto dei diversi punti di vista - ha spiegato Marco Di Prisco, presidente di CTE - ma soprattutto abbiamo sentito l’esigenza di aprire il mondo dell’ingegneria civile al contesto sociale e politico». Una scelta condivisa anche dal presidente di Aicap, Marco Menegotto: «un evento nuovo che si apre al mondo politico e industriale per coinvolgere, oltre agli accademici, tutti gli attori principali del settore».

Il mondo delle costruzioni oggi: territorio, economia e prospettive

Il patrimonio immobiliare del Paese è vecchio, necessita di infrastrutture e l’eccessiva burocrazia rallenta un settore che opera in un quadro complessivo incerto. È in sintesi quanto emerso dal confronto tra le personalità che hanno animato la Tavola rotonda, aperta dal rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta. 

«L’infrastruttura disegna la connettività di un Paese e ne determina la sua attrattività a livello internazionale - ha detto il rettore - il Politecnico continua a investire in opere infrastrutturali e soprattutto continua a proporre alle istituzioni e alle imprese, progetti e cantieri per potenziarle, consumo del suolo zero non vuol dire non realizzarle, ma significa definire quelle necessarie per la competitività del Paese». Sulla stessa posizione anche il presidente di Mapei, Giorgio Squinzi.

«Una buona politica industriale comprende infrastrutture materiali e immateriali, ricerca e formazione di qualità - ha detto Squinzi - servono anche le condizioni per far crescere le imprese a cominciare da una Pubblica amministrazione più leggera e una giustizia e fisco efficienti, rimettere in moto il settore delle costruzioni equivarrebbe a far crescere l’Italia almeno due punti percentuali in più».

Nel frattempo, come evidenziato da Manfredi Catella, fondatore e Ceo di Coima, in Italia inizia a vedersi un cambiamento culturale di approccio al territorio e una progressiva innovazione di prodotto, frutto anche del ruolo di leadership assunto dalla città di Milano negli ultimi anni. «Milano, grazie a una continuità di progetto politico, ha segnato un cambiamento profondo - ha detto Catella - sta rigenerando il territorio con progetti emblematici ed è un luogo che ha segnato una discontinuità con il passato, il cambiamento culturale che ha avviato deve essere alimentato, consolidato e diffuso come modello di lavoro a tutto il resto dell’Italia». Paese in cui, Coima continuerà a investire. «Negli ultimi 24 mesi abbiamo raccolto oltre due miliardi di euro - ha aggiunto Catella - il capitale è per il 95 per cento straniero, proviene da grandi investitori di lungo termine come fondi sovrani di Asia, America, Medio Oriente, Europa e Canada, si tratta di capitali che possono guardare oltre la ciclicità economica del mercato, laddove ci siano delle opportunità di natura strutturale». Al contrario, se si guarda all’Italia come “committente” di opere pubbliche all’estero, per l’ingegnere Antonio Monaco di Salini Impregilo, «potrebbe porsi meglio» rispetto agli altri Paesi. «C’è troppa burocrazia che rallenta le attività - ha detto - mentre nelle altre Nazioni le norme sono più semplificate e permettono di procedere speditamente. Ben venga la revisione del Codice degli appalti; inoltre è necessaria un’accelerazione nella realizzazione delle opere, dalla fase progettuale a quella realizzativa». Anche per Giammichele Melis, project Director di Arup «all’Italia gioverebbe una maggior snellezza a livello burocratico a vantaggio delle tempistiche, il Paese è un po’ indietro nell’organizzazione del processo più che nello sviluppo dei progetti». 

Il settore e la Pubblica Amministrazione 

Regolare l’iter attuativo per quanto riguarda la realizzazione delle infrastrutture pubbliche, diminuire i tempi dilatati delle procedure localizzative e autorizzative e semplificare il processo per l’esecuzione delle opere private. Sono alcuni dei temi toccati nell’intervento di Mario Avagnina, consigliere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che a margine della Tavola rotonda si è espresso sul rinnovo delle norme collegate alle NTC 2018.

«Il Codice dei Contratti prevede circa 67 decreti attuativi, di questi solo una ventina sono già stati promulgati, altri hanno l’atto perfezionato e una trentina circa, sono in itinere - ha detto l’architetto Avagnina - i decreti più importanti stanno per essere emanati, a esempio, quello che riguarda la progettazione è in dirittura di arrivo». Per quanto riguarda la tracciabilità dei controlli sul calcestruzzo, su cui le nuove Norme tecniche per le costruzioni hanno fatto importanti passi avanti, Avagnina ha detto che si sta valutando la possibilità di avvalersi di sistemi digitalizzati. «È un tema oggetto di riflessione da lungo tempo - ha detto il consigliere - ne discutiamo con frequenza e vedrà degli sviluppi in futuro». Sul tema delle digitalizzazione del settore è intervenuto anche l’ingegnere Pietro Baratono, provveditore per le Opere Pubbliche di Lombardia ed Emilia-Romagna. «L’onda digitale parte da lontano e sta coinvolgendo tutti gli Stati membri dell’Unione europea - ha detto - è un progetto di larghissimo respiro che la Commissione europea considera prioritario, tanto da destinare circa nove miliardi e mezzo di euro per i prossimi anni». Ma per il provveditore, le azioni strategiche da mettere in atto sono numerose. «La prima è la semplificazione normativa, c’è necessità di un coordinamento - ha commentato - poi bisogna ottimizzare la capacità di spesa, per farlo bisogna migliorare il Codice, studiare l’impatto che le regole hanno sui cittadini e sullo Stato, qualificare la stazione appaltante, a esempio per moduli aggregativi, stilare un piano costruzioni 4.0 che in realtà manca e creare cantieri digitali per prevenire errori ed extra costi».

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