Tetto ventilato, design innovativo per tegole tradizionali

Marco Bortoloni - PhD assegnista di ricerca, Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara Giuseppe Dino - Assegnista di ricerca, Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara Michele Bottarelli - Ricercatore, responsabile scientifico Progetto LIFE Herotile U.O. Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara Giovanni Zannoni - Ordinario, Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara 09/07/2018 1840

L’articolo riporta i primi risultati di una ricerca europea finanziata nell’ambito del progetto LIFE “Climate Change Adaptation” nella quale si sperimentano dal vero, su mock up realizzati “ad hoc” e su edifici reali, i benefici del tetto ventilato, progettando al contempo due nuovi modelli di tegole in grado di migliorarne le prestazioni.

Dopo diversi anni di seminari, pubblicazioni, convegni e fiere, il concetto di tetto ventilato è diventato ormai sufficientemente noto alla maggior parte degli addetti ai lavori. Nonostante ciò ancora oggi tra alcuni operatori del settore si ravvisa ancora una carenza informativa riguardo alla differenza tra microventilazione e ventilazione.

Questa lama d’aria che si muove fra l’intradosso del manto impermeabile (il sottotegola) e lo strato sottostante (in genere costituito da una membrana) è in grado di ridurre il flusso termico che, per irraggiamento solare, si propaga dalla copertura verso i sottostanti ambienti abitati. Di conseguenza, si tratta di una prestazione che riveste maggiore interesse prevalentemente in aree geografiche dal clima caldo e in regime estivo [1][2][3][4]. Nello nostro specifico: i paesi dell’area mediterranea. Per attivare questa circolazione d’aria (tetto ventilato), le tegole vengono generalmente posate su di una doppia orditura di listelli di legno, spesso con il classico sistema “artigianale”, oppure su profili o pannelli di supporto e aggancio delle tegole prodotti industrialmente, alcuni anche con l’aggiunta della funzione termoisolante (fig.1).

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Fig.1 Il tetto ventilato si realizza posando le tegole su una doppia listellatura (di legno, di metallo, ecc.) o tramite appositi pannelli che generalmente associano anche la funzione termoisolante.

Tali tecniche di posa in opera e i relativi prodotti (listelli di legno, di metallo, pannelli prefabbricati, ecc.) si basano prevalentemente sul principio che l’aria entri attraverso opportune aperture delle tegole lungo la linea di gronda e fuoriesca da appositi profili lungo la linea di colmo.

Data la discontinuità di un manto impermeabile in tegole, è chiaro che una certa percentuale di aria riuscirà a passare anche attraverso le linee di sovrapposizione delle tegole, ma la tendenza dei produttori è stata, da sempre, quella di realizzare agganci “precisi” e tali da sigillare la sovrapposizione fra gli elementi per evitare possibili infiltrazioni d‘acqua.

Le linee di gronda e di colmo restano di conseguenza le maggiori deputate a innescare questa circolazione d’aria e, infatti, esistono sul mercato numerosi prodotti che consentono l’appoggio delle tegole in gronda in modo da non ostruire eccessivamente l’ingresso dell’aria (profili parapasseri) e altri elementi che sostengono gli elementi in colmo per favorire l’uscita della stessa (profili sottocolmo). Si tratta di una modalità di posa del manto di una certa efficacia e in grado di fornire diversi benefici (che, vista l’ampia letteratura disponibile, diamo qui per noti).

Nuova aria per il tetto ventilato

Tali benefici, e in particolare lo smaltimento di una certa percentuale di calore dovuto alla radiazione solare che riscalda il tetto e di conseguenza il sottotetto, sono però fortemente legati all’orientamento del tetto nei confronti della direzione del vento dominante.

Una ricerca svolta dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, di concerto con una società israeliana produttrice di tegole in laterizio, ha evidenziato infatti come ben più dell’effetto camino (quello per cui l’aria che entra in gronda si riscalda e tende ad andare verso l’alto uscendo dal colmo) quello che innesca il moto ascensionale dell’aria è il vento che, per quanto modesto e di ridotta velocità, possiede comunque un effetto moltiplicatore nei confronti del più “moderato” effetto camino.

Va precisato che, laddove la direzione del vento sia all’incirca perpendicolare alla linea di gronda, i benefici della ventilazione possono essere interessanti, ma se la direzione di provenienza del vento è differente, l’aria che si muove nel sottotegola per effetto camino è modesta e così anche le prestazioni.

La stessa ricerca ha inoltre evidenziato come, simulando una fessura di limitato spessore fra la sovrapposizione delle tegole, la ventilazione fosse decisamente maggiore e meno soggetta alla perpendicolarità della direzione del vento rispetto alla gronda, in quanto l’aria trovava molteplici linee di ingresso anche da altre direzioni.

A seguito di questa prima ricerca e al fine di studiare un sistema di copertura in grado di innescare una efficace ventilazione sottotetto con qualsiasi direzione del vento, un team di aziende produttrici di tegole in laterizio, assieme ad ANDIL, all’Università degli Studi di Ferrara e all’Azienda Casa di Reggio Emilia ha proposto una ricerca nell’ambito dei finanziamenti europei dei progetti LIFE per studiare e quantificare meglio questo fenomeno in termini energetici e per progettare e produrre nuove tipologie di tegole in laterizio in grado di incrementare la circolazione d’aria sottotegola indifferentemente dalla direzione del vento.

L’idea alla base dell’intero progetto è stata quella di progettare delle tegole che, a parità di tenuta all’acqua rispetto a quelle già sul mercato, consentissero un maggiore passaggio dell’aria fra le sovrapposizioni in modo da sfruttare i benefici del vento, qualunque fosse la direzione rispetto alla falda, e mantenessero comunque una immagine estetica in linea con il tradizionale aspetto dei tetti.

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* Il seguente articolo è stato tratto da www.laterizio.it, per gentile concessione di ANDIL - Associazione Nazionale degli Industriali dei Laterizi. L'articolo è stato pubblicato su CIL 175.

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Il team di ricerca Unife: Michele Bottarelli (responsabile scientifico), Giovanni Zannoni, Carlo Buratto, Giuseppe Dino, Marco Bortoloni